<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639</id><updated>2012-01-23T13:35:01.587Z</updated><category term='Dixit'/><category term='Khalid'/><category term='Clandestin en Méditerranée'/><category term='Voci d&apos;Algeria'/><category term='Voci dal Marocco'/><category term='Leggere il Mediterraneo'/><category term='Articoli'/><category term='Voci dalla Tunisia'/><category term='Dai giornali marocchini'/><category term='Frammenti di viaggio'/><category term='Portfolio'/><category term='Echi dal Maghreb'/><category term='Reportages'/><title type='text'>(r)umori dal Mediterraneo</title><subtitle type='html'>Che il Mediterraneo sia
quella nave che va da sola
tutta musica e tutta vela
su quell'onda dove si vola
tra la scienza e la leggenda
del flamenco e della taranta
e fra l'algebra e la magia
nella scia di quei marinai
e quell'onda che non smette mai
che il Mediterraneo sia...</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>151</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-8131773656685085243</id><published>2012-01-23T13:35:00.000Z</published><updated>2012-01-23T13:35:01.598Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Marocco: "tawada", il movimento amazigh marcia su Rabat</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Centinaia di bandiere tricolori (giallo-verde-blu) hanno sfilato domenica 15 gennaio nelle vie della capitale marocchina. Circa duemila attivisti berberi - provenienti da tutto il territorio nazionale - hanno manifestato per la piena affermazione della propria identità ed hanno espresso solidarietà alla lotta condotta dagli imazighen nei villaggi del "Marocco profondo". Dopo la contestazione politica ("20 febbraio") e sociale (giovani disoccupati), si apre un nuovo fronte di protesta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-KUGc4KPR-RQ/Tx1hLlX3YaI/AAAAAAAAAsU/qPLPjNAKUQg/s1600/IMG_0528.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" nfa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-KUGc4KPR-RQ/Tx1hLlX3YaI/AAAAAAAAAsU/qPLPjNAKUQg/s400/IMG_0528.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;em&gt;Tawada a Rabat (foto Jacopo Granci)&lt;/em&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Avanziamo passo dopo passo, ma il cammino da percorrere è ancora lungo" ha scandito il corteo partito da piazza Bab el-Had, dove la maestosa porta scolpita sulla pietra rossa separa i cunicoli della medina dal quartiere Ocean. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni sulla strada del riconoscimento linguistico e culturale, gli &lt;em&gt;imazighen&lt;/em&gt; ("berberi", plurale di amazigh) - oppressi nei decenni post-indipendenza (1956) dalla supposta uniformità arabo-musulmana su cui si è costruita l'identità del Marocco moderno - non sembrano intenzionati a fare sconti al regime.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Correggete i libri di storia, noi non siamo arabi", è uno degli slogan più ricorrenti intonati dagli attivisti. Il riferimento è ai manuali scolastici tuttora in uso, dove la storia del paese inizia con l'arrivo degli arabi nel VII secolo d. C. e con la conversione della popolazione all'islam. Della civiltà nordafricana antecedente all'era islamica non vi è quasi nessuna traccia, solo un rapido passaggio catalogato con il termine &lt;em&gt;jahiliyyah&lt;/em&gt;, il tempo dell'"ignoranza".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per il &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/movimenti/mouvement-amazigh" target="_blank"&gt;movimento berbero marocchino&lt;/a&gt;, in fase di rinnovamento e di espansione della sua base sociale, si è trattato della prima &lt;em&gt;tawada&lt;/em&gt; ("marcia" in tamazigh) nazionale, dopo il tentativo abortito nel 2000 a causa di conflitti interni. Il risultato - non certo paragonabile alla &lt;em&gt;tawada&lt;/em&gt; cabila del giugno 2001, quando due milioni di berberi algerini hanno marciato da Tizi Ouzou ad Algeri (oltre 100 km) dopo le violenze del &lt;em&gt;printemps noir&lt;/em&gt; - ha lasciato comunque soddisfatti gli organizzatori per l'entusiasmo e la partecipazione. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La nuova generazione amazigh&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Yassine el-Yaakoubi ha diciassette anni. Il suo volto sorridente quasi si nasconde dietro allo striscione "libertà per Mustapha e Hamid" - due militanti in carcere a Meknes dal 2007 - scritto in caratteri tifinagh. Con alcuni amici è partito alle prime luci dell'alba da Imintanout, cittadina alle pendici dell'Alto Atlante occidentale, per apportare il suo contributo all'evento. "Un vecchio attivista del posto ha messo a disposizione un minibus e ci ha pagato le spese di trasporto", confida Yassine, giunto a Rabat per la prima volta e quasi ipnotizzato dall'architettura della città.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'appello a &lt;em&gt;tawada&lt;/em&gt; è stato diffuso a fine dicembre dagli studenti delle facoltà. La nuova generazione del movimento, con pochi mezzi a disposizione, ha deciso di rilanciare la contestazione di fronte alla titubanza delle &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/03/breve-saggio-sulla-storia-del-movimento.html" target="_blank"&gt;storiche associazioni culturali&lt;/a&gt;, protagoniste della rivendicazione amazigh fino alla fine degli anni novanta ma ormai in crisi di legittimità. "Trovato l'accordo sulla piattaforma, l'organizzazione è avvenuta tramite facebook ed è lì che sono nati i coordinamenti regionali a Casablanca, Marrakech, Agadir, Meknes e Errachidia. Tuttavia solo poche delegazioni hanno potuto permettersi il viaggio verso la capitale", spiega Asafar Lihi, originario di Goulmima (sud-est), tra i promotori dell'evento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Chiediamo la liberazione immediata dei nostri detenuti politici, la fine della marginalizzazione economica patita dalle regioni berberofone e una effettiva ufficializzazione della lingua amazigh", gli fa eco Said Elferouah, studente all'università di Agadir. "Non è con un semplice articolo nella costituzione che ci metteranno a tacere". Ma la manifestazione è anche l'occasione per celebrare l'inizio del nuovo anno berbero (2962), il 1° &lt;em&gt;Yennayer&lt;/em&gt; (14 gennaio), che il movimento vuole veder riconosciuto come giorno di festa nazionale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Tamazight lingua ufficiale solo a metà&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/06/marocco-la-rivoluzione-non-e-nella.html" target="_blank"&gt;costituzione&lt;/a&gt; approvata nel luglio scorso su iniziativa del sovrano Mohammed VI ha attribuito (art. 5) alla lingua berbera (parlata da circa il 40% della popolazione) lo status di idioma ufficiale al fianco dell'arabo, ma nel complesso le misure offerte dal nuovo testo non hanno soddisfatto i giovani attivisti e le organizzazioni più radicali del movimento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"La costituzionalizzazione è senz'altro un passo verso l'avvenire, ma resta un dispositivo parziale e in sé insufficiente, dal momento che la sua applicazione - il bilinguismo nelle amministrazioni e nei tribunali o la generalizzazione dell'insegnamento - è vincolata ai provvedimenti legislativi del parlamento. Con la nuova maggioranza islamista-nazionalista [&lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/parti-de-la-justice-et-du-d%C3%A9veloppement-pjd" target="_blank"&gt;PJD&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/parti-de-l%E2%80%99istiqlal-pi" target="_blank"&gt;Istiqlal&lt;/a&gt;], storicamente ostile all'affermazione della berberità, c'è il rischio che l'assemblea blocchi il processo di ufficializzazione e rimetta in discussione le conquiste ottenute", dichiara Mounir Kejji, fondatore del centro di documentazione Tarik Ibn Zyad, in marcia in mezzo alla folla con la bandiera tricolore legata sulle spalle.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tra le conquiste menzionate da Mounir, l'ingresso del tamazight nei programmi di istruzione, la pubblicazione dei manuali scolastici per il suo insegnamento - iniziato in forma sperimentale dal 2002 - e la scelta della grafia tifinagh per la standardizzazione della lingua, come stabilito dagli accordi tra l’IRCAM (l'Istituto reale della cultura amazigh) e il ministero dell’Educazione. "Sono acquisizioni a cui non siamo disposti a rinunciare", ricordava di recente ad &lt;em&gt;Osservatorioiraq&lt;/em&gt; il professor &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/marocco-lamazigh-non-%C3%A8-solo-una-lingua-ma-un-sistema-di-valori-laici-e-democratici" target="_blank"&gt;Ahmed Assid&lt;/a&gt;, responsabile dell'Observatoire amazigh des droits et des liberté (OADL). "Vogliono costringerci a scrivere la nostra lingua con le lettere arabe, ma il tifinagh non è soltanto un alfabeto. I suoi caratteri, a lungo vietati nel paese, sono parte integrante della nostra identità sopravvissuta a secoli di arabizzazione".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 1994, per aver esposto uno striscione in tifinagh durante la manifestazione del 1° maggio, Ali Ikem e altri sei attivisti dell'associazione Tilelli (Goulmima) finirono in arresto con l'accusa di "attacco alla sicurezza dello Stato e alla costituzione". Il caso suscitò indignazione ben oltre i confini nazionali e le proteste vennero placate solo dopo un provvedimento di amnistia. Oggi Ali scrive romanzi e poemi nella sua lingua materna e si dedica alla raccolta e alla trascrizione del patrimonio orale (canti, poesie e miti) della regione, per fissarlo nella memoria collettiva.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"All'epoca eravamo in pochi. Combattere il culto dell'arabità era pericoloso e la repressione sempre in agguato. Ricordo i viaggi in Algeria e gli anni del contrabbando culturale. Portavamo con noi libri, audiocassette e manifesti per diffondere in Marocco l'esperienza del sollevamento cabilo, esploso nel 1980 con le grandi mobilitazioni del &lt;em&gt;printemps berbère&lt;/em&gt;. Adesso i giovani amazigh sono numerosi e ostentano con fierezza la loro appartenenza. Per il regime non sarà facile tenere testa ad una simile pressione. Ciò significa che la nostra lotta non è stata vana", afferma lo scrittore, indicando la folla in marcia di fronte al Parlamento. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;I villaggi si rivoltano contro l'emarginazione&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oltre alle rivendicazioni prettamente linguistiche e identitarie, i manifestanti hanno brandito striscioni e cartelli in solidarietà agli &lt;em&gt;imazighen&lt;/em&gt; di &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/12/rivolte-di-villaggio-laltra-faccia.html" target="_blank"&gt;Imiter&lt;/a&gt;, da cinque mesi in lotta contro la società di estrazione che gestisce la miniera d'argento nell'Alto Atlante orientale. "Le grandi imprese sfruttano le risorse presenti nel nostro territorio, fanno profitti, ma la popolazione locale viene messa da parte. Non ci sono investimenti nella regione, perfino le infrastrutture di base - strade, scuole, ospedali - sono carenti. I nostri figli partiti a Errachidia o a Meknes per terminare gli studi, nonostante il diploma o la laurea, si ritrovano sempre più spesso disoccupati", riferisce Moha Bensaid, un insegnante proveniente da Tinghir, a pochi chilometri dalla cittadina in rivolta sul monte Alebban.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Abbiamo combattuto la colonizzazione e ci hanno ricompensato con l'esclusione", rilanciano gli attivisti dalla testa del corteo. La protesta contro la marginalizzazione in cui versano le aree a maggioranza berberofona, le ultime a cedere le armi di fronte alla penetrazione francese (Rif e Alto Atlante) durante il Protettorato, è uno dei temi centrali su cui si sta concentrando l'azione del movimento amazigh.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le ribellioni a carattere locale sono divenute ormai un fenomeno endemico nel paese, dove lo sviluppo resta delimitato alle grandi città e alla costa atlantica. Prima di Imiter, nell'agosto del 2011, era stata la volta degli abitanti di &lt;a href="http://fr.lakome.com/societe/46-actualites-societe/769-a-mrirt-de-lor-et-du-gaz-lacrymogene.html" target="_blank"&gt;M'rirt&lt;/a&gt;, villaggio situato nel Medio Atlante (Khenifra), a scendere in strada per denunciare le condizioni di degrado e di precarietà sociale in un'area pertanto ricca di giacimenti minerari (oro e zinco). Per Rachid Raha, vice presidente dell'Assemblée mondiale amazighe, il prossimo obiettivo del movimento "sarà fare in modo che le proteste sociali, rimaste fino ad ora circoscritte, e le iniziative promosse dalle associazioni e dai giovani militanti convergano in unico fronte di lotta".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Un paese in fermento&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La &lt;em&gt;tawada&lt;/em&gt; berbera si iscrive sulla scia della contestazione che da quasi un anno, nonostante le "aperture" del sovrano, è in corso nel regno alawita. Alla manifestazione del 15 gennaio hanno preso parte anche alcuni esponenti del &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/movimenti/mouvement-20-f%C3%A9vrier" target="_blank"&gt;movimento 20 febbraio&lt;/a&gt; e gli attivisti dell'&lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2010/01/alla-scoperta-di-abdelilah-benabdesslam.html" target="_blank"&gt;AMDH&lt;/a&gt; (associazione marocchina per i diritti umani). "Lottare per i diritti del popolo berbero significa lottare per un Marocco democratico e plurale. Le rivendicazioni amazigh sono parte integrante della nostra piattaforma, a cui le autorità hanno risposto con grandi proclami e ma con riforme inefficaci. Per questo la protesta va avanti", ha dichiarato Nizar Bennamate, tra i membri più attivi del comitato "20 febbraio" della capitale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le critiche degli &lt;em&gt;imazighen&lt;/em&gt; in marcia a Rabat non hanno risparmiato né il nuovo premier Abdelilah Benkirane né l'entourage reale, accusata di malversazione e corruzione. "I martiri sono nelle tombe e i ladri siedono a palazzo" ha scandito il corteo, prima di passare ad uno degli slogan più diffusi - almeno nell'anno appena trascorso - nella sponda sud del Mediterraneo: "il popolo vuole la caduta del regime".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mentre una nuova &lt;em&gt;tawada&lt;/em&gt; è già stata indetta per il prossimo aprile, il Marocco di Mohammed VI sembra essere entrato in una fase di intensa mobilitazione. La &lt;a href="http://www.lesoir-echos.com/emploi%E2%80%89-taza-se-revolte/presse-maroc/38690/" target="_blank"&gt;rivolta popolare&lt;/a&gt; scoppiata a Taza (nord-est) ad inizio gennaio è stata sedata solo dopo l'intervento delle forze di polizia giunte da Fes, in soccorso agli effettivi locali sorpresi dal sollevamento. I laureati-disoccupati in sit-in a Rabat, invece, hanno occupato la sede del ministero dell'Educazione per dodici giorni fino a quando, mercoledì scorso, cinque di loro si sono cosparsi di benzina e poi &lt;a href="http://www.demainonline.com/2012/01/19/immolations-in-morocco/" target="_blank"&gt;dati alle fiamme&lt;/a&gt; (restano tuttora in gravi condizioni).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A Benguerir (100 km a nord di Marrakech) un gruppo di settanta senza-lavoro ha minacciato il &lt;a href="http://www.demainonline.com/2012/01/21/soixante-dix-chomeurs-menacent-de-se-suicider/" target="_blank"&gt;suicidio collettivo&lt;/a&gt; se non sarà assunto dalla locale agenzia per l'estrazione dei fosfati, mentre a Casablanca gli &lt;em&gt;chomeurs&lt;/em&gt; hanno integrato i ranghi del "20 febbraio" durante l'ennesima giornata di &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=2x8t0k41FTA&amp;amp;list=UUr6A6Vapty_FlJjk85FfihA&amp;amp;index=1&amp;amp;feature=plcp&amp;amp;noredirect=1" target="_blank"&gt;mobilitazione nazionale&lt;/a&gt; (domenica 22 gennaio) che ha portato in strada migliaia di dissidenti nelle principali città del regno (a Kenitra il corteo è stato disperso violentemente dagli agenti, venticinque i feriti ricoverati in ospedale). Infine un attivista del movimento, Mehdi Moujahid, è stato arrestato e picchiato dalla polizia per aver esposto lo striscione "viva il popolo" durante la partita di pallamano Marocco-Tunisia giocata giovedì scorso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In un paese dove la crescente sperequazione economica si somma all'alto tasso di disoccupazione giovanile, la protesta sociale - unita alla rivendicazione identitaria - sembra ormai sul punto di estendere il fronte di una contestazione rimasta fino a questo momento di carattere prevalentemente politico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;(Una prima versione dell'articolo è stata pubblicata in &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/" target="_blank"&gt;&lt;em&gt;Osservatorio Iraq Medioriente e Nordafrica&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-8131773656685085243?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/8131773656685085243/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=8131773656685085243&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/8131773656685085243'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/8131773656685085243'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2012/01/marocco-tawada-il-movimento-amazigh.html' title='Marocco: &quot;tawada&quot;, il movimento amazigh marcia su Rabat'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-KUGc4KPR-RQ/Tx1hLlX3YaI/AAAAAAAAAsU/qPLPjNAKUQg/s72-c/IMG_0528.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-320195729453696568</id><published>2012-01-17T12:41:00.000Z</published><updated>2012-01-17T12:41:07.812Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Voci dalla Tunisia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Echi dal Maghreb'/><title type='text'>Tunisia: "mai più come prima. Un anno di rivoluzione che resterà nella memoria collettiva"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' passato un anno dalla fuga di Zine el-Abidine Ben Ali dal palazzo di Cartagine. Un anno di mobilitazioni, cambiamenti e conquiste, sebbene il cammino della transizione democratica e del rilancio economico sia ancora agli inizi. Ne parliamo con &lt;strong&gt;Eric Gobe&lt;/strong&gt;, caporedattore della rivista &lt;em&gt;L'Année du Maghreb&lt;/em&gt; e ricercatore al Centre Jacques Berque (CNRS) di Rabat. Il professor Gobe, autore di numerose pubblicazioni sul contesto politico e sociale tunisino [1], ripercorre la dinamica che ha portato alla caduta dell'ex presidente e di un sistema di governo "in crisi di legittimità".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-gaziW_Ft_SY/TxVryePaI8I/AAAAAAAAAsM/ptI5UzhAB1w/s1600/Sidi+Bouzid+gennaio+2011.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-gaziW_Ft_SY/TxVryePaI8I/AAAAAAAAAsM/ptI5UzhAB1w/s400/Sidi+Bouzid+gennaio+2011.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;em&gt;Sidi Bouzid, fine gennaio 2011 (Foto Jacopo Granci)&lt;/em&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il contesto politico e sociale tunisino era pressoché sconosciuto prima della caduta del regime e la rivolta verificatasi un anno fa ha colto di sorpresa l'opinione pubblica internazionale. Nel corso degli studi e dei lavori di ricerca da lei effettuati nel paese maghrebino all'alba del 17 dicembre 2010, aveva mai avuto la percezione di quanto stava per accadere?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Rispondere "sì" sarebbe ora pretenzioso e esagerato, tenendo conto che i ricercatori non hanno vocazione a divenire profeti. Tuttavia, assieme ad alcuni colleghi quali Larbi Chouikha e Vincent Geisser avevamo cominciato a formulare delle ipotesi sugli scenari conseguenti alla perdita di legittimità da parte del regime e dunque sulla sua possibile rimessa in discussione prima delle elezioni presidenziali del 2014. La questione della "successione" a Ben Ali era un problema concreto ed evidente già da qualche anno, la famiglia Trabelsi manifestava l'intenzione di assumere la direzione del paese sotto pretesto delle pessime condizioni di salute dell'ex presidente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I Trabelsi avevano l'ambizione di perpetuare un regime autoritario e clientelare e diverse categorie della società tunisina si stavano muovendo per opporsi a questo tipo di soluzione. Tra le nostre ipotesi figurava la possibilità di una rivolta popolare, come quella di una rivoluzione di palazzo. E in effetti, tra il 17 dicembre 2010 e il 14 gennaio 2011, abbiamo assistito alla concretizzazione di entrambe. Ma il fattore centrale da cui bisogna partire per contestualizzare la caduta di Ben Ali resta la crisi di legittimità attraversata dal regime e le incertezze legate ad una successione imminente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;A cosa si riferisce con l'espressione "rivoluzione di palazzo"?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pur di fronte alle manifestazioni e agli scioperi, Ben Ali non avrebbe mai lasciato il potere se i rapporti di forza all'interno del palazzo di Cartagine, del ministero dell'Interno e dei vertici militari non fossero cambiati. L'ultimo discorso trasmesso alla televisione la sera del 13 gennaio ha mostrato un uomo agli sgoccioli, preso alla sprovvista, non più capace di dominare la situazione. Se la partenza dell'indomani sia stata una fuga precipitosa o delle "dimissioni" concordate è ancora ufficialmente da chiarire, ma di certo Ben Ali e il clan Trabelsi sono stati messi da parte.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In tutto questo, la vera nota sorprendente è che perfino coloro che li avevano scaricati hanno poi perduto il controllo della situazione. La rivoluzione di palazzo non è riuscita, come dimostrano i fallimenti dei governi provvisori a guida Mohamed Ghannouchi, la progressiva eliminazione dei responsabili del vecchio regime dalla scena politica - a cominciare dall'RCD (Rassemblement constitutionnel démocratique, il partito dell'ex presidente) - e il perdurare della protesta popolare con le grandi manifestazioni denominate "kasbah 1" e "kasbah 2".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Dunque, secondo la sua analisi, la vera rivoluzione sarebbe quella prodottasi dopo il 14 gennaio, dai sit-in in Place de la Kasbah alle elezioni per l'assemblea costituente?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sì, tenendo presente che senza il punto di partenza, la rivolta di massa, probabilmente non vi saremmo mai arrivati. La rivoluzione di palazzo si è trasformata, grazie al consolidarsi della pressione popolare, in una vera e propria rivoluzione dal momento che il regime costituitosi dopo l'indipendenza sulla sola matrice desturiana [2]&amp;nbsp;ha cessato di esistere. La sua morte è sancita dallo scioglimento del "partito unico" - che aveva monopolizzato la vita politica per cinquantacinque anni - e dall'esclusione dalla scena politica dei suoi quadri nazionali e locali. Questa valutazione non sottintende necessariamente il passaggio ad un sistema democratico, ma annuncia una redistribuzione delle cariche di rappresentanza, per esempio con le elezioni per la costituente, e un cambiamento sostanziale della configurazione politica del paese. Se poi da questa configurazione scaturirà un nuovo autoritarismo o meno è ancora presto per stabilirlo, in ogni caso gli attori dominanti non saranno più gli stessi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Lei ha parlato di "crisi di legittimità del regime" e di "successione imminente". In tutto questo, quanto ha influito il deterioramento della condizione economica e la crisi del "miracolo tunisino", per anni vanto del governo di Cartagine e delle cancellerie occidentali che lo sostenevano?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La situazione economica in fase di deterioramento, la perdita del potere d'acquisto, la scomparsa della classe media e il fallimento del modello liberista-clientelare hanno favorito l'emergere della protesta popolare scoppiata a Sidi Bouzid e proseguita a Kasserine e Théla. Il degrado è servito da catalizzatore e non a caso l'inizio della rivolta ha avuto luogo nelle regioni più marginalizzate, quelle con il più alto tasso di disoccupazione e con meno investimenti, le regioni insomma dove il terreno sociale era più favorevole. Ma in seguito si è verificata una sorta di convergenza, che ha portato differenti attori, differenti fasce della popolazione a scendere in strada in tutto il paese. Una confluenza dettata dalla volontà comune di denunciare l'illegittimità del regime. Il sistema Ben Ali, dove corruzione e dispotismo erano arrivati a livelli parossistici, aveva perduto consenso in tutte le categorie, dagli operai alla borghesia urbana.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vale la pena ricordare che a Gafsa, nel 2008, era esplosa una contestazione molto simile a quella verificatasi a Sidi Bouzid dopo il 17 dicembre. Forse le condizioni necessarie ad una rivoluzione - nel palazzo e fuori - non erano ancora mature, forse l'utilizzo di internet era ancora troppo limitato, in ogni caso lo scenario della rivolta è rimasto territorialmente circoscritto e socialmente limitato ai disoccupati della regione, che denunciavano il nepotismo e le manovre clientelari del rappresentante locale dell'UGTT (il sindacato unico sotto il regime). Per questo ritengo che il fattore socio-economico non sia sufficiente, da solo, a spiegare quanto successo un anno fa in Tunisia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Torniamo ai giorni del sollevamento. Qual è stata la dinamica che ha portato la protesta dai lontani villaggi dell'interno fino al cuore di Tunisi?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo l'immolazione di Mohamed Bouazizi a Sidi Bouzid e l'inizio della repressione, il movimento di protesta è cresciuto fino ai primi giorni di gennaio, quando l'onda della rivolta era quasi sul punto di stabilizzarsi. La contestazione è ripresa con maggior vigore dopo i massacri di Kasserine e Théla, tra il 7 e il 9 gennaio, quando i media - internet e le televisioni satellitari - hanno diffuso le immagini strazianti della folla disarmata sotto il fuoco delle forze di polizia. Queste immagini hanno fatto precipitare gli eventi, hanno dato nuovo impulso alla rivolta mentre Ben Ali ha perduto progressivamente il controllo della situazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' in questa fase che sono entrati in gioco gli attori della società civile, o meglio quelle rare organizzazioni che erano riuscite a conservare una relativa autonomia sotto la dittatura. Mi riferisco in special modo &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/02/jilani-hamami-un-sindacalista.html"&gt;alle sezioni locali e di categoria dell'UGTT&lt;/a&gt; e all'ordine degli avvocati, che si sono schierati al fianco del popolo in rivolta e si sono implicati direttamente nella contestazione. Dopo Kasserine, vero punto di rottura nella dinamica della protesta, gli appelli allo sciopero generale hanno avuto un riscontro formidabile, prima nelle regioni dell'interno, poi nel Sahel e infine nella regione della capitale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;In che modo questi due attori, su cui lei ha concentrato la gran parte dei suoi studi negli anni passati, hanno contribuito all'estensione e alla riuscita della protesta?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Prendiamo il caso dell'ordine degli avvocati, che io considero una sorta di "additivo" alla rivolta. Gli avvocati militanti, primi fra tutti quelli di Sidi Bouzid e Kasserine, avevano iniziato già a dicembre a scendere in strada, a prendere la testa dei cortei, ad inquadrare anche politicamente le manifestazioni, lanciando slogan e parole d'ordine. La stessa cosa è avvenuta poi a Tunisi, dove gli storici difensori dei diritti umani e gli oppositori del regime nelle aule di tribunale - Abderraouf Ayadi, Ayachi Hammami, Choukri Belaid, Rhadia Nasraoui e Fawzi Ben Mrad - si sono ritrovati in prima fila sulla avenue Habib Bourghiba (Ayadi e Belaid sono stati anche arrestati pochi giorni prima dalla partenza di Ben Ali). Tuttavia, ancora più importante è il fatto che lo stesso Consiglio dell'ordine, al cui interno si trovavano esponenti legati al regime, dopo i massacri di Kasserine abbia rotto gli indugi prendendo posizione contro quanto stava accadendo e denunciando la repressione nelle aule del Palazzo di giustizia. Il presidente dell'ordine Abderrazak Kilani ha messo da parte l'atteggiamento conciliante mantenuto fino a quel momento nei confronti di Cartagine ed ha indetto uno sciopero nazionale delle sentenze.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per quanto riguarda l'UGTT, si è verificata una discrepanza - non nuova per altro - tra l'atteggiamento mostrato dalle sezioni regionali e gli attivisti di base, che hanno appoggiato la rivolta fin dall'inizio, e la direzione centrale, compromessa con la dittatura, cha ha atteso la radicalizzazione del movimento per schierarsi in suo sostegno. L'"additivo" fornito dalla direzione nazionale, ancora una volta, è arrivato dopo i massacri di Kasserine, con gli appelli allo sciopero generale il 12, 13 e 14 gennaio. Una scelta inevitabile, nel momento in cui il regime ha cominciato a vacillare, anche per il fedele segretario Abdessalem Jrad.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Quale ruolo hanno avuto i media durante la rivolta?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto il comparto mediatico, come ho già accennato in merito agli eventi di Kasserine, ha avuto un peso notevole nell'accelerazione della dinamica di protesta. E' servito da cassa di risonanza ed è stato in grado di diffondere una documentazione dettagliata di quanto stava accadendo lontano dalla capitale, vale a dire l'inizio della sollevazione e a seguire l'escalation della repressione. Nello specifico, tuttavia, ritengo sia necessaria una precisazione riguardo al tipo di apporto fornito dai differenti canali di informazione - le televisioni satellitari, i blogger e i social network - capaci di oltrepassare la censura del regime.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'esplosione del fenomeno facebook e il ricorso alla rete per il coordinamento delle iniziative è arrivato dopo l'impatto avuto dai servizi trasmessi su al-Jazeera e non prima. La televisione del Qatar è riuscita a captare i primi contenuti video e le foto pubblicate dai blogger militanti o dai singoli attivisti nel web, restituendo all'opinione pubblica le immagini delle violenze sui manifestanti. Uno shock enorme, che ha avuto ricadute profonde all'interno del paese, dove la percentuale di internauti non è paragonabile con quella registrata nella sponda nord del Mediterraneo, ma dove tutti possiedono una parabola e guardano al-Jazeera. Inoltre, la mediatizzazione della rivolta su scala internazionale ha impedito al regime di imporre un black-out sugli eventi in corso, come invece era successo in occasione delle precedenti sollevazioni, per esempio a Gafsa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Che tipo di implicazione, invece, hanno avuto i partiti di opposizione nella caduta del regime?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le formazioni politiche dell'opposizione "riconosciuta" - &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/parti-d%C3%A9mocrate-progressiste-pdp" target="_blank"&gt;Nejib Chebbi&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/ettakatol-forum-d%C3%A9mocratique-pour-le-travail-et-les-libert%C3%A9s-fdtl" target="_blank"&gt;Mustapha Ben Jafaar&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/ettajdid" target="_blank"&gt;Ettajdid&lt;/a&gt; - non hanno svolto un ruolo determinante durante la rivolta, data la loro scarsa visibilità sotto il regime e la debole presa sulla popolazione. Stessa cosa per i partiti dissidenti "illegali", i cui principali responsabili si trovavano in carcere o in esilio. Anche se &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/mouvement-de-la-renaissance-ennahdha" target="_blank"&gt;Ennahda&lt;/a&gt;, e in misura minore il &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/congr%C3%A8s-pour-la-r%C3%A9publique-cpr" target="_blank"&gt;CPR&lt;/a&gt; e il &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/parti-communiste-des-ouvriers-de-tunisie-pcot" target="_blank"&gt;PCOT&lt;/a&gt;, erano presenti e attivi all'interno dell'ordine degli avvocati e avevano le loro reti clandestine di contatto tra gli attivisti rimasti nel paese. Non dimentichiamo che Ennahda, con i vari Noureddine Bhiri (attuale ministro della Giustizia) e Samir Dilou, al momento delle elezioni per il Consiglio dell'ordine era la sola forza in grado di tenere testa agli esponenti pro-RCD. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Queste formazioni, tuttavia, sono salite alla ribalta nel corso della transizione. Dal momento che non c'era un'altra classe politica pronta a subentrare, i vecchi oppositori erano i soli a possedere un'esperienza e un capitale militante, nonostante l'estrema marginalizzazione patita sotto la dittatura, da investire nel passaggio ad un sistema democratico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Quali sono i cambiamenti più significativi che hanno marcato la Tunisia del dopo Ben Ali?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'apertura al pluralismo politico e al confronto delle opinioni, lo svolgimento - per la prima volta nella storia del paese - di elezioni libere, la convocazione di una assemblea costituente come momento di rottura e il beneficio di una sconosciuta libertà di espressione - nei media, sul web e nella vita quotidiana - sono delle reali conquiste che la rivoluzione ha saputo difendere fino ad ora. Parlo intenzionalmente di conquiste e non di acquisizioni dal momento che la transizione è in corso e, di conseguenza, il contesto sociale e politico non è ancora stabile. Ad ogni modo, il risultato più grande ottenuto dalla rivoluzione resta l'abbattimento del muro della paura con cui il regime aveva blindato la sua sopravvivenza. Per questo, a mio avviso, le cose non saranno mai più come prima, anche nel caso di una nuova deriva autoritaria. La memoria politica costruita nel corso dell'ultimo anno rimarrà impressa nell'animo dei tunisini.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;La costituzione provvisoria, presentata e approvata dai partiti della "troika" [3], attribuisce la sostanza del potere decisionale al primo ministro Hamadi Jebali. Una prima minaccia alle conquiste di cui parlava prima?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;C'è un altro aspetto che mi lascia perplesso riguardo all'assetto della Tunisia post-elettorale: l'assenza di un limite cronologico prestabilito alla durata dell'Assemblea costituente. Il problema, a mio avviso, è in questa provvisorietà indefinita dell'Assemblea - un anno, l'equivalente di una legislatura? - più che negli accordi istituzionali raggiunti tra le formazioni maggioritarie, legati comprensibilmente a dei rapporti di forza. Non mi sorprende che Ennahda, uscito vincitore con ampio margine dalle elezioni, possieda la gran parte delle prerogative di governo. Le influenze di Mustapha Ben Jafaar e del Presidente Marzouki, nonostante le scarse attribuzioni assegnategli della costituzione provvisoria, saranno comunque determinanti sull'operato del partito di Rachid Ghannouchi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Quali sono le priorità di cui dovrà tenere conto la nuova Tunisia in questa delicata fase di transizione?&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Priorità di carattere socio-economico ancor prima che di carattere politico, come può essere la riforma dell'apparato giuridico. Per la riuscita della transizione democratica sarà determinante la buona gestione dei conflitti sociali ancora in corso e il rilancio del sistema economico, vitale per la redistribuzione delle risorse e per lo sviluppo delle regioni interne del paese, marginalizzate fin dall'indipendenza rispetto al Sahel (la zona costiera dove sorgono i porti di Sousse, Sfax e Gabes) e all'area della capitale. Il persistere di una situazione di degrado economico e di instabilità sociale potrebbero favorire l'insorgere di una tentazione autoritaria nelle forze politiche al governo, e questo a prescindere dall'ideologia professata.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Note:&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;[1]&lt;/strong&gt; &lt;span lang="FR" style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: FR; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;Un elenco delle pubblicazioni recenti di Eric Gobe sul contesto tunisino: "Les avocats dans &lt;personname productid="la Tunisie" w:st="on"&gt;la Tunisie&lt;/personname&gt; de Ben Ali : économie politique d’une profession juridique", &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Droit et Société&lt;/i&gt;, n. 79, 2011; "Les avocats, l’ancien régime et la révolution. Profession et engagement public dans &lt;personname productid="la Tunisie" w:st="on"&gt;la Tunisie&lt;/personname&gt; des années 2000", &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Politique africaine&lt;/i&gt;, n. 122, juin 2011; "La force de la désobéissance : retour sur la chute du régime de Ben Ali", in Sarah Ben Néfissa et Blandine Destremau (a cura di), &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Protestations sociales, révolutions civiles. Transformation du politique dans &lt;personname productid="la Méditerranée" w:st="on"&gt;la Méditerranée&lt;/personname&gt; arabe&lt;/i&gt;, Armand Colin, Paris, 2011; "The Tunisian Bar to the test of authoritarianism: professional and political movements in Ben Ali’s Tunisia (1990-2007)", &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Journal of North African Studies&lt;/i&gt;, n. 15 (3), septembre 2010; "&lt;personname productid="la Tunisie" w:st="on"&gt;La Tunisie&lt;/personname&gt; entre la ‘révolte du bassin minier de Gafsa’ et l’échéance électorale de 2009", &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;L’Année du Maghreb&lt;/i&gt;, 2009.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span lang="FR" style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: FR; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;strong&gt;[2]&lt;/strong&gt; &lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;Il Neo-Destour è una formazione politica fondata nel 1934 da Habib Bourghiba, protagonista della lotta contro il colonialismo francese e primo presidente della Tunisia indipendente. Dal 1956 il Neo-Destour (divenuto Parti socialiste destourien nel 1964 e Rassemblement constitutionnel démocratique nel 1988) si è affermato come partito unico e perno del regime autoritario che ha guidato il paese fino alla caduta di Zine el-Abidine Ben Ali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;&lt;strong&gt;[3]&lt;/strong&gt; &lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;Il termine "troika" fa riferimento ai tre partiti - Ennahda, CPR e Ettakatol - che compongono la coalizione a guida del governo provvisorio, in carica dal dicembre scorso. Cfr. C. CAPELLI, "&lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/printpdf/processipolitici/la-tunisia-del-dopo-elezioni" target="_blank"&gt;&lt;personname productid="La Tunisia" w:st="on"&gt;La Tunisia&lt;/personname&gt; del dopo elezioni&lt;/a&gt;", &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal;"&gt;Osservatorioiraq&lt;/i&gt;, 9 gennaio 2011.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;(Intervista pubblicata in Osservatorio Iraq Medioriente e Nordafrica, sezione "&lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici" target="_blank"&gt;Processi politici nei paesi arabi&lt;/a&gt;")&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-320195729453696568?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/320195729453696568/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=320195729453696568&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/320195729453696568'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/320195729453696568'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2012/01/tunisia-mai-piu-come-prima-un-anno-di.html' title='Tunisia: &quot;mai più come prima. Un anno di rivoluzione che resterà nella memoria collettiva&quot;'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-gaziW_Ft_SY/TxVryePaI8I/AAAAAAAAAsM/ptI5UzhAB1w/s72-c/Sidi+Bouzid+gennaio+2011.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-4729011877906467019</id><published>2012-01-14T13:32:00.000Z</published><updated>2012-01-14T13:32:57.006Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Marocco: il rapper militante L'haqed esce dal carcere</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mouad Belghouat, alias L'haqed ("l'arrabbiato"), è stato condannato a quattro mesi di prigione per "aggressione" nei confronti di Mohamed Dali, membro dell'alleanza pro-monarchica. In arresto dal 10 settembre scorso, il giovane rapper ha lasciato ieri [12 gennaio, nda] il carcere di Oukacha, avendo già scontato la pena, ed ha festeggiato la liberazione con un concerto in onore dei suoi sostenitori. "Continuerò a denunciare le ingiustizie del regime, non è questo il momento di tacere", ha ricordato l'attivista, divenuto un'icona del movimento di protesta nel regno alawita.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-0f_b7lGq_zg/TxGAFpVOYMI/AAAAAAAAArc/YQnwILOSOlA/s1600/407048_2861057281474_1110957445_3021178_2141626070_n.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-0f_b7lGq_zg/TxGAFpVOYMI/AAAAAAAAArc/YQnwILOSOlA/s400/407048_2861057281474_1110957445_3021178_2141626070_n.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dall'inizio della detenzione, la mobilitazione a sostegno di Mouad Belghouat è cresciuta senza sosta. Le iniziative promosse dal &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/movimenti/mouvement-20-f%C3%A9vrier"&gt;Movimento 20 febbraio&lt;/a&gt;, dal comitato "&lt;a href="http://l7a9ed.com/"&gt;Liberté pour Mouad&lt;/a&gt;" e dalle organizzazioni per i diritti umani - manifestazioni, appelli e sit-in nei quartieri di Casablanca e della capitale - hanno varcato i confini nazionali fornendo ampio eco, sui media e sui social network, alla causa del rapper dissidente. [clicca qui &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/12/in-carcere-il-rapper-dissidente-lhaqed.html"&gt;per saperne di più su Mouad&lt;/a&gt;]&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Erano in molti - alcune centinaia tra attivisti, giornalisti, amici e semplici cittadini - ad attendere ieri pomeriggio il verdetto del tribunale di Ain Sebaa (Casablanca), dentro e fuori l'aula di giustizia. L'ultima udienza del processo, conclusa alle 6 di mattina del 10 gennaio, dopo una maratona durata oltre dodici ore, aveva messo in luce le grossolane contraddizioni della parte civile, che accusava L'haqed di "minacce e aggressione premeditata" nei confronti di Mohamed Dali "Taliani", responsabile del Movimento dei giovani marocchini pro-monarchici residenti in Italia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-nGMC2nfupDQ/TxGAW9kRdfI/AAAAAAAAArk/nNkDC_i_KkI/s1600/timthumb%255B5%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="200" kba="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-nGMC2nfupDQ/TxGAW9kRdfI/AAAAAAAAArk/nNkDC_i_KkI/s400/timthumb%255B5%255D.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;em&gt;Sit-in di fronte al tribunale di Ain Sebaa (Casablanca)&lt;/em&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nonostante le incongruenze emerse nel corso del dibattimento, il giudice ha condannato Mouad a quattro mesi di prigione, confermando il carattere politico del processo che le autorità avevano subito catalogato come un ordinario episodio di amministrazione della giustizia. "Mouad è stato punito per le dure critiche al regime contenute nelle sue canzoni e per il suo impegno all'interno del 20 febbraio. L'arresto preventivo e la condanna in assenza di prove non hanno nulla a che vedere con l'eventuale diverbio menzionato dall'accusa", ha affermato Samira Kinani, attivista dell'AMDH (associazione marocchina per i diritti umani) che ha seguito il dossier L'haqed fin dal principio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alla lettura della sentenza, che ha sancito la liberazione immediata dell'imputato seppur riconosciuto colpevole, la folla ha scandito il grido "viva il popolo" e si è diretta verso il carcere di Oukacha, pronta ad accogliere la nuova icona della contestazione marocchina. Il volto sorridente di Mouad, stampato su centinaia di magliette e di striscioni ben visibili ad ogni manifestazione, è ormai divenuto il simbolo della lotta contro l'autoritarismo e della protesta contro un regime capace di rinnovarsi nella forma ma non nella sostanza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli avvocati del rapper, invece, faranno ricorso in appello "per cancellare un verdetto ingiusto" che è servito ad avallare "una decisione politica maturata al di fuori dell'aula del tribunale" e che senza il sostegno popolare ricevuto dall'artista-dissidente avrebbe potuto avere conseguenze anche peggiori. Una vicenda che riporta alla memoria la triste sorte toccata recentemente ad altre due giovani detenute politiche, &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2010/05/zahra-boudkour-torna-in-liberta.html"&gt;Zahra Boudkour&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/07/non-dimenticatevi-di-ilham.html"&gt;Ilham Hasnouni&lt;/a&gt;. "La liberazione di L'haqued è sicuramente un sollievo e una grande gioia per tutti noi, ma non una vittoria per il Marocco democratico, dove la giustizia resta agli ordini delle alte sfere di potere", ha ribadito Fouad, tra i fondatori del comitato di sostegno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Vgjzwhxu828/TxGBcHbMoWI/AAAAAAAAAr8/FHunhrJJDmA/s1600/mouad-free-3%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="265" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-Vgjzwhxu828/TxGBcHbMoWI/AAAAAAAAAr8/FHunhrJJDmA/s400/mouad-free-3%255B1%255D.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;em&gt;Mouad abbraccia la famiglia all'uscita dal carcere di Oukacha&lt;/em&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In serata, Mouad è salito sul palco allestito dai compagni del quartiere Hay El Wifak, ed ha ringraziato gli amici e gli attivisti che si sono mobilitati durante i quattro mesi intercorsi dall'arresto. Durante il concerto, che è andato avanti fino a tarda notte di fronte ad un pubblico numeroso e festante, L'haqed ha confermato che non farà nessun passo indietro, le sue parole non si piegheranno di fronte alle minacce e alle intimidazioni dei suoi carcerieri. "In prigione ho continuato a scrivere canzoni per il Movimento 20 febbraio. La mia musica resterà al servizio del popolo e delle sue rivendicazioni, non smetterà di denunciare le ingiustizie che vengono commesse in questo paese", ha dichiarato il rapper, microfono alla mano e berretto ben calzato sulla fronte, prima di intonare i versi del suo testo più celebre (ispirato all'inno nazionale tunisino): "Se il popolo vuole vivere che si alzi per difendere i suoi diritti. Fino a quando rimanere in silenzio? Sfruttano le nostre ricchezze e ci lasciano solo le briciole…"&lt;/div&gt;﻿﻿ &lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-fVKpaUAYR9I/TxGBw5Uxy2I/AAAAAAAAAsE/dL1e65g5NEk/s1600/mouad_30_mars_rabat_0%255B2%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="300" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-fVKpaUAYR9I/TxGBw5Uxy2I/AAAAAAAAAsE/dL1e65g5NEk/s400/mouad_30_mars_rabat_0%255B2%255D.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;em&gt;L'haqed canta durante una manifestazione del "20 febbraio" prima dell'arresto&lt;/em&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿﻿ &lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;(Articolo pubblicato nel sito di informazione &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/"&gt;&lt;em&gt;Osservatorio Iraq Medioriente e Nordafrica)&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-4729011877906467019?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/4729011877906467019/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=4729011877906467019&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/4729011877906467019'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/4729011877906467019'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2012/01/marocco-il-rapper-militante-lhaqed-esce.html' title='Marocco: il rapper militante L&apos;haqed esce dal carcere'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-0f_b7lGq_zg/TxGAFpVOYMI/AAAAAAAAArc/YQnwILOSOlA/s72-c/407048_2861057281474_1110957445_3021178_2141626070_n.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-6541073963016321586</id><published>2012-01-10T08:33:00.001Z</published><updated>2012-01-10T12:18:20.930Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Tunisia: un anno dalla rivoluzione con i blogger di Nawaat</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nei primi giorni del 2011 l'opinione pubblica internazionale scopre il risveglio del popolo tunisino. La rivolta scoppiata nelle regioni interne giunge nelle strade della capitale, incalzata dalla repressione del regime Ben Ali, mentre i media iniziano a diffondere le immagini delle manifestazioni e delle violenze della polizia, preludio alla fuga del dittatore. Incontro - ad un anno dagli eventi - con i cyber-dissidenti più attivi prima e durante la rivoluzione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-UUp7NxTAPr0/Twv0_N6_usI/AAAAAAAAArE/CufiLdnLLjw/s1600/nawaat%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="230" kba="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-UUp7NxTAPr0/Twv0_N6_usI/AAAAAAAAArE/CufiLdnLLjw/s400/nawaat%255B1%255D.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo l'immolazione di Mohamed Bouazizi - il 17 dicembre 2010 - e i conseguenti sollevamenti di Sidi Bouzid, Kasserine e Théla, gli echi della feroce repressione ordinata da Cartagine (circa 300 morti e oltre mille feriti al 14 gennaio 2011, secondo fonti ONU) hanno rapidamente varcato i confini tunisini, mentre la protesta sfociava nelle piazze dei principali centri urbani, fino a conquistare le prime pagine dei grandi media internazionali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In quei giorni, per la prima volta dall'inizio dell'era Ben Ali, è caduto il muro di paura e silenzio con cui il regime aveva protetto per oltre vent'anni l'accaparramento indiscriminato di potere e risorse. Blogger e cyber-dissidenti sono riusciti ad aggirare la censura e a far conoscere gli ultimi sanguinari colpi di coda di una dittatura la cui efficienza e brutalità era rimasta sconosciuta, fino a quel momento, alla gran parte dei lettori e degli spettatori occidentali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Bisognava mostrare cosa stava succedendo, la violenza della repressione, le carneficine. Le televisioni e i giornali nazionali, fedeli alle direttive di palazzo, tacevano sulle rivolte e sui massacri in corso, come era già accaduto durante le proteste di Gafsa nel 2008, mentre i giornalisti stranieri, a cui era vietato l'ingresso nel territorio, avevano bisogno di contatti e fonti attendibili", ricorda il blogger Houssem Hajlaoui, giovane tecnico informatico membro del collettivo Nawaat. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dal 17 dicembre al 14 gennaio, data della fuga di Ben Ali, il lavoro del collettivo si è concentrato sulla raccolta e sulla diffusione di rapporti, dati e testimonianze, "un'intensa attività di redazione - selezione e verifica delle notizie, traduzione dei testi in francese e in inglese - possibile solo grazie al contributo dei protagonisti della ribellione che ogni giorno riuscivano ad inviarci materiale o a pubblicarlo su facebook".&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-5a6q0MC18mw/Twv1dKBRSgI/AAAAAAAAArM/iIEKtRatz1k/s1600/badge_sidibouzid%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="196" kba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-5a6q0MC18mw/Twv1dKBRSgI/AAAAAAAAArM/iIEKtRatz1k/s200/badge_sidibouzid%255B1%255D.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Risultato, il "&lt;a href="http://nawaat.org/portail/tag/sidi-bouzid/"&gt;dossier Sidi Bouzid&lt;/a&gt;", disponibile sul sito Nawaat.org e aggiornato in tempo reale, si è subito affermato come una fonte di informazione primaria, necessaria per conoscere l'evoluzione della primavera tunisina, in quei giorni ancora lontana dalla capitale e dai riflettori mediatici. "Al-Jazeera e France 24, i primi ad interessarsi a quanto stava accadendo nel paese - spiega Houssem - prendevano i nostri post come notizie ufficiali, ci consideravano una sorta di agenzia stampa".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per Sami Ben Gharbia, co-fondatore del collettivo e membro della piattaforma Global Voices, serviva un &lt;em&gt;trait d'union&lt;/em&gt;, un anello di congiunzione tra gli attivisti e l'opinione pubblica internazionale. "Abbiamo capito che c'era un vuoto tra la documentazione prodotta dai testimoni degli eventi e la fruibilità della stessa documentazione da parte dei mezzi di informazione. Il nostro sito era ancora oscurato in Tunisia, ma perfettamente visibile al di fuori dei confini nazionali. Era arrivato il momento di sfruttare il capitale di credibilità costruito nel tempo da Nawaat per superare il blocco mediatico imposto dal regime".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo il Netizen Price e il Pioneer Award attribuiti ai blogger di Nawaat nel corso del 2011 dalle ong Reporters sans frontières e The Electronic Frontier Foundation, anche il World Summit Award (concorso mondiale allestito dal Summit della società dell'informazione che ogni due anni premia i migliori contenuti digitali) ha assegnato un riconoscimento - l'Arab eContent Award - ai cyber-attivisti tunisini per il prezioso lavoro svolto nel documentare e raccontare la rivolta. Tuttavia, il gruppo ha rifiutato il premio e disertato l'evento. "La cerimonia ufficiale per la consegna dei premi è avvenuta in Bahrein, uno Stato che viola apertamente le libertà fondamentali dei suoi cittadini, prima fra tutte la libertà di espressione. Il nostro rifiuto è un atto di protesta dovuto, conforme ai principi per cui ci siamo sempre battuti e per cui continueremo a batterci", è il commento ineccepibile di Houssem Hajlaoui.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Cos'è Nawaat?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Nawaat.org è un blog collettivo che offre la parola a tutti coloro che, attraverso il loro impegno cittadino, la prendono, la supportano e la diffondono. […] Cosciente che la conquista della libertà di espressione è una lotta quotidiana da condurre in totale indipendenza, Nawaat non riceve finanziamenti da partiti e non accetta sovvenzioni pubbliche", così si autodefiniscono sul &lt;a href="http://nawaat.org/portail/"&gt;web&lt;/a&gt; gli stessi blogger.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'idea del blog collettivo prende forma nel 2004, dopo che altre esperienze di cyber-dissidenza - come per esempio il sito TuneZine - avevano aperto la strada alla "disobbedienza informatica". Sono un pugno di tunisini in esilio politico - Sami Ben Gharbia in Olanda, Astrubal (Riadh Guerfali) e Malek Khadhraoui in Francia, Centrist in Quebec - a lanciare Nawaat, "il nucleo" o meglio "il fulcro della resistenza alla dittatura", come spiegano alcuni dei protagonisti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Abbiamo deciso di aprire uno spazio per dare la possibilità ai cittadini di esprimersi, tuttavia - ad un mese dalla creazione - Nawaat era già censurato e l'accesso al sito vietato in Tunisia dall'agenzia per il controllo informatico [ATI, Agence tuinisienne d'internet, &lt;em&gt;nda&lt;/em&gt;]", racconta Sami Ben Gharbia, in esilio dal 1998. Per aggirare la censura, Sami e compagni utilizzano le mailing list per diffondere gli articoli e le piattaforme Youtube e Dailymotion per divulgare i contenuti video, ma "Ammar 404" (gioco di parole sul messaggio "Error 404" che appariva sullo schermo dei siti oscurati) arriva a bloccare anche queste soluzioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Si era instaurato un vero e proprio braccio di ferro con la polizia informatica, ma ad ogni stop riuscivamo a trovare nuove scappatoie. Per esempio attraverso l'aggregazione per RSS - che consiste nell'iscriversi ad un blog e ricevere contenuti senza accedervi direttamente - e poi, due anni fa, abbiamo pubblicato una guida tecnica al servizio dell'utente per eludere i filtri dell'ATI", continua la spiegazione Sami. I blogger che fino al 14 gennaio 2011 inviano contributi dall'interno del paese lo fanno clandestinamente e sotto pseudonimo, servendosi di programmi di navigazione anonima come Tor.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nonostante queste difficoltà, Nawaat diventa una piattaforma di riferimento a cui partecipano vittime e perseguitati del regime di ogni colore politico, dalla sinistra radicale agli islamisti. "Era un mezzo per opporsi alla dittatura e per denunciarne le continue violazioni - riferisce Houssem - ma anche per alimentare il dibattito interno al fronte dissidente, dando spazio alle differenti posizioni e al confronto, una dinamica impossibile nella Tunisia di Ben Ali".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In poco tempo un centinaio di blogger "esterni" affiancano lo "zoccolo duro" di Nawaat, una sorta di redazione incaricata della gestione del sito, composta dai fondatori e dai collaboratori più assidui - una decina in totale. "Non esiste una vera linea editoriale e i soli limiti imposti dagli amministratori sono il rispetto delle libertà fondamentali, dei diritti umani e delle regole del funzionamento democratico nella stesura dei post. Per il resto, non siamo noi a selezionare i contributors, sono loro a scegliere la nostra piattaforma - chiarisce Sami Ben Gharbia - e il contenuto degli articoli rispecchia il punto di vista dei singoli autori, non dell'intero collettivo".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;TuniLeaks: "il re è nudo"&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tra i contributi di maggior impatto diffusi da Nawaat prima dello scoppio della rivoluzione, vale la pena di menzionare il dossier &lt;a href="http://nawaat.org/portail/categories/tunileaks-2/"&gt;TuniLeaks&lt;/a&gt;, ancora disponibile nella homepage del sito, dove la redazione ha raccolto, tradotto e pubblicato tutti i cablogrammi messi a disposizione da wikileaks in merito al regime Ben Ali. Il contenuto dei cabli ha svelato all'opinione pubblica la corruzione endemica nascosta dietro al "miracolo tunisino" e il ruolo giocato dal clan Trabelsi nel controllo dell'economia del paese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Inoltre, è servito a smentire l’idea che il governo di Cartagine fosse sostenuto in maniera incondizionata dall’amministrazione statunitense. I dispacci inviati dalla diplomazia americana mostrano infatti in maniera chiara come Washington, pur continuando ad appoggiare l’ex presidente nella sua strenua "lotta al terrorismo", ritenesse ormai Ben Ali una "carta bruciata” e che il suo modello - un feroce stato di polizia - era divenuto insostenibile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per Sami Ben Gharbia, “la diffusione di questi documenti ha provocato una forte scossa, uno choc positivo all'interno del paese. Dire che abbia contribuito al sollevamento è troppo, ma se non altro è servito a far capire alla gente che Ben Ali non godeva più del pieno supporto americano. Grazie a TuniLeaks si è fatta strada l'idea che, eccezion fatta per il governo francese, il re era nudo e poteva essere attaccato”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Non credo che ci sia un legame diretto con la rivoluzione, di certo non c'è nessun rapporto con le rivolte di Sidi Bouzid, Kasserine e Théla - aggiunge Houssem - ma TuniLeaks ha avuto la sua incidenza, almeno in certe fasce della popolazione. Alcuni oppositori, dopo essere venuti a conoscenza di questa situazione, si sono dimostrati più intraprendenti, più audaci, mentre all'interno dell'establishment alcuni attori hanno cominciato a riflettere sulla possibilità di smarcarsi dalla condotta del regime, come poi è avvenuto nel caso del generale Ammar e delle forze armate ai suoi ordini".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-A6CMAJpHYJw/Twv3LmUg-WI/AAAAAAAAArU/9SuuasHsFTI/s1600/sidiBouzid-jacopo+granci.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" kba="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-A6CMAJpHYJw/Twv3LmUg-WI/AAAAAAAAArU/9SuuasHsFTI/s400/sidiBouzid-jacopo+granci.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;em&gt;Manifestazione a Sidi Bouzid dopo il 14 gennaio (Foto Jacopo Granci)&lt;/em&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Winston Smith e il "grande fratello" tunisino&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ramzi Bettayeb, tecnico informatico e membro della redazione del collettivo, è entrato a far parte di Nawaat nel 2005, inviando i suoi primi contributi dal carcere di Tunisi. Proprietario di un internet point al Kram, quartiere situato nella periferia nord della capitale, era finito in arresto in occasione del Summit mondiale della società dell'informazione tenuto a Tunisi nell'ottobre del 2005, quando i servizi di Ben Ali - divenuti in quel frangente ancor più "paranoici" - avevano installato nei computer del suo locale dei keyloggers per controllare le informazioni e i documenti digitati dagli utenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ramzi li aveva disinstallati, per questo la polizia lo ha condotto nei sotterranei del ministero dell'Interno, dove è stato torturato e umiliato, prima di essere trasferito nella prigione "9 aprile". "Dal carcere ho iniziato a raccontare le violenze e le torture quotidiane che avevo di fronte ai miei occhi, oltre a quelle che sentivo attraverso le pareti della cella di isolamento in cui sono stato rinchiuso per un anno e mezzo. E' lì che ho deciso di mettermi in gioco, di reagire". Sul metodo con cui riusciva a far filtrare le notizie all'esterno della prigione, Ramzi preferisce tacere e puntualizza: "potrei averne ancora bisogno in futuro".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per entrare in contatto con gli altri componenti del "nucleo", dopo l'uscita dal carcere, il cyber-attivista si è servito del progetto Winston Smith ideato dal professor Marco Calamari, tra i creatori di FreeNet, rete decentralizzata parallela al web. "Il progetto, concentrandosi sui programmi di navigazione anonima, fornisce istruzioni vitali agli attivisti per sfuggire al controllo dei regimi più repressivi", spiega il blogger in italiano, una lingua che domina perfettamente pur non avendo mai messo piede nella penisola. "Ho imparato l'italiano per capire le istruzioni contenute nel progetto e per avere accesso a tutte le pubblicazioni del professor Calamari, una persona a cui devo molto", prosegue Ramzi, conosciuto in rete e su Nawaat proprio con lo pseudonimo Winston Smith, nome del progetto ma soprattutto nome del protagonista di 1984, il romanzo di anticipazione di George Orwell. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"La scelta del mio pseudonimo non è casuale. Stavo assistendo alla riproposizione dello scenario orwelliano nel mio paese, dove si era affermato il mito del partito unico mentre il popolo sembrava bloccato dalla paura, sotto lo sguardo onnisciente del grande fratello di Cartagine". Per Ramzi-Smith, ribadire il diritto irrinunciabile alla libertà di parola significava distruggere "la retorica di un popolo pacificato e obbediente" veicolata da Ben Ali all’interno e all’esterno della Tunisia. "Con i nostri contributi su Nawaat abbiamo cercato di difendere il pluralismo dall’omologazione al pensiero unico, di tenere viva la cultura della diversità in una società in cui l’unico credo tollerato era quello sportivo e il calcio l’unica passione consentita".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Nuova era, stessa battaglia&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alle 21.30 del 13 gennaio 2011, dopo il discorso di Ben Ali alla nazione e le promesse - inutili - fatte dall'ex presidente per calmare gli animi e sedare il popolo in rivolta, la polizia informatica ha tolto la censura su Nawaat, tra i primi siti proibiti ad essere tornato "visibile" poche ore prima della fuga del dittatore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per i membri del "nucleo" è il preludio di una nuova era, maturata poi nel corso delle settimane e dei mesi successivi, segnata dalla fine della clandestinità e da una motivata speranza di cambiamento. Ramzi e Houssem sono usciti dall'anonimato, Sami, Astrubal e gli altri esuli hanno avuto la possibilità di rientrare in patria, e lo "zoccolo duro" del collettivo ha deciso di costituirsi in associazione (Association Nawaat pour la promotion de la citoyenneté), la cui sede legale - situata a Tunisi, a pochi passi da Place de la kasbah - è stata "inaugurata" durante le elezioni per l'assemblea costituente con lo sciopero della fame in sostegno ai &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/10/tunisia-la-speranza-del-voto-e-le.html"&gt;feriti della rivoluzione&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"La caduta del regime ci ha offerto la possibilità di lavorare allo scoperto e con più serenità - commenta Sami Ben Gharbia - la creazione dell'associazione risponde all'esigenza di moltiplicare le nostre attività e di proporre iniziative a più stretto contatto con la società". Per esempio l'organizzazione del 3° incontro ufficiale dei blogger arabi (tenuto a Tunisi ad inizio ottobre 2011), l'allestimento dei corsi di giornalismo on-line e l'apertura di un hackerspace per la formazione degli utenti all'utilizzo delle nuove tecnologie informatiche. "La scelta di fondare l'associazione - precisa Houssem - non compromette la nostra natura di blogger impegnati nella difesa della libertà di espressione. Restiamo profondamente legati alla logica del giornalismo partecipativo e alla proposta di un'informazione alternativa e indipendente, di cui la Tunisia continua ad aver bisogno".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In effetti, come ricorda l'attivista &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/10/tunisia-il-vero-pericolo-non-sono-gli.html"&gt;Sihem Bensedrine&lt;/a&gt; (fondatrice di Radio Kalima), "la rivoluzione ha esercitato una pressione innegabile sui media tradizionali, che altro non erano se non strumenti di propaganda del regime". La società civile e le nuove forme di giornalismo cittadino - radio e televisioni web, blog e gruppi facebook - li ha obbligati ad aprire nuove finestre di libertà e a prestare maggior attenzione alla popolazione e alle sue necessità. Ma i canali ufficiali di informazione sembrano ancora troppo legati alla vecchia mentalità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per Ramzi Bettayeb la stampa, educata a ricevere ordini, non ha imparato ad essere un contropotere e "sente ancora il bisogno di seguire le direttive imposte dall'alto, tanto dal ministero dell'Interno quanto dagli interessi privati dei singoli finanziatori. Di conseguenza, i giornali evitano di trattare temi ritenuti scomodi, come il perseguimento di una vera giustizia di transizione, e si lanciano nella bagarre politica con poco rispetto per la deontologia professionale. Per esempio - continua il cyber-attivista - Moncef Lahjimi, responsabile della repressione a Gafsa e Radeyef nel 2008 e della carneficina di Théla nei primi giorni del 2011, invece di finire in arresto è stato recentemente promosso da colonnello a generale di polizia, senza che dalla stampa - impegnata ad alimentare lo spauracchio islamista - si siano levate critiche o il minimo segno di disappunto". &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sul terreno della libertà di espressione, anche i primi passi del governo &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/mouvement-de-la-renaissance-ennahdha"&gt;Ennahda&lt;/a&gt;-&lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/congr%C3%A8s-pour-la-r%C3%A9publique-cpr"&gt;CPR&lt;/a&gt;-&lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/ettakatol-forum-d%C3%A9mocratique-pour-le-travail-et-les-libert%C3%A9s-fdtl"&gt;Ettakatol&lt;/a&gt; non sembrano molto incoraggianti. Nei giorni scorsi il primo ministro Hamadi Jebali ha nominato personalmente i nuovi vertici dei media pubblici invece di conferire la prerogativa ad un organismo indipendente, come auspicato dalla categoria. Inoltre è stato vietato l'ingresso nel paese, senza alcun comunicato ufficiale, ai settimanali francesi &lt;em&gt;Le Point&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;L'Express&lt;/em&gt;. Stando alle dichiarazioni rilasciate dal direttore della società di distribuzione, il provvedimento sarebbe stato adottato in nome della difesa "dei valori e dei costumi nazionali" (le copie incriminate contenevano l'immagine del volto del profeta Mohammed).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo Ramzi Bettayeb la minaccia del controllo informatico e della censura, del web come degli altri canali di informazione, è un'ipotesi che resta ancora d'attualità. Ammar 404 e la potente strumentazione in mano all'ATI non sono stati smantellati, come ha ricordato il nuovo direttore dell'agenzia Moez Chakchouk, e il governo potrebbe tornare a servirsene paventando nuove giustificazioni di carattere etico e morale. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Quanto fatto fino ad ora è solo l’inizio di un vero cambiamento. Nonostante gli innegabili avanzamenti, il pericolo di una continuità con il passato è ancora alle porte. Per questo la priorità del nostro collettivo continua ad essere la denuncia delle violazioni e degli attacchi alle libertà e ai diritti del popolo tunisino, indipendentemente dal colore politico e dalle lobby di potere da cui provengano. E' il nostro contributo alla fondazione di una nuova Tunisia, una battaglia che prima e dopo il 14 gennaio scorso non abbiamo mai smesso di combattere", conclude il blogger di Nawaat.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;(Articolo pubblicato sul sito &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/"&gt;&lt;em&gt;Osservatorio Iraq Medioriente e Nordafrica&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-6541073963016321586?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/6541073963016321586/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=6541073963016321586&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/6541073963016321586'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/6541073963016321586'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2012/01/tunisia-un-anno-dalla-rivoluzione-con-i.html' title='Tunisia: un anno dalla rivoluzione con i blogger di Nawaat'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-UUp7NxTAPr0/Twv0_N6_usI/AAAAAAAAArE/CufiLdnLLjw/s72-c/nawaat%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-6756337898117238505</id><published>2011-12-29T17:34:00.001Z</published><updated>2011-12-30T10:50:42.214Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Rivolte di villaggio: l'altra faccia della protesta marocchina</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sotto i terreni della regione di Imiter si trova uno dei più consistenti giacimenti d'argento di tutta l'Africa, ma in superficie regna la miseria in tutto il suo splendore. Reportage del giornalista marocchino Omar Radi dalle pendici dell'Alto Atlante, dove gli abitanti hanno detto "basta" alla depredazione delle risorse locali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-4IIxtI9QTxE/TvyjQNvywRI/AAAAAAAAAq8/kgPS_rCDbf0/s1600/imiter.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="203" rea="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-4IIxtI9QTxE/TvyjQNvywRI/AAAAAAAAAq8/kgPS_rCDbf0/s400/imiter.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La "primavera marocchina" non è solo il Movimento 20 febbraio, che da dieci mesi a questa parte manifesta regolarmente in tutte le principali città del paese. La protesta contro il regime, il governo centrale come le autorità locali, l'esplosione della rabbia contro gli abusi della polizia e la marginalizzazione economica e sociale, passano anche e soprattutto attraverso le "rivolte di villaggio", che infiammano con sempre più frequenza il "Marocco profondo" (o "Marocco inutile") dal Rif al Sahara.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il fenomeno non costituisce una novità nel regno alawita, abituato ben prima dell'esempio di &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/02/ritorno-sidi-bouzid-epicentro-della.html"&gt;Sidi Bouzid&lt;/a&gt; e Kasserine a vivere tumulti e sollevamenti locali, come per esempio quelli di &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2010/03/la-lenta-agonia-di-sidi-ifni.html"&gt;Sidi Ifni&lt;/a&gt; (2008), &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2010/03/storia-di-ordinaria-repressione-nel.html"&gt;Taghjijt&lt;/a&gt; (2009) e &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2010/01/i-dannati-del-carbone.html"&gt;Jerada&lt;/a&gt; (2009). Tuttavia, se fino allo scoppio della rivoluzione tunisina le autorità di Rabat non esitavano a reprimere le ribellioni - lontane dai riflettori nazionali e internazionali - con la violenza, negli ultimi mesi la risposta del regime sembra aver adottato una strategia sostanzialmente attendista, timoroso che la scintilla possa divampare in un focolaio ben più vasto. Come dimostra l'esempio di seguito proposto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il reportage da Imiter del giornalista &lt;strong&gt;Omar Radi&lt;/strong&gt; è stato pubblicato dal settimanale marocchino &lt;strong&gt;&lt;em&gt;&lt;a href="http://www.telquel-online.com/"&gt;Tel Quel&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (n. 498) alla fine del novembre scorso. Un mese dopo, la situazione sulle pendici dell'Alto Atlante è rimasta immutata.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;VIAGGIO TRA I RIBELLI DI IMITER&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Circa 200 km a nord-est di Ouarzazate, sulla rotta verso Tinghir, la strada e l'ambiente circostante assumono una lenta sfumatura grigia e le montagne si tingono di nero all'approssimarsi del villaggio di Imiter. Il colore dei pendii tradisce la presenza di giacimenti d'argento, nascosti nelle viscere delle alture. Nel villaggio principale del comune di Imiter sembra che il tempo abbia deciso di fermarsi: non ci sono edicole, niente giornali, nessun accesso a internet né stabilimenti di istruzione secondaria. Nemmeno la campagna elettorale [per le elezioni legislative del 25 novembre, ndt] sembra aver trovato la strada per arrivare fin quassù. Nessun manifesto incollato ai muri e non un solo candidato che si lanci nel classico porta a porta per sedurre gli elettori. "Delle elezioni ce ne freghiamo. Non sarà questa messa in scena che potrà cambiare il nostro quotidiano", spiega Brahim, un disoccupato della borgata.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli abitanti di Imiter sono in rivolta. Gli ottomila dannati della regione manifestano quotidianamente ormai da cinque mesi. Con la loro azione vogliono denunciare lo stato di povertà e di indigenza in cui si ritrovano a vivere, ma soprattutto lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali della regione, senza che nulla venga in cambio alla popolazione locale. I loro mali li riassumono in una sola parola: l'ONA, la holding reale (divenuta SNI nel 2010) che detiene il permesso di sfruttamento della miniera d'argento, una delle più importanti di tutta l'Africa, attraverso la sua filiale locale, la Société minière d'Imiter (SMI).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La marcia della sete&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto comincia all'inizio delle vacanze estive. Gli studenti del villaggio, di ritorno dalle università di Errachidia, Marrakech e Agadir, chiedono come ogni anno un lavoro stagionale nella miniera. E come ogni anno, la SMI ne assume una quindicina. Ma questa volta, gli esclusi non esitano a manifestare la loro rabbia e il loro disappunto. "Come è possibile che una società che incassa centinaia di milioni di dirhams estraendo minerali dalle nostre terre pretenda di non avere i mezzi per assicurarci un lavoro, nemmeno stagionale?", si domanda il giovane disoccupato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma la goccia che fa traboccare il vaso arriva qualche settimana dopo, quando gli abitanti della zona vedono diminuire la distribuzione dell'acqua potabile, fino alla completa interruzione. "A poche settimane dal ramadan, l'acqua del rubinetto scorreva appena trenta minuti al giorno", racconta Brahim.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da questo episodio prende forma un vasto movimento di protesta sociale e di disobbedienza civile, il cui eco non tarderà a raggiungere le grandi metropoli della costa atlantica. All'inizio sono gli studenti e i disoccupati della cittadina che guidano la contestazione, ma alle loro fila si aggiungono presto altri abitanti ormai stufi dell'insostenibilità della loro condizione. Insieme decidono di effettuare giornalmente una "marcia della sete" dal centro del villaggio fino all'ingresso della miniera. Pertanto, nessun interlocutore della società di sfruttamento si degna di riceverli o di ascoltare le loro rivendicazioni. Così, i "ribelli" di Imiter decidono di radicalizzare la loro azione di protesta e tagliano la fornitura idrica alla miniera. "Ci rubano tutta l'acqua e nessuno è disposto a renderci giustizia. Così abbiamo preso l'iniziativa, decisi a rispondere colpo su colpo!", spiega lo studente Omar Moujani.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Durante il mese di agosto, in pieno ramadan, più di mille persone si accampano in cima al monte Alebban - 1400 m di altitudine - a fianco al più grande &lt;em&gt;château d'eau&lt;/em&gt; della miniera. Da allora sono passati quattro mesi e il sit-in va avanti. I "guardiani" della sorgente non intendono abbandonare la vetta, né la loro battaglia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La sorgente della rabbia&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo gli abitanti, le risorse idriche della regione si sono ridotte drasticamente nell'ultimo decennio, da quando nel 2004 la SMI ha scavato un nuovo pozzo nell'altopiano, perforando fino a 40 m di profondità. Il pozzo è diventato un elemento vitale per la cava d'argento, mentre gli agricoltori della zona sono rimasti senz'acqua ed hanno visto le loro coltivazioni estinguersi precipitosamente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Da quando ci siamo ripresi la fonte, il villaggio non ha più avuto problemi di fornitura d'acqua", spiega ancora Moujani. Da parte sua la SMI nega l'esistenza di qualsiasi legame tra la perforazione e i problemi di approvvigionamento idrico ai villaggi circostanti. "Ci sono tre diversi khettarat (sistemi di irrigazione) nella regione e i nostri studi confermano che questi impianti sono indipendenti dalla nostra attività estrattiva", precisa Youssef El Hajam, direttore generale della società, che aggiunge: "per quel che ci riguarda, abbiamo tute le autorizzazioni necessarie fin dal 2004, autorizzazioni che sono state rinnovate dalle autorità nel 2009".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Difficile immaginare il contrario, del resto, dal momento che l'impresa appartiene al sovrano, "supremo rappresentante della nazione" (art. 42 della costituzione). Per il direttore El Hajam, i problemi idrici dipenderebbero esclusivamente dalla pluviometria: "negli ultimi anni le precipitazioni sull'altopiano sono state scarse, è normale che tutta la zona ne soffra". Non è normale, invece, che le poche risorse idriche rimaste vengano impiegate per l'arricchimento privato invece di essere destinate alla sussistenza della popolazione locale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La lotta continua&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A qualche settimana dalla rivolta, la società per lo sfruttamento minerario ha avviato delle trattative con i "ribelli", ma i negoziati si sono ben presto arenati. "La SMI ha proposto dei finanziamenti per risolvere piccoli problemi contingenti, ma non ha mai messo sul tavolo una soluzione globale per risollevare Imiter dalla marginalizzazione", riferisce Brahim, che incalza: "la società sfrutta le ricchezze che si trovano sotto le nostre terre, di conseguenza è un suo dovere e una sua priorità partecipare allo sviluppo della regione. E' inammissibile che, nonostante l'aumento delle sue cifre d'affari, continui ad ignorare le nostre rivendicazioni, certo non impossibili da soddisfare".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oltre ai posti di lavoro e al ripristino della fornitura d'acqua, gli abitanti di Imiter reclamano un maggior investimento nelle infrastrutture primarie e nei servizi pubblici, praticamente assenti. "La scuola superiore più vicina è a 30 km da qui, per l'ospedale servono almeno 2 ore di macchina - per chi ce l'ha - e la piccola infermeria del villaggio è aperta dal lunedì al giovedì fino alle 15, senza contare che tra le medicine a disposizione non c'è nemmeno il paracetamolo", denuncia il giovane disoccupato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo aver occupato il palazzo del municipio - "che non serve a niente" - gli studenti della piccola cittadina hanno minacciato di disertare le scuole e di "passare l'anno in bianco", se la situazione non cambierà. "Abbiamo deciso all'unanimità che per quest'anno nessun ragazzo della zona si recherà più né a scuola né all'università", spiega Omar Moujani.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I toni dello scontro stanno crescendo e i "ribelli" di Imiter sono determinati a proseguire la loro battaglia fino alla fine. Una determinazione che non sembra scalfita né dalle dure condizioni climatiche dell'altopiano né dalle intimidazioni delle forze dell'ordine, che procedono - sommariamente - ad arresti occasionali. "Resteremo nell'accampamento tutto l'inverno, se necessario. Le nostre rivendicazioni rimangono le stesse e la nostra lotta continuerà ad essere pacifica", conclude Brahim. Fino a quando?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;SCHEDA: La democrazia amazigh&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Gli orfani di Massinissa", come amano definirsi i ragazzi della regione, conservano un legame molto forte con il territorio di appartenenza e le sue ricchezze naturali. Questo attaccamento è in grado di conferirgli un coraggio e una forza che né la repressione né le avversità climatiche sembrano in grado di intaccare. Discendenti della tribù degli Ait Atta - che come gli Ait Baamrane della costa atlantica meridionale ha costituito un bastione della resistenza al colonialismo - gli abitanti di Imiter non hanno un leader o un consiglio di "saggi" che prende le decisioni. Tutti vi contribuiscono - adolescenti, adulti e anziani - riuniti in assemblea, secondo una forma di democrazia diretta da sempre applicata all'interno delle &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/marocco-lamazigh-non-%C3%A8-solo-una-lingua-ma-un-sistema-di-valori-laici-e-democratici"&gt;tribù amazighes&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;(Articolo pubblicato in &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/"&gt;Osservatorio Iraq Medioriente e Nordafrica&lt;/a&gt;)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-6756337898117238505?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/6756337898117238505/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=6756337898117238505&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/6756337898117238505'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/6756337898117238505'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/12/rivolte-di-villaggio-laltra-faccia.html' title='Rivolte di villaggio: l&apos;altra faccia della protesta marocchina'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-4IIxtI9QTxE/TvyjQNvywRI/AAAAAAAAAq8/kgPS_rCDbf0/s72-c/imiter.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-4242899147658219496</id><published>2011-12-27T16:23:00.000Z</published><updated>2011-12-27T16:23:49.705Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>In Marocco continua la protesta del "20 febbraio", ma senza gli islamici di Giustizia e Carità</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Domenica 25 dicembre è stato un giorno di mobilitazione nazionale per il Marocco del "20 febbraio". Nonostante l'associazione islamica Giustizia e Carità abbia deciso di abbandonare la contestazione, l'iniziativa del movimento dissidente ha richiamato nelle piazze del regno alawita migliaia di manifestanti per chiedere "democrazia e dignità".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;﻿ &lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-EYxfMvOohrA/TvnvGpSkSfI/AAAAAAAAAqw/6BnnVKKGWDs/s1600/manif+rabat.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" rea="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-EYxfMvOohrA/TvnvGpSkSfI/AAAAAAAAAqw/6BnnVKKGWDs/s400/manif+rabat.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Manifestazione a Rabat, avenue Mohammed V (Foto Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;﻿ &lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da dieci mesi a questa parte il &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/movimenti/mouvement-20-f%C3%A9vrier"&gt;Movimento 20 febbraio&lt;/a&gt; continua ad occupare pacificamente le strade delle principali città del paese per rivendicare la fine di un regime autocratico e il passaggio ad una vera monarchia parlamentare, oltre ad un'equa redistribuzione delle risorse e una maggiore giustizia sociale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Né la riforma della &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/la-nuova-costituzione-marocchina-un-sovrano-che-regna-e-governa"&gt;costituzione&lt;/a&gt; voluta dal sovrano Mohammed VI - definita dagli oppositori "una riforma cosmetica per una costituzione assolutista" - né la vittoria del partito islamico (&lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/parti-de-la-justice-et-du-d%C3%A9veloppement-pjd"&gt;PJD&lt;/a&gt;) alle recenti &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/marocco-elezioni-bassa-affluenza-e-successo-in-vista-per-il-partito-islamico"&gt;elezioni legislative&lt;/a&gt; sono bastate ad arginare la protesta che continua, pur con minore intensità rispetto ai primi mesi di mobilitazione, a far sentire la propria voce con marce e sit-in ormai settimanali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tangeri e Casablanca si confermano i centri maggiormente coinvolti dalla protesta, anche se lo scorso fine settimana sono state oltre settanta le città e i villaggi interessati, contemporaneamente, dalle manifestazioni indette dal movimento. "Siamo qui per ribadire che la nostra lotta va avanti nonostante la defezione di alcune organizzazioni politiche", ha dichiarato all'AFP l'attivista &lt;em&gt;casaoui&lt;/em&gt; Hamza Mahfoud, in riferimento all'inatteso comunicato diramato a metà dicembre dall'associazione islamica Giustizia e Carità (Jamaa al-'Adl wa-l-Ihsane), con cui l'organizzazione fondata e diretta da Abdessalam Yassine ha annunciato il suo ritiro dalle manifestazioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il documento pubblicato sul sito web della &lt;a href="http://www.aljamaa.net/ar/index/index.shtml"&gt;Jamaa&lt;/a&gt; specifica che l'associazione - tollerata ma non riconosciuta ufficialmente dal regime di Rabat - ha interrotto la partecipazione alle iniziative pubbliche del movimento, ma continua a sostenere le sue rivendicazioni. Tra le prime organizzazioni ad aver aderito alla piattaforma del "20 febbraio", Giustizia e Carità era diventata in poco tempo una delle componenti più rappresentative del movimento, assieme ai giovani indipendenti, ai militanti della sinistra radicale e agli attivisti amazigh.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"La ritengo un’unione sacra […] che denota la maturità politica raggiunta da tre forze democratiche ancorate nel tessuto popolare. Se oggi il Marocco può ambire ad un futuro diverso, fatto di dignità e uguaglianza, è grazie all’intesa raggiunta sul campo da queste tre componenti, una strategia basata sul rispetto reciproco in cui Giustizia e Carità crede profondamente", dichiarava nel marzo scorso &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/03/nadia-yassine-e-lunione-sacra-per-la.html"&gt;Nadia Yassine&lt;/a&gt;, figlia dello &lt;em&gt;shaykh&lt;/em&gt; Yassine e una delle figure più carismatiche della Jamaa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La scelta dell'associazione di abbandonare la contestazione, fino ad ora, non è stata motivata da nessun argomento convincente e, come confermato da alcuni analisti locali, appare piuttosto contraddittoria. Secondo il giornalista Ali Anouzla (&lt;a href="http://www.lakome.com/"&gt;Lakome&lt;/a&gt;), Giustizia e Carità "deplora l'eccessiva dispersione del movimento", dimenticando però che la sua stessa decisione andrà a contribuire alla dispersione e ribadisce le dure critiche al regime, senza prendere apparentemente in considerazione che il suo ritiro, indebolendo la pressione della piazza, favorirà il regime stesso. Infine, il comunicato della Jamaa si rivolge ai "saggi" invitandoli a raggiungere i ranghi dei manifestanti, pur essendo la Jamaa stessa la prima ad averli abbandonati a metà strada.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'organizzazione islamica, ben strutturata e disciplinata, ha forse sofferto l'eccessiva frammentazione del movimento, composto da decine di comitati e assemblee locali sostanzialmente autonome. Inoltre il comunicato offre un breve accenno agli "attacchi" subiti recentemente dagli adlisti all'interno del "20 febbraio". Un segnale, probabilmente, che l'intesa politica raggiunta dai dissidenti all'inizio della protesta sarebbe ormai venuta meno e che l'"unione sacra" a cui faceva riferimento Nadia Yassine potrebbe essersi definitivamente rotta, come conferma l'intervista rilasciata dal portavoce dell'organizzazione Fathallah Arsalan al sito di informazione &lt;a href="http://www.goud.ma/"&gt;Goud&lt;/a&gt;: "non possiamo nascondere il fatto di aver trovato delle difficoltà all'interno del movimento […] ci siamo sforzati di essere pazienti per superare queste difficoltà […] ma alla fine abbiamo sentito che il principio dell'azione comune non era ancora maturo".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quale ruolo ha giocato la larga vittoria del PJD alle elezioni legislative del 25 novembre in questo processo? La domanda è più che legittima, vista anche la tempistica scelta dall'associazione per annunciare il suo ritiro, avvenuto pochi giorni dopo la nomina del leader islamista Abdelillah Benkirane alla carica di Primo ministro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il boicottaggio della piazza da parte degli adlisti rappresenta indubbiamente un regalo insperato per il nuovo governo a guida PJD (ancora in fase di concertazione) e molti osservatori intravedono in questo gesto la volontà di un corteggiamento, o quantomeno di un avvicinamento, tra le due organizzazioni islamiche, anche se le divergenze ideologiche restano evidenti e almeno in apparenza inconciliabili. Giustizia e Carità, infatti, ha più volte fatto allusione in passato alla sua "propensione repubblicana" e rifiuta in modo categorico di riconoscere la suprema autorità religiosa del monarca, oltre alla sua veste di Comandante dei credenti (art. 41 della costituzione). Una posizione che è sufficiente, da sola, a precluderle ogni velleità di partecipazione all'arena politica e che non trova conforto nell'attitudine moderata e legittimista del Partito della giustizia e dello sviluppo, il cui segretario ha fatto tutto il possibile, nei mesi scorsi, per dimostrare la sua fedeltà al sovrano alawita.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Resta un'ultima ipotesi con cui cercare di spiegare la decisione adottata dalla Jamaa, un'argomentazione che fa leva sulla presunta volontà dell'associazione, in linea con il pragmatismo che l'ha sempre contraddistinta, di smarcarsi da un movimento ritenuto ormai "in agonia" dalla maggior parte della stampa nazionale. Tuttavia, le manifestazioni dello scorso finesettimana hanno dimostrato come il "20 febbraio", ben lontano dal soffocamento, sia ancora capace di esercitare una pressione costante e diffusa sul regime, e questo anche senza l'importante sostegno (almeno in termini numerici) apportato fino a fine novembre dall'organizzazione islamica di &lt;em&gt;shaykh&lt;/em&gt; Yassine.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;L'articolo è stato&amp;nbsp;pubblicato sul sito di informazione &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/"&gt;Osservatorio Iraq Medioriente e Nordafrica&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-4242899147658219496?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/4242899147658219496/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=4242899147658219496&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/4242899147658219496'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/4242899147658219496'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/12/in-marocco-continua-la-protesta-del-20.html' title='In Marocco continua la protesta del &quot;20 febbraio&quot;, ma senza gli islamici di Giustizia e Carità'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-EYxfMvOohrA/TvnvGpSkSfI/AAAAAAAAAqw/6BnnVKKGWDs/s72-c/manif+rabat.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-723200896640979953</id><published>2011-12-06T12:27:00.001Z</published><updated>2011-12-06T18:40:59.854Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>In carcere il rapper-dissidente L'haqed, il "20 febbraio" (e non solo) si mobilita per la sua liberazione</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mouad Belghouat, alias &lt;em&gt;L'haqed&lt;/em&gt; (“l’arrabbiato”), è un &lt;em&gt;enfant du peuple&lt;/em&gt; divenuto ormai il simbolo della protesta marocchina, che continua a&amp;nbsp;far sentire la propria voce&amp;nbsp;per chiedere la fine dell'autoritarismo e il passaggio "ad una vera democrazia". Ogni giorno che Mouad trascorre nel carcere di Casablanca, segna la sconfitta di un regime che si fa vanto di essere entrato nella "nuova era" dei diritti e del rispetto delle libertà.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-FF8eb_pRtho/Tt4IuAbg0KI/AAAAAAAAAqc/ibnq-3AxQGk/s1600/Moad+el-Haked.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-FF8eb_pRtho/Tt4IuAbg0KI/AAAAAAAAAqc/ibnq-3AxQGk/s400/Moad+el-Haked.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Foto by ARTE&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;﻿ &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mouad, volto dai tratti gentili e visiera ben calzata sulla fronte, ha iniziato a rappare nel 2004 con gli amici del quartiere Oukacha, nella periferia nord di Casablanca. Il suo ingresso nella scena hip hop marocchina, sintomo fino a quel momento di un’effervescenza artistica attenta a non varcare la frontiera della militanza politica, non ha tardato a destare scalpore. Le sue liriche dissidenti hanno presto infranto le “linee rosse” con cui il regime ha imbavagliato la libertà d’espressione nel paese. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;L'haqed&lt;/em&gt; non ha paura di affrontare temi da cui gli artisti e gli intellettuali del regno si tengono sempre più lontani. Canta il risveglio delle coscienze, invita il popolo ad alzare la testa ("non siamo sudditi", recita il testo de &lt;em&gt;Il ribelle&lt;/em&gt;) denuncia la &lt;em&gt;hogra&lt;/em&gt; dei quartieri popolari e si scaglia contro l’onnipotenza del sovrano e gli abusi della polizia (che definisce senza mezzi termini &lt;em&gt;klab dawla&lt;/em&gt;, “cani dello Stato”). “&lt;em&gt;Finché il potere resterà nelle mani di una sola persona/io continuerò ad essere «arrabbiato»/i partiti politici e la costituzione servono solo da facciata/gli ordini li dà chi ha in mano il volante&lt;/em&gt;”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per i difensori dello status quo, Mouad è un traditore della nazione e la sua musica è vietata nelle radio e nei canali ufficiali (lui la diffonde gratuitamente su internet). Per molti ragazzi invece, stanchi di un regime che parla di cambiamento ma non scalfisce la sua natura dispotica e clientelare, è il simbolo di una resistenza che è riuscita ad abbattere il muro della paura. "Il coraggio di Mouad ci dà speranza, al contrario dell'attitudine dei nostri presunti intellettuali che hanno preferito tacere di fronte al sacrificio dei popoli arabi. La sua è una grande lezione di audacia, propria dell'artista senza concessioni, una definizione sconosciuta a personaggi come Tahar Benjelloun che si prostrano di fronte al potere e non hanno vergogna a farsene portavoce", riferisce Karim, uno dei promotori della campagna internazionale per la liberazione di &lt;em&gt;L'haqed&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il giovane rapper, infatti, è in stato d'arresto dal 9 settembre scorso, accusato di aggressione e percosse ai danni di Hamouda Taliani, noto per i suoi stretti rapporti con il moqaddem (funzionario del Ministero dell’Interno, nda) del quartiere e per il suo sostegno alle contro-manifestazioni di regime. Tuttavia, stando al racconto di alcuni conoscenti presenti al momento del fatto, sarebbe lo stesso Taliani ad aver aggredito Mouad, prima di sporgere denuncia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Insomma, un copione già scritto che gli oppositori conoscono bene, come ricorda la giornalista Zineb El Rhazoui, fondatrice del Mouvement alternatif pour les libertés individuelles: "il regime continua a far ricorso agli arresti arbitrari e alle intimidazioni per reprimere in maniera subdola le contestazioni. Quando è costretto a trattenere il manganello per evitare le reazioni internazionali, ripiega sui comodi servizi dei procuratori, dei commissari di polizia e dei testimoni a comando. Io stessa ne ho sperimentato più volte l'efficienza".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da tre mesi in attesa di un processo, &lt;em&gt;L'haqed&lt;/em&gt; resta in prigione e si vede negato il diritto alla libertà provvisoria, nonostante la sua fedina penale sia immacolata e le testimonianze a discarico presentate dall'avvocato. Il rapper “arrabbiato” paga così il prezzo per le sue idee e i suoi versi sovversivi, oltre all'adesione e all'appoggio incondizionato offerto alle iniziative del “20 febbraio”. Fin dall’inizio delle mobilitazioni, infatti, Mouad non ha mai rinunciato a scendere in piazza né a fare sensibilizzazione per le strade, e la sua voce eretica è diventata subito la voce del movimento di protesta che da oltre nove mesi rivendica il passaggio ad un vero sistema democratico, la fine della monarchia assoluta ed una equa redistribuzione delle ricchezze del paese. “&lt;em&gt;Basta con la paura/siamo tutti stufi di questo regime/guardate il popolo egiziano e guardate i tunisini/chi dice che il Marocco è un’eccezione è un bugiardo/la miseria qui, la miseria è ovunque!&lt;/em&gt;”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo stesso movimento nelle ultime settimane ha aumentato la pressione sulle autorità per ottenere la liberazione immediata del suo rappresentante. Dal 17 al 19 novembre ha lanciato una campagna internazionale a sostegno dei detenuti politici e d'opinione (oltre a Mouad e a decine di militanti del "20 febbraio", vanno ricordati il sindacalista di Bouarfa Saddik Kabbouri e gli studenti amazigh in carcere a Meknès), durante la quale numerosi gruppi di attivisti hanno circondato le ambasciate marocchine a Parigi, Washington, Montreal e Bruxelles esponendo le foto del giovane rapper. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;All'interno dei confini del regno, invece, le contestazioni proseguono nonostante il risultato delle elezioni e la nomina del carismatico Abdelilah Benkirane (leader del partito islamico uscito vincitore dalle urne) alla carica di Primo ministro. Ad ogni appuntamento in strada - l'ultimo domenica scorsa, ribattezzata la "giornata della collera" - i dissidenti intonano le canzoni di Mouad e sventolano le bandiere e gli striscioni che ritraggono il suo volto sorridente. "&lt;em&gt;Se il popolo vuole vivere/che si desti per difendere i suoi diritti/Fino a quando dobbiamo stare zitti?/Sfruttano le nostre ricchezze/e ci lasciano solo le briciole&lt;/em&gt;", sono i versi più noti, quelli del testo &lt;em&gt;Baraka men skate&lt;/em&gt; ("Basta silenzio").&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-hvBoXzLsmUM/Tt4JPnOg14I/AAAAAAAAAqk/mYfcn6Q5U-8/s1600/El-Haked.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" dda="true" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-hvBoXzLsmUM/Tt4JPnOg14I/AAAAAAAAAqk/mYfcn6Q5U-8/s400/El-Haked.jpg" width="368" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mentre gli appelli on-line si moltiplicano, da Globalvoice a Freemuse, la regista Maria Karim, coordinatrice del comitato &lt;a href="http://l7a9ed.com/"&gt;Libérez le rappeur marocain&amp;nbsp;Mouad L7a9cd&lt;/a&gt;, ha deciso di installarsi ad Oukacha, il quartiere popolare nei sobborghi della metropoli atlantica dove L'haqed è cresciuto e dove sorge il carcere in cui ora è rinchiuso. Maria sta ultimando le riprese del suo documentario sulla primavera marocchina, un'opera che sarà consacrata proprio al giovane musicista. "Questo posto è caloroso e i suoi abitanti mi danno molta ispirazione. Dall'arresto di Mouad, è diventato uno dei focolai della contestazione", ha dichiarato la regista, vittima delle minacce della polizia e di alcuni fermi nel mese di ottobre, prima di concludere: "ho sentito il bisogno di impegnarmi in prima linea, pur sapendo che sarei andata in contro a mille difficoltà. Non ritengo giusto che un artista, per quanto scomodo e impegnato, possa finire in carcere con tanta semplicità".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alle sue parole fanno eco le centinaia di sostenitori che ogni giorno inviano messaggi di solidarietà al comitato (freemouad@gmail.com): “dove è finita la libertà di pensiero, di opinione e di espressione sancita dall’articolo 25 della costituzione?”; “cosa possiamo aspettarci da uno Stato che mette i suoi artisti in prigione?”. Quanto alla recente convocazione del rapper di fronte al procuratore di Ain Sebaa (Casablanca) e il probabile inizio del processo a suo carico, nessuno sembra farsi illusioni, tanta è la sfiducia nei confronti di una giustizia troppo spesso al servizio delle autorità. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Del resto, come ricordato in un articolo apparso recentemente sul sito Afrik.com, "il Marocco sembra intenzionato, almeno a parole, ad aprire le porte alla democrazia. Ma appare evidente che nel paese la legge non è uguale per tutti. Nel settembre 2008, per esempio, Hassan Yacoubi - uno zio del sovrano - dopo aver bruciato un semaforo rosso ha sparato contro l'agente, Tarik Mohib, che stava verbalizzando la sua infrazione. Nel 2010 invece, il figlio di Khalid Naciri, ministro della Comunicazione e portavoce del governo, ha accoltellato un automobilista di fronte al Parlamento. Nessuno dei due è mai finito in tribunale e men che meno è mai stato inquisito".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Questo articolo è stato pubblicato nella rivista on-line&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/"&gt;Osservatorio Iraq Medioriente e Nordafrica&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-723200896640979953?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/723200896640979953/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=723200896640979953&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/723200896640979953'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/723200896640979953'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/12/in-carcere-il-rapper-dissidente-lhaqed.html' title='In carcere il rapper-dissidente L&apos;haqed, il &quot;20 febbraio&quot; (e non solo) si mobilita per la sua liberazione'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-FF8eb_pRtho/Tt4IuAbg0KI/AAAAAAAAAqc/ibnq-3AxQGk/s72-c/Moad+el-Haked.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-2743143303628457027</id><published>2011-11-22T16:07:00.001Z</published><updated>2011-11-22T16:09:03.497Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Marocco, elezioni legislative: il Movimento 20 febbraio si mobilita per il boicottaggio</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Domenica 20 novembre migliaia di attivisti democratici hanno risposto all'appello del Movimento 20 febbraio ed hanno manifestato pacificamente in numerose città del regno alawita, chiamando al boicottaggio delle elezioni legislative previste per venerdì prossimo e invocando la liberazione dei detenuti politici finiti in arresto dall'inizio della contestazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-hqNHuMlpuco/TsvFYIolYSI/AAAAAAAAAqM/88NBN2jYrAY/s1600/207164_208131799210566_190831074273972_718590_6059846_n%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hda="true" height="265" src="http://1.bp.blogspot.com/-hqNHuMlpuco/TsvFYIolYSI/AAAAAAAAAqM/88NBN2jYrAY/s400/207164_208131799210566_190831074273972_718590_6059846_n%255B1%255D.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;La pioggia incessante non è riuscita a fermare i tremila manifestanti che domenica pomeriggio si sono dati appuntamento in piazza Bab el-Had, nel centro della capitale marocchina. Il corteo ha costeggiato le mura della medina, sotto lo sguardo attento degli agenti anti-sommossa, ed ha raggiunto la sede del Parlamento, esprimendo un rifiuto intransigente al "simulacro di democrazia" offerto dal regime con la &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/la-nuova-costituzione-marocchina-un-sovrano-che-regna-e-governa"&gt;nuova costituzione&lt;/a&gt; (approvata il 1° luglio scorso) e con le elezioni anticipate della camera bassa dell'assemblea.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mamsawtinsh, mamsawtinsh! ("non voteremo!") è lo slogan intonato dai giovani dissidenti dall'inizio alla fine della marcia, oltre ai canti più noti che hanno accompagnato le "primavere arabe", come ash'ab yurid isqat annidham! ("il popolo vuole far cadere il regime!").&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A nove mesi dal primo appuntamento, il &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/movimenti/mouvement-20-f%C3%A9vrier"&gt;Movimento 20 febbraio&lt;/a&gt; è tornato in strada numeroso e pacifico, nonostante gli arresti e le intimidazioni subite nelle ultime due settimane. Mamfakinsh! ("non molleremo!"), l'appello alla mobilitazione nazionale è stato accolto in oltre settanta città e villaggi del regno, dove gli attivisti hanno occupato le piazze e le vie principali per ribadire un diritto al dissenso negato, in modo ancor più flagrante durante la campagna elettorale, dalla quasi totalità dei media. Le forze di sicurezza, dal canto loro, hanno lasciato sfilare i cortei, rinunciando alle cariche violente registrate nei mesi di maggio e di ottobre.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le manifestazioni più imponenti si sono svolte a Tangeri, solido bastione della contestazione, e a Casablanca, ma le dimostrazioni hanno interessato tutti i maggiori centri del paese, tra cui Fes, Marrakech, Meknes, Tetuan e Agadir. "Non contateci, ascoltate piuttosto la nostra voce", è l'invito rivolto da una manifestante alle autorità, impegnate dal febbraio scorso a minimizzare l'impatto delle proteste sulla popolazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Elezioni prive di entusiasmo&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Pur sorvolando sui numeri, resta comunque l'evidenza. Le parole d'ordine del movimento, "libertà, dignità e diserzione delle urne", sono riuscite ancora una volta a mobilitare migliaia di persone in tutto il territorio, mentre i partiti fanno fatica a riempire le sale delle loro conferenze e l'accoglienza riservata ai candidati nei quartieri, nella maggioranza dei casi, è tutt'altro che calorosa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come sottolineato pochi giorni fa dalla delegazione dell'APCE (Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa) in visita a Rabat, le elezioni del 25 novembre non sembrano suscitare molto entusiasmo e la campagna elettorale è vissuta con scarso interesse da una popolazione che ripone nello scrutinio ben poche speranze di cambiamento. Da una parte l'incidenza dell'appuntamento nella gestione politica ed economica del paese è quasi inesistente, nonostante il regime abbia ampiamente celebrato il "cammino democratico" - intrapreso con l'adozione della nuova costituzione - di cui la consultazione del 25 novembre rappresenterebbe il coronamento; dall'altra le forze politiche che dovrebbero approfittare delle "aperture" concesse dal regime hanno ormai perduto credibilità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Dal 1999 ad oggi, la dialettica politica marocchina, che era rimasta viva e feconda pur negli anni della clandestinità e della repressione violenta ("anni di piombo", nda), è praticamente morta", spiega il professor Maati Monjib dell'Institut des Etudes Africaines (università di Rabat). "I singoli rappresentanti, provenienti dalle elite locali, sono stati assorbiti negli ingranaggi di una gestione dello Stato che è rimasta prerogativa esclusiva della monarchia. Sono entrati a far parte del governo ed hanno dimenticato le rivendicazioni iscritte nei loro stessi programmi. Per questo motivo i partiti si sono svuotati di peso e di significato nell’ultimo decennio. Sono diventati delle scatole prive di contenuto, prive di idee e di progetti sociali e politici ed hanno perduto legittimità agli occhi della gente, che li vede come apparati burocratici proni al sistema di potere nell'intento di sedere alla sua tavola". A sostegno delle considerazioni del professor Monjib i dati delle ultime legislative, quando solo un marocchino su cinque degli aventi diritto ha espresso una preferenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-466qPAlWrvc/TsvF0AAnnjI/AAAAAAAAAqU/oaTxhu5MbLM/s1600/camp+elet+marocco.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hda="true" height="300" src="http://3.bp.blogspot.com/-466qPAlWrvc/TsvF0AAnnjI/AAAAAAAAAqU/oaTxhu5MbLM/s400/camp+elet+marocco.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nemmeno l'adozione della nuova carta sembra aver ridotto la distanza che separa la popolazione dalle istituzioni e dalla gestione politica. Del resto il sovrano continua a mantenere il monopolio dei poteri e rimane al di sopra della stessa costituzione. Il controllo del governo, della giustizia, degli organismi di sicurezza e dell'esercito restano una sua prerogativa, come pure le peculiarità della sfera religiosa. In questo quadro, riferisce un membro del movimento, "le elezioni servono solo ad offrire una facciata democratica al regime, un paravento per costruire alibi a cui poi attribuire la responsabilità dei fallimenti delle politiche di governo, mentre chi detiene il potere decisionale non viene chiamato a renderne conto. Il sovrano e gli esponenti politici non fanno altro che parlare di riforme, intanto la condizione sociale si sta facendo sempre più grave". Ultimo dato, l'arretramento del Marocco alla 130esima posizione nella classifica del UNDP (United Nations Development Programme), mentre il debito estero e interno del paese è in aumento, l'economia resta nelle mani di una ristretta cerchia di affaristi, tra cui il monarca stesso e i suoi consiglieri, il 70% della popolazione è sprovvista di copertura medica, il 30% non ha accesso alle forniture d'acqua e di elettricità e l'analfabetismo affligge ancora la metà degli abitanti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La repressione "morbida" del dissenso&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ai lati del corteo che ha sfilato per le strade di Rabat, oltre al consueto dispiegamento di agenti della polizia politica, una piccola folla di curiosi ha seguito il tragitto della marcia mantenendosi a debita distanza. Tra loro c'era Imed, impiegato trentacinquenne. "Io non manifesto, ho un figlio piccolo e una moglie da mantenere e non posso rischiare il posto o altre conseguenze, ma sostengo le ragioni del movimento al cento per cento", ha dichiarato senza mezzi termini, prima di aggiungere che il 25 novembre non andrà a votare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il timore espresso da Imed sembra confermato dall'ondata di arresti e intimidazioni che ha coinvolto nelle ultime due settimane numerosi membri del "20 febbraio" e delle organizzazioni che lo appoggiano (in particolare gli attivisti dell'associazione islamica Giustizia e carità), colpevoli agli occhi delle autorità di incitare alla diserzione delle urne. Sarebbero più di un centinaio, secondo il sito di informazione Lakome e l'AMDH (Association marocaine des droits humains), le persone condotte in commissariato nei giorni scorsi e interrogate per aver distribuito volantini a sostegno del boicottaggio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La strategia di repressione "morbida" utilizzata da Rabat (se paragonata a quella degli altri regimi arabi) fa leva sull’articolo 90 del Codice elettorale, che condanna a tre mesi di carcere e ad una multa da 120 a 500 euro "ogni persona che utilizzi informazioni false per condizionare il voto o per dissuadere gli elettori dall’esercitare il loro diritto di voto". Lo stesso articolo è stato chiamato in causa dall'HACA (l'Alta autorità per la comunicazione e l'audiovisivo) per giustificare il divieto di accesso allo spazio mediatico rivolto ai sostenitori dell'astensione durante campagna elettorale. Gli unici tre partiti che si sono schierati a favore del boicottaggio (&lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/la-voie-d%C3%A9mocratique-al-nahj"&gt;Annahj&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/parti-socialiste-unifi%C3%A9-psu"&gt;PSU&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/parti-de-lavant-garde-d%C3%A9mocratique-et-socialiste-pads"&gt;PADS&lt;/a&gt;, tre piccole formazioni della sinistra radicale a sostegno del movimento fin da febbraio, nda) si sono visti negare perfino il permesso di tenere una conferenza a Rabat per illustrare le motivazioni della loro scelta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le manifestazioni di domenica sono servite, oltre ad abbattere il muro di silenzio sugli oppositori, a ricordare i martiri caduti dall'inizio della contestazione (dieci, come ricorda il comunicato dell'AMDH) e i detenuti politici tuttora in carcere (circa cinquanta, secondo lo stesso comunicato), tra cui il giovane rapper Moad Belghouat, alias el-Haqed (“l’arrabbiato”), voce simbolo del movimento in arresto dal 9 settembre scorso con l'accusa di aggressione e percosse e ancora in attesa di giudizio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Lo spettro dell'astensione spaventa il regime&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In questi ultimi giorni di campagna elettorale si rincorrono sempre più frequentemente le voci di una probabile vittoria del partito islamico moderato (&lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici/schedapartito/parti-de-la-justice-et-du-d%C3%A9veloppement-pjd"&gt;PJD&lt;/a&gt;, primo per numero di voti ottenuti alle legislative del 2007 ma mai al governo), l'unica forza a poter vantare un reale attaccamento del suo elettorato. La formazione di Abdelilah Benkirane, tenuta ai margini della gestione del potere per dieci anni nonostante i buoni risultatati agli scrutini, si vedrebbe in questo modo ricompensata per non aver aderito alle iniziative del movimento, sebbene la sua base giovanile (e uno dei principali responsabili, Mustapha Ramid) abbia appoggiato - almeno all'inizio - le manifestazioni di protesta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tuttavia, in attesa di conoscere il responso della consultazione, la preoccupazione del regime sembra essere legata unicamente al tasso di partecipazione all'appuntamento. Mentre gli spazi di affissione riservati ai partiti restano ancora vuoti, le strade e le piazze della capitale sono ricoperte di manifesti che invitano gli elettori a recarsi alle urne. Rispetto al 2007, le liste elettorali si sono ridotte da 15.510.503 potenziali votanti a 13.106.948 (mentre i cittadini con più di 18 anni sono almeno 20 milioni, stando al censimento del 2004).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oltre agli appelli incessanti diffusi attraverso le radio e le televisioni, domenica 20 novembre - a poche ore dal termine delle manifestazioni - il Conseil national des droits de l’homme (CNDH, di nomina reale) ha sollecitato pubblicamente la popolazione a "partecipare in massa" allo scrutinio, ricordando che "il voto è un diritto personale, un dovere nazionale e un atto di cittadinanza". La presa di posizione del CNDH aumenta i dubbi sul grado di indipendenza dell'organismo, a cui è stato affidato il controllo della regolarità delle elezioni e la coordinazione degli osservatori locali e internazionali presenti il 25 novembre.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per la monarchia alawita la posta in gioco è alta. Una bassa affluenza alle urne determinerebbe la perdita di legittimità dell’intero processo di “transizione democratica”, celebrato dal Palazzo con la presentazione della nuova costituzione e la sua adozione "unanime" (98,5%) tramite referendum. Una bassa affluenza, inoltre, darebbe maggior forza ai promotori della contestazione che sostengono il boicottaggio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Nel luglio scorso il regime si inorgogliva di aver avviato una rivoluzione democratica con il sostegno plebiscitario del referendum ed ora, a pochi mesi di distanza e di fronte al primo appuntamento elettorale, ha paura di vedere i suoi elettori volatilizzarsi. Se fosse in buona fede non avrebbe alcun motivo di preoccuparsi per la credibilità del suo processo di riforme", è il commento del blogger dissidente Larbi, animatore della pagina web &lt;a href="http://www.larbi.org/"&gt;Comme une bouteille jetée à la mer&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Articolo pubblicato in &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/"&gt;Osservatorio Iraq Medioriente e Nordafrica&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-2743143303628457027?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/2743143303628457027/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=2743143303628457027&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/2743143303628457027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/2743143303628457027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/11/marocco-elezioni-legislative-il.html' title='Marocco, elezioni legislative: il Movimento 20 febbraio si mobilita per il boicottaggio'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-hqNHuMlpuco/TsvFYIolYSI/AAAAAAAAAqM/88NBN2jYrAY/s72-c/207164_208131799210566_190831074273972_718590_6059846_n%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-417312153574907895</id><published>2011-11-22T14:57:00.000Z</published><updated>2011-11-22T14:57:26.773Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Marocco: campagna elettorale per le legislative (anticipate)</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A due settimane dal voto per il rinnovo della Chambre des representants e la formazione del nuovo governo, sabato 12 novembre è iniziata in Marocco la campagna elettorale, che si protrarrà fino alla mezzanotte di giovedì 24, vigilia dell’appuntamento con le urne.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-mxZHbsBGDF0/Tsu3w5b5KEI/AAAAAAAAAqE/gwkQ8Yeyi-g/s1600/campagna+elettorale+marocco+2011.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" hda="true" height="265" src="http://3.bp.blogspot.com/-mxZHbsBGDF0/Tsu3w5b5KEI/AAAAAAAAAqE/gwkQ8Yeyi-g/s400/campagna+elettorale+marocco+2011.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Circa 13 milioni di marocchini saranno chiamati ad esprimersi, venerdì 25 novembre, sulla composizione della camera bassa del Parlamento, mentre la votazione – non ancora stabilita – dei 120 membri della camera alta (Chambre des conseillers), sarà riservata agli eletti delle comunità locali, ai rappresentanti delle organizzazioni professionali e dei sindacati. Per le autorità di Rabat le elezioni legislative anticipate rappresentano il secondo passo, dopo l’approvazione della Costituzione (con il referendum del 1° luglio scorso) voluta dal sovrano Mohammed VI, nella “nuova era democratica” del regno alawita.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Movimento 20 febbraio e gli altri protagonisti della contestazione, invece, lamentano l’inutilità della consultazione – “dal momento che la nuova carta non garantisce il passaggio dall’autoritarismo monarchico ad un effettivo regime parlamentare” – e la scarsa credibilità dei partiti politici, considerati nella maggior parte dei casi delle “elite prive di identità e di valori”. I giovani dissidenti hanno promosso un fronte del rifiuto, a cui si sono aggregate tre piccole formazioni della sinistra radicale (Parti socialiste unfié – PSU, Parti de l’avant-garde démocratique et socialiste – PADS, La voie démocratique – Annahj), l’associazione islamica al-‘Adl wa al-ihsan (“Giustizia e carità”) e parte delle organizzazioni del movimento amazigh (berbero), che hanno chiamato al boicottaggio delle urne.&lt;/div&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oltre ai 395 deputati che siederanno in Parlamento, dallo scrutinio del 25 novembre uscirà la nuova formazione di governo – la cui designazione resta prerogativa del monarca (art. 47 della Costituzione) – che andrà a sostituire l’esecutivo Abbas al-Fassi, nel mirino delle proteste divampate dal febbraio scorso in tutto il paese. Il governo al-Fassi, in carica dal 2007, si è retto su una maggioranza eterogenea e poco incisiva, composta dalle storiche forze di opposizione all’assolutismo monarchico, integrate nell’apparato di regime dal 1997 (Parti de l’Istiqlal – PI, Union socialiste des forces populaires – USFP, Parti di progrès et du socialisme –PPS, riuniti nella Koutla dimoqratiyya, “blocco democratico”), e da due partiti “di amministrazione” (Rassemblement national des indépendants – RNI, Mouvement populaire – MP).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il nuovo codice elettorale, approvato in settembre, ha ripartito il territorio nazionale in 91 circoscrizioni che investiranno 305 parlamentari attraverso un sistema di scrutinio proporzionale con soglia di sbarramento al 6% (meccanismo del quoziente e i più alti resti), mentre 90 deputati saranno eletti nelle due “liste nazionali” previste dal codice per garantire una maggiore rappresentanza femminile e giovanile (under 40) all’interno dell’assemblea. Anche nel caso della “lista nazionale donne” (60 seggi) e della “lista nazionale giovani” (30 seggi) verrà utilizzato un sistema proporzionale con sbarramento al 3%. Non sono previste, a differenza del referendum di luglio, circoscrizioni e seggi per il voto dei marocchini residenti all’estero (sebbene sia un diritto garantito dall’art. 17 della carta fondamentale).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella campagna elettorale che ha preso il via sabato 12 novembre sono coinvolti più di trenta partiti, per la maggior parte raccolti in alleanze e coalizioni che poco hanno a che fare con l’orientamento ideologico delle singole formazioni. L’unica novità all’interno del panorama politico è rappresentata dalla nascita dell’Alliance démocratique – conosciuta anche come “G8”, per il numero di partiti che la compongono – dove sono confluite le principali forze “di amministrazione” e alcuni piccole formazioni di differente ispirazione (islamica e socialdemocratica).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Oltre al Parti de l’autenticité et de la modernité (PAM, primo partito in Parlamento per numero di seggi) di Fouad Ali El Himma, ex ministro dell’Interno e consigliere reale, ne fanno parte il RNI, il MP, l’Union constitutionnelle (UC), il Parti de la renaissance et de la vertu (PRV), il Parti socialiste (PS), il Parti travailliste (PT) e il Parti de la gauche verte (PGV). A contendere la vittoria all’Alliance démocratique ci sarà la Koutla dimoqratiyya, la cui base sociale sembra però notevolmente indebolita dopo quattordici anni di permanenza al governo (con scarsi risultati sul piano delle riforme attuate), e soprattutto il Parti de la justice et du développement (PJD) formazione islamica moderata che ha ottenuto il maggior numero di voti alle legislative del 2007, ma che è rimasta esclusa da tutti gli esecutivi fin dal momento della sua creazione (1998).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ad ogni modo, il timore più grande per le autorità di Rabat sarà rappresentato dal tasso di partecipazione all’appuntamento, vista la forte astensione registrata in occasione delle ultime elezioni (2007), dove solo il 37% degli iscritti alle liste elettorali si è recato alle urne (con in più il 20% di voti bianchi o nulli). Il dato testimonia la mancanza di entusiasmo e lo scarso coinvolgimento di una popolazione che percepisce &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/02/in-caso-di-rivolta-lobiettivo-sara-la.html"&gt;i partiti come entità amministrative distanti dai suoi bisogni reali e prive di un effettivo potere decisionale&lt;/a&gt;. Se questo risultato venisse confermato, infatti, l’intero processo di “transizione democratica” – celebrato dal Palazzo con la Costituzione dello scorso luglio e fondato sull’adesione popolare alle riforme del re – perderebbe parte della sua legittimità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non è un caso che la legge elettorale e la nuova legge sui partiti abbiano sancito un aumento dei fondi statali stanziati per la campagna elettorale – 220 milioni di dirham (circa 22 milioni di euro) da ripartire tra le formazioni a seconda della loro rappresentatività, più 350 mila dirham (circa 35 mila euro) per ogni candidato – al fine di favorire una più ampia mobilitazione. Una mobilitazione che interesserà anche lo spazio mediatico (radio e televisioni), dove l’accesso degli attori politici sarà regolato in funzione del peso di ogni singolo partito, nonostante le proteste delle compagini minori che reclamano una eguale distribuzione del tempo messo a disposizione durante le emissioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per contrastare l’astensionismo, inoltre, il regime ha deciso di adottare misure drastiche nei confronti dei sostenitori del boicottaggio. Come già accaduto in occasione del referendum costituzionale, ai media sarà vietato diffondere appelli o inviti alla diserzione delle urne, mentre le forze dell’ordine hanno avviato nelle ultime settimane una vasta campagna di intimidazione all’indirizzo dei dissidenti. Il 26 ottobre sono stati arrestati (e rilasciati dopo ventiquattro ore) alcuni membri dell’associazione islamica Giustizia e carità; il 10 novembre è stata la volta degli attivisti del “20 febbraio” (una ventina tra Tangeri, Casablanca e Benguerir), mentre resta ancora in carcere il responsabile dell’Association marocaine des droits humains (AMDH) di Sefrou. Nei prossimi giorni, oltre alle consuete sfilate dei candidati nei quartieri popolari, sono previste manifestazioni di protesta a Casablanca e in altre città del regno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Articolo pubblicato in &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/"&gt;Osservatorio Iraq Medioriente e Nordafrica&lt;/a&gt; il 13 novembre 2011.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-417312153574907895?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/417312153574907895/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=417312153574907895&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/417312153574907895'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/417312153574907895'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/11/marocco-campagna-elettorale-per-le.html' title='Marocco: campagna elettorale per le legislative (anticipate)'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-mxZHbsBGDF0/Tsu3w5b5KEI/AAAAAAAAAqE/gwkQ8Yeyi-g/s72-c/campagna+elettorale+marocco+2011.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-4415872569252293967</id><published>2011-11-07T13:11:00.002Z</published><updated>2011-11-07T15:32:09.970Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Ennahda: le ragioni di un successo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La vittoria di Ennahda alle elezioni del 23 ottobre, quando i tunisini sono andati al voto per la formazione dell’Assemblea costituente, era considerata acquisita fin dalla vigilia della consultazione. Tuttavia, in pochi immaginavano un’affermazione così netta del partito islamico, che ha ottenuto il 40,5% dei suffragi e il 41,5% dei seggi a disposizione (90 su un totale di 217). Il dato è ancor più significativo se si considera che il secondo partito (il Congrès pour la republique) ne ha conquistati solo un terzo (30 seggi), mentre 23 sono quelli assegnati ai rappresentanti dello schieramento “laico e progressista”. Quali sono le ragioni di un simile successo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-3IhISkZK7sg/TrfYfnq6tJI/AAAAAAAAAp8/d_Zu3E9VOYY/s1600/manifesti+elettorali.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" ida="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-3IhISkZK7sg/TrfYfnq6tJI/AAAAAAAAAp8/d_Zu3E9VOYY/s400/manifesti+elettorali.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Della vasta popolarità di cui gode il movimento guidato da Rached Ghannouchi si era avuta un’anticipazione in occasione del rientro in patria del vecchio leader. Il 30 gennaio 2011, a due settimane dalla fuga dell’ex presidente Ben Ali, migliaia di sostenitori si erano radunati all’aeroporto della capitale per acclamare il ritorno dello &lt;em&gt;shaykh&lt;/em&gt;, dopo ventidue anni di esilio trascorsi tra Algeri e Londra. La messa al bando del partito fin dalla sua fondazione (il Mouvement de tendance islamique MTI nel 1981, divenuto Ennahda – “la Rinascita” – nel 1988), la dura repressione subita durante il regime di Habib Bourghiba (1981, 1987) e sotto Ben Ali (oltre 30 mila arresti dal 1989) non hanno scalfito la base sociale della formazione, che aveva già rivelato la sua consistenza nelle elezioni legislative del 1989, a cui i candidati del partito islamico parteciparono come indipendenti. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I nove mesi intercorsi tra la caduta della dittatura e lo svolgimento delle elezioni (inizialmente previste per il 24 luglio) sono serviti ad Ennahda, più che agli altri partiti, per rilanciare la propria attività su tutto il territorio nazionale, dopo i lunghi anni di esilio, di carcere o di latitanza dei suoi militanti. La formazione islamica ha abilmente sfruttato questo lasso di tempo inaspettatamente offerto dal governo provvisorio per penetrare nel cuore della società tunisina, sia nell’area della capitale che nelle lontane regioni dell’interno, riuscendo ad insediarsi nelle moschee – sotto il controllo della polizia politica fino al 14 gennaio – e riattivando un fitto tessuto di associazioni caritatevoli e comitati di quartiere, legati più o meno esplicitamente alle strutture del partito.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Accuse e polemiche, ma una vittoria incontestabile&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Durante la campagna elettorale e nelle ore seguite alla chiusura dei seggi, non sono mancati i dubbi e le polemiche sul comportamento tenuto dagli attivisti islamici (ma non solo), accusati di strumentalizzare la religione a fini politici, di utilizzare i luoghi di culto per la propaganda e di aver fatto uso di denaro sospetto per finanziare la pubblicità elettorale e alimentare la compra-vendita dei voti. Secondo alcune testimonianze riportate dal quotidiano Le Monde, per esempio, i sostenitori di Ghannouchi avrebbero offerto regali e assistenza agli abitanti dei quartieri popolari di Tunisi in cambio del loro contributo alle urne. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per assicurare una maggiore trasparenza, il governo provvisorio ha affidato l’organizzazione e il controllo dello scrutinio ad un organismo indipendente – l’ISIE (Instance supérieure indépendante des élections) – sottraendo la prerogativa al Ministero dell’Interno simbolo delle illegalità e degli abusi del passato regime.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo i rappresentanti dell’ISIE, le irregolarità riscontrate in occasione del voto non hanno avuto un impatto determinante e soprattutto non hanno inficiato la sostanziale correttezza della consultazione. Un parere condiviso dalle centinaia di osservatori locali e internazionali sparsi su tutto il territorio i quali, pur avendo constatato diverse anomalie, hanno ribadito che i casi di trasgressione sono rimasti isolati e non hanno influito sul risultato finale. Una valutazione differente è invece espressa da Hamma Hammami, segretario del Parti communiste des ouvriers de Tunisie (PCOT), che ha presentato quattro ricorsi accolti dal tribunale amministrativo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nonostante le polemiche, dunque, la vittoria di Ennahda appare legittima e incontestabile, tanto che il suo largo successo è stato subito riconosciuto dai maggiori rappresentanti del panorama politico nazionale. Per Abderraouf Ayadi, avvocato da sempre in prima linea nella difesa dei diritti umani e segretario generale del Congrès pour la republique (CPR), la forza del partito islamico era un dato già consolidato, mentre il ruolo giocato dalle moschee o in generale dalla macchina della propaganda è stato secondario. La sua valutazione sul risultato del 23 ottobre offre spunti di riflessione importanti e non trascurabili:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Ennahda si è vista ricompensata dei grandi sacrifici fatti dai suoi militanti e delle sofferenze patite sotto la dittatura. Il popolo tunisino ha voluto riabilitarli, ed ha utilizzato le urne per dimostrare la sua solidarietà. Questo spiega il grande coinvolgimento emotivo. Per quanto riguarda la strategia, i toni moderati e concilianti adottati dai suoi leader sono risultati ben più convincenti dell’opposizione frontale e della violenza verbale utilizzata nei loro confronti da alcune formazioni. Inoltre, il riferimento all’islam come garanzia di moralità ha attirato la simpatia di molti indecisi, in un paese dominato per decenni da una corruzione endemica a tutti i livelli”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Un simbolo della resistenza contro la dittatura&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come suggerito da Abderraouf Ayadi, per capire a fondo il risultato del 23 ottobre e il diffuso radicamento di Ennahda in seno alla società tunisina è necessario fare un passo indietro, ben oltre le settimane della campagna elettorale e i mesi successivi al 14 gennaio 2011. L’analisi del voto tunisino non può prescindere infatti dal prendere in esame la capillare repressione messa in atto dal regime, cominciata nei primi anni ottanta e culminata nella “caccia all’islamista” degli anni Novanta, che ha trasformato migliaia di attivisti in bersagli privilegiati di un sistema in cerca di legittimità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli arresti sistematici e le torture subite nelle prigioni (dove sono morti circa trecento militanti), il pugno di ferro di Bourghiba, prima, e di Ben Ali, poi, contro il pericolo fondamentalista, sono serviti sì a stroncare un movimento di opposizione in espansione, ma nello stesso tempo hanno contribuito a forgiare schiere di martiri ed eroi, che hanno elevato Ennahda a simbolo della resistenza contro la dittatura. Un immaginario rimasto ben impresso ancora oggi nella memoria collettiva. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Samir Ben Alaya, membro del MTI a El Kef, è stato arrestato per la prima volta nel 1984 con l’accusa di appartenenza ad un partito illegale. Tre anni dopo è stato fermato nuovamente, durante una manifestazione, e trasferito nel penitenziario di Bouchoucha (Tunisi), un luogo divenuto celebre per le sevizie e i trattamenti disumani riservati ai prigionieri politici. Quando nel 1989 il tribunale ha emesso il terzo mandato di cattura, Samir ha deciso di entrare in clandestinità: &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Ho preferito nascondermi, rimanere sepolto in una cantina umida e senza finestre piuttosto che rischiare di morire in carcere, come è accaduto ad alcuni miei compagni. Se sono riuscito a sopravvivere è grazie all’aiuto di alcuni conoscenti, che si sono occupati di me con discrezione e senza mai cedere al ricatto di chi era sulle mie tracce”. Samir è uscito dal suo nascondiglio il 19 gennaio scorso, dopo ventuno anni di latitanza. Da allora, come lui stesso tiene a sottolineare, i concittadini di El Kef non hanno mai smesso di manifestargli affetto e solidarietà. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Conservare la libertà sotto il regime Ben Ali era un’impresa ardua per un oppositore, e ancor più per un militante di Ennahda. La morsa repressiva dello stato di polizia non ha coinvolto solo gli attivisti, ma anche famiglie ed amici, costretti a continue convocazioni nei commissariati e spesso licenziati dai datori di lavoro sotto la minaccia delle autorità. “Essere un musulmano praticante, adempiere scrupolosamente alla preghiera dell’alba (al-fajr), era sufficiente per attirare le attenzioni della polizia politica e venir schedato come sospetto “islamista”, potenziale nemico del sistema. Gli interrogatori e il passaggio nei sotterranei del Ministero dell’Interno, il sequestro del passaporto e le intimidazioni, erano una normale conseguenza del protocollo di sicurezza”, ricorda l’avvocato Abderraouf Ayadi, spesso incaricato della difesa dei militanti di Ennahda .&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;L’islam come modello di valori e garanzia di moralità&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La forte reazione emotiva e le reti di solidarietà rimaste a lungo celate in una società corrosa dalla paura non bastano, tuttavia, a spiegare le ragioni dell’ampio sostegno (1.501.418 voti) ottenuto da Ennahda, che va ben oltre il numero di simpatizzanti ipotizzato al momento della caduta dell’ex presidente. Tra i meriti del partito di Rached Ghannouchi vi è l’aver saputo rispondere al bisogno di moralità espresso dal tunisino medio, in cerca di valori e integrità dopo un ventennio di gestione “mafiosa” del potere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli oppositori Sihem Bensedrine e Omar Mestiri ricordano infatti come la sopravvivenza del regime sia stata possibile solo grazie alla attenta commistione di misure repressive e corruzione: “[Ben Ali] utilizza l’arsenale punitivo per indebolire la resistenza e mettere la società sotto controllo, mentre si serve della corruzione per assicurarsi la fedeltà di alcuni clan e garantire la perennità del sistema” . A tal proposito, la tesi della ricercatrice Béatrice Hibou va ancora più in là. Nel suo lavoro la Hibou prende in esame i meccanismi di sottomissione economica, i dispositivi arbitrari di promozione o sanzione sociale, il clientelismo diffuso a tutti i livelli e in tutte le categorie, e dimostra come questa strategia di cooptazione e docile asservimento sia riuscita, meglio della repressione e della criminalizzazione del dissenso, a garantire “l’obbedienza”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo la partenza del dittatore, la necessità di liberarsi dalle pratiche e dalle consuetudini del passato ha spinto una parte della popolazione (appartenente a differenti fasce sociali) ad avvicinarsi alla retorica risanatrice veicolata dalla formazione islamica. Ennahda non era il solo partito a poter vantare un’irreprensibilità morale o un programma incentrato sulla lotta alla malversazione e sulla rimozione dei retaggi del vecchio sistema. Si pensi per esempio al CPR di Moncef Marzouki, al PCOT di Hamma Hammami, legittimi rappresentanti di un’opposizione al regime senza concessioni. Ma il richiamo ai principi religiosi come garanzia e modello di integrità e rettitudine ha fatto breccia piuttosto facilmente in un contesto troppo a lungo caratterizzato dalla mancanza di valori. Un contesto, dove il dogma della modernità ha contribuito al ripiegamento del tunisino nella sua identità arabo-musulmana, minacciata dai canoni imposti dal benalismo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il bisogno di valori può essere interpretato come la ricerca di un nuovo binomio dignità-identità, in grado da una parte di sopperire al vuoto morale e dall’altra di andare al di là delle difficili condizioni socio-economiche ereditate dal “miracolo tunisino”. Per questo concetti quali laicità e progressismo, esaltati durante l’era Ben Ali, sono diventati per larghe fasce della popolazione sinonimo di privilegi, dispotismo e neo-colonialismo (visto l’appoggio indiscriminato offerto dai governi francesi al dittatore) , ed hanno smarrito quella capacità di sedurre dimostrata nei primi anni novanta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La disfatta del “movimento progressista”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La riscoperta dell’islam come insieme di valori condivisi e inalienabili (e non come ideologia di governo) spiega, oltre alla netta affermazione di Ennahda, il buon risultato ottenuto alle elezioni dal Congrès pour la republique e dal Forum démocratique pour le travail et les libertés (Ettakatol, 21 seggi), due formazioni di orientamento socialdemocratico che hanno consacrato parte dei rispettivi programmi alla difesa dell’identità arabo-islamica del nuovo Stato democratico, presentandosi come forze del dialogo in grado di assicurare la massima concertazione all’interno dell’assemblea costituente. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Diverso, invece, è stato l’atteggiamento tenuto durante i mesi di governo provvisorio dallo schieramento (autoproclamatosi) “laico e progressista”, considerato alla vigilia del voto l’unica alternativa politica capace di tenere testa alla compagine di Rached Ghannouchi. I suoi maggiori esponenti, il Parti démocrate progressiste (PDP) e il Pôle démocrate moderniste (PDM) – 23 seggi in totale con rispettivamente il 7,83 e 2,3% delle preferenze – hanno pagato caro i continui attacchi (gratuiti) ad Ennahda e l’enfasi anti-islamista, intensificatasi in periodo di campagna elettorale. Un linguaggio, fra l’altro, che ha richiamato alla memoria la dolorosa battaglia contro l’oscurantismo dichiarata nel paese dopo il 1989, su cui l’ex presidente aveva giustificato l’instaurazione dello stato di polizia, la messa al bando dell’opposizione e la violenza della repressione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il rifiuto intransigente esibito dal PDP di fronte ad un’eventuale intesa con il partito islamico e la difesa del principio di laicità come fondamento irrinunciabile del processo costituente hanno destato più sospetti che entusiasmo verso la formazione di Néjib Chebbi, fervente sostenitore – in un passato non troppo lontano – dell’inclusione di Ennahda nel fronte anti-regime e nel futuro governo del paese. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ad accrescere la diffidenza nei confronti del PDP sono state poi le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Chebbi contro la dissoluzione del RCD (il partito di Ben Ali, messo al bando nel marzo del 2011) e la sua partecipazione (ministro dello Sviluppo regionale) ai primi due governi provvisori (gennaio-febbraio 2011), largamente osteggiati dalla popolazione. Identica considerazione nel caso di Ettajdid (PDM), il cui segretario Ahmed Ibrahim è stato ministro dell’Insegnamento e della Ricerca nei due esecutivi post-rivoluzione guidati da Mohamed Ghannouchi e la cui credibilità, in ogni caso, sembrava già seriamente compromessa dall’accordo di coesistenza pacifica siglato con il sistema Ben Ali, che aveva permesso al vecchio partito comunista di accedere al parlamento durante i venti anni di dittatura.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo schieramento “progressista” ha incentrato la sua campagna sulla (supposta) frattura tra laici e integralisti religiosi, alimentando uno scontro ideologico lontano dalle priorità della popolazione, nella maggior parte dei casi alle prese con l’alto tasso di disoccupazione e l’assenza di misure assistenziali in grado di favorire l’instaurazione di una vera giustizia sociale. Da questo punto di vista, “la battaglia era perduta in partenza – ricordano i blogger di Nawaat – perché il popolo tunisino non è sceso in strada per chiedere la parità nel diritto alla successione. Gli abitanti di Régueb, Sidi Bouzid e Kasserine sono scesi in strada per rivendicare l’accesso al mercato del lavoro, l’uguaglianza dei cittadini e il diritto alla dignità”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La distanza fisica (PDP e PDM hanno preferito le grandi conferenze ad un’assidua propaganda di quartiere) e verbale dalle effettive esigenze della popolazione, soprattutto dalle fasce più marginalizzate delle regioni interne, sembra aver sancito la disfatta progressista assieme alla discussa affidabilità di alcuni suoi rappresentanti. Un fallimento che ha contribuito al largo successo degli islamisti, oltre all’affermazione di nuove forze dal linguaggio semplice e incisivo e dalla retorica prettamente populista, come accaduto con la Pétition populaire (19 seggi) del proprietario televisivo Hachemi El Hamdi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Conclusioni&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo la diffusione dei dati parziali dello scrutinio, lunedì 24 e martedì 25 ottobre una piccola folla di circa duecento persone si è radunata all’esterno del Palais des Congrès di Tunisi (arena adibita alle comunicazioni ufficiali dell’ISIE) per protestare contro i primi segnali della schiacciante vittoria di Ennahda. “Abbiamo votato per il trionfo della democrazia, ora invece temiamo una nuova dittatura”, hanno scandito i manifestanti, avvalorando le insinuazioni avanzate da una parte della stampa locale e internazionale. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il partito di Rached Ghannouchi ha usato toni prudenti e parole rassicuranti fin dai primi giorni post-rivoluzione e in tutta la campagna elettorale. Mentre i media già tratteggiavano i contorni di uno scenario all’iraniana, gridando all’imminente instaurazione di una repubblica islamica tunisina, i responsabili di Ennahda hanno condannato le violenze seguite alla proiezione del film Persepolis , hanno sostenuto la parità uomo-donna all’interno delle liste elettorali e hanno ribadito l’attaccamento ai principi della democrazia, del pluralismo e del rispetto delle libertà dell’individuo (definiti prioritari nel programma). Inoltre, dopo la pubblicazione dei risultati provvisori, tanto Ghannouchi quanto il segretario Hamadi Jebali hanno apertamente auspicato la formazione di un governo di unità nazionale in grado di rappresentare ampiamente le forze elette all’assemblea.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma i detrattori del vecchio &lt;em&gt;shaykh&lt;/em&gt; non nascondono la loro apprensione per il trionfo islamico e continuano a rimanere diffidenti. Certo, gli scontri con gli studenti di sinistra – tra la fine anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta – nei campus universitari, le ombre sugli attentati di Sousse (1987) e l’agguato a Bab Souika (1991) fanno parte di un passato, seppur lontano, difficile da cancellare per la compagine islamica, nonostante la svolta democratica e il rifiuto della violenza come strategia politica stabiliti nei congressi del 1997 (Belgio) e del 2001 (Londra) . Tuttavia, l’impegno costante – a partire dagli anni Novanta – dei membri di Ennahda nella difesa dei diritti e delle libertà, testimoniato dalla partecipazione attiva all’interno della LTDH (Ligue tunisienne des droits humains), del CNLT (Conseil national des libertés en Tunisie) e in particolare del Movimento 18 ottobre , conferiscono alle dichiarazioni della formazione islamica una credibilità pari, per lo meno, a quella di cui godono in merito gli altri partiti. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“La vittoria islamista porterà ad una limitazione dei diritti della donna e costituirà un ostacolo per la sua affermazione nella società?”, si domandano infine le associazioni femministe. Anche su questo punto la risposta di Ghannouchi è chiara e non sembra lasciar spazio ai dubbi o alle speculazioni del caso: “non toccheremo il codice di statuto personale, anzi consolideremo l’uguaglianza tra uomo e donna nel resto della legislazione, per esempio rivedendo la disparità dei salari” . I propositi del leader, ribaditi dal programma del partito, trovano la miglior conferma negli stessi risultati della consultazione. Delle 49 donne che siederanno in assemblea (su un totale di 217 seggi), 42 sono state elette – con e senza velo – nelle liste di Ennahda, la cui rappresentanza femminile all’interno della costituente sarà pari al 47% dei suoi incaricati. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;(Articolo pubblicato in &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/"&gt;&lt;em&gt;Osservatorio Iraq Medioriente e Nord Africa&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-4415872569252293967?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/4415872569252293967/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=4415872569252293967&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/4415872569252293967'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/4415872569252293967'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/11/ennahda-le-ragioni-di-un-successo.html' title='Ennahda: le ragioni di un successo'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-3IhISkZK7sg/TrfYfnq6tJI/AAAAAAAAAp8/d_Zu3E9VOYY/s72-c/manifesti+elettorali.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-5089753998607556730</id><published>2011-10-29T19:52:00.002+01:00</published><updated>2011-11-07T13:20:43.755Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Tunisia al voto, i risultati dell’assemblea costituente e le prime reazioni</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella conferenza stampa tenuta la sera del 27 ottobre, l’Instance supérieure indépendante pour les élections (ISIE) ha comunicato i risultati globali (ancora provvisori) delle elezioni per l’assemblea costituente tunisina. I dati pubblicati dall’ISIE confermano il largo successo del partito islamico Ennahda, già anticipato dallo scrutinio delle prime circoscrizioni, e la sconfitta del blocco laico guidato dal PDP di Najib Chebbi e dal PDM. Intanto, sembra scongiurato il pericolo di un “sabotaggio” del partito al-Aridha (quarta forza per numero di seggi), dopo che il suo fondatore aveva annunciato la diserzione di tutti gli eletti in risposta all’annullamento di alcune liste per irregolarità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-kwxXQkl2nX8/TqxK32rR8mI/AAAAAAAAAp0/jJPFsgNRpiM/s1600/IMG_0228.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" ida="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-kwxXQkl2nX8/TqxK32rR8mI/AAAAAAAAAp0/jJPFsgNRpiM/s400/IMG_0228.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;(Foto Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;“La proclamazione dei risultati definitivi dovrà attendere almeno due settimane, per dar tempo al tribunale amministrativo di prendere in esame i numerosi ricorsi già depositati in seno all’istanza”, ha dichiarato il portavoce dell’ISIE Ridha Torkhani nel corso della conferenza stampa al Palais des congrès. L’alta affluenza registrata ai seggi nella giornata di domenica scorsa, dove i cittadini hanno atteso ore prima di poter esprimere la loro preferenza, non sembra però confermata dai dati ufficiali diffusi dall’agenzia TAP (Tunis Afrique Presse). Su 7.569.824 di elettori potenziali (di cui 4.123.602 iscritti volontariamente alle liste elettorali dell’ISIE) solo 3.702.627 (circa il 49%) sono andati a votare. L’istanza, vista l’alta percentuale dei non iscritti alle nuove liste, aveva infatti esteso la possibilità di partecipare alla consultazione a tutti i cittadini tunisini in possesso di un documento di identità valido.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Presidente dell’ISIE Kamel Jendoubi (attivista per i diritti umani, costretto a 17 anni di esilio dal passato regime), dopo aver sottolineato la sostanziale correttezza (confermata dai rapporti degli osservatori internazionali) in cui si sono svolte le operazioni di voto e di scrutinio, ha reso noto il responso delle urne, che vede Ennahda primo partito con 90 seggi sui 217 a disposizione (il 41,47%), seguito dal Congrès pour la republique (CPR) con 30 seggi (13,82%), Ettakatol 21 (9,68 %) e Pétition populaire 19 (8,76%).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tra i grandi sconfitti dell’appuntamento elettorale figurano gli esponenti della coalizione “laica e progressista”, autori di una fervente quanto sterile campagna anti-islamista. Il Parti démocrate progressite (PDP), ritenuto alla vigilia del voto l’unica formazione in grado di competere con la compagine di Rachid Ghannouchi, ha ottenuto soltanto 17 seggi (7,83%). Negativo anche il risultato del Pôle démocratique moderniste (PDM) – guidato da Ettajdid – e della formazione Afek Tounes, rispettivamente 5 e 4 eletti in assemblea. Nel caso di Ettajdid, il compromesso di coesistenza pacifica siglato con il sistema Ben Ali sembra aver minato profondamente la credibilità del vecchio partito comunista tunisino.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tuttavia, lo schieramento delle forze socialdemocratiche potrà godere di una buona rappresentanza all’interno della costituente in virtù dei 21 seggi conquistati dal Forum démocratique pour le travail et le libertés (Ettakatol) del dottor Ben Jafaar e i 30 eletti del CPR di Moncef Marzouki, il cui ruolo di mediazione sarà determinante per la costituzione di un futuro governo di unità nazionale, come più volte auspicato da Ghannouchi e dallo stesso Marzouki. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quanto alle forze nate sulla scia della dissoluzione dell’RCD (il partito dell’ex presidente messo al bando nel marzo 2011), la punizione inflitta dagli elettori è inappellabile. Al-Taleef al-jumhuri, un’alleanza composta da 47 formazioni di nuova creazione, non ha ottenuto nessun seggio in assemblea, come del resto la quasi totalità dei partiti “di amministrazione”, attivi sotto il passato regime e parte integrante del suo paravento democratico e pluralista.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Unica eccezione su questo versante sembra essere il risultato di al-Moubadara (“l’iniziativa”), il partito di Kamel Morjane (ministro degli Esteri fino al 14 gennaio, confermato nel primo esecutivo post-rivoluzione guidato da Mohammed Ghannouchi), che ha riportato 5 seggi nelle circoscrizioni di Sousse e Monastir, un’area fortemente legata allo stesso Morjane (fondatore di al-Moubadara, ma non candidato) e ai benefici economici ottenuti in cinquant’anni di gestione del potere Bourghiba-Ben Ali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma la vera sorpresa della consultazione del 23 ottobre, oltre al netto successo di Ennahda che ha vinto con ampio margine in quasi tutte le circoscrizioni (27 nel territorio nazionale e 6 all’estero) raccogliendo 1.501.418 preferenze (il 40,5% dei suffragi), è rappresentata dall’inatteso risultato della Pétition populaire pour la liberté la justice et le développement (al-Aridha).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il partito dell’imprenditore televisivo Hachemi El Hamdi, membro della formazione islamica fino alla fine degli anni novanta, ha costruito la sua affermazione attraverso una propaganda incessante – perfino nei giorni di silenzio elettorale – alimentata dai canali satellitari al-Mustakilla e al-Dimuqratiyya al-fadha‘iyya (basati a Londra), di cui El Hamdi è proprietario e principale animatore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A seguito delle numerose denunce depositate prima e dopo il voto, l’ISIE ha attribuito ad al-Aridha solo 19 dei 28 seggi conseguiti, annunciando la squalifica delle liste del partito nelle circoscrizioni di Tataouine, Sfax1, Jendouba, Kasserine, Sidi Bouzid e France2 per le irregolarità rilevate durante la campagna elettorale (finanziamento del partito e accesso allo spazio mediatico) e per la violazione del decreto-legge n°1089 (2011) che impedisce ai responsabili dell’RCD di candidarsi all’assemblea costituente. La decisione dell’ISIE dovrà essere confermata dal tribunale amministrativo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Intanto il fondatore della Pétition populaire El Hamdi, dopo aver manifestato l’intenzione di ritirare tutti gli eletti dall’assise in segno di protesta contro il provvedimento dell’istanza, è tornato oggi sui suoi propositi, accettando la soluzione proposta da Jendoubi di intentare un ricorso per via giudiziaria. Anche nella regione di Sidi Bouzid (di cui El Hamdi è originario e su cui il milionario ha incentrato una campagna elettorale dal carattere fortemente populista), la situazione sembra essere tornata alla normalità dopo le rivolte scoppiate ieri – i manifestanti hanno appiccato il fuoco alla sede locale di Ennahda, oltre al tribunale e agli uffici dell’ISIE – in seguito all’annullamento delle liste di al-Aridha.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;(Articolo pubblicato in &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/processipolitici"&gt;Osservatorio Processi Politici nei paesi arabi&lt;/a&gt;)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-5089753998607556730?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/5089753998607556730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=5089753998607556730&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/5089753998607556730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/5089753998607556730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/10/tunisia-al-voto-i-risultati.html' title='Tunisia al voto, i risultati dell’assemblea costituente e le prime reazioni'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-kwxXQkl2nX8/TqxK32rR8mI/AAAAAAAAAp0/jJPFsgNRpiM/s72-c/IMG_0228.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-34108585927836813</id><published>2011-10-28T16:36:00.002+01:00</published><updated>2011-11-07T13:22:03.017Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Voci dalla Tunisia'/><title type='text'>Tunisia: “il vero pericolo non sono gli islamisti, ma il vecchio sistema che cerca di riprodursi”</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A dieci mesi dalla caduta di Ben Ali e a poche ore dall’apertura dei seggi per l’elezione dell’assemblea costituente, la libertà di stampa e l’indipendenza dei media non sembrano ancora annoverate tra le conquiste della Tunisia post-rivoluzione. Un nuovo codice restrittivo è in corso di approvazione mentre le figure compromesse con il vecchio regime restano alla guida dei mezzi di informazione. Il punto di vista di &lt;strong&gt;Sihem Bensedrine&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una vita trascorsa in prima linea, per la difesa della libertà di espressione e la denuncia delle violazioni perpetrate dal regime Ben Ali. La giornalista Sihem Bensedrine, militante della Ligue tunisienne des droits humains negli anni ottanta e fondatrice nel 1998 del Conseil National pour les libertés (subito nel mirino dall’ex dittatore), ha lanciato nel 2000 il giornale indipendente Kalima. La pubblicazione non ha mai ottenuto l’autorizzazione delle autorità e Sihem è finita in carcere pochi mesi dopo con l’accusa di “turbamento all’ordine pubblico”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel 2004 Kalima rinasce come giornale on-line e poi, nel 2008, si trasforma in una radio web, ma in entrambi i casi viene censurata dal governo di Cartagine. Dopo il 14 gennaio &lt;strong&gt;Radio Kalima&lt;/strong&gt;, divenuta un punto di riferimento per l’informazione alternativa nel paese, ha presentato domanda alle autorità provvisorie per ottenere l’assegnazione di una frequenza fm. L’emittente tuttavia aspetta ancora il passaggio in antenna…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-rflgkRMg2R0/TqrL-aPvUPI/AAAAAAAAApo/TJfxGkXaA6U/s1600/IMG_0092.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="255" ida="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-rflgkRMg2R0/TqrL-aPvUPI/AAAAAAAAApo/TJfxGkXaA6U/s400/IMG_0092.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;A dieci mesi dalla caduta del regime Ben Ali, Radio Kalima non ha ancora una sua frequenza. Perché?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo la fuga di Ben Ali, Radio Kalima come le altre radio web si è trovata di fronte ad una scelta. Emettere subito sfruttando abusivamente le frequenze, come una radio pirata, oppure attendere la procedura stabilita dal governo provvisorio e dalla Haute instance pour la réalisation des objectifs de la révolution. Noi abbiamo optato per la seconda opzione, fiduciosi nella nei cambiamenti apportati dalla nuova era e desiderosi di testare la buona fede dei responsabili in carica nel periodo di transizione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo mesi di richieste ufficiali, dopo le proteste e i dieci giorni di sciopero della fame del nostro direttore a fine giugno, finalmente la Haute instance si è degnata di rispondere. Ci ha concesso un accordo di principio per cominciare ad emettere, ma solo nella regione di Tunisi, mentre noi avevamo chiesto l’intero territorio nazionale. I corrispondenti regionali e la capillarità delle informazioni che ci arrivano sono tra i punti di forza di Radio Kalima.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Quindi avete finalmente ottenuto l’autorizzazione?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;No, è un accordo di principio che dovrà essere confermato dopo l’approvazione del nostro dossier, un dossier che le altre radio già esistenti prima del 14 gennaio e molto vicine al vecchio regime, come Shams e Zitouna, non hanno avuto bisogno di consegnare. Certo, avremo il nostro riconoscimento e la nostra autorizzazione, ma per il momento è sembrato fondamentale escludere Radio Kalima dalla copertura della campagna elettorale e delle elezioni. La nostra indipendenza e il nostro controllo sull’operato del governo provvisorio e sulle attività dei partiti in competizione avrebbe dato forse troppo fastidio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Cosa è cambiato, in termini di libertà di espressione, nei dieci mesi seguiti alla fine della dittatura?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La rivoluzione ha esercitato una pressione molto forte sui media tradizionali, che altro non erano se non strumenti di propaganda del regime. Li ha obbligati ad aprire piccole finestre di libertà e a prestare maggior attenzione alla società e alle sue necessità. Un avanzamento innegabile. Ma nella maggior parte dei casi, il controllo di questi media è rimasto in mano alla vecchia guardia di Ben Ali. Sono le stesse persone che c’erano prima del 14 gennaio a dirigerli, gli stessi volti conosciuti per la loro connivenza con le alte sfere di potere e per le buone relazioni intrattenute con la polizia politica. In altre parole, i cacicchi del vecchio regime sono ancora al loro posto e agiscono, seppur invisibili, con estrema efficacia come dimostra l’affaire Kalima. Al momento dunque, la stampa, le radio pubbliche e private e le televisioni sono ben lontane dall’essere indipendenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;La sua è un’analisi lucida e allo stesso tempo amara. Con simili premesse, quali prospettive si attende?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le prospettive, dal mio punto di vista, sono comunque incoraggianti. I media alternativi e le nuove forme di giornalismo cittadino, come le radio e le televisioni web, i blog e gruppi facebook, esercitano una forte vigilanza sull’operato dei media tradizionali, li spingono ad informare e a lavorare in modo più professionale ed oggettivo. La doppia pressione della piazza e dei mezzi di informazione alternativi sta cercando di tenere testa, per il momento, ad un sistema ancora troppo legato al passato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Molto dipenderà anche dalle prossime elezioni per l’assemblea costituente. Resto fiduciosa che un’assemblea legalmente eletta e legittima, e di conseguenza un nuovo governo che risponda alla volontà dei cittadini, possa essere in grado di attuare riforme sostanziali, di imporre un vero cambiamento facendosi carico delle richieste avanzate dalla popolazione. Prima fra tutte la riforma del codice della stampa e del settore audiovisivo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Riguardo al codice della stampa, non è già stato presentato un progetto di legge dalla Haute instance? Qual è il suo parere in proposito?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il testo non è stato reso pubblico. La Haute instance ed il governo provvisorio non hanno agito in maniera trasparente, sottraendolo al dibattito. Sono riuscita a leggere il progetto e il mio parere è totalmente negativo. Tra i suoi articoli, per esempio, c’è ancora il reato di “turbamento all’ordine pubblico”, una misura con cui Ben Ali aveva messo a tacere ogni critica o dissenso e con cui il governo provvisorio ha mandato in galera il poliziotto Samir Feryani, la cui unica colpa è di aver denunciato la distruzione degli archivi del Ministero dell’Interno tacitamente approvata dalle nuove autorità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non sono queste le leggi su cui potrà reggersi una Tunisia democratica e rispettosa dei diritti e delle libertà. In effetti non ci sarebbe nemmeno bisogno di un codice della stampa, dal momento che la diffamazione, l’incitamento all’odio razziale e alla violenza sono reati già puniti dal codice penale. Il codice, in queste circostanze, rischia di diventare un semplice strumento repressivo, come successo in passato e come accade ancora oggi negli altri paesi maghrebini.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche la legge sulla regolamentazione dell’audiovisivo, approvata tre giorni fa, è pessima. Riconosce pieni poteri al presidente dell’autorità preposta, che si trasforma così da strumento di regolamentazione in organismo arbitrario di controllo e sanzione. Chi verrà nominato a capo dell’autorità avrà diritto di vita e di morte sulle radio e sulle televisioni. Per noi è un grave affronto quello che il governo Essebsi ha fatto in queste ultime settimane al popolo tunisino, adottando dubbi provvedimenti in fretta e furia prima di rimettere il suo mandato nelle mani dell’assemblea.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;La proiezione del film Persepolis, pochi giorni fa, ha suscitato reazioni veementi tanto nella stampa quanto nelle strade del paese. Un altro segnale della fragilità in cui versa la libertà di espressione o c’è un’altra lettura possibile?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Difendere la libertà di espressione e, a sua volta, il diritto di critica pacifico e civile è un mio principio inamovibile. Tuttavia l’episodio di Persepolis nasconde ben altro alle sue spalle. Dietro, c’è la volontà di perpetuare un sistema a cui è stata tagliata la testa, ma di cui resta ancora il corpo con braccia, mani e artigli solleciti. Per giustificare quella che potrebbe essere una vera e propria restaurazione, i mezzi sono sempre gli stessi. Rinnovare lo spettro dell’islamismo, esasperare una falsa contrapposizione tra laici e fondamentalisti, che in realtà non esiste nella società, e portarla allo scontro. Ennahda è una forza legittima, riflette la visione di una parte della popolazione e sarà chiamata a contribuire al lavoro della costituente. Chi pensa di poterla cancellare o escludere con manovre torbide vuole un colpo di Stato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La vera battaglia per la Tunisia del futuro non è contro l’islamismo o Ghannouchi, ma per l’indipendenza dei media. Solo un’informazione corretta, lontana dalle strumentalizzazioni e dagli interessi di parte, potrà scacciare il pericolo delle derive autoritarie di triste memoria.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(Articolo pubblicato in &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/"&gt;Osservatorio Iraq Medioriente e Nordafrica&lt;/a&gt; il 22 ottobre 2011)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-34108585927836813?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/34108585927836813/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=34108585927836813&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/34108585927836813'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/34108585927836813'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/10/tunisia-il-vero-pericolo-non-sono-gli.html' title='Tunisia: “il vero pericolo non sono gli islamisti, ma il vecchio sistema che cerca di riprodursi”'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-rflgkRMg2R0/TqrL-aPvUPI/AAAAAAAAApo/TJfxGkXaA6U/s72-c/IMG_0092.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-6525511007486062581</id><published>2011-10-28T14:10:00.003+01:00</published><updated>2011-11-07T13:16:15.353Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Voci dalla Tunisia'/><title type='text'>Moncef Marzouki, ora una Tunisia moderna e rispettosa dell’identità islamica</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Continua l’attesa per i risultati definitivi dell’elezione costituente. Intanto si conferma la larga affermazione del partito islamico Ennahda, che ha conquistato 68 dei 169 seggi all’assemblea assegnati fino a questo momento (su un totale di 217). Tuttavia, una delle maggiori sorprese riservate dalle urne tunisine è il successo ottenuto dal Congrès pour la republique (CPR) di Moncef Marzouki (secondo partito con 23 seggi provvisori).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-50G9cOthSW0/TqqpRpzDI9I/AAAAAAAAApg/61tpsx0tTP4/s1600/marzouki%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="192" ida="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-50G9cOthSW0/TqqpRpzDI9I/AAAAAAAAApg/61tpsx0tTP4/s400/marzouki%255B1%255D.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Marzouki, presidente della Ligue tunisienne des droits humains dal 1989 al 1992 (anno della dissoluzione temporanea imposta da Ben Ali), ha fondato il CPR nel 2001. Il partito, non riconosciuto dalle autorità, ha accolto tra le sue fila storici oppositori alle dittature di Bourghiba e di Ben Ali di diverso orientamento politico e numerosi attivisti per i diritti umani. Presidente del Congrès pour la republique, Moncef Marzouki è rimasto in esilio fino al 14 gennaio 2011.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il Congrès pour la republique ha ottenuto, almeno secondo i dati parziali, un risultato eccellente e credo inaspettato. Quali sono le ragioni di questa affermazione, secondo il suo presidente?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il popolo tunisino ci ha dato fiducia essenzialmente per due motivi. Il primo è la nostra partecipazione attiva alla rivoluzione. I nostri militanti, che hanno sempre pagato caro l’opposizione al regime di Ben Ali, sono stati tra i primi ad essere arrestati ad inizio gennaio, quando la rivolta scoppiata nelle regioni dell’interno è arrivata a Tunisi. Gli elettori hanno riconosciuto i sacrifici fatti e la persecuzione subita dagli attivisti del Congrès, e da quelli di Ennahda. In effetti eravamo le due maggiori fonti di resistenza alla dittatura.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il secondo motivo è la nostra integrità. Non abbiamo fatto promesse che non saremmo stati in grado di mantenere, ci siamo astenuti dal partecipare al gioco sporco della guerra ideologica e abbiamo sempre sostenuto, già da prima della rivoluzione, la necessità di una conciliazione tra le forze dissidenti. Inoltre, siamo rimasti fuori dalle controversie sulla pubblicità e sull’utilizzo di fondi di dubbia origine durante il periodo di campagna elettorale&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;A suo avviso perché il PCOT (Parti communiste ouvrier tunisien), vittima della dura repressione del regime come il Congrès e Ennahda, non ha visto riconosciuti i suoi sacrifici (fino ad ora ha conquistato un solo seggio in assemblea, nda)?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il grave handicap del PCOT è l’attaccamento ad una rigida ideologia marxista, che non suscita più entusiasmo nella popolazione. Il suo attivismo contro la dittatura è stato sincero e prezioso, ma il partito è rimasto chiuso in una dimensione elitista e le sue posizioni sono condivise da una piccola frangia di studenti universitari e di sindacalisti dissidenti all’interno dell’UGTT.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;E’ rimasto colpito dal largo successo ottenuto da Ennahda, soprattutto in termini di voti? Come si spiega un simile risultato?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La vittoria di Ennahda era prevedibile, anche in termini di preferenze ottenute. E’ riuscita a presentarsi come una garanzia nella difesa dell’islam, ed ha ottenuto il sostegno del popolo, stanco dei continui attacchi alla religione. Il finanziamento illimitato della campagna elettorale e il ruolo delle moschee come centri di propaganda è secondario, la sua posizione di forza era già acquisita. In più, i tunisini hanno voluto riabilitare un movimento stroncato dal vecchio regime, che in venti anni ha accumulato migliaia di condanne e quasi un centinaio di martiri morti in prigione o sotto tortura.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il suo partito è disposto a formare un’alleanza di governo con la formazione islamista?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Certamente, non abbiamo mai nascosto questa eventualità. Ora è il momento di dar vita ad governo di coalizione nazionale che riesca ad inglobare il maggior numero delle forze politiche presenti in assemblea costituente, prima fra tutte Ennahda che dispone della più ampia legittimità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Congrès è formato da attivisti credenti e non, oltre che da musulmani praticanti. Vi convivono assieme vecchi militanti nasseristi, nuovi nazionalisti e socialisti. Il nostro non è un partito ideologico, ma un partito politico, che si pone l’obiettivo di fondare le basi di uno Stato democratico e pluralista, in grado di voltare le spalle a cinquant’anni di dittatura e di chiudere i conti con il passato nella più vasta concertazione possibile. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;In molti le rimproverano una mancanza di chiarezza nelle sue posizioni in difesa della laicità e dei diritti fondamentali che essa presuppone. Cosa risponde?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lo scontro tra laici e islamisti è una polemica sterile che non rientra tra le priorità del Congrès e del popolo tunisino, come confermano i risultati delle urne. Quei partiti che hanno fatto della difesa intransigente della laicità l’unico cavallo di battaglia sono stati sanzionati dagli elettori. Tanto più che la retorica esclusivamente anti-islamista profusa dal PDP o dal PDM (Pole démocratique moderniste) ricorda i modi e il linguaggio utilizzato da Ben Ali dopo il 1989. E’ in nome della battaglia contro l’oscurantismo e della guerra preventiva al fondamentalismo che si è giustificata nella storia del paese l’instaurazione di uno Stato di polizia e la successione delle campagne repressive.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per quanto ci riguarda, abbiamo sempre difeso i diritti dell’uomo e continueremo a farlo, in particolar modo l’uguaglianza uomo-donna e le libertà individuali, che io considero delle linee rosse invalicabili. Ma allo stesso tempo, vogliamo essere portatori di una modernità capace di mediare con le forze islamiche e conservatrici del paese. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Sareste disposti ad accettare che il nuovo testo costituzionale riconosca l’islam come religione di Stato?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sì, poiché l’islam è la religione del popolo tunisino. Chiederemo, a questo proposito, che l’articolo 1 della costituzione venga confermato nella sua formulazione attuale: “la Tunisia è uno Stato libero, indipendente e sovrano; la sua religione è l’islam, la sua lingua l’arabo e la repubblica è la sua forma di governo”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Non teme la prevaricazione dell’ala radicale di Ennahda, i cui esponenti non fanno troppo mistero sulle intenzioni di voler applicare la shari‘a alla nuova legislazione?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ennahda ha preso un impegno con gli elettori e con le altre forze politiche. Nel suo programma non è menzionata l’applicazione della legge coranica e non vedo con quale diritto dovrei mettere in discussione la sincerità di Rachid Ghannouchi. Tanto più che la shari‘a, se vogliamo, è già una delle fonti del diritto tunisino, che sanziona l’usura, il gioco d’azzardo o l’adulterio, sia dell’uomo che della donna.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Detto questo, il Congrès rimane attaccato alla identità arabo-musulmana del paese, ma non permetterà che questo richiamo identitario divenga motivo di chiusura o di esclusione. Non saremo mai disposti ad accettare che l’islam si trasformi nel paravento di una nuova dittatura di tipo religioso. Se le linee rosse verranno travalicate, abbandoneremo il governo e passeremo all’opposizione. Come dicevo poco fa, ci siamo battuti per tutta la vita in difesa dei diritti e delle libertà di cui siamo stati ferocemente privati, non è certo il momento di cedere su questo punto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;La nuova struttura istituzionale e la ripartizione dei poteri sono tra i temi più dibattuti in questi primi giorni post-elettorali. Qual è in proposito la posizione del suo partito?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per il Congrès la separazione dei poteri dovrà essere accompagnata da una struttura semi-presidenziale. Il Presidente della repubblica, eletto direttamente dai cittadini e in carica per quattro anni (con la possibilità di un solo rinnovo del mandato), avrà facoltà esecutive in condivisione con il consiglio dei ministri, emanazione della maggioranza parlamentare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’assemblea legislativa, che potrà essere sciolta dall’esecutivo, avrà un potere di sanzione nei confronti del capo della Stato. E’ un sistema che offre la garanzia di un controllo reciproco e costante tra le istituzioni. Su questo punto bisognerà trovare un accordo con Ennahda, che avendo la maggioranza dei voti – da confermare alle prossime legislative – opta per un parlamentarismo puro con cui potrebbe assicurarsi il monopolio delle istituzioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Sul piano economico il Congrès pour la republique sembra discostarsi dal canone liberista adottato dalle principali forze politiche che siederanno all’assemblea, da Ennahda al PDP, passando per la Petition populaire del proprietario televisivo Hachemi El Hamdi. A quale modello farete richiamo?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al modello socialdemocratico, dove allo Stato è riconosciuta una funzione regolatrice, con facoltà di intervenire nel sistema economico per correggere le disuguaglianze flagranti in seno alla popolazione. Per esempio, incentivando gli investimenti nelle regioni marginalizzate dell’interno piuttosto che in aree già sviluppate come la costa del Sahel. Oppure facendo fronte all’aumento del costo della vita. In questi casi, non è certo la deregolamentazione dei mercati che ci offrirà una soluzione immediata e lo stato dovrà assicurare la sovvenzione dei prodotti di prima necessità e mantenere il monopolio di alcuni servizi strategici, come l’elettricità e i trasporti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma il nostro partito non è contro l’iniziativa privata e gli imprenditori. Siamo consapevoli che il loro sforzo sarà determinante per risollevare le sorti di un’economia che nell’ultimo decennio ha perduto la sua forza propulsiva ed ha divorato la classe media del paese. Quello che chiediamo è il rispetto dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Nei giorni scorsi lei ha fatto visita ai feriti della rivoluzione in sciopero della fame ed ha accolto, a titolo personale, le loro rivendicazioni: cure immediate a carico dello Stato e la condanna dei responsabili delle violenze sotto il passato regime. Il suo partito si farà carico delle richieste dalla popolazione, che vuole l’applicazione immediata di una giustizia transitoria?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La condanna dei responsabili delle violazioni sotto il passato regime è un’esigenza primaria del Congrès, come della gran parte della popolazione. Il problema si pone nel dover chiedere i conti a migliaia di persone, dal momento che la corruzione e la repressione non sono fenomeni imputabili a poche famiglie o a pochi individui. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il primo passo sarà la riforma della giustizia, la base che è mancata fino ad ora per poter avviare questo tipo di provvedimenti. La complicità di una magistratura agli ordini, infatti, era uno dei pilastri su cui si è fondata la dittatura di Ben Ali. Ma oltre alla punizione dei responsabili dei reati più gravi, vogliamo che il popolo venga a conoscenza di tutta la verità sulle violenze, sugli abusi e sui metodi di corruzione. La costruzione di una memoria collettiva sarà uno strumento necessario al consolidamento democratico e un provvedimento utile ad allontanare l’eventualità di un ritorno a certe pratiche.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Secondo alcune indiscrezioni, Moncef Marzouki sarebbe uno dei probabili candidati alla carica di primo ministro. Conferma la notizia?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;No, non posso confermare. Anzi, Ennahda ha appena avanzato la proposta di conservare Béji Caid Essebsi alla guida del consiglio dei ministri, eventualità che da sola escluderebbe la partecipazione del Congrès alla maggioranza di governo. Il popolo ha votato per il cambiamento non per la conservazione dello statu quo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(articolo pubblicato in &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/"&gt;Osservatorio Iraq Medioriente e Nordafrica&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-6525511007486062581?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/6525511007486062581/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=6525511007486062581&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/6525511007486062581'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/6525511007486062581'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/10/moncef-marzouki-ora-una-tunisia-moderna.html' title='Moncef Marzouki, ora una Tunisia moderna e rispettosa dell’identità islamica'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-50G9cOthSW0/TqqpRpzDI9I/AAAAAAAAApg/61tpsx0tTP4/s72-c/marzouki%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-5039349462993792146</id><published>2011-10-24T13:01:00.001+01:00</published><updated>2011-11-07T13:17:29.475Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Reportages'/><title type='text'>Tunisia: la speranza del voto e le ferite del passato</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tunisi, le dieci del mattino di un giorno storico. Il giorno delle prime elezioni libere dopo cinquantaquattro anni di dittatura e di plebisciti dall’esito scontato. Nella avenue Habib Bourghiba il via vai è frenetico. Alcune auto espongono la bandiera del paese e suonano il clacson per celebrare quella che si annuncia come una giornata di festa nazionale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per la maggior parte dei tunisini, infatti, il 23 ottobre 2011 rappresenta la seconda vittoria, dopo il 14 gennaio, di un popolo pronto a difendere con coraggio e determinazione le prerogative della rivoluzione. Una rivoluzione che attendere di raccogliere i suoi frutti dopo la designazione dei 217 membri dell’assemblea costituente, a cui competono oltre cento partiti politici e circa settecento liste indipendenti. Spetterà all’assemblea, legittima espressione della volontà popolare, nominare il nuovo governo, gettare le fondamenta della Tunisia democratica e scardinare gli ingranaggi di un regime autoritario, che i vari governi provvisori hanno preferito (o forse dovuto?) ignorare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-_w9pbwE3j6o/TqVR_aVit1I/AAAAAAAAApA/HkZ5685Mc3U/s1600/IMG_0115.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" rda="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-_w9pbwE3j6o/TqVR_aVit1I/AAAAAAAAApA/HkZ5685Mc3U/s400/IMG_0115.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Superata l’imponente porte de France, i vicoli della medina sono insolitamente silenziosi e deserti. Chiusi i negozi del suq, i muri bianchi e azzurri del centro storico restituiscono agli occhi del passante i manifesti elettorali e le foto dei candidati, rimasti nascosti dalle merci ammassate in ogni angolo durante la settimana lavorativa. Le botteghe non apriranno fino al tardo pomeriggio, quando le code ai seggi saranno smaltite e gli abitanti della città vecchia torneranno alle proprie attività, in attesa dei primi risultati resi noti, forse, durante la notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Appena fuori dal dedalo di piazze e cunicoli, nel quartiere popolare di Bab Souika, centinaia di persone affollano l’ingresso della scuola elementare, sorvegliata dagli agenti di polizia e dai militari. L’atmosfera è serena e la lunga attesa non sembra spazientire gli elettori. Chi ha già depositato la propria scheda all’interno dell’urna, mostra fiero l’indice sporco di inchiostro. Selma e Latifa confessano senza timori il loro voto per Ennahda: “è gente rispettabile, hanno subito per anni la repressione del regime e ancora adesso c’è chi cerca di attaccarli e di metterli in cattiva luce. Li accusano di essere dei fondamentalisti che vogliono togliere i diritti alle donne, ma la capolista della nostra circoscrizione è una ragazza che non porta il velo. Meritano almeno una possibilità”. Anche Regbia avrebbe sostenuto il partito di Rachid Ghannouchi, ma non è riuscita a rinnovare in tempo i documenti. Per questo nasconde la mano, quasi con vergogna, dentro la manica della camicia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-UrszIB40YzU/TqVSSP42LpI/AAAAAAAAApI/eDytICcaphY/s1600/DSC_0678.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="267" rda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-UrszIB40YzU/TqVSSP42LpI/AAAAAAAAApI/eDytICcaphY/s400/DSC_0678.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;(Foto Ivan Bianchini)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Moundir è il proprietario di un piccolo bar a pochi passi da rue Halfaouine, dove troneggia la moschea Sidi Marhez, con le sue nove cupole candide e lucenti. Un autentico capolavoro di architettura ottomana, lasciato in eredità dal Bey dopo cinque secoli di dominio sulla città. Per esprimere la sua preferenza Moundir è arrivato al lavoro con quattro ore di ritardo. Mentre solleva la saracinesca del café al-Shour, contribuisce volentieri al modesto sondaggio: “ho votato il partito del dottor Moncef Marzuki, il Congrès pour la république (formazione di opposizione non riconosciuta sotto Ben Ali, nda), anche se nel quartiere la maggioranza è per gli islamisti. Quello che conta, comunque, è sconfiggere i vecchi rcdeisti che cercano di presentarsi sotto una nuova veste democratica (il riferimento è all’alleanza – di quarantasette partiti – conosciuta come al-Taalef al-Jumhuri e alla formazione al-Mubadara, fondata dal ministro degli Affari Esteri di Ben Ali in carica fino al 14 gennaio 2011, nda)”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per Moundir l’essenziale è impedire al vecchio sistema di rigenerarsi, un’eventualità che ha minacciato la rivoluzione durante i lunghi mesi di governo provvisorio. Senza la continua pressione popolare, senza le manifestazioni in place de la Kasbah sotto gli uffici del Primo ministro, questo fatidico 23 ottobre probabilmente non sarebbe mai arrivato. “Le elezioni della costituente rappresentano un traguardo importante, ma dobbiamo restare vigili sull’operato della nuova assemblea e sulla condotta delle forze restauratrici che ancora siedono al Ministero dell’Interno. Abbiamo fatto la Kasbah 1 e la Kasbah 2 per far cadere il governo di Mohamed Ghannouchi e per ottenere la dissoluzione dell’RCD (il partito dell’ex presidente, nda). Siamo tornati a manifestare contro il governo Essebsi e siamo pronti a farlo di nuovo se la costituente non dovesse affrontare le priorità dei cittadini che restano in attesa di un vero cambiamento”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/--2Xh3PIWhms/TqVSoxoFlXI/AAAAAAAAApQ/fZRciqKz6bE/s1600/DSC_0659.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="267" rda="true" src="http://3.bp.blogspot.com/--2Xh3PIWhms/TqVSoxoFlXI/AAAAAAAAApQ/fZRciqKz6bE/s400/DSC_0659.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;(Foto Ivan Bianchini)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I ritardi nella ristrutturazione di un sistema che conserva ancora troppi residui del passato regime, tanto sul piano della gestione politica che su quello dell’ingerenza economica e mediatica, sembra essere la causa principale delle defezioni registrate in una giornata segnata dall’entusiasmo e dalla partecipazione. Soraya, giovane avvocato iscritta all’ordine della capitale, ha scelto di disertare le urne. Per lei, i dieci mesi seguiti al sollevamento non hanno rappresentato una reale rottura con le pratiche del passato. Arrestata mentre era in strada il 14 gennaio, è stata trattenuta e picchiata durante tutta la notte nei locali del Ministero dell’Interno. Soraya ha fatto causa agli agenti e ai funzionari implicati nei maltrattamenti, ma il tribunale non ha ancora fissato l’udienza e nessuno tra i suoi aguzzini è stato sollevato dall’incarico. “Non posso avere fiducia in un sistema che si rifiuta di condannare gli autori delle violazioni commesse prima e dopo la partenza di Ben Ali. In una rivoluzione questo dovrebbe essere il primo passo da compiere. Invece i macellai come il colonnello Moncef Lahjimi, responsabile della feroce repressione a Gafsa nel 2008 e della carneficina di Kasserine e Thala ad inizio gennaio, sono rimasti saldamente al loro posto”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come Soraya, anche i feriti della rivoluzione hanno deciso di boicottare le elezioni. Questo è il loro quinto giorno di sciopero della fame per protestare contro la negligenza riservata dal governo provvisorio agli eroi della caduta del regime. “Abbiamo bisogno di assistenza medica continua e competente, ma le istituzioni fino ad ora non hanno mosso un dito. Del resto non si sono nemmeno preoccupate di stilare una lista ufficiale dei contusi”, riferisce il diciannovenne Whel Karrafi, raggiunto da una pallottola – che l’ha privato del piede destro – il 9 gennaio durante la repressione a Kasserine. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-6J_fQlYi5Dg/TqVS98Sf-mI/AAAAAAAAApY/7eFydQpDxRo/s1600/DSC_0533.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="267" rda="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-6J_fQlYi5Dg/TqVS98Sf-mI/AAAAAAAAApY/7eFydQpDxRo/s400/DSC_0533.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;(Foto Ivan Bianchini)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo le stime raccolte dal gruppo di blogger Nawaat, i cui membri hanno appoggiato l’iniziativa e si sono uniti allo sciopero, sarebbero circa milleduecento le persone ferite tra il 17 dicembre (giorno dell’immolazione di Mohammed Bouazizi) e il 14 gennaio. Per alcuni le condizioni sono gravi e in questi mesi di attesa si sono già registrati diversi decessi. Dopo una serie di promesse mai mantenute, l’ultima quella del Primo ministro Essebsi il 21 settembre, i feriti hanno intensificato le contestazioni, i sit-in di fronte all’ospedale militare e ai gabinetti ministeriali, ed hanno fondato il collettivo Nsitni (“mi hai dimenticato” in dialetto tunisino) di cui fanno parte alcune associazioni, singoli attivisti e personale sanitario che si adopera volontariamente per le cure più immediate.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Lo Stato deve provvedere al ricovero urgente e alle terapie, oltre a farsi carico di tutte le spese. Il decreto deve essere approvato subito, prima che l’esecutivo ad interim rimetta l’incarico nelle mani dell’assemblea, altrimenti passerà altro tempo e perderemo altre vite umane. In più deve garantire l’attribuzione di una pensione vitalizia. L’indennizzo di tremila dirhams (circa millecinquecento euro) che gli è stato assegnato nei mesi scorsi è ridicolo e mi auguro che rimanga una misura provvisoria”, afferma il blogger Houssem Haylaoui nel presentare le rivendicazioni del collettivo, riunito a Tunisi in un piccolo appartamento di rue de Kasbah. “Sono i nostri martiri – conclude il cyber dissidente – e invece di glorificarli li abbandoniamo alle loro sofferenze. E’ grazie al loro coraggio che oggi quattro milioni di tunisini parteciperanno ad elezioni democratiche. Elezioni che moralmente abbiamo già perso. L’oblio e l’indifferenza del governo, dei partiti e dei media nazionali, mi impedisce di celebrare una giornata che ritengo comunque fondamentale, un evento per cui ho lottato tutta la mia vita”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(Articolo pubblicato in &lt;a href="http://osservatorioiraq.it/"&gt;OsservatorioIraq.it&lt;/a&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-5039349462993792146?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/5039349462993792146/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=5039349462993792146&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/5039349462993792146'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/5039349462993792146'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/10/tunisia-la-speranza-del-voto-e-le.html' title='Tunisia: la speranza del voto e le ferite del passato'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-_w9pbwE3j6o/TqVR_aVit1I/AAAAAAAAApA/HkZ5685Mc3U/s72-c/IMG_0115.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-3451436047457684559</id><published>2011-10-13T20:22:00.001+01:00</published><updated>2011-11-07T13:18:18.180Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>La protesta degli imam</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Dopo un fine settimana segnato dalle manifestazioni del Movimento 20 febbraio e dall’assalto dei sostenitori del sovrano alla redazione del quotidiano Akhbar al-Youm, accusato di offrire troppo spazio agli oppositori, lunedì scorso sono stati gli imam a scendere in strada per esprimere il loro dissenso nei confronti delle autorità di Rabat.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-FlVNU6cGUuw/Tpc5_S9dztI/AAAAAAAAAo4/ZR1mVXNqVSQ/s1600/preghiera+imam+rabat+10+ottobre.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" oda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-FlVNU6cGUuw/Tpc5_S9dztI/AAAAAAAAAo4/ZR1mVXNqVSQ/s400/preghiera+imam+rabat+10+ottobre.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Gli imam delle moschee reclamano libertà, dignità e il pieno godimento dei propri diritti”, è questo lo slogan della manifestazione a cui lunedì scorso hanno preso parte circa un centinaio di imam, arrivati nel centro della capitale da tutte le regioni del paese. Hanno sfilato pacificamente lungo boulevard Mohammed V, di fronte al Parlamento, e si sono raccolti in preghiera nei giardini del viale a pochi passi dalla stazione centrale, prima di venire dispersi dalle cariche della polizia. Ma la loro protesta, pur di dimensioni ridotte, non è passata inosservata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I predicatori in jellaba bianca hanno puntato il dito contro il rigido controllo che lo Stato ha imposto negli ultimi anni all’esercizio delle loro funzioni. Un evento emblematico per il regno alawita, dove le mobilitazioni promosse con costanza e regolarità dal Movimento 20 febbraio sembrano aver abbattuto il muro della paura eretto dal regime nei decenni seguiti all’indipendenza (1956). Già nel giugno scorso gli imam avevano manifestato nelle strade di Rabat, ben più numerosi, per chiedere un aumento dei salari (pagati dal Ministero degli Habous e degli Affari islamici) e una maggior efficienza nel combattere il degrado dei luoghi di culto (sono circa 40 mila quelli ufficiali).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nonostante le intimidazioni subite in quell’occasione e le dichiarazioni rilasciate recentemente dal ministro Ahmed Taoufiq (circa 54 milioni di euro saranno a breve destinati “al miglioramento delle condizioni degli imam e delle moschee”), i predicatori marocchini sono tornati a protestare e questa volta le rivendicazioni hanno assunto un carattere prettamente politico. Hamid, da oltre quindici anni alla “guida” di una piccola moschea di Salé, spiega: “chiediamo libertà di parola, vogliamo veder riconosciuti i nostri diritti, come quello di poter scrivere i sermoni che leggiamo il venerdì durante la preghiera comune”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le parole di Hamid si infrangono nel cuore del sistema autoritario su cui continua a reggersi il regime. Nel regno alawita, infatti, lo statuto degli imam è regolato dal Ministero degli Habous, uno dei cinque ministeri “di sovranità” (assieme a Interno, Affari esteri, Difesa e Giustizia) da sempre sotto il controllo diretto del monarca. E’ Mohammed VI, &lt;em&gt;Amir al-mouminine&lt;/em&gt; (Capo dei credenti), ad “esercitare in maniera esclusiva tutte le prerogative di ordine religioso” (art. 41 della Costituzione), a scegliersi il suo intermediario di fiducia, nel caso specifico il ministro Taoufiq nominato nel 2002. Il suo predecessore Alaoui M’deghri, uno degli uomini forti a disposizione del defunto Hassan II, era rimasto in carica per quasi vent’anni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo gli attentati del 2003 a Casablanca, le autorità hanno fatto leva sulla minaccia islamista e sul pericolo rappresentato dai predicatori radicali per mettere gli imam sotto stretta sorveglianza. Dalla nomina, all’assegnazione del luogo di culto, alla gestione delle donazioni, tutto passa attraverso il ministero e la supervisione reale, a cui è affidata perfino la redazione dei sermoni che vengono letti durante la grande preghiera e a cui gli imam devono rigorosamente attenersi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Private di ogni autonomia, le guide religiose sono state trasformate in semplici funzionari a comando, pronti ad alimentare la macchina della propaganda ufficiale. Un esempio lucido e recente è quanto successo durante le settimane di campagna elettorale che hanno preceduto il referendum del 1° luglio scorso, quando il regime ha fatto leva sugli imam (e sulle confraternite sufi) per assicurare una larga approvazione alla nuova costituzione voluta da Mohammed VI. In quell’occasione, di fronte al persistere delle contestazioni di piazza, i predicatori si sono visti recapitare un testo da leggere alle centinaia di fedeli riuniti per la salat al-zuhr del venerdì. “Votare sì alla costituzione è un dovere religioso e nazionale”, ribadiva a chiare lettere il comunicato del ministero. Per chi si è rifiutato è scattato il licenziamento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La protesta degli imam è il sintomo che alcuni ingranaggi del sistema di potere messo in atto dalla monarchia alawita stanno lentamente cedendo. Di certo, un simile evento sarebbe stato impensabile prima del 20 febbraio e dell’inizio delle mobilitazioni indette dai giovani dissidenti. Le iniziative del movimento, che hanno sfatato vecchi tabù mettendo apertamente in discussione la parola del sovrano, sembrano aver ridato coscienza ai marocchini di cosa significhi essere cittadini e non più sudditi. Cittadini disposti a reclamare tutto ciò a cui fino ad ora avevano rinunciato in silenzio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Articolo pubblicato in &lt;a href="http://www.osservatorioiraq.it/"&gt;Osservatorio Iraq Medioriente e Nord Africa&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-3451436047457684559?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/3451436047457684559/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=3451436047457684559&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/3451436047457684559'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/3451436047457684559'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/10/la-protesta-degli-imam.html' title='La protesta degli imam'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-FlVNU6cGUuw/Tpc5_S9dztI/AAAAAAAAAo4/ZR1mVXNqVSQ/s72-c/preghiera+imam+rabat+10+ottobre.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-8460834898332466490</id><published>2011-08-23T20:41:00.003+01:00</published><updated>2011-11-07T13:19:16.906Z</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Younes Zarli, storia di un’ingiustizia</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Seduta&amp;nbsp;su una panchina di via Garibaldi, in un afoso pomeriggio bergamasco, Jessica racconta la sua storia con pazienza e precisione. I pochi passanti, decisi a sfidare il sole d’agosto nelle strade del centro lombardo, non nascondono la loro curiosità di fronte all’&lt;em&gt;hijab&lt;/em&gt; azzurro che ricopre i capelli della ventitreenne. Convertita all’islam nel 2005, Jessica Zanchi ha fatto il suo ingresso nella &lt;em&gt;Umma&lt;/em&gt; musulmana con il nome di Maryam. “Fin da piccola ero attratta da questa religione e dalle sue pratiche. Quando avevo sette anni era venuta a vivere vicino a me, ad Alzano Lombardo, una famiglia maghrebina. Io passavo tanto tempo in casa loro, ero affascinata dall’ospitalità, dai rituali e dalla passione con cui vivevano la loro fede. La mia conversione è avvenuta dopo che ho conosciuto Younes, ma di certo non è stato lui ad obbligarmi. Era una mia convinzione già prima di incontrarlo. Del resto non mi ha mai costretta a portare il velo e non ha voluto nemmeno insegnarmi a fare la preghiera. Ho dovuto imparare da sola”.&lt;/div&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-p06W7pmLeiA/TlQBgGsg1BI/AAAAAAAAAow/DyfTQQvn0vQ/s1600/younessdefinitivo%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="194" qaa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-p06W7pmLeiA/TlQBgGsg1BI/AAAAAAAAAow/DyfTQQvn0vQ/s200/younessdefinitivo%255B1%255D.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Younes Zarli&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quella di Jessica è anche la storia di Younes Zarli, trentenne marocchino con cui è sposata dal 2007, e del loro figlio Adam. E’ la storia di un’ingiustizia, che da sei anni priva la coppia di una vita normale, a cui invece avrebbe diritto. Un’ingiustizia di cui le autorità italiane sono responsabili almeno quanto i pari grado di Rabat.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Terrorista” con il visto&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Younes entra in Italia nel 1997, con regolare permesso di soggiorno. Quando arriva assieme ai suoi fratelli è ancora minorenne. Con la Boxe Bergamo diventa campione italiano di kickboxing e vice-campione mondiale della stessa specialità. Una sera del 2003, il ragazzo originario di Casablanca e Jessica si conoscono in discoteca. Dopo due anni di fidanzamento, il 3 dicembre 2005, Younes viene prelevato dalla Digos. Per lui è già pronto il decreto di espulsione (legge Pisanu), firmato dal ministro dell’Interno, per motivi di sicurezza nazionale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Un consolidato circuito relazionale con elementi di primo piano dell’integralismo islamico”, è la formula utilizzata dalla questura, sempre identica, per motivare l’allontanamento coatto dal territorio nazionale di un “sospetto”, senza ricorrere in giustizia né garantire il diritto alla difesa (vedi il caso di &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2010/06/luomo-che-voleva-uccidere-il-papa.html"&gt;Ahmed Errahmouni&lt;/a&gt;). A Younes non sono contestati reati specifici. La sua colpa? Essere il fratello di Salah Zarli, arrestato nel 2002 e condannato a morte in Marocco (che ha aderito alla moratoria della pena capitale) per coinvolgimento in attività terroristiche. La condanna, tuttavia, è avvenuta dopo gli attentati del 16 maggio 2003 a Casablanca, quando Salah – attualmente in stato di detenzione – si trovava già in carcere. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quanto successo nel regno alawita dopo il 16 maggio 2003, come testimoniano i rapporti di &lt;a href="http://www.amnesty.org/en/library/asset/MDE29/004/2004/en/f330bf10-d618-11dd-bb24-1fb85fe8fa05/mde290042004fr.pdf"&gt;Amnesty International&lt;/a&gt; e di &lt;a href="http://www.hrw.org/node/93801"&gt;Human Rights Watch&lt;/a&gt;, resta una delle pagine più nere che il paese ha conosciuto dalla fine degli “anni di piombo” e dalla morte del vecchio re Hassan II. Le autorità hanno iniziato una vera e propria “caccia all’islamista”, che ha portato a centinaia di sparizioni, torture sui sospetti e arresti arbitrari, trasformati rapidamente in verdetti decennali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ questo il quadro che si trova di fronte Younes al momento del rimpatrio. Sceso dall’aereo, viene prelevato dalla polizia e sparisce per due settimane. “Dopo l’espulsione sono partita da Bergamo con il primo volo – racconta la moglie Jessica – ma arrivata in Marocco, di lui non c’era traccia. Sua madre ed io l’abbiamo cercato in ogni commissariato della città”. E’ il primo passaggio nel centro di detenzione segreta di Temara (periferia di Rabat), dove la DST (la polizia politica locale) svolge gli “interrogatori preliminari” nel totale disprezzo dei diritti umani e delle norme detentive. La famiglia ha sue notizie solo dopo il trasferimento ufficiale in carcere. Younes resta in prigione dieci mesi (una condanna in primo grado a due anni, ma le accuse di “terrorismo” non vengono confermate in appello) per “falsificazione di documenti”. Nessuna prova a suo carico durante il processo. Probabilmente le autorità marocchine hanno voluto mostrare il loro zelo di fronte agli omologhi italiani, secondo cui il giovane Zarli rimane un sospetto “jihadista” con divieto di ingresso nella penisola per dieci anni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Uscito dal carcere, Younes si stabilisce con Jessica a Casablanca. Nel marzo 2007 decidono di sposarsi al consolato della metropoli. Nel 2008 nasce Adam. Nel frattempo la coppia non si arrende, vuole tornare a vivere in Italia, riparare l’ingiustizia dell’espulsione e cancellare le ombre che in poco tempo sono riuscite a stravolgere la vita di entrambi. Fanno ricorso alla Corte d’appello di Roma, di cui si attendono ancora gli sviluppi. Dopo il matrimonio Younes può rientrare a Bergamo con il visto del consolato, che autorizza il “ricongiungimento familiare”, ma quando la questura se ne accorge lo cattura con un dispiegamento hollywoodiano e lo espelle di nuovo. Stesso epilogo nel 2008, quando Zarli varca ancora la frontiera, indisturbato, per stare vicino alla moglie prima del parto. “Il visto è un errore del consolato”, si giustifica la polizia, per cui resta valido il decreto emesso nel dicembre del 2005, anche se il processo in Marocco ha scagionato il giovane maghrebino anche dalle accuse mossegli nel nostro territorio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il secondo arresto in Marocco&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 19 aprile 2010 Younes Zarli sarebbe dovuto comparire di fronte al tribunale di Como per rispondere di “violazione della legislazione in materia di immigrazione”. “Avevamo già pronti i biglietti e un nuovo permesso temporaneo per assistere all’udienza – riferisce Jessica – ma pochi giorni prima, l’11 aprile, mio marito è scomparso dalla nostra abitazione di Casablanca”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo il comunicato dell’associazione &lt;a href="http://fr.alkarama.org/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=778:maroc-mm-younes-zarli-et-said-ezziouani-victimes-de-graves-tortures-durant-leur-detention-au-secret&amp;amp;catid=30:communiqu&amp;amp;Itemid=99"&gt;Al Karama&lt;/a&gt;, che dispone di una vasta documentazione sulle violazioni subite dai detenuti islamici in Marocco, “Younes Zarli è stato prelevato da alcuni agenti della DST e condotto, bendato, nel centro di Temara, dove è rimasto per sedici giorni prima di essere trasferito nel commissariato di Maarif (Casablanca, ndr)”. A Temara è stato “privato dei suoi vestiti e picchiato selvaggiamente”; stesso trattamento nelle due settimane trascorse nei sotterranei del commissariato. Durante gli interrogatori, oltre alle torture e alle minacce, gli vengono somministrate sostanze stupefacenti. “Se non parli portiamo qui tua moglie e la violentiamo di fronte a te”, così – testimonia Jessica – si divertivano i suoi aguzzini. “L’incubo è finito solo quando Younes ha accettato di firmare alcuni fogli di cui non conosceva il contenuto. Lo abbiamo scoperto al momento del processo..”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La sentenza di primo grado, pronunciata nell’aprile scorso, mette in relazione Younes con la locale galassia salafita, accusata dal regime di essere dietro agli attentati di Casablanca (e poi di Marrakech). Tuttavia, nessuna inchiesta ufficiale in merito è mai stata resa nota, a fronte degli oltre 2 mila arresti effettuati dal 2003. La condanna a cinque anni di carcere fa riferimento ancora una volta alla “falsificazione di un passaporto”, di cui le autorità non hanno fornito alcuna prova concreta durante il processo e nessun testimone a carico dell’imputato. Come ricorda l’avvocato della famiglia Zarli, “il verdetto si è basato soltanto sulla presunta confessione di Younes, strappata con la violenza e l’intimidazione durante la permanenza a Temara”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dal giorno del processo, quasi quattro mesi fa, Jessica non ha più rivisto suo marito. E’ in isolamento, come i suoi compagni di cella, dal 17 maggio scorso, quando agenti e secondini hanno fatto irruzione nella prigione Zaki a Salé per trasferire, manu militari, i detenuti islamici che da qualche tempo avevano iniziato a denunciare i trattamenti speciali riservatigli dalla polizia politica. “I media ufficiali hanno provato ad attribuire la responsabilità dei disordini ai prigionieri, ma alcuni filmati diffusi dalla nostra organizzazione mostrano come lo scambio di violenze sia iniziato solo dopo l’intervento delle forze anti-sommossa. Per la disparità dei mezzi e dei numeri a disposizione, per la ferocia con cui gli agenti si sono accaniti contro i detenuti, possiamo dire che si è sfiorato di poco il massacro (35 feriti gravi)”, conferma &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/06/rida-salafita-marocchino-racconta-e-si.html"&gt;Rida Benotmane&lt;/a&gt;, portavoce della CADI (Coordination des Anciens Detenus Islamistes) e membro dell’AMDH (Association Marocaine des Droits Humains). “L’assedio ai prigionieri disarmati saliti sul tetto del carcere è durato 48 ore; per due giorni gli agenti hanno utilizzato pietre, bastoni, manganelli, gas lacrimogeno ed hanno sparato anche proiettili veri, oltre a quelli di caucciù”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-nho2vZrjW_g/TlQCB1BnaTI/AAAAAAAAAo0/t6-bzkCwKqA/s1600/Jessica.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="225" qaa="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-nho2vZrjW_g/TlQCB1BnaTI/AAAAAAAAAo0/t6-bzkCwKqA/s400/Jessica.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Jessica Maryam Zanchi in un sit-in di fronte al consolato marocchino a Milano&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Ramadan “in punizione” nel carcere speciale&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo la “rivolta” i detenuti sono stati separati e trasferiti segretamente in altri penitenziari. Di Younes non si è saputo più niente per diverse settimane, fin quando l’avvocato è riuscito ad incontrarlo nella prigione di Salé 2. “Alle famiglie è stato negato il diritto di visita per quarantacinque giorni. Una punizione, hanno riferito le autorità, ma anche una precauzione per occultare i segni delle ritorsioni dei secondini sui loro corpi”, afferma Jessica che da allora, caduta in depressione, è rientrata a casa, ad Alzano Lombardo, con il piccolo Adam.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per loro è impossibile entrare in contatto con Younes. Nel carcere speciale di Salé 2 non sono ammesse telefonate. “Da inizio luglio mia suocera può andarlo a trovare una volta a settimana, ma lo scenario in cui avvengono i brevi colloqui di quindici minuti è tremendo”. Una fitta rete metallica la separa dal figlio, con cui non può avere un contatto fisico, mentre due guardie rimangono ferme alle loro spalle. “Mio marito porta addosso ancora i vestiti logori di quel 17 maggio, dal momento che è vietato portargli abiti puliti e tutti i suoi effetti personali sono stati trafugati. Dorme in una branda di cemento, senza coperte né lenzuola. E’ dimagrito tantissimo, la disperazione, la mancanza di una via d’uscita, sembrano logorarlo”, prosegue la giovane bergamasca, mentre fa scorrere tra le dita le foto di Younes. Ritratti di un ragazzo spensierato, allegro, in posa a Parigi vicino alla Tour Eiffel, abbracciato ai compagni della squadra di calcio, al mare in Calabria, a Casablanca nell’appartamento della sorella maggiore…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nemmeno nel mese sacro di &lt;em&gt;ramadan&lt;/em&gt; le misure rigorose adottate dalla Delegazione delle carceri (diretta da &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2009/12/il-primo-carceriere-del-regno.html"&gt;Hafid Benhachem&lt;/a&gt;, noto agli attivisti marocchini come uno dei più fedeli torturatori del regime durante gli “anni di piombo”, ndr) si sono attenuate. Younes resta in isolamento, impossibile pregare assieme ai compagni e rompere il digiuno, la sera, in modo comunitario come vuole la tradizione. Non hanno tappeti per recitare la &lt;em&gt;salat&lt;/em&gt;, perfino l’ingresso del Corano è stato vietato dai responsabili della prigione. “Il pasto è sempre lo stesso, fagioli o lenticchie, tranne quando la famiglia riesce a fargli avere dei cibi cotti cucinati dalla madre la sera prima della visita. Qualche giorno fa le guardie si sono addirittura rifiutate di portargli i datteri per l’&lt;em&gt;iftar&lt;/em&gt;”, ha scritto in data 10 agosto Maryam Jessica nel suo blog &lt;em&gt;&lt;a href="http://younesszarli.wordpress.com/"&gt;Riportiamo a casa Younes Zarli&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A settembre tornerà in Marocco per la seconda udienza del processo d’appello. Difficile sperare in una riduzione di pena dopo che il governo, in seguito all’attentato al Café Argana dello scorso aprile, ha ripreso la sua “crociata contro il terrorismo” per indebolire il dissenso religioso (e non solo) all’interno del paese. Ciò nonostante Jessica sembra serena, potrà finalmente rivedere Younes, anche se non fa mistero della dura condizione a cui, a soli ventitre anni, è sottoposta. “A volte mi sento sfinita e pensare che mancano ancora quattro anni alla fine del tunnel non aiuta. La difficoltà non è solo fisica o mentale, ma anche economica. Sono disoccupata. I miei genitori mi stanno dando un grosso sostegno, pur con un solo stipendio, ma tutto ha un limite. Del resto qui, da convertita all’islam, non è facile trovare lavoro, soprattutto da quando ho scelto di mettere il velo (un anno fa, ndr). Poi ci sono i continui spostamenti in Marocco, per cercare di stare il più vicino possibile a Younes, e c’è Adam, che devo crescere cercando di sopperire al vuoto lasciato dalla mancanza del padre”. Per Jessica vedersi garantite delle condizioni di visita decenti sarebbe già un passo in avanti. Ha inviato lettere a Rabat, al Ministero della Giustizia e a quello dell’Interno, ma non ha ottenuto risposta. “Non chiedo altro che il rispetto dei diritti umani fondamentali, diritti che la nuova costituzione approvata il 1° luglio scorso afferma di voler difendere”. Nel testo c’è scritto anche che “la tortura è un crimine punito dalla legge” (art. 22), ma stando ai racconti diffusi dalle famiglie dei detenuti islamici, le autorità del regno alawita continuano ancora oggi a farvi ricorso.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-8460834898332466490?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/8460834898332466490/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=8460834898332466490&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/8460834898332466490'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/8460834898332466490'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/08/younes-zarli-storia-di-uningiustizia.html' title='Younes Zarli, storia di un’ingiustizia'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-p06W7pmLeiA/TlQBgGsg1BI/AAAAAAAAAow/DyfTQQvn0vQ/s72-c/younessdefinitivo%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-266910274643419015</id><published>2011-08-10T17:47:00.000+01:00</published><updated>2011-08-10T17:47:07.957+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Hamid El Kanouni, il Bouazizi marocchino?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ ancora vivo nel cuore mediterraneo e non solo il ricordo dell’ambulante &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/02/ritorno-sidi-bouzid-epicentro-della.html"&gt;Mohamed Bouazizi&lt;/a&gt;. Indelebile il suo gesto, la rabbia e la disperazione che l’hanno spinto, inconsapevole, ad accendere la miccia della rivoluzione tunisina, a sua volta detonatore dei sollevamenti popolari che hanno infiammato il Nord Africa e il Medio Oriente in questi ultimi mesi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A pochi giorni dall’inizio del ramadan, un nuovo caso di immolazione, avvenuto in Marocco, potrebbe innescare la dura reazione della popolazione, surriscaldando un clima già teso ma ritenuto ancora “sotto controllo”. Fino a questo momento, infatti, le manifestazioni di protesta contro il regime di Rabat, guidate dal &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/02/marocco-aspettando-il-20-febbraio2.html"&gt;Movimento 20 febbraio&lt;/a&gt;, sono rimaste pacifiche anche di fronte alla repressione della polizia (che a fine maggio aveva provocato la morte dell’attivista Kamal Omari nella cittadina di Safi). Lo scenario, dopo il suicidio del ventisettenne Hamid El Kanouni, potrebbe però “aggravarsi”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-_5tlUR6Woew/TkK1QglWX0I/AAAAAAAAAoo/5iomfPMezsM/s1600/kenounihamid%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="241px" naa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-_5tlUR6Woew/TkK1QglWX0I/AAAAAAAAAoo/5iomfPMezsM/s400/kenounihamid%255B1%255D.jpg" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Hamid El Kanouni&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Domenica 7 agosto a Berkane (a metà strada tra Oujda e Nador, non lontano dal confine settentrionale con l’Algeria, ndt) il giovane ambulante marocchino si è cosparso il corpo di benzina e si è dato fuoco di fronte al commissariato cittadino, per protestare contro il sequestro della merce e l’umiliazione subita ad opera di alcuni agenti locali. La storia di Hamid sembra ricalcare con fedele precisione le vicende di cui fu protagonista, o meglio vittima, il coetaneo tunisino Bouazizi. El Kanouni è stato trasferito d’urgenza all’ospedale Ibn Rochd di Casablanca, dove è morto all’alba dello scorso 9 agosto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Mi hanno mortificato e ho perso la mia unica fonte di sostentamento. Non resta che la hogra (termine traducibile con «disperazione senza via d’uscita»)!”, sono queste le ultime parole pronunciate da Hamid prima di entrare in coma (riportate da &lt;a href="http://fr.lakome.com/politique/42-actualites-politique/635-dernier-mots-de-hamid-el-kanouni-l-ils-mont-meprise-mon-gagne-pain-est-perdu-r.html"&gt;Lakome&lt;/a&gt;), secondo quanto riferito da alcuni amici che l’hanno accompagnato, agonizzante, nel suo ultimo viaggio fino alla metropoli atlantica. Stando al racconto dei compagni, dall’inizio del ramadan Hamid vendeva pane fresco con un carretto nel mercato Attahtaha, situato nel centro di Berkane, in avenue Mohammed V. “Si era posizionato di fronte ad una panetteria, il proprietario non ha gradito ed ha sollecitato l’intervento delle autorità”, ha dichiarato Ahmed Seddiqi, presidente della sezione locale dell’AMDH (Associazione marocchina per i diritti umani). La sera di domenica, dopo un diverbio con il padrone del forno, una macchina della polizia è arrivata in avenue Mohammed V e ha sequestrato la merce ed il carretto di Hamid. Partito al commissariato per tentare di recuperarli, il ventisettenne ha ricevuto soltanto insulti e schiaffi dagli agenti. Dopodiché, ha acquistato un tanica di benzina e si è dato alle fiamme di fronte al posto di polizia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quello di Hamid non è l’unico caso di immolazione registrato in Marocco dall’inizio dei sollevamenti nella regione. Al di là della propaganda di governo, la hogra, la marginalità sociale ed economica, non fanno eccezione nel regno alawita. Il 21 febbraio scorso, l’indomani della &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/02/il-marocco-del-20-febbraio-una-cronaca.html"&gt;prima giornata di mobilitazione&lt;/a&gt; nazionale indetta dal Movimento 20 febbraio, si erano registrati tre tentativi di suicidio. A Ben Guerir un militare aveva tentato di togliersi la vita cospargendosi di benzina in seguito al licenziamento. Con la stessa modalità, Hocine Saeyieh aveva cercato la morte di fronte alla sede della provincia di Tan Tan, dopo che le autorità si erano rifiutate di farlo entrare all’interno del palazzo. Fadua Laroui, invece, si era data fuoco di fronte al municipio di Souk Sebt (nella regione di Sidi Kacem) dopo essere stata cacciata dalla sua baracca nella bidonville della città, in via di demolizione come deciso dal piano governativo che non prevede tuttavia una soluzione di reintegro abitativo per gli sfollati. Fadua si era spenta dopo quattro giorni di sofferenze. In quell’occasione, le dimostrazioni popolari non avevano scatenato violenze.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Bi4M7dOgbwg/TkK1me82HfI/AAAAAAAAAos/R4aKRrp4Q-A/s1600/201108101533%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="237px" naa="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-Bi4M7dOgbwg/TkK1me82HfI/AAAAAAAAAos/R4aKRrp4Q-A/s400/201108101533%255B1%255D.jpg" width="400px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;La salma di Hamid parte alla volta di Berkane&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿Oggi il corpo senza vita di Hamid El Kanouni è tornato a Berkane per essere sepolto. Nella città si temono disordini, tanto che le autorità hanno richiesto l’invio massiccio di forze dell’ordine. Il procuratore, su sollecitazione degli attivisti locali, ha promesso l’apertura di un’inchiesta sull’accaduto, nel tentativo di gettare acqua sul fuoco. Ma il risentimento della popolazione locale, e non solo, sembra sul punto di esplodere. Ai familiari di Hamid era stato “suggerito” di effettuare la cerimonia funebre e l’inumazione a Casablanca, tale è la paura che la situazione a Berkane possa degenerare e che le proteste durante i funerali possano sfuggire al controllo. “Ci hanno chiesto 3500 dirham per il trasporto della salma – ha affermato a Lakome Faysal – se Hamid avesse auto una somma simile non si sarebbe di certo dato fuoco”. L’importo è stato pagato dai militanti del Movimento 20 febbraio che, dopo aver organizzato una veglia funebre di fronte alla morgue dell’Ibn Rochd, hanno indetto manifestazioni e sit-in per i prossimi giorni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ad aggravare la situazione ci ha pensato poi la MAP. L’agenzia stampa di regime ha pubblicato un dispaccio nella serata di ieri con cui ha negato, nonostante le dichiarazioni già rilasciate ai media indipendenti da amici e parenti, ogni responsabilità della forza pubblica sul suicidio del giovane ambulante. Secondo il portavoce monarchico, che cita un’anonima fonte di polizia, sarebbe stato infatti “uno sconosciuto a distruggere il carretto e la merce del ventisettenne, fatto questo che l’ha spinto a cospargersi di combustibile e ad immolarsi”. Inutile sottolineare che la nota è stata smentita con sdegno dai congiunti di Hamid: “è una menzogna! Hamid è stato schiaffeggiato e insultato da un agente. Derubato e umiliato, è andato a comprare una tanica di benzina”, conferma l’amico Faysal. Del resto Hamid El Kanouni si è dato fuoco di fronte al commissariato e non in un posto a caso, nemmeno di fronte alla panetteria da cui era nato il diverbio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nei giorni che seguirono al 17 dicembre, quando Mohammed Bouazizi si diede alle fiamme, la polizia tunisina sparò sui manifestanti a Sidi Bouzid e Kasserine. L’episodio scatenò la rivolta che, giunta a Tunisi, costrinse il dittatore Ben Ali e la sua entourage a fuggire. Le autorità marocchine, probabilmente, staranno ben attente a non ripetere lo stesso errore…&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-266910274643419015?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/266910274643419015/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=266910274643419015&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/266910274643419015'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/266910274643419015'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/08/hamid-el-kanouni-il-bouazizi-marocchino.html' title='Hamid El Kanouni, il Bouazizi marocchino?'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-_5tlUR6Woew/TkK1QglWX0I/AAAAAAAAAoo/5iomfPMezsM/s72-c/kenounihamid%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-869179075313564495</id><published>2011-08-07T19:19:00.001+01:00</published><updated>2011-08-07T19:20:57.976+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Portfolio'/><title type='text'>Ritorno in immagini sul Marocco del “20 febbraio”</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sabato 6 e domenica 7 agosto sono in programma &lt;a href="http://24.mamfakinch.com/liveblog-6-7-couverture-des-manifestations-du"&gt;mobilitazioni notturne&lt;/a&gt; nelle principali città del regno alawita. Le prime dall’inizio del &lt;em&gt;ramadan&lt;/em&gt;. Il &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/02/marocco-aspettando-il-20-febbraio2.html"&gt;Movimento 20 febbraio&lt;/a&gt; non è disposto ad allentare la pressione sul regime nemmeno durante il mese sacro, e denuncia &lt;a href="http://fr.lakome.com/societe/46-actualites-societe/613-a-safi-la-tension-monte-dun-cran.html"&gt;le intimidazioni e le violenze&lt;/a&gt; subite dai suoi attivisti oltre ad un &lt;a href="http://fr.lakome.com/politique/42-actualites-politique/617-apres-al-michaal-le-ministere-de-linterieur-enquete-sur-lal-ousboue-assahafi-r.html"&gt;nuovo giro di vite impresso dal regime&lt;/a&gt; su una libertà di stampa già sofferente. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A quasi sei mesi dall’inizio delle proteste le manifestazioni continuano, nonostante le “aperture” del Palazzo reale tradottesi nella nuova costituzione voluta da Mohammed VI e, allo stesso tempo, la minaccia incombente di un ritorno al clima repressivo già sperimentato nel maggio scorso. Di seguito, un excursus fotografico che ripercorre la genesi delle contestazioni, mettendo a fuoco i volti e gli slogan che dal 20 febbraio ad oggi hanno animato le piazze del paese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;20 FEBBRAIO: L'EPIFANIA&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’la &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/02/il-marocco-del-20-febbraio-una-cronaca.html"&gt;prima giornata di mobilitazione nazionale&lt;/a&gt;. Secondo i promotori aderiscono oltre cinquanta città per un totale di circa 300 mila manifestanti. Si registrano alcuni episodi di violenza ad Al Hoceima (dove 5 ragazzi sono stati ritrovati carbonizzati, in circostanze poco chiare, all’interno di una banca), Tangeri, Marrakech e Guelmim.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-5bOIR5VQH-A/Tj6kvBfuQDI/AAAAAAAAAmw/CZfC11qc8aU/s1600/maroc-rabat-manifestation%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="255" src="http://4.bp.blogspot.com/-5bOIR5VQH-A/Tj6kvBfuQDI/AAAAAAAAAmw/CZfC11qc8aU/s400/maroc-rabat-manifestation%255B1%255D.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿﻿&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-EcgkGU9hjss/Tj6k3uRGQ_I/AAAAAAAAAm0/BQxee8rSlgo/s1600/20+febb+Rabat.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://4.bp.blogspot.com/-EcgkGU9hjss/Tj6k3uRGQ_I/AAAAAAAAAm0/BQxee8rSlgo/s400/20+febb+Rabat.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il canto di apertura dei cortei:&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;لجماهير تقول.. الجماهير تقول..&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;الحل الوحيد من كل الحلول&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;اسقاط الحكومة&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;وحل البرلمان&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;وتغييرالدستور &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;وتحريرالقضاء..&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;وتحرير الإعلام..&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;واسمع صوت الشعب... واسمع صوت الشعب&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;واسمع لولاد الشعب..واسمع لولاد الشعب..&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;واسمع لبنات الشعب.. واسمع لبنات الشعب.. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;والمخزن يطلع برا..والمخزن يطلع برا..&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;والمغرب أرضي حرا...والمغرب أرضي حرا&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;والمخزن يطلع برا..والمخزن يطلع برا..&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;والمغرب أرضي حرا...والمغرب أرضي حرا&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La folla dice&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;che l’unica soluzione è&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;far cadere il governo&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;sciogliere il parlamento&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;cambiare la costituzione&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;liberare la giustizia&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;liberare i media.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ascolta la voce del popolo&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ascolta la voce dei figli di questo popolo&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ascolta la voce delle figlie di questo popolo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che il &lt;em&gt;makhzen&lt;/em&gt; (potere centrale, ndt) se ne vada&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;affinché il Marocco sia una terra libera !&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;6 MARZO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/03/ashab-yurid-dustur-al-jadid.html"&gt;sit-in proposto dalla coordinazione&lt;/a&gt; del Movimento di Rabat viene sgomberato dalla polizia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-zahLqcAuUtE/Tj6lqWoANfI/AAAAAAAAAm4/6qI4_D0ASYc/s1600/scontro.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="255" src="http://1.bp.blogspot.com/-zahLqcAuUtE/Tj6lqWoANfI/AAAAAAAAAm4/6qI4_D0ASYc/s400/scontro.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;(Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;12 MARZO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La prima&amp;nbsp;&lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/03/cartoline-dalla-casablanca-democratica.html"&gt;aggressione delle autorità al "20 febbraio":&lt;/a&gt;&amp;nbsp;gli agenti caricano i manifestanti nel pieno centro&amp;nbsp;di Casablanca.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-7MY6nGz7Ea0/Tj6mYkPCshI/AAAAAAAAAm8/E5tyiolc5u0/s1600/repressione.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="238" src="http://1.bp.blogspot.com/-7MY6nGz7Ea0/Tj6mYkPCshI/AAAAAAAAAm8/E5tyiolc5u0/s400/repressione.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;20 MARZO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/03/20-marzo-sboccia-la-primavera.html"&gt;"primavera marocchina"&lt;/a&gt; fiorisce in oltre cento città del paese. Cortei pacifici sfilano in tutto il territorio, da Tangeri a Laayoune, per chiedere "democrazia e dignità".&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-QcQvAJdQZJk/Tj6oOUMmPnI/AAAAAAAAAnA/SnyhwMnr7oQ/s1600/20+marzo.+Dignita+liberta+giustizia+sociale.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://1.bp.blogspot.com/-QcQvAJdQZJk/Tj6oOUMmPnI/AAAAAAAAAnA/SnyhwMnr7oQ/s400/20+marzo.+Dignita+liberta+giustizia+sociale.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat. "Dignità, libertà, giustizia sociale", recita lo striscione in giallo (Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-3Ehr6FplO34/Tj6oo6u6zgI/AAAAAAAAAnE/ps1pV5Jdzrg/s1600/Ok+20+marzo.+Alcuni+manifestanti+si+raccolgono+in+preghiera+per+la+salat+addhuhr.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="267" src="http://1.bp.blogspot.com/-3Ehr6FplO34/Tj6oo6u6zgI/AAAAAAAAAnE/ps1pV5Jdzrg/s400/Ok+20+marzo.+Alcuni+manifestanti+si+raccolgono+in+preghiera+per+la+salat+addhuhr.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat. Alcuni manifestanti si raccolgono in preghiera per la &lt;em&gt;salat addhuhr&lt;/em&gt; (Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;3 APRILE&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Movimento manifesta nel quartiere Derb Sultan a Casablanca. Oltre 10 mila persone marciano fino a Place Nevada, nel cuore della metropoli.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-5mwYzTusXXc/Tj6qBwkWS6I/AAAAAAAAAnI/UQPqKu3CVUU/s1600/Ok+3+aprile.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="257" src="http://2.bp.blogspot.com/-5mwYzTusXXc/Tj6qBwkWS6I/AAAAAAAAAnI/UQPqKu3CVUU/s400/Ok+3+aprile.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;(Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-s1UJj5xL5H8/Tj6qRPXsGRI/AAAAAAAAAnM/L8AGCteJAF4/s1600/bianco+nero.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://2.bp.blogspot.com/-s1UJj5xL5H8/Tj6qRPXsGRI/AAAAAAAAAnM/L8AGCteJAF4/s400/bianco+nero.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;(Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-8YV216gvuA8/Tj6qipeCxqI/AAAAAAAAAnQ/jkaiB6CKXXs/s1600/fine+corteo.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://1.bp.blogspot.com/-8YV216gvuA8/Tj6qipeCxqI/AAAAAAAAAnQ/jkaiB6CKXXs/s400/fine+corteo.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Dietro ai cartelli - Abbas (premier) vattene, no al dispotismo - spuntano i colori delle bandiere amazigh (Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;24 APRILE&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Terza giornata di mobilitazione nazionale indetta dal "20 febbraio". Le adesioni crescono e i manifestanti (800 mila secondo gli organizzatori) marciano pacificamente in tutte le città del regno. &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/04/marocco-una-rivoluzione-urgente-e.html"&gt;La pressione sul regime aumenta&lt;/a&gt; considerevolmente a due mesi dall'inizio delle proteste.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-fx2wil6fdCE/Tj6tBRiIhEI/AAAAAAAAAnU/sM12emmtJVs/s1600/24+aprile.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="267" src="http://1.bp.blogspot.com/-fx2wil6fdCE/Tj6tBRiIhEI/AAAAAAAAAnU/sM12emmtJVs/s400/24+aprile.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Casablanca. "Il sovrano regna ma non governa. Il potere al popolo"&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli slogan si concentrano con maggiore intensità sulla figura del sovrano:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;هاهوا جاي هاهوا جاي .....صوبولو الطرقات&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;هاهوا جاي هاهوا جاي.....فرشوا لو الزرابي&lt;/div&gt;هاهوا جاي هاهوا جاي ....نبتوا لو الشجيرات&lt;br /&gt;هاهوا جاي هاهوا جاي ....وجدو لو العلامات&lt;br /&gt;هاهوا جاي هاهوا جاي ....ركعو لو الركعات&lt;br /&gt;هاهوا جاي هاهوا جاي ....بوسو لو الليديات&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sta arrivando, sta arrivando…riparategli le strade&lt;br /&gt;Sta arrivando, sta arrivando…srotolategli il tappeto&lt;br /&gt;Sta arrivando, sta arrivando…piantategli degli alberi&lt;br /&gt;Sta arrivando, sta arrivando…preparate le bandiere&lt;br /&gt;Sta arrivando, sta arrivando…in ginocchio al suo cospetto&lt;br /&gt;Sta arrivando, sta arrivando…baciategli la mano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;8 MAGGIO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il Movimento risponde &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/05/ombre-su-marrakech.html"&gt;all'attentato al Café Argana&lt;/a&gt; (Marrakech) ed alla strumentalizzazione del governo che, in nome dell'unità nazionale e del pericolo di destabilizzazione,&amp;nbsp;vuole mettere fine alle contestazioni. Il corteo raggiunge piazza Jamaa al Fna, celebre cartolina della città rossa, dove il 26 aprile erano morte 17 persone a seguito&amp;nbsp;dell'esplosione (da imputare, secondo le autorità marocchine, al terrorismo islamico). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-M8ubY-EUO7U/Tj6xNVA2YYI/AAAAAAAAAnY/Eui6qW97zmk/s1600/testa+corteo.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://2.bp.blogspot.com/-M8ubY-EUO7U/Tj6xNVA2YYI/AAAAAAAAAnY/Eui6qW97zmk/s400/testa+corteo.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;"Il popolo esige il cambiamento. Il popolo condanna il terrorismo, qualunque sia la sua origine" (Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-DC0D_qXQBCU/Tj6xlTSh_YI/AAAAAAAAAnc/ytuHdjsgVr8/s1600/IMG_8528.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="255" src="http://2.bp.blogspot.com/-DC0D_qXQBCU/Tj6xlTSh_YI/AAAAAAAAAnc/ytuHdjsgVr8/s400/IMG_8528.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;(Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-vDDwf-d3I2c/Tj6xv9eEuhI/AAAAAAAAAng/zXkF2cS5K8k/s1600/IMG_8557.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://3.bp.blogspot.com/-vDDwf-d3I2c/Tj6xv9eEuhI/AAAAAAAAAng/zXkF2cS5K8k/s400/IMG_8557.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Una manifestante espone una caricatura di Khalid Gueddar: "il 20 febbraio contro l'art. 19 della costituzione", che di fatto rende la monarchia marocchina una monarchia assoluta (Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;22 MAGGIO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il regime &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/05/la-ricreazione-e-finita.html"&gt;getta la maschera&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/05/la-domenica-nera-del-marocco.html"&gt;reprime con violenza&lt;/a&gt; le manifestazioni indette dal Movimento 20 febbraio a Rabat e Casablanca.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-UVXTEkeI4ts/Tj60PQy-pWI/AAAAAAAAAnk/skiNhp3LGXc/s1600/inferno.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://4.bp.blogspot.com/-UVXTEkeI4ts/Tj60PQy-pWI/AAAAAAAAAnk/skiNhp3LGXc/s400/inferno.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;29 MAGGIO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/06/la-stampa-internazionale-e-lue.html"&gt;repressione continua&lt;/a&gt;. Nel quartiere di Sbata, a Casablanca, si vivono attimi di terrore mentre la polizia si scaglia contro i manifestanti (&lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/06/proteste-e-repressione-in-marocco-una.html"&gt;donne comprese&lt;/a&gt;) abbandonandosi a pestaggi e inseguimenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-3awkS0_mGuY/Tj62DKPMBDI/AAAAAAAAAno/kF_CDgDOXpM/s1600/Casa+-+Sbata.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="302" src="http://4.bp.blogspot.com/-3awkS0_mGuY/Tj62DKPMBDI/AAAAAAAAAno/kF_CDgDOXpM/s400/Casa+-+Sbata.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-6VwgkjLcdfQ/Tj62MQW8nBI/AAAAAAAAAns/-vIsw62DZoA/s1600/Casablanca+-+Sbata.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://2.bp.blogspot.com/-6VwgkjLcdfQ/Tj62MQW8nBI/AAAAAAAAAns/-vIsw62DZoA/s400/Casablanca+-+Sbata.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;4 GIUGNO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La piccola città di Safi si stringe nel dolore per la morte di Kamal Omari e accompagna la salma prima della sepoltura. Kamal, attivista del Movimento, è morto il 2 giugno in seguito alle violenze inferte dagli agenti di polizia al termine della manifestazione di domenica 29 maggio. L'episodio, accompagnato dalle denunce delle ong internazionali e dal crescente interesse dei media per il nuovo scenario marocchino, segna la fine della "linea dura" del regime.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-oHqMLD0J4wY/Tj63PKk-DGI/AAAAAAAAAnw/0OfBdtBWX1E/s1600/funerali+Safi+4+giugno+-+oltre+30+mila.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://4.bp.blogspot.com/-oHqMLD0J4wY/Tj63PKk-DGI/AAAAAAAAAnw/0OfBdtBWX1E/s400/funerali+Safi+4+giugno+-+oltre+30+mila.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Safi, circa 30 mila persone hanno partecipato ai funerali del "martire" Kamal Omari&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;5 GIUGNO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le foto di Kamal Omari sono esposte in tutte le piazze del regno dagli attivisti del Movimento. Viene decisa una nuova giornata di mobilitazione: &lt;em&gt;mamfakinch!&lt;/em&gt; ("Non molleremo!").&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-uCsx76HyHNk/Tj65JToLsWI/AAAAAAAAAn0/dNVUbWvWcPs/s1600/Marrakech.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://2.bp.blogspot.com/-uCsx76HyHNk/Tj65JToLsWI/AAAAAAAAAn0/dNVUbWvWcPs/s400/Marrakech.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Marrakech. "Ovunque massacri di Stato, la giustizia è assente...che la rivoluzione cominci!"&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Lnm3cY4jaEQ/Tj65mP7jdhI/AAAAAAAAAn4/7S0VZ93SupU/s1600/Rabat.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="191" src="http://3.bp.blogspot.com/-Lnm3cY4jaEQ/Tj65mP7jdhI/AAAAAAAAAn4/7S0VZ93SupU/s400/Rabat.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;26 GIUGNO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mohammed VI &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/06/marocco-nuova-costituzione-vecchio.html"&gt;ha presentato la nuova costituzione&lt;/a&gt; in un discorso alla nazione il 17 giugno. Il Movimento respinge le "aperture" del sovrano, chiama al boicottaggio del referendum confermativo e prosegue la contestazione. Per le strade, gli attivisti vengono incalzati (con attacchi verbali e fisici) da alcuni drappelli di supporters del re (ribattezzati dalla piazza &lt;em&gt;baltajia&lt;/em&gt;, "delinquenti").&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-hpMaWZaEMhM/Tj69sNV4-qI/AAAAAAAAAn8/01yZ-ZBAgyQ/s1600/Rabat.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://1.bp.blogspot.com/-hpMaWZaEMhM/Tj69sNV4-qI/AAAAAAAAAn8/01yZ-ZBAgyQ/s400/Rabat.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat. Il Movimento è bloccato dal cordone di polizia (Foto Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-nQ2hYRgFeik/Tj6-PTTP6iI/AAAAAAAAAoA/NXhnPDrM7WY/s1600/Rabat+26+giugno.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://4.bp.blogspot.com/-nQ2hYRgFeik/Tj6-PTTP6iI/AAAAAAAAAoA/NXhnPDrM7WY/s400/Rabat+26+giugno.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat. Bastano pochi &lt;em&gt;royalistes&lt;/em&gt; per convincere le autorità a bloccare la marcia del "20 febbraio" (Foto Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;30 GIUGNO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Si chiude &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/06/marocco-la-rivoluzione-non-e-nella.html"&gt;una campagna elettorale a senso unico&lt;/a&gt;. I cortei del Movimento continuano a subire gli attacchi dei baltajia, mentre i media&amp;nbsp;e la macchina di regime moltiplicano gli appelli per il "sì" alla nuova carta costituzionale.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-M7cJVN6TO70/Tj7AzaGZojI/AAAAAAAAAoE/RMv1ssx7o8c/s1600/IMG_9387.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="250" src="http://1.bp.blogspot.com/-M7cJVN6TO70/Tj7AzaGZojI/AAAAAAAAAoE/RMv1ssx7o8c/s400/IMG_9387.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat. I sostenitori del re si scagliano contro i manifestanti (Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-_pL8idmDwQU/Tj7BZ6q9RyI/AAAAAAAAAoI/L0xahDhRVGM/s1600/si1.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="270" src="http://1.bp.blogspot.com/-_pL8idmDwQU/Tj7BZ6q9RyI/AAAAAAAAAoI/L0xahDhRVGM/s400/si1.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat. Un attivista del "20 febbraio" mostra una banconota da 20 dirham ai royalistes, accusati di essere pagati dal regime per scendere in strada (Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;3 LUGLIO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Due giorni dopo il referendum, il Movimento manifesta pacificamente in tutto il paese per denunciare &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/07/marocco-plebiscito-per-la-nuova.html"&gt;la farsa elettorale&lt;/a&gt; che vede l'approvazione della nuova costituzione con il 98,5% dei consensi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-l5UgH46yEkE/Tj7CoyuxIXI/AAAAAAAAAoM/2v5i6i5vOXs/s1600/IMG_9559.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="258" src="http://2.bp.blogspot.com/-l5UgH46yEkE/Tj7CoyuxIXI/AAAAAAAAAoM/2v5i6i5vOXs/s400/IMG_9559.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat (Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-hFT9Mt3Shxw/Tj7C9jbOsrI/AAAAAAAAAoQ/75dSuXAt_RY/s1600/IMG_9613.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="258" src="http://1.bp.blogspot.com/-hFT9Mt3Shxw/Tj7C9jbOsrI/AAAAAAAAAoQ/75dSuXAt_RY/s400/IMG_9613.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat (Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-H9R5Z216jlY/Tj7DRGqxLfI/AAAAAAAAAoU/qhAjEXOOybY/s1600/si1.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://1.bp.blogspot.com/-H9R5Z216jlY/Tj7DRGqxLfI/AAAAAAAAAoU/qhAjEXOOybY/s400/si1.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat. I &lt;em&gt;baltajia&lt;/em&gt; bruciano le bandiere del "20 febbraio" di fronte al parlamento (Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;"Le manifestazioni restano l'unica garanzia democratica di fronte alle manovre del regime", ricorda l'intellettuale &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/07/le-manifestazioni-restano-lunica.html"&gt;Ahmed Assid&lt;/a&gt;. E' stato abbattuto il muro della paura, non si tornerà indietro. Gli slogan scanditi dalla piazza sembrano una conferma:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;المخزن مشيتي غالط &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;مابقاو إخلعونا زراوط&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Makhzen ti stai sbagliando,&lt;br /&gt;non abbiamo più paura dei tuoi manganelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;مامفاكينش مامفاكينش&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;ومعى النضام مامصالحينش&lt;/div&gt;مامفاكينش مامفاكينش&lt;br /&gt;ومعى المخزن مامصالحينش &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non molleremo, non molleremo,&lt;br /&gt;con il regime non ci riconcilieremo !&lt;br /&gt;Non molleremo, non molleremo,&lt;br /&gt;con il makhzen non ci riconcilieremo !&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;10 LUGLIO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-xJbxxsrHyFI/Tj7HvHD9NaI/AAAAAAAAAoY/AT0oyb-OA20/s1600/IMG_9937.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="236" src="http://4.bp.blogspot.com/-xJbxxsrHyFI/Tj7HvHD9NaI/AAAAAAAAAoY/AT0oyb-OA20/s400/IMG_9937.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat (Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-WnpyvuG7bUk/Tj7IA182M2I/AAAAAAAAAoc/iC76rAr2sPg/s1600/IMG_9962.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="262" src="http://2.bp.blogspot.com/-WnpyvuG7bUk/Tj7IA182M2I/AAAAAAAAAoc/iC76rAr2sPg/s400/IMG_9962.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat (Foto: Jacopo Granci)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;24 LUGLIO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-j4biLOwzXDE/Tj7IaAudgJI/AAAAAAAAAog/iTPbdnFiQ10/s1600/Casa+-+24+luglio.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://4.bp.blogspot.com/-j4biLOwzXDE/Tj7IaAudgJI/AAAAAAAAAog/iTPbdnFiQ10/s400/Casa+-+24+luglio.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Casablanca. Place Nevada&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;31 LUGLIO&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-ygganlrRK-8/Tj7I27JCVGI/AAAAAAAAAok/GmtIlUPsX0k/s1600/Casa+-+31+luglio+Barnoussi.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://2.bp.blogspot.com/-ygganlrRK-8/Tj7I27JCVGI/AAAAAAAAAok/GmtIlUPsX0k/s400/Casa+-+31+luglio+Barnoussi.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Casablanca. Quartiere Barnoussi&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;P.S.: grazie a tutti i blogger e i fotografi che hanno messo a disposizione i loro contributi, rendendo possibile&amp;nbsp;questo viaggio tra immagini e parole...&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-869179075313564495?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/869179075313564495/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=869179075313564495&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/869179075313564495'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/869179075313564495'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/08/ritorno-in-immagini-sul-marocco-del-20.html' title='Ritorno in immagini sul Marocco del “20 febbraio”'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-5bOIR5VQH-A/Tj6kvBfuQDI/AAAAAAAAAmw/CZfC11qc8aU/s72-c/maroc-rabat-manifestation%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-888404316550500117</id><published>2011-07-29T22:24:00.000+01:00</published><updated>2011-07-29T22:24:15.230+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Melilla, la speranza oltre la “valla”</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Storica enclave spagnola situata in territorio marocchino, Melilla può essere considerata – assieme alla gemella Ceuta – una delle principali vie di accesso all’Europa per i flussi migratori provenienti dall’Africa nera. La città autonoma (che a differenza delle altre autonomie iberiche non ha il potere di legiferare né un proprio tribunale) sorge lungo la costa mediterranea del regno, non troppo distante dal confine con l’Algeria. Ammassati nei boschi di Gourougou, sul promontorio che sovrasta il porto e la vecchia fortezza, o nascosti nella vicina Nador, decine di maliani, nigeriani, congolesi ma anche pakistani e bengalesi aspettano l’occasione giusta per varcare le temibili frontiere dello spazio Shengen. La crisi economica che sta mettendo in ginocchio parte dell’eldorado europeo non scoraggia gli animi di chi è in cerca di un futuro. Come non li scoraggiano le retate notturne della polizia spagnola o di quella marocchina. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tuttavia, l’ingresso nell’enclave non garantisce ai migranti la realizzazione del piano e il passaggio ad una nuova vita. Con i suoi 70 mila abitanti e i circa 30 mila lavoratori transfrontalieri che ogni giorno varcano il confine del territorio maghrebino, Melilla si è infatti trasformata in una barriera di contenimento più che in uno spazio di accoglienza o meglio ancora di transito verso la penisola. Solo una minima parte delle centinaia di &lt;em&gt;sin papeles&lt;/em&gt; (oltretutto senza diritti né la possibilità di un impiego) che popolano la città riesce ad imbarcarsi nelle navi dirette ad Algeciras, le regolarizzazioni avvengono con il contagocce, mentre chi sfugge all’espulsione o al rimpatrio forzoso resta nel limbo di Cañada fatto di cartoni, baracche di fortuna e lavoretti saltuari (lavavetri, parcheggiatori..) o nel perimetro del CETI (Centro de Estancia Temporal de Inmigrantes).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Costruito nel 1998, il centro di permanenza temporanea voleva essere una risposta, oltre al rafforzamento del reticolato di frontiera, la &lt;strong&gt;&lt;em&gt;valla&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, alla prima grande emergenza immigrazione vissuta nell’enclave ad inizio degli anni novanta, quando arrivarono a Melilla centinaia di profughi subsahariani. Da allora il controllo dei nove chilometri di recinzione, che “custodiscono” una superficie di appena 12 chilometri quadrati, si è fatto sempre più serrato, sia da parte della Guardia Civil che della Gendarmerie.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-RKmGMs1cN7Q/TjMitqzMUnI/AAAAAAAAAmU/rza-Ht2g6iQ/s1600/IMG_5053.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="227" src="http://2.bp.blogspot.com/-RKmGMs1cN7Q/TjMitqzMUnI/AAAAAAAAAmU/rza-Ht2g6iQ/s400/IMG_5053.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dal canto suo il Marocco, partner europeo nel “processo di Barcellona” e principale destinatario dei fondi MEDA, ha ceduto alla pressione di Bruxelles che ha vincolato il trasferimento di denaro all’adozione di misure restrittive per contrastare i flussi. Nel novembre 2003 Rabat approvava così una legge contro l’immigrazione irregolare, rispondendo alla politica di sub-appalto del controllo transfrontaliero promossa dall’UE (lo stesso hanno fatto Tunisia e Libia, con accordi bilaterali). Il regno alawita, che tra il 2005 e il 2010 ha attuato oltre 80 mila respingimenti, si è andato trasformando da paese di transito a capolinea. Nei suoi confini sono ormai stimati circa 30 mila subsahariani, tra lavoratori, studenti e “clandestini”. Inoltre, la sede locale dell’HCR (Alto commissariato ONU per i rifugiati) ha registrato in media dal 2005 cento domande di asilo al mese, anche se il Marocco continua a non riconoscere il diritto alla protezione umanitaria nel proprio territorio: i rifugiati non possono beneficiare della carta di soggiorno né del permesso di lavoro, e spesso vengono espulsi assieme agli altri &lt;em&gt;sans papiers&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un nuovo periodo di tensione alle porte di Melilla si è avuto nell’autunno del 2005, dopo l’avvio dei lavori per l’ulteriore consolidamento della valla di frontiera. In quell’occasione i migranti, accampati nella vicina foresta, tentarono l’assalto in massa alle reti con scale fatte di rami e arbusti, ma le forze di polizia reagirono sparando. Il bilancio stilato a fine 2005 parla di 11 mila tentativi di ingresso illegale, quattordici morti, un numero imprecisato di feriti e oltre 7 mila arresti effettuati in territorio marocchino. A seguito del tragico evento, interi autobus di migranti vennero trasferiti coattivamente nella fascia desertica meridionale del paese, spinti in terra algerina con poche riserve d’acqua e abbandonati così al proprio destino.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-VhgXAbWCjGo/TjMi9mbgX1I/AAAAAAAAAmY/c6f6uvBEgJ8/s1600/000026%255B1%255D.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="267" src="http://3.bp.blogspot.com/-VhgXAbWCjGo/TjMi9mbgX1I/AAAAAAAAAmY/c6f6uvBEgJ8/s400/000026%255B1%255D.JPG" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tre anni dopo, nell’autunno del 2008, un nuovo assalto ricordava al governo di Madrid che il muro invalicabile in cui ha trasformato il confine, costituito da un doppio reticolato alto sei metri e da una fitta treccia di filo spinato che si snoda nello spazio interno, non basta a contenere la determinazione di chi è disposto a mettere in gioco la propria vita per inseguire un sogno o per sfuggire all’inferno. Il maltempo abbattutosi a lungo nella regione aveva fornito l’occasione adatta, causando la caduta di alcuni tratti della barricata e lo sfaldamento dei canali di scolo. Decine di migranti, oltre ad approfittare dei varchi di fortuna, erano riusciti così a passare attraverso le condotte di scarico del fiume Mezquita, che si diramano sotto il reticolato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In ogni caso, per i “clandestini” in arrivo da Oujda che continuano ad assieparsi nei dintorni dell’enclave, restano ancora soluzioni alternative per violare le rigide barriere Shengen. Chi può farsi passare per marocchino (i residenti della regione di Nador possono varcare la frontiera senza visto né timbro sul passaporto) tenta la sorte all’accesso di Beni Enzar con documenti falsi. Quanto ai subsahariani e agli asiatici, se hanno ancora denaro, c’è la possibilità di ricorrere ai &lt;em&gt;passeurs&lt;/em&gt; disposti a nasconderli nei propri veicoli. In ultimo, come testimoniano gli eventi occorsi recentemente, rimane la traversata marittima della baia che circonda Melilla. Solo duecento metri separano la costa marocchina da quella spagnola, un tragitto breve ma carico di insidie (e ben sorvegliato dalle marine dei due paesi) che i candidati al “primo mondo” ricoprono con piccole lance o vecchi gommoni e, a volte, addirittura a nuoto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel giugno scorso la città autonoma ha lanciato l’allarme a seguito di un’inattesa ondata di arrivi. La polizia melillense ha registrato l’ingresso, in maggioranza via mare, di oltre duecentocinquanta migranti (circa quattrocentosessanta in luglio), il doppio rispetto allo stesso periodo del 2010. Le strutture di accoglienza offerte dal CETI non sono sufficienti per far fronte all’emergenza e in molti, nel tentativo di evitare il rimpatrio, hanno scelto di installarsi in accampamenti alla buona fatti di nailon e ferri vecchi, al fianco degli sfortunati precursori rimasti da anni intrappolati nel limbo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-C3djOxbwcB8/TjMjQUWZJyI/AAAAAAAAAmc/k21kQmxvZgY/s1600/gran_melilla%252520valla%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="298" src="http://4.bp.blogspot.com/-C3djOxbwcB8/TjMjQUWZJyI/AAAAAAAAAmc/k21kQmxvZgY/s400/gran_melilla%252520valla%255B1%255D.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di seguito due contributi inviati a &lt;strong&gt;(r)umori dal Mediterraneo&lt;/strong&gt; dalla giornalista spagnola &lt;strong&gt;Beatriz Mesa&lt;/strong&gt; (corrispondente de &lt;em&gt;El Periodico de Catalunya&lt;/em&gt; in Africa del nord), giunta a Melilla nei giorni scorsi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;DESTINI INCROCIATI&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tra suppliche, imprecazioni e preghiere mandate a memoria dai testi sacri, Joel è riuscito a sfuggire alle grinfie del mare. Un Mediterraneo impetuoso, quel giorno, tanto che non c’era possibilità di scelta. “Perdere la vita o raggiungere un sogno”, pensava con il corpo immerso sotto le onde e la mente rivolta al passato. Cosa vedeva Joel? Genitori adottivi senza grosse disponibilità economiche che, nonostante tutto, avevano deciso di dargli affetto e riparo. Tre fratelli a cui serviva un aiuto per terminare gli studi. Una madre sempre più debole e vecchia e un padre caduto in disgrazia. “In quel momento tutto mi è tornato alla mente: il motivo della mia partenza e l’obiettivo che mi ero prefisso. Pensavo di morire. La Guardia civil ha aspettato molto prima di venire in nostro soccorso, sapevano che non avremmo galleggiato a lungo e sono arrivati proprio quando le forze ci stavano abbandonando”, racconta con la rabbia ancora negli occhi. Secondo Joel, che ha raggiunto Melilla il 30 giugno scorso, gli agenti della polizia spagnola “volevano abbandonarlo in mare”. Del resto, alcune ong con sede nella città autonoma hanno confermato che tra le forze dell’ordine permangono alcuni elementi “razzisti”, che già in passato “hanno lasciato annegare i migranti”. E’ questo forse il prezzo da pagare per il viaggio verso “l’eldorado europeo”? E’ questo il tributo che i più sfortunati tra le centinaia di subsahariani devono versare per tentare il riscatto una volta varcate le frontiere di Ceuta e Melilla?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella memoria scorrono le fredde notti passate insonni, il caldo e la fame patiti durante i lunghi mesi di traversata del continente africano per raggiungere quello che nella mappa immaginaria è segnato come “il mondo dove è possibile costruire una nuova vita, per sé e per la propria famiglia”. Le rivoluzioni e le guerre ancora in corso in Nord Africa poco hanno favorito quei migranti che hanno scelto di giocarsi le proprie carte nei paesi emergenti o in via di sviluppo. Il giovane Joel, inizialmente, si era installato in Libia e proprio nel momento in cui le cose iniziavano a funzionare è arrivato il conflitto. Se n’è andato, come il resto dei suoi compatrioti, in modo precipitoso e sopraffatto dallo sconforto di dover ricominciare tutto da zero. “Lavoravo come manovale nel settore edilizio, ma vedendo l’evolversi della situazione ho deciso di fuggire in Marocco”, spiega senza nascondere il suo disappunto per il trattamento che i marocchini riservano alla popolazione di pelle nera. “Anche in Libia c’era razzismo, in alcuni casi più che in Marocco, ma qui nessuno è disposto a darti lavoro”, riferisce il ventenne ciadiano che da cinque anni ha lasciato la sua terra in cerca di un futuro migliore. Dopo un mese trascorso a Melilla sembra già stanco della lunga attesa nel CETI. “Voglio lasciare questo posto e raggiungere la penisola”. E’ preoccupato, vede il traguardo ancora lontano e teme di essere espulso al paese di origine o di essere respinto in Marocco. Ad attenderlo, probabilmente, le carceri del regno: una discesa all’inferno dove i diritti umani hanno ben poco valore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel centro di internamento melillense continuano ad arrivare cittadini di differenti nazionalità africane. Negli ultimi mesi, però, abbondano i profughi dalla Costa d’Avorio, dove la crisi politica si sta trasformando in uno spargimento di sangue. Age Antonio è entrato nell’enclave spagnola la prima settimana di luglio. Per raccontare la sua storia “delicata” si allontana dal resto del gruppo. “Sono figlio di un generale amico del presidente Laurent Gbabo. Mio padre è stato sequestrato e ucciso dai ribelli di Outtara, ed io sono dovuto scappare. Come me, molti altri sono fuggiti in Ghana, in Mali… Ho iniziato il viaggio a dicembre, in camion e autobus, fino al Marocco. Ora non so a chi devo rivolgermi per chiedere asilo politico, ma almeno qui mi sento al sicuro”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Kam1vcC3YUg/TjMjjgsvyeI/AAAAAAAAAmg/Cp3VUJqatjk/s1600/cetin%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="292" src="http://4.bp.blogspot.com/-Kam1vcC3YUg/TjMjjgsvyeI/AAAAAAAAAmg/Cp3VUJqatjk/s400/cetin%255B1%255D.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Frances Vequele si trova a Melilla dall’ultima settimana di giugno e assicura di essere “disperato” perché non sa come riempire le ore morte, che trascorre senza la possibilità di svolgere un lavoro tra il CETI e la città. Un rapporto dell’organizzazione Medici senza frontiere ricorda che questo periodo di “letargo forzato” intacca la salute mentale dei migranti, alla cui condizione di incertezza si aggiunge un’inattività senza alternative. Francis, ormai diciottenne, ha lasciato l’Etiopia sei mesi fa e si è diretto in Sudan, dove ha lavorato nell’edilizia e nel commercio per accumulare i pochi spiccioli necessari a proseguire il viaggio. “Guadagnavo cinque euro al giorno. Me li sono fatti bastare e sono ripartito. Non voglio che i miei fratelli siano costretti a vivere in strada o debbano fare la mia stessa scelta. Voglio offrirgli una possibilità, una buona educazione, per questo devo continuare a lottare”. Ma la sua è un’espressione di impotenza, l’impotenza di chi, per il momento, non può fare niente per la propria famiglia, di cui ha perso ogni contatto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;PORTE “APERTE” VIA MARE&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-B-Lq-GSZ5_k/TjMkle-LunI/AAAAAAAAAms/4WXAGE_FgKU/s1600/patera%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="116" src="http://1.bp.blogspot.com/-B-Lq-GSZ5_k/TjMkle-LunI/AAAAAAAAAms/4WXAGE_FgKU/s200/patera%255B1%255D.jpg" t$="true" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono avvolti in pigiama sformati, portano ciabatte di gomma e i volti contengono a stento le occhiaie profonde. I piedi ardono dentro i calzetti bianchi, ancora immacolati. E’ questa l’immagine dei migranti appena entrano nella città di Melilla, dopo svariate ore di traversie dentro un gommone Zodiac, comprato a Casablanca dal mafioso di turno per circa quattrocento euro. Non conta il modo, l’importante è arrivare, sani e salvi. Meno di duecento metri separano la costa marocchina da quella spagnola, il tragitto è breve ma sufficiente per cadere in mare, morire affogati o essere scoperti e fermati.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La maggioranza dei subsahariani che aspettano il momento buono nascosti vicino alla frontiera non sa nuotare. Restano diffidenti sia dell’oceano che del Mediterraneo, ma superano la paura quando salgono nelle piccole lance diretti verso l’Europa, miraggio di rinascita nonostante la crisi finanziaria. “Sarà sempre meglio della Costa d’Avorio. Vogliamo guadagnarci da vivere come qualsiasi cittadino del mondo”, afferma Karim Kanta, lo sguardo ancora perso nel vuoto. Sei mesi fa ha abbandonato il suo paese, dove le violenze si sono aggiunte alla povertà e all’hiv, e lo scorso 29 giugno è sbarcato a Melilla in compagnia di altre otto persone. Da allora vaga ossessionato per le strade della città autonoma, in cerca di un lavoro che gli permetta di inviare denaro a casa. Come Karim centinaia di subsahariani hanno raggiunto le coste spagnole. Attualmente più di ottocento sono accolti nelle strutture del CETI che offre, con molte difficoltà, un piatto da mangiare e un letto per dormire. La situazione sembra insostenibile dal momento che il centro è abilitato per quattrocento posti. Secondo fonti interne alla Guardia civil dall’inizio di giugno sono approdati nell’enclave più di duecentocinquanta migranti, in maggioranza per mare e alcuni via terra, saltando il doppio reticolato alto sei metri.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-X7VHGdLtMtE/TjMj8bLqkWI/AAAAAAAAAmk/EM0Jd5Nc4-I/s1600/2011-03-28_mani1%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://2.bp.blogspot.com/-X7VHGdLtMtE/TjMj8bLqkWI/AAAAAAAAAmk/EM0Jd5Nc4-I/s400/2011-03-28_mani1%255B1%255D.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il governo spagnolo si è detto obbligato ad inviare verso la penisola gruppi di &lt;em&gt;sin papeles&lt;/em&gt; destinati, previo ordine di espulsione, al rimpatrio nel paese di origine. Secondo il sindacato di polizia gli ingressi massicci della ultima settimana sarebbero dovuti alle buone condizioni meteorologiche oltre al lassismo delle autorità marocchine. “Ormai è diventata un abitudine, i controlli diminuiscono o si infittiscono a seconda degli obbiettivi prefissati. Adesso chiederanno altri aiuti economici prima di rialzare il livello di guardia”, riferiscono alcuni agenti di polizia che confermano l’immobilità della marina marocchina quando è chiamata a recuperare le piccole imbarcazioni dei migranti. “Se ne lavano le mani dicendo che queste persone si trovano in acque spagnole e dunque sono un nostro problema. Potrebbero collaborare molto di più”. E’ tale la preoccupazione per gli arrivi numerosi delle zattere di subsahariani, a Melilla come a Ceuta, che Francisco Velazquez, direttore generale della polizia e della Guardia civil, si è recato a Rabat con l’obbiettivo di convincere le autorità marocchine ad aumentare gli sforzi nel controllo dell’emigrazione irregolare via mare. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Superato un imponente campo da golf, percorrendo la via Hidum si arriva al centro di accoglienza. Non troppo distante, un nutrito gruppo di africani si è attrezzato sul fianco di una collina con baracche e tende di plastica. E’ difficile distinguere tra “il dormitorio” e la discarica. Le pendici sembrano un deposito di immondizia. Tra i rottami appare il giovane Jakel, congolese. Ha interrotto gli studi per attraversare mezza Africa e raggiungere l’Europa, con l’obbiettivo di finanziare le spese mediche del padre, forse già morto. All’interno delle capanne sopravvivono coloro che rifiutano le regole del CETI e desiderano una maggiore indipendenza. Dispongono a malapena di risorse economiche, pochi spiccioli raccolti lavando vetri o controllando i parcheggi cittadini. A volte si aggirano nel centro di Melilla per chiedere elemosine, una borsa di viveri o in cerca di un dizionario di spagnolo. Il signor Wali, anziano libraio, conferma: “la prima cosa che fanno appena giunti in città è procurarsi un libro in spagnolo”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono molte le ore morte durante il giorno, tanto che alcuni subsahariani, di fede cristiana, hanno costruito una piccola chiesa, con tende e sedie bianche, nel mezzo dell’accampamento. I musulmani invece se ne vanno direttamente alla moschea eretta dalla comunità marocchina in loco. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nei boschi di Gourougou e di Oujda restano ancora, in attesa del loro turno, centinaia di migranti, compresi donne e bambini. Se ne stanno al riparo dal sole, ma non dal caldo. Nonostante il lungo viaggio, duro e desertico, che hanno dovuto affrontare per arrivare in Marocco, non sembrano perdersi d’animo. “Il futuro ci sta aspettando. Se mi rispediranno indietro sono pronto a ripercorrere lo stesso cammino”, assicura Jack, il sorriso stampato sul volto sudato e in mano una borsa nera in cui custodisce il suo misero kit di sopravvivenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-TdFdbppG5LM/TjMkVs5ZpII/AAAAAAAAAmo/it2HuB6ueTc/s1600/valla-melilla2%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="265" src="http://2.bp.blogspot.com/-TdFdbppG5LM/TjMkVs5ZpII/AAAAAAAAAmo/it2HuB6ueTc/s400/valla-melilla2%255B1%255D.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-888404316550500117?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/888404316550500117/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=888404316550500117&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/888404316550500117'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/888404316550500117'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/07/melilla-la-speranza-oltre-la-valla.html' title='Melilla, la speranza oltre la “valla”'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-RKmGMs1cN7Q/TjMitqzMUnI/AAAAAAAAAmU/rza-Ht2g6iQ/s72-c/IMG_5053.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-885768209434312596</id><published>2011-07-25T23:46:00.003+01:00</published><updated>2011-07-27T16:18:52.838+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>“Non dimenticatevi di Ilham”</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Non dimenticatevi di Ilham”, è l’appello lanciato da Taib Hasnouni, padre della giovane studentessa marocchina rinchiusa nel carcere di Marrakech lo scorso ottobre. “Mia figlia ha perso molto peso, ho avuto difficoltà a riconoscerla. Le sue condizioni di detenzione, specie nelle ultime settimane, sono particolarmente dure. Si rifiutano di procurargli libri e giornali, non ha più nulla per poter scrivere”, ricordava Taib, qualche giorno fa, a &lt;a href="http://fr.lakome.com/politique/42-actualites-politique/553-le-pere-de-ilham-hassouni-l-ma-fille-a-perdu-beaucoup-de-poids-jai-du-mal-a-la-reconnaitre-ses-conditions-de-detentions-sont-particulierement-peniblesq.html"&gt;Lakome&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Chi è Ilham Hasnouni?&lt;/strong&gt; Iscritta all’università Cadi Ayyad di Marrakech e militante di &lt;strong&gt;Annahj Addimocrati&lt;/strong&gt; (“La via democratica”, formazione di ispirazione marxista che conta tra i suoi sostenitori numerosi studenti universitari, ndt), Ilham è un’attivista dell’UNEM (l’Unione nazionale degli studenti marocchini). Considerata &lt;strong&gt;la più giovane detenuta politica del Marocco&lt;/strong&gt; (21 anni), Ilham Hasnouni è stata arrestata nella sua abitazione di Essaouira il 12 ottobre 2010 da cinque agenti in borghese, sprovvisti di mandato e in totale violazione dei diritti e delle garanzie detentive presenti già al tempo nel Codice di procedura penale ed oggi consacrati nella nuova costituzione. Trasferita a Marrakech, viene torturata per 48 ore nei sotterranei del commissariato di Place Jamaa al Fna, senza la possibilità di bere né mangiare, fino alla perdita dei sensi. Da allora è rinchiusa nella prigione di Boulmharez, nella sezione riservata ai detenuti di diritto comune. La sua colpa è&amp;nbsp;“l’aver reclamato quelli che sotto altri cieli sarebbero considerati dei diritti fondamentali, come l’accesso gratuito ad un sistema di istruzione di qualità”, ricorda un comunicato pubblicato sulla pagina del &lt;strong&gt;gruppo Facebook “Liberiamo Ilham Hasnouni”.&lt;/strong&gt; I capi di imputazione a carico di Ilham sono almeno una ventina, tra cui “distruzione di beni pubblici, partecipazione ad un raduno non organizzato, utilizzo della forza contro un funzionario di polizia e costituzione di banda armata”. Per il giudice d’istruzione, infatti, la giovane militante sarebbe legata ai disordini scoppiati nel campus universitario della “città rossa” il 14 maggio 2008, quando la polizia è intervenuta in modo violento per mettere fine alle mobilitazioni indette dall’UNEM. “Contro di lei c’è solo la parola di un agente”, ribatte tuttavia l’avvocato di Ilham, che considera l’innocenza della sua cliente fuori discussione. A seguito di quegli eventi, un primo gruppo di &lt;em&gt;basistes&lt;/em&gt; (studenti marxisti) – il “&lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2010/05/zahra-boudkour-torna-in-liberta.html"&gt;gruppo Boudkour&lt;/a&gt;” – era stato condannato in modo fin troppo sbrigativo (la maggior parte dei suoi membri hanno finito di scontare la pena) dal tribunale di Marrakech. Anche in quel caso, per le ong locali e internazionali, si era trattato di un processo di natura politica, viziato dalle più flagranti violazioni dei diritti umani fondamentali. A quanto sembra la storia non tarda a ripetersi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo dieci mesi di carcere e maltrattamenti, Ilham aspetta ancora l’inizio del suo iter giudiziario. La prima udienza ha già subito quattro rinvii (la prossima seduta è prevista per domani, 26 luglio ndr), mentre la difesa si è vista negare la possibilità di presentare testimoni a discarico dell’imputata.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-g8tPaioLW0k/Ti3xWUhV9fI/AAAAAAAAAmQ/sSIX5LNcO_E/s1600/ilham-hasnouni%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://3.bp.blogspot.com/-g8tPaioLW0k/Ti3xWUhV9fI/AAAAAAAAAmQ/sSIX5LNcO_E/s400/ilham-hasnouni%255B1%255D.jpg" t$="true" width="302" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Ilham Hasnouni&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Di seguito un articolo scritto dalla giornalista &lt;strong&gt;Zineb El Rhazoui&lt;/strong&gt; (ex Journal Hebdomadaire) lo scorso dicembre, che ripercorre nel dettaglio la storia di Ilham Hasnouni.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;ILHAM, VIOLENZE SU UNA GIOVANE STUDENTESSA MAROCCHINA&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alle 16 circa di martedì 12 ottobre un ragazzo elegante, sulla ventina, suona alla porta di casa della famiglia Hasnouni ad Essaouira. “Ilham c’è un tipo che chiede di te”, riferisce il fratellino, pensando che si tratti di un compagno di facoltà. Appena uscita dalla porta dell’abitazione, cinque uomini ben piazzati prelevano la studentessa, gettando a terra il fratello e tirandola per i capelli, sotto le grida disperate della madre. Un veicolo nero stazionato a pochi passi parte verso una destinazione sconosciuta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Non avevo dubbi, ho capito subito che si trattava dei molossi del &lt;em&gt;makhzen&lt;/em&gt; (termine traducibile con “regime” o “potere centrale”, ndt). La macchina nera è l’ultima cosa che ho visto prima che mi bendassero gli occhi. Durante il tragitto, mi sono piovuti addosso colpi ed insulti di ogni tipo”, racconta Ilham nella sua testimonianza scritta dalla prigione di Boulmharez a Marrakech.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’arresto della giovane universitaria, senza mandato né convocazione preliminare, arriva dopo una lunga serie di convocazioni e interrogatori condotti negli ambienti studenteschi dell’Università Cadi Ayyad, in riferimento agli eventi del 14 maggio 2008, quando le forze dell’ordine hanno invaso il campus situato a poca distanza dalla Facoltà di Scienze giuridiche, economiche e sociali. In quell’occasione l’UNEM aveva promosso uno sciopero, a seguito delle decine di intossicazioni alimentari registrate all’interno del ristorante universitario. L’amministrazione dell’ateneo, infatti, aveva rifiutato di farsi carico delle spese mediche degli studenti ricoverati. Dopo gli scontri, la polizia ha dato il via ad una serie di arresti che hanno preso di mira gli aderenti al partito marxista La Via Democratica, accusati tra le altre cose di sostenere i separatisti saharaoui.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Si signore, può stare tranquillo”, riferiva uno degli aguzzini di Ilham al telefono. Il debole spiraglio di luce che riusciva a percepire attraverso la benda non era sufficiente per riconoscere i luoghi né i volti. “Mi sono ritrovata ammanettata in una stanza buia, probabilmente in una delle ville che il regime riserva a questo tipo di necessità”, suppone la giovane attivista. Ai cinque agenti che l’hanno arrestata se ne sono aggiunti degli altri. “Traditrice, figlia di puttana! Come avete qualcosa per riempirvi la pancia, invece di ringraziare continuate a protestare!”. La retorica è familiare per coloro che hanno dovuto subire i tormenti del &lt;em&gt;makhzen&lt;/em&gt;. Ben lontano dall’essere cittadino, il suddito marocchino viene facilmente rimesso al suo posto e alla sua funzione: quella di tubo digerente. Ilham si è interrogata a lungo sul senso di questa frase: “di cosa avremmo dovuto riempirci la pancia? Di repressione? Di arresti? Oppure si riferivano alle enormi ricchezze di questo paese, di cui vediamo soltanto le briciole?”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Torture a ritmo di tamburo&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Quelli di Marrakech la vogliono questa notte”, sono le parole che la militante è riuscita a cogliere in una conversazione tra due agenti. “Mentre mi caricavano in auto ho preso una pedata che mi ha fatto cadere a terra…«Alzati lurida cagna!», hanno gridato subito. Quando sono salita avevo il capogiro per i cazzotti ricevuti fino a quel momento”. Due macchine conducono Ilham verso la “città rossa”, dove due anni prima avevano avuto luogo gli eventi per cui sarà incriminata. “Sapevo quello a cui stavo andando in contro. Sapevo che non sarebbe stato facile da superare”. In effetti, le testimonianze filtrate dalla prigione di Boulmharez negli ultimi due anni sono terrificanti. Dopo le cariche violente subite nell’invasione del campus a Cadi Ayyad, le lunghe giornate di torture ed i simulacri di processo, i detenuti &lt;em&gt;basistes&lt;/em&gt; si sono trovati di fronte a condizioni di detenzione particolarmente difficili.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Dopo un viaggio che mi è sembrato interminabile, mi hanno fatto scendere una scala, poi di nuovo ammanettata ad una sedia”. A questo punto cominciano gli interrogatori: identità, studi, opinioni politiche, frequentazioni, ecc.. Le domande incalzano, accompagnate da colpi al viso e sul resto del corpo ogni volta che le risposte non soddisfano gli ispettori. “Ad un certo punto sono stata trasferita in un’altra stanza al piano superiore. I volti sono cambiati ma non le domande né le reazioni alle mie risposte. Poi è squillato un telefono”. Ilham viene caricata di nuovo in un veicolo, questa volta un furgone. Il tragitto è breve, la nuova destinazione è sempre in città. “Sono stata condotta in un sotterraneo buio ed umido, dove avrei passato la notte”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La giovane attivista non ha idea, all’inizio, del luogo in cui si trova. Ma non tarda molto a scoprirlo. Nel silenzio della sua segreta, comincia a distinguere dei suoni di festa, musiche di tamburi e ritmi di danza. La storia si ripete, come &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2009/12/zahra-libera-dietro-le-sbarre.html"&gt;Zahra Boudkour&lt;/a&gt;, Ilham è rinchiusa nel tristemente celebre commissariato di Jamaa al Fna. Sotto la piazza emblema del turismo marocchino, classificata patrimonio dell’UNESCO, decine e forse centinaia di detenuti marciscono nell’oscurità. I canti gnawa e i flauti degli incantatori di serpenti coprono le grida di chi viene torturato qualche metro più in basso. La folla di turisti ignora che sotto ai suoi piedi si trova il luogo dove Zahra Boudkour è stata colpita ripetutamente al viso e nella zona genitale con una sbarra di ferro, dove è stata spogliata davanti ai suoi compagni e costretta a rimanere nuda per tre giorni in pieno ciclo mestruale. La superba immagine da cartolina che offre Jamaa al Fna nasconde le tenebre che inghiottono i dannati del regime.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Qualche ora più tardi la porta si apre e fanno la loro comparsa nuovi carcerieri. La serie di domande riprende, ma questa volta non aspettano nemmeno le risposte. Mi hanno picchiato fino allo svenimento”. Ilham perde conoscenza, ma viene risvegliata ancora a suon di botte. “Durante il pestaggio non sono riuscita a distinguere i volti, ma sapevo con certezza che mi trovavo di fronte agli assassini di Abderrazak Gadiri. Il suo ricordo non mi ha lasciata un istante”. Lo studente a cui fa riferimento Ilham è morto il 31 dicembre 2008 a causa di una grave ferita alla testa, dopo un altro intervento della polizia nel campus universitario di Cadi Ayyad. Numerose testimonianze hanno attribuito la responsabilità dell’accaduto all’agente detto “Laaroubi”, che al momento delle cariche si trovava in compagnia del vice-prefetto della polizia di Marrakech e del capo della polizia turistica. Ad oggi, nessun colpevole ha pagato per l’omicidio di Gadiri.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Tornata in cella, avevo bisogno di dormire. Stavo crollando di stanchezza, ma l’umidità e il rimbombare dei tamburi di Jamaa al Fna me l’hanno impedito”, prosegue la giovane attivista. La tregua, tuttavia, è di corta durata. Gli aguzzini tornano a cercarla per l’ennesimo interrogatorio. “Chi è che vi finanzia?”, ricomincia l’ispettore. Il regime non vede in Ilham e i suoi compagni un’organizzazione studentesca che lotta per la gratuità dell’insegnamento, l’aumento delle borse di studio o l’accesso ai mezzi di trasporto, ma una cospirazione contro la sua perennità, probabilmente finanziata dai “nemici del Marocco”. Le domande continuano ancora un po’, poi viene fatta salire su un furgone, direzione tribunale, per comparire di fronte al procuratore del re. “Un orologio appeso al muro segnava le 9 del mattino. Ho passato due giorni senza mangiare la commissariato Jamaa al Fna”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ammanettata ad una sedia, Ilham è sul punto di soccombere alla fame, alla sete, al dolore e allo sfinimento. Solo alle 18 un poliziotto la fa entrare nello studio del giudice istruttore. “Chi ha bruciato la città universitaria? Quanti siete?...Non ero stupita dalle sue domande. Da parte mia, avevo una gran voglia di chiedergli: chi ha impedito l’ingresso degli studenti nel campus? Chi ha ucciso Gadiri?...Alla fine ha letto la lista dei miei capi di imputazione: responsabilità in incendio doloso, distruzione dei beni pubblici, riunione armata…”. Appena uscita dall’incubo dell’inchiesta preliminare, Ilham si ritrova di nuovo in un furgone che la conduce alla prigione di Boulmharez, “Abu Ghraib Marrakech”, come l’hanno soprannominata i suoi ospiti. Dal suo dormitorio superaffollato ci ha inviato la sua testimonianza. Da lì continua a battersi per i suoi diritti fondamentali in attesa che cominci il processo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S.: nell'udienza tenutasi martedì 26 luglio presso il tribunale di Marrakech, il giudice ha deciso (per la quinta volta consecutiva) di rinviare il processo a martedì 2 agosto. Ilham è in carcare da quasi un anno, ma nessuna sentenza è mai stata emessa contro di lei....&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-885768209434312596?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/885768209434312596/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=885768209434312596&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/885768209434312596'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/885768209434312596'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/07/non-dimenticatevi-di-ilham.html' title='“Non dimenticatevi di Ilham”'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-g8tPaioLW0k/Ti3xWUhV9fI/AAAAAAAAAmQ/sSIX5LNcO_E/s72-c/ilham-hasnouni%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-6663663146174806392</id><published>2011-07-22T01:27:00.001+01:00</published><updated>2011-07-22T01:28:46.924+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Le Courrier International censurato in Marocco</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nei giorni scorsi le autorità marocchine hanno vietato la distribuzione del settimanale francese &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Le Courrier International&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; (padre spirituale e modello del nostro &lt;em&gt;Internazionale&lt;/em&gt;) all’interno dei confini del regno a causa di una vignetta giudicata “offensiva”. Nel numero 1080 (13-20 luglio 2011) della rivista, assieme all’articolo “L’envers d’un plébiscite royal” – l’editoriale pubblicato dal direttore di &lt;em&gt;Tel Quel&lt;/em&gt; Karim Boukhari l’indomani del referendum – c’era un disegno del celebre caricaturista algerino &lt;strong&gt;Dilem&lt;/strong&gt;. &lt;em&gt;Il re Mohammed VI è pronto a spartire il potere con il suo primo ministro&lt;/em&gt;, il titolo della caricatura. In primo piano il sovrano, mentre fuma uno spinello, accanto al premier Abbas Al Fassi che incalza: “fallo girare!”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-B1fXAv4E1_s/TijBf9mcFRI/AAAAAAAAAmE/IfxFShgEkdc/s1600/dilem+Courrier+vietato.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://2.bp.blogspot.com/-B1fXAv4E1_s/TijBf9mcFRI/AAAAAAAAAmE/IfxFShgEkdc/s400/dilem+Courrier+vietato.jpg" t$="true" width="376" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ interessante notare che, pur definendo la performance elettorale (98,5% di “sì” alla nuova costituzione) “un plebiscito organizzato” e “degno delle migliori dittature”, l’articolo di Boukhari non aveva subito restrizioni al momento della prima apparizione (“&lt;a href="http://www.telquel-online.com/481/edito_481.shtml"&gt;Le Maroc est inquiet&lt;/a&gt;”, &lt;em&gt;Tel Quel&lt;/em&gt; n. 481, 9-15 luglio). Il ministro Khalid Naciri, non certo noto per il suo senso dell’umorismo quanto piuttosto per la sua cieca fedeltà al regime, ha precisato infatti che il provvedimento di censura da lui ordinato è dovuto “alla mancanza di rispetto dovuta al re” insita nella vignetta pubblicata dal &lt;em&gt;Courrier&lt;/em&gt;. A titolo informativo, l’articolo 29 del Codice della stampa autorizza il ministro della Comunicazione e il Primo ministro a vietare l’ingresso in Marocco dei giornali stranieri se questi costituiscono “un attacco alla religione islamica, al regime monarchico, all’integrità territoriale, al rispetto dovuto al sovrano o un pericolo per l’ordine pubblico” (le famose “linee rosse”). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’episodio non rappresenta purtroppo una novità. Proprio il settimanale francese aveva già subito un primo stop nel luglio del 2009 in circostanze simili. L’inchiesta del &lt;em&gt;Journal Hebdomadaire&lt;/em&gt; sull’impero economico di Mohammed VI era stata riproposta dal &lt;em&gt;Courrier International&lt;/em&gt; con un contributo del caricaturista &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2010/02/khalid-la-matita-che-spaventa-il-regime.html"&gt;Khalid Gueddar&lt;/a&gt;, che aveva raffigurato il monarca ai comandi di una moto d’acqua (lo sport preferito da sua maestà) mentre cavalca un’onda di monete d’oro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-svl5dhshTso/TijBrXiSMcI/AAAAAAAAAmI/ZBuA1tMurPE/s1600/2610-Khalid%255B1%255D%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="276" src="http://3.bp.blogspot.com/-svl5dhshTso/TijBrXiSMcI/AAAAAAAAAmI/ZBuA1tMurPE/s400/2610-Khalid%255B1%255D%255B1%255D.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche in quell’occasione un comunicato del Ministero chiariva che proprio la presenza del disegno aveva motivato la censura della rivista. Questione di moralità: ciò che viene detto, non sempre può essere mostrato. Come spiegare allora l’atteggiamento del regime marocchino nei confronti della caricatura? Il disegno umoristico, soprattutto se accompagnato dalla rappresentazione dei membri della famiglia reale, sembra rimanere un tabù e ancora oggi deve confrontarsi regolarmente con le ire del Palazzo e la dura reazione delle autorità. &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2009/10/marocco-tempi-duri-per-la-stampa.html"&gt;Disegnatori e giornali continuano a farne le spese&lt;/a&gt;. Perché? Da una parte le immagini fanno più paura delle parole, dal momento che hanno un impatto più forte e immediato, dall’altra i codici legislativi (come quello della stampa) sanciscono la sacralità e l’intangibilità del monarca, a dispetto della nuova carta costituzionale. “La lettura di una caricatura è più facile rispetto alle pagine di un testo. E’ il primo elemento che ci colpisce quando si sfoglia un giornale, ed è ciò che immancabilmente ci diverte. I bersagli sono chiari, diretti e il suo messaggio arriva a tutti, perfino agli analfabeti”, è il commento del caricaturista Lahsen Bakhti, che non può nemmeno immaginare &lt;em&gt;Le Monde&lt;/em&gt; senza la vignetta di Plantu in prima pagina.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;CARICATURA NON GRATA&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;(Breve riepilogo della storia della caricatura in Marocco, tratto dall’articolo di Laetitia Dechanet “Sage come une image”, pubblicato da &lt;em&gt;Le Journal Hebdomadaire&lt;/em&gt; n. 416, 7-13 novembre 2009)&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La caricatura fa la sua comparsa nelle colonne della stampa marocchina fin dal primo periodo post-indipendenza. Negli anni sessanta vedono la luce i primi giornali satirici, &lt;em&gt;Akhbar Dounia&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Joha&lt;/em&gt;. Poco più tardi, tra la fine degli anni settanta e l’inizio del decennio successivo, uno dei pionieri del disegno marocchino, Hamid Bouhali, in compagnia di Mohamed Filali, lancia in rapida successione tre riviste umoristiche: &lt;em&gt;Satirix&lt;/em&gt;, in francese, poi &lt;em&gt;Akhbar Souk&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Attakchab&lt;/em&gt; in arabo. Tra i caricaturisti che più hanno contribuito all’espressione di questo genere giornalistico, il cui riscontro in edicola è strepitoso, c’è anche Larbi Sebbane. &lt;em&gt;Akhbar Souk&lt;/em&gt; raggiunge dei picchi di vendite di 180 mila esemplari a settimana, prima di stabilizzarsi sulle 50 mila copie. Tutto sembra procedere bene, fino a quando un disegno del caricaturista Hamouda non suscita la collera di Driss Basri, allora ministro dell’Interno: Bouhali, direttore della pubblicazione, viene messo in carcere per un mese, prima di finire agli arresti domiciliari. Dopo un anno, sottoscrive una dichiarazione in cui si impegna a non pubblicare più giornali e riacquista la libertà. Per la caricatura marocchina è la fine della prima grande avventura.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In quegli anni, anche il quotidiano &lt;em&gt;L’Opinion&lt;/em&gt; propone un supplemento satirico di quattro pagine, &lt;em&gt;Sandwich&lt;/em&gt;, che subisce ben presto la stessa sorte dei suoi predecessori. Le sue caricature, che portano la firma di Filali, infastidiscono il regime. Khalid Jamai, all’epoca capo-redattore del giornale, ricorda: “avevamo pubblicato una caricatura di Ronald Reagan con in braccio una scimmia. L’ambasciatore americano, su tutte le furie, andò a protestare dal sovrano. Allora ricevetti una chiamata da Driss Basri, che pronunciò queste parole: «il re è arrabbiato con te. Da ora in poi non avete più il diritto di pubblicare caricature. Non è un problema di libertà di espressione, ma di rispetto verso la religione. Dio ha creato l’essere umano in una certa maniera e voi, con i vostri disegni, deformate questa sua creazione». Minacciò di chiudere &lt;em&gt;L’Opinion&lt;/em&gt; se avessimo proposto nuove caricature. Sandwich è scomparso così da un giorno all’altro”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da quel momento è come se una &lt;em&gt;fatwa&lt;/em&gt; abbia vietato la divulgazione dei disegni satirici. Nel 1989 Hassan II, ospite nel programma francese &lt;em&gt;L’Heure de verité&lt;/em&gt;, dichiara: “Non tollererò mai dei giornali come &lt;em&gt;Le Canard Enchainé&lt;/em&gt;. Da noi la caricatura è vietata per consenso nazionale”. Quest’ultima deve infatti aspettare fino al 2000, un anno dopo la morte del vecchio re, prima di ritrovare il suo posto in edicola, grazie ad Ali Lmrabet che fonda il giornale satirico &lt;em&gt;Demain Magazine&lt;/em&gt; (poi &lt;em&gt;Doumane&lt;/em&gt;, in darija). Ma, anche in questo caso, si tratta di un’esperienza piuttosto breve. Nel 2003, infatti, la pubblicazione viene chiusa e Ali Lmrabet si vede condannato a quattro anni di carcere per “oltraggio al re e attacco ai valori sacri del regno e alla sua integrità territoriale”. Nel 2007 nasce l’ultimo giornale satirico della storia marocchina, &lt;em&gt;Le Canard libéré&lt;/em&gt;. Il supporto, tuttavia, non sembra essere all’altezza dei titoli che l’hanno preceduto. Di certo lo si deve alla sua linea editoriale, “basata sul rispetto dei valori religiosi, della patria e dei simboli nazionali”, come viene precisato&amp;nbsp;da un comunicato stampa. La caricatura, in definitiva, pare abbia conservato una cattiva reputazione: la sua presenza nei giornali marocchini è ancora timida e, tra la maggior parte dei disegnatori, prevale l’autocensura.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-MbhTb3soyQQ/TijB9E2na2I/AAAAAAAAAmM/skvFvCQRd6I/s1600/carte+blanche+M6.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://1.bp.blogspot.com/-MbhTb3soyQQ/TijB9E2na2I/AAAAAAAAAmM/skvFvCQRd6I/s400/carte+blanche+M6.jpg" t$="true" width="290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;La libertà di espressione in Marocco vista da &lt;strong&gt;Khalid&lt;/strong&gt;. Raffigurare Mohammed VI&amp;nbsp;nelle caricature è "vietato".&amp;nbsp;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;FOCUS: il Codice della stampa marocchino&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di seguito gli articoli più restrittivi di un codice della stampa giudicato “liberticida” dalle principali ong per i diritti umani, Reporters sans frontieres e dagli stessi &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2009/11/voci-dal-marocco-aboubakr-jamai.html"&gt;giornalisti marocchini indipendenti&lt;/a&gt;:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Articolo 29&lt;/strong&gt;. L’ingresso in Marocco dei giornali stranieri può essere vietato dal ministro della Comunicazione o dal Primo ministro, se questi costituiscono un attacco alla religione islamica, al regime monarchico, all’integrità territoriale, al rispetto dovuto al re o un pericolo per l’ordine pubblico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Articolo 41&lt;/strong&gt;. Ogni offesa verso il re o un membro della famiglia reale è punita con l’arresto da 3 a 5 anni e con una multa da mille a 10 mila euro. La stessa pena è prevista se l’attacco è diretto alla religione islamica, al regime monarchico o all’integrità territoriale. La condanna può prevedere anche la sospensione temporanea della pubblicazione o addirittura il divieto definitivo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Articoli 44-51&lt;/strong&gt;. Stabiliscono pene severe, compreso il carcere (da un mese a un anno), per chi viene giudicato colpevole di diffamazione. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Articolo 52&lt;/strong&gt;. L’offesa commessa contro i Capi di Stato, i capi di governo, e i ministri degli esteri di Paesi stranieri è punita con l’arresto da un mese ad un anno e con una multa da mille a 10 mila euro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Articolo 77&lt;/strong&gt;. Il ministro dell’Interno può ordinare, con decisione motivata, il sequestro di ogni pubblicazione che costituisca un pericolo per l’ordine pubblico o un attacco alla famiglia reale, alla religione islamica, al regime monarchico o all’integrità territoriale.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-6663663146174806392?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/6663663146174806392/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=6663663146174806392&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/6663663146174806392'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/6663663146174806392'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/07/le-courrier-international-censurato-in.html' title='Le Courrier International censurato in Marocco'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-B1fXAv4E1_s/TijBf9mcFRI/AAAAAAAAAmE/IfxFShgEkdc/s72-c/dilem+Courrier+vietato.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-7680439577105666042</id><published>2011-07-20T14:19:00.000+01:00</published><updated>2011-07-20T14:19:02.730+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Khalid'/><title type='text'>Khalid al referendum</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Continua la collaborazione tra il caricaturista &lt;strong&gt;Khalid Gueddar&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;(r)umori dal Mediterraneo&lt;/strong&gt;. &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2010/02/khalid-la-matita-che-spaventa-il-regime.html"&gt;Khalid "le mediavore"&lt;/a&gt;, bandito dai media marocchini “ufficiali” dopo il processo ad &lt;em&gt;&lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2009/11/marocco-cosa-succede-alla-stampa.html"&gt;Akhbar Al Youm&lt;/a&gt;&lt;/em&gt; e la chiusura del &lt;em&gt;&lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2010/02/lincredibile-storia-del-journal.html"&gt;Journal Hebdomadaire&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, resta in prima linea nella battaglia per la libertà di espressione (secondo la graduatoria stilata da Reporters sans frontieres il Marocco è al 127° posto). Oltre al blog &lt;a href="http://khalidcartoons.blogspot.com/"&gt;khalidcartoons&lt;/a&gt;, negli ultimi mesi alcuni suoi disegni sono apparsi nei giornali on-line &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/03/lakomecom-o-il-wikileaks-marocchino.html"&gt;Lakome&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/04/demain-on-line-ali-lmrabet-sfida-la.html"&gt;Demain&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-TS2kMg1eMjo/TibTnFNVrHI/AAAAAAAAAmA/4SZufB2f_tQ/s1600/Khalid+referendum.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="297" src="http://2.bp.blogspot.com/-TS2kMg1eMjo/TibTnFNVrHI/AAAAAAAAAmA/4SZufB2f_tQ/s400/Khalid+referendum.jpg" t$="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Un oppositore entra nel seggio per votare “no” (la, in arabo) alla nuova costituzione, ma nell’urna elettorale – da cui una mano fa capolino per deriderlo – possono essere inseriti solamente i “sì” (naam).&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[Risultato: plebiscito in salsa marocchina al 98,5%]&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-7680439577105666042?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/7680439577105666042/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=7680439577105666042&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/7680439577105666042'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/7680439577105666042'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/07/khalid-al-referendum.html' title='Khalid al referendum'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-TS2kMg1eMjo/TibTnFNVrHI/AAAAAAAAAmA/4SZufB2f_tQ/s72-c/Khalid+referendum.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-4581660413215805375</id><published>2011-07-16T17:34:00.006+01:00</published><updated>2011-07-17T15:16:23.231+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Voci dal Marocco'/><title type='text'>“L’amazigh non è solo una lingua, ma un sistema di valori laici e democratici”</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;In Marocco il movimento berbero prende atto degli avanzamenti offerti dalla nuova costituzione, tra cui il riconoscimento ufficiale del &lt;em&gt;tamazight&lt;/em&gt;, ma non abbandona il fronte delle contestazioni.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-lepQzCyNNKA/TiICdl33SmI/AAAAAAAAAl4/I3j4TMYI2UY/s1600/280890_2270260240477_1367744161_32754653_1891552_o.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" m$="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-lepQzCyNNKA/TiICdl33SmI/AAAAAAAAAl4/I3j4TMYI2UY/s400/280890_2270260240477_1367744161_32754653_1891552_o.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Tangeri, 3 luglio 2011&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;RABAT – Tra i primi a rispondere all’appello del “&lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/02/marocco-aspettando-il-20-febbraio2.html"&gt;20 febbraio&lt;/a&gt;”, il &lt;strong&gt;movimento amazigh&lt;/strong&gt; ha avuto un impatto considerevole nelle mobilitazioni che da quasi cinque mesi a questa parte, domenica dopo domenica, spingono migliaia di persone a scendere in strada, nelle principali città del regno, per chiedere il passaggio ad uno Stato democratico, la fine dell’assolutismo monarchico e il rispetto della dignità dei cittadini. Le bandiere giallo-verde-blu hanno sventolato a Tangeri, Tetuan, Errachidia, Agadir e perfino a Rabat e Casablanca, mentre nelle regioni dell’interno a maggioranza berberofona (Rif, Suss, Orientale, Medio e Alto Atlante) anche i piccoli villaggi hanno alzato la testa per denunciare gli abusi delle autorità locali e la mancanza di infrastrutture primarie – scuole e ospedali all’occorrenza (per saperne di più vai all’articolo “&lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/03/breve-saggio-sulla-storia-del-movimento.html"&gt;Breve saggio sulla storia del movimento amazigh in Marocco&lt;/a&gt;”).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-q4qZscVii0Y/TiG5mBSbYXI/AAAAAAAAAlw/qU3ALTxTK-M/s1600/Rabat.+20+marzo.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="270" m$="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-q4qZscVii0Y/TiG5mBSbYXI/AAAAAAAAAlw/qU3ALTxTK-M/s400/Rabat.+20+marzo.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rabat, 20 marzo 2011&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/06/marocco-la-rivoluzione-non-e-nella.html"&gt;nuova costituzione&lt;/a&gt;, voluta dal sovrano e approvata lo scorso 1° luglio, ha riconosciuto l’idioma berbero come lingua ufficiale e la cultura amazigh come componente di un’identità nazionale non più esclusivamente arabo-musulmana, accogliendo in questo modo le rivendicazioni di base del movimento. Tuttavia, il tentativo del regime di dividere il fronte della contestazione sembra essere fallito. Gli attivisti berberi – nella quasi totalità dei casi – hanno rigettato la nuova carta e si dicono pronti a continuare le proteste (prossimo appuntamento domenica 17 luglio). Perché? Il motivo ce lo spiega &lt;strong&gt;Ahmed Assid&lt;/strong&gt;, docente di filosofia all’Università di Rabat fino al 2002 e da dieci anni ricercatore all’IRCAM (l’Institut royal pour la culture amazigh, di cui è stato uno dei fondatori nel 2001). Il professor Assid, intellettuale riconosciuto ben oltre i confini nazionali, è autore di alcune opere di riferimento sul tema della berberità (&lt;em&gt;Culture et identité au Maroc contemporain&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;L’amazighité dans le discours de l’islam politique&lt;/em&gt;) e dal 2006 dirige l’Osservatorio amazigh per i diritti e le libertà.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;SCHEDA INTRODUTTIVA: l’amazigh nella nuova costituzione marocchina.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dal &lt;strong&gt;Preambolo&lt;/strong&gt;: “[…] il Regno del Marocco intende preservare, nella sua pienezza e diversità, la propria identità nazionale, una e indivisibile, […] forgiata attraverso la convergenza delle sue componenti arabo-islamica, amazigh e saharo-hassani”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dall’&lt;strong&gt;art.&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;5&lt;/strong&gt;: “L’arabo rimane la lingua ufficiale dello Stato. Lo Stato si impegna alla protezione e allo sviluppo della lingua araba, oltre che alla promozione del suo utilizzo. Anche l’amazigh costituisce una lingua ufficiale dello Stato, in quanto patrimonio comune di tutti i marocchini senza eccezioni. Una legge organica definisce il processo di attuazione del carattere ufficiale di questa lingua, come pure le modalità della sua integrazione nell’insegnamento e negli aspetti prioritari della vita pubblica […]”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Intervista ad Ahmed Assid&lt;/strong&gt; (Rabat, 11 luglio 2011) &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-pWa97SxbZ5o/TiG6SqCp-sI/AAAAAAAAAl0/s7e6SkwEB6A/s1600/ahmedassid_newhiwar%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="287" m$="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-pWa97SxbZ5o/TiG6SqCp-sI/AAAAAAAAAl0/s7e6SkwEB6A/s400/ahmedassid_newhiwar%255B1%255D.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Qual è stata la reazione del movimento amazigh alla presentazione della nuova costituzione sottoposta a referendum lo scorso 1° luglio?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il movimento amazigh è un’entità eterogenea che accoglie al suo interno centinaia di associazioni – alcune a carattere nazionale, la maggior parte a vocazione locale – oltre agli attivisti indipendenti. Di conseguenza anche le posizioni assunte dagli attori del movimento sono eterogenee. In merito alla nuova costituzione ci sono state tre reazioni distinte. La prima, largamente maggioritaria, ha sostenuto il boicottaggio del referendum. E’ questo il caso dell’Osservatorio amazigh per i diritti e libertà, di Tamaynout (la più grande associazione berbera marocchina per numero di aderenti, ndr), della coordinazione Tafsut guidata da Azetta (che riunisce 309 associazioni) e di Amiafa, la coordinazione delle associazioni amazigh del Marocco centrale. Invece le organizzazioni più moderate, come l’AMREC (Associazione marocchina per la ricerca e gli scambi culturali, prima associazione berbera fondata nel 1967, ndr), hanno fatto campagna per il “sì”. Infine c’è stata una terza attitudine, quella tenuta ad esempio dal Congres Mondial Amazigh, dalle coordinazioni del Suss e del Rif, che hanno espresso soddisfazione per il riconoscimento ufficiale del &lt;em&gt;tamazight&lt;/em&gt; (la lingua berbera) senza nascondere le critiche al nuovo testo. Nei loro comunicati, tuttavia, non si sono espresse né per il “sì” né per il boicottaggio del referendum.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Quali sono le critiche che l’Osservatorio da lei diretto ha avanzato nei confronti del nuovo testo?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Prima di rispondere alla sua domanda vorrei fare chiarezza su un punto fondamentale. Il nostro atteggiamento, fortemente negativo nei confronti della nuova costituzione, fa riferimento al testo presentato ufficialmente la sera del 17 giugno (a margine del discorso del sovrano) e non al lavoro della commissione Mannouni che, pur essendo stata scelta secondo una logica anti-democratica, aveva redatto una carta molto più avanzata rispetto alla versione finale sottoposta a referendum. Purtroppo quel testo – dove per esempio era riconosciuta “la responsabilità dello Stato nella protezione del pluralismo religioso” e “la libertà di coscienza dei cittadini” – è stato snaturato dall’intervento del consigliere reale Moatassim, che in 48 ore e con l’appoggio delle forze politiche più conservatrici ne ha rivisto arbitrariamente il contenuto per ricevere il via libera del Palazzo. Per questo Mannouni si è rifiutato di leggerlo pubblicamente, disconoscendone così la paternità, ed è stato il consigliere di Mohammed VI a presentarlo ufficialmente il 17 giugno scorso. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Quella che lei definisce una “revisione di Palazzo” ha interessato anche le parti della nuova costituzione dedicate al riconoscimento dell’amazigh?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sì. Nel preambolo, dove si fa riferimento all’edificazione dell’identità nazionale, la componente amazigh veniva prima di quella arabo-islamica. La commissione Mannouni aveva rispettato la cronologia storica, che documenta la presenza millenaria degli imazighen (plurale di amazigh, ndr) nell’attuale territorio marocchino, mentre l’arrivo degli arabi è datato alla fine del settimo secolo dell’era cristiana. Il testo uscito da Palazzo ha ribadito invece la preminenza della &lt;em&gt;umma&lt;/em&gt; arabo islamica sui valori ancestrali di appartenenza all’africanità, di cui la berberità è il simbolo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Altro esempio è il famoso articolo 5 della costituzione. Sia chiaro, la costituzionalizzazione della lingua amazigh come idioma ufficiale è un traguardo importante, che premia i sacrifici di generazioni di militanti a sostegno della causa berbera. Tuttavia, la formulazione scelta per questo articolo è ambigua e lascia spazio ad interpretazioni pericolose. Nella prima versione, la lingua araba e quella berbera erano inserite nella stessa frase, considerate entrambe lingue ufficiali a pari titolo. Dopo la revisione operata da Moatassim, l’arabo e l’amazigh sono finiti in due paragrafi distinti, dove il secondo resta gerarchicamente subordinato al primo. Il partito arabo-nazionalista dell’Istiqlal (del primo ministro Abbas El Fassi) ha imposto una menzione separata per la lingua araba, di cui lo Stato promuove la tutela e l’utilizzo, e che resta in una posizione di preminenza rispetto all’amazigh. A conti fatti, è come se venissero separati i marocchini di prima classe (arabofoni) da quelli di seconda classe (berberofoni). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sempre nell’articolo 5, si fa riferimento ad una legge organica (che deve essere votata dai 2/3 del parlamento, ndr) per decidere le modalità con cui la lingua amazigh sarà integrata nei sistemi di insegnamento e nella vita pubblica dello Stato. Questo significa che bisognerà ripartire da capo? L’ingresso del &lt;em&gt;tamazight&lt;/em&gt; nei programmi di istruzione, la redazione dei manuali scolastici e la metodologia di insegnamento, sono già stati decisi nel 2002 (con gli accordi tra l’IRCAM e il Ministero) e sono praticati ormai da dieci anni. La scelta della grafia &lt;em&gt;tifinagh&lt;/em&gt; per la standardizzazione della lingua è ufficiale dal 2004. Sono acquisizioni storiche che non siamo disposti a rimettere in discussione. L’atteggiamento dei due grandi partiti rimasti ostili alla berberità del Marocco, l’Istiqlal e il PJD (Partito della giustizia e dello sviluppo, formazione islamica vicino al regime), punta a scardinare il lavoro fatto all’IRCAM, ingente e allo stesso tempo fragile, poiché necessita ancora di garanzie giuridiche. La legge organica menzionata all’art. 5 deve essere l’occasione per fornire protezione e riconoscimento legale a questi dieci anni di conquiste sul piano linguistico e culturale, ma la nuova costituzione non prende nemmeno in considerazione l’operato dell’IRCAM. L’Istiqlal e il PJD, che evidentemente godono delle grazie del monarca nella loro crociata per arginare le anime progressiste, hanno rialzato la testa e cercheranno in tutti i modi di imporre la loro visione in parlamento. Il loro grande obiettivo è di bloccare l’utilizzo del &lt;em&gt;tifinagh&lt;/em&gt;, vogliono costringere gli imazighen a scrivere la loro lingua con le lettere arabe. Ma il tifinagh non è soltanto un alfabeto per scrivere, è parte integrante dell’identità amazigh, sopravvissuta a secoli di arabizzazione forzata. I suoi caratteri, a lungo vietati in Marocco (conservati però dalle tribù tuareg del deserto), hanno lasciato tracce nella nostra stessa quotidianità (per esempio nell’artigianato berbero e nelle decorazioni dei villaggi). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Lei stesso ha definito “un traguardo importante” il riconoscimento del tamazight come lingua ufficiale nella costituzione. Tra l’altro era una delle rivendicazioni prioritarie elencate nella &lt;a href="http://www.gitpa.org/Autochtone%20GITPA%20300/gitpa300-16-47marocTEXTREFcharteagadir91.pdf"&gt;Charte d’Agadir&lt;/a&gt; (1991) e nel &lt;a href="http://www.mondeberbere.com/societe/manifeste.htm"&gt;Manifeste amazigh&lt;/a&gt; (2000). Perché allora rinunciare a questo traguardo e sostenere il boicottaggio del referendum?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La nostra posizione, come Osservatorio e come movimento amazigh nella sua globalità (fatta eccezione per le associazioni più conservatrici come l’AMREC), era chiara fin dall’inizio. La nostra lotta non si limita al riconoscimento della lingua ma abbraccia rivendicazioni sociali e politiche ben precise, prima fra tutte il passaggio ad una costituzione democratica. Evidentemente non è questo il caso della carta sottoposta a referendum lo scorso 1° luglio. L’amazigh non è solo una lingua diversa dall’arabo ma un sistema di valori, in netto contrasto con la cultura dispotica veicolata dal &lt;em&gt;makhzen&lt;/em&gt; (potere centrale, ndr). Quella berbera è prima di tutto una cultura laica, che ha sempre distinto gli affari terrestri da quelli celesti. Prima dell’arrivo dei francesi, mentre nell’area della capitale controllata dal sultano alawita veniva applicata la &lt;em&gt;shari’a&lt;/em&gt;, la legge religiosa, nelle regioni amministrate dalle tribù amazigh era in vigore un sistema di diritto (consuetudinario) laico, che proibiva le pene corporali. Pur essendo musulmani, gli imazighen non permettevano agli imam di partecipare ai consigli di comunità. Il loro posto era la moschea, ad occuparsi della spiritualità e delle questioni di fede.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per noi il concetto di laicità è strettamente legato alla democrazia. L’alternativa alla laicità è lo Stato religioso, la privazione della libertà di coscienza e la strumentalizzazione della fede per scopi politici. In questo senso la nuova costituzione non apporta nessun cambiamento rispetto al passato. La monarchia ha fatto ricorso ancora una volta alla legittimazione religiosa, dimostrando di temere il passaggio alla legittimazione democratica. Speravamo che nel 2011 le regole del gioco potessero cambiare…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Quando parla di legittimazione religiosa fa riferimento all’articolo 41 del nuovo testo?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sì, e anche in questo caso l’intervento del consigliere reale Moatassim ha dato i suoi frutti. Gli articoli 41 e 42 sono stati invertiti durante la revisione di Palazzo. Nella versione originale, l’art. 41 riconosceva la figura del re come un Capo di Stato moderno, mentre il 42 gli attribuiva le facoltà religiose di &lt;em&gt;Amir Al Mouminine&lt;/em&gt;. L’ordine era in sé significativo, prima un riconoscimento basato sui canoni giuridici della modernità, quella in cui il regime afferma a parole di volersi inscrivere, e poi il riferimento ad un titolo di derivazione arcaica, quale il Comandante dei credenti. Se tale ordine è stato invertito significa che la monarchia, perfino in questi “dettagli”, vuole rimanere ben ancorata al tradizionalismo da cui trae il suo potere assoluto, come testimoniano i frequenti richiami alle costanti religiose del regno, inseriti nel testo in un secondo momento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ la dimostrazione che il trono alawita insiste nell’utilizzo della religione come strumento di potere politico. Quindi, siamo ancora ben lontani dalla modernità. Le faccio un esempio: nel preambolo della costituzione viene affermata la prevalenza delle convenzioni internazionali sul diritto interno del regno, nel rispetto però “della sua identità immutabile”. Prima di tutto quest’affermazione è un controsenso, una contraddizione in sé. E poi, che cosa significa? Significa che in nome della specificità religiosa del paese e del corollario di poteri che ne deriva, il sovrano continuerà a prendersi gioco della democrazia e a dosare le libertà e i diritti a suo piacimento (l’abbiamo visto anche durante la campagna elettorale, quando si è servito del Corano, degli imam e perfino delle confraternite sufi per sostenere il sì al referendum).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;In Marocco la question amazighe è rimasta tabù fino agli anno ’90. Hassan II non era disposto a mettere in discussione l’uniformità arabo-islamica su cui aveva fondato il suo regno. Con Mohammed VI il contesto è cambiato: nel discorso di Ajdir (ottobre 2011) ha riconosciuto l’importanza dell’identità berbera e ha promosso la creazione dell’IRCAM, spianando la strada all’ufficializzazione del tamazight. Il movimento amazigh non si sente in qualche modo “debitore” nei confronti del monarca?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le nostre conquiste non sono soltanto frutto della strategia politica intrapresa dal Palazzo nell’ultimo decennio, piuttosto sono il risultato di un nuovo rapporto di forza che si è venuto a creare tra il regime e una parte della popolazione. Mohammed VI, salito al trono nel 1999, aveva bisogno di testare la sua legittimità e portava con sé una vera speranza di cambiamento (eravamo in pieno “governo d’alternanza”, con un ex oppositore socialista nel ruolo di primo ministro). In più, il movimento amazigh stava vivendo un periodo di grande vitalità. Uscito allo scoperto negli anni novanta, con la redazione del &lt;em&gt;Manifeste amazigh&lt;/em&gt; era riuscito ad abbattere definitivamente il tabù della berberità ed ad avere un eco nelle alte sfere politiche del regno. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al tempo la nostra posizione stava diventando sempre più radicale: ci presentavamo di fronte alle istanze internazionali come un popolo senza Stato, eravamo pronti a “cabilizzare” la lotta amazigh in Marocco, boicottando la lingua araba e tutte le istituzioni che la veicolano. Il nostro leader storico Mohamed Chafik stava preparando un grande appello a &lt;em&gt;tawada&lt;/em&gt;, una marcia pacifica di tutti gli imazighen su Rabat. Il discorso di Ajdir e la conseguente creazione dell’IRCAM è stata una reazione obbligata da parte del Palazzo per frenare il consolidamento di un nuovo fronte di contestazione (dopo quello marxista degli anni ’70 e quello islamico degli anni ’80) e per evitare lo scontro aperto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I traguardi raggiunti li abbiamo strappati lottando giorno dopo giorno, inserendoci nei dibattiti pubblici, difendendo le nostre idee nei media e nella stampa. Deve sapere che negli ultimi tre mesi le associazioni amazigh sono arrivate a condizionare i lavori della commissione Mannouni. Hanno convinto la maggioranza dei partiti e delle organizzazioni della società civile (che hanno presentato le proposte di revisione della costituzione) ad appoggiare l’ufficializzazione della lingua berbera. Di conseguenza, non siamo di fronte ad una concessione di sua maestà. La prova, come le dicevo poco fa, è che certi ambienti di Palazzo hanno già dato il via libera ai cani da guardia dell’arabo-islamismo. La monarchia apre e chiude le porte a seconda della convenienza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il suo Osservatorio, come la gran parte degli attivisti amazigh, si è schierato a sostegno del Movimento 20 febbraio. Perché?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Perché la causa amazigh non è una lotta di razziale o etnica, è una causa nazionale a cui contribuiscono tutte le forze democratiche. Questo i giovani del “20 febbraio” l’hanno capito subito. I loro slogan e le loro rivendicazioni sono in perfetta sintonia con la nostra piattaforma. L’Osservatorio è membro del Consiglio nazionale di appoggio al movimento (CNAM) e partecipa alle manifestazioni. Sul piano intellettuale, abbiamo contribuito alla dinamica di protesta con la pubblicazione di un breve testo, &lt;a href="http://www.marocamazigh.com/?p=843"&gt;l’&lt;em&gt;Appel&lt;/em&gt; &lt;em&gt;“Timmouzgha” pour la democratie&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;, dove ribadiamo il legame profondo tra il movimento amazigh e la primavera marocchina.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ci troviamo di fronte ad un contesto sociale e politico del tutto nuovo nella storia del nostro paese e dobbiamo approfittarne. Per la prima volta si è iniziato a discutere liberamente, a criticare e a reclamare diritti senza più paure. Perfino il ruolo della monarchia è stato messo apertamente in discussione, sono stati scanditi slogan contro la fortuna economica accumulata dal re (di cui nemmeno il parlamento ha la facoltà di dibattere), una cosa impensabile fino a pochi mesi fa. Anche le categorie più marginalizzate, o quelle che hanno sempre avuto timore ad alzare la voce, sono scese in piazza a manifestare. Per esempio gli abitanti (berberofoni) di Tafraout (Anti Atlante), dove la holding reale sta saccheggiando le miniere d’oro presenti nella zona lasciando in contropartita siccità e l’inquinamento delle falde acquifere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La grande vittoria del “20 febbraio” non è la riforma della costituzione, ma l’apertura di un nuovo spazio di libertà, punto di partenza per la realizzazione di un vero cambiamento. Solo superando la paura il popolo potrà acquisire una coscienza “cittadina”, per questo bisogna rendere merito alla pressione costante esercitata dal movimento sulle autorità. Il passaggio innescato a partire dal febbraio scorso è a mio avviso irreversibile e segna la fine dei tabù e delle linee rosse. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Poco fa lei parlava della laicità come cardine della cultura amazigh e come base irrinunciabile per la democrazia. Non c’è nessun contrasto in proposito con le altre componenti che sostengono il “20 febbraio”? Penso agli islamici di Giustizia e Carità, più che alle organizzazioni della sinistra radicale… &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con i partiti di tradizione marxista, come il PSU o Annahj Addimocrati, non abbiamo alcun problema, sono i nostri alleati da tempo – ben prima del “20 febbraio” – sia nella rivendicazione della laicità dello Stato che dell’identità berbera. Il partito Annahj è stata la prima formazione politica a sostenere l’ufficializzazione della lingua amazigh, una rivendicazione che compare nel loro statuto già dal congresso fondativo. Per quanto riguarda l’associazione islamica Giustizia e Carità è vero che le nostre visioni di fondo sono divergenti. Ma è proprio questo il momento di mettere le divisioni e i conflitti alle spalle. L’importanza della congiuntura storica ce lo impone ed è quello che abbiamo fatto. Gli attivisti amazigh, gli eredi della sinistra marxista, gli altermondialisti e i militanti islamisti, vale a dire le forze di mobilitazione sociale che si oppongono al regime, marciano assieme e gridano gli stessi slogan. Il &lt;em&gt;makhzen&lt;/em&gt; e la sua logica autoritaria sono il nemico che ci unisce, abbatterlo è una priorità per tutti noi. Questa è una lezione che abbiamo appreso dagli amici egiziani. Giustizia e Carità, per accodarsi alla scia del “20 febbraio”, ha pubblicato un appello ai suoi militanti intitolato “Prima che sia troppo tardi”. Nel testo vengono messe in rilievo soltanto le rivendicazioni che uniscono l’associazione alle altre componenti democratiche del movimento. Nessun richiamo allo Stato islamico né alla religione. L’ideologia del fondatore Abdessalam Yassine, che ha isolato per trent’anni la più forte e radicata organizzazione politica del paese, è stata messa temporaneamente da parte. L’atteggiamento adottato da Giustizia e Carità dopo il “20 febbraio” è indubbiamente pragmatico: hanno accantonato i vecchi progetti per conquistare alleati. Hanno perfino appoggiato la lotta per il riconoscimento dell’identità amazigh, quando fino a poco tempo fa erano dichiaratamente ostili. Noi ne siamo coscienti, ma preferiamo che continuino a manifestare al nostro fianco. Gettate le basi per uno Stato democratico, riprenderemo il confronto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Molti osservatori o analisti in genere, ritengono che l’unica possibilità di sopravvivenza per il “20 febbraio” sia l’ingresso nell’arena politica. Lei è d’accordo?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;No, l’ingresso nell’arena politica è il solo modo per ucciderlo, come è successo con le vecchie formazioni di opposizione. Del resto la cooptazione e l’assorbimento nel sistema, attraverso la corruzione e il clientelismo, è l’arma che ha reso possibile la conservazione dell’autocrazia alawita. L’unico modo di sopravvivere è continuare a scendere in piazza, anche solo una volta al mese. La legislazione nazionale, costituzione compresa, non offre vere garanzie democratiche. Di conseguenza bisogna rimanere vigili e attivi per mantenere lo spazio di libertà che ci siamo conquistati. Da una parte il movimento continua a risvegliare le coscienze, nell’obiettivo di ottenere una mobilitazione ancor più numerosa per cambiare il sistema dalla base. Nuove voci si uniscono al coro, lo abbiamo visto in questi ultimi giorni, con le rivolte a Khouribga e a Youssoufia. Se, nella peggiore delle ipotesi, i numeri restano gli stessi, avremo comunque una dinamica positiva che disturba le manovre di Palazzo. In questo senso la storia può insegnarci molto: ogni volta che il &lt;em&gt;makhzen&lt;/em&gt;, dopo una situazione di crisi, recupera la sua forza e si sente al sicuro dalle contestazioni ricomincia gli abusi e le violazioni. Le manifestazioni restano l’unica garanzia democratica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In ogni caso, in Marocco, non sono più i partiti a fare politica, ma le forze vive che operano all’interno della società, a stretto contatto con la popolazione. I primi cercano privilegi da spartire e sono ormai delle élite autoreferenziali, i secondi lavorano per riuscire a cambiare la mentalità della gente e i comportamenti. Non sono solo i testi e le leggi a dover essere democratici (oltre che applicati), ma il nostro stesso spirito, le nostre esigenze. Dobbiamo innescare una nuova dinamica sociale che possa portare alla rottura del binomio suddito-governante su cui continua a sopravvivere il regime.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Su quali aspetti in particolare si concentrerà la contestazione nei prossimi mesi?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di certo sul monopolio politico ed economico del monarca e sulla simbologia arcaica di cui si fa vezzo la sua figura. Le faccio un esempio, all’apparenza banale ma emblematico. La prassi della genuflessione e del baciamano (&lt;em&gt;bay’a&lt;/em&gt;) di fronte al sovrano è un atto che simboleggia la sottomissione, un’umiliazione e un attacco alla dignità umana. Mohammed VI, presentatosi come un re innovatore, non ha nemmeno pensato ad abolire questo cerimoniale. Noi, invece, lo rifiutiamo categoricamente. Durante l’investitura del consiglio di amministrazione dell’IRCAM (2002) abbiamo salutato il monarca, Mohamed Chafik (rettore dell’istituto) in testa, stringendogli la mano. Per l’opinione pubblica fu uno scandalo, ma pochi mesi dopo alcuni membri dell’Unione degli scrittori marocchini hanno seguito il nostro esempio e poi degli altri ancora. Ripeto, è necessario abbattere tutti i tabù.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al centro delle proteste c’è poi la struttura di potere piramidale sopravvissuta all’era pre-coloniale. Il ministro dell’Interno – gran visir del regno tuttora scelto dal sovrano – è alla guida di una rete capillare di rappresentanti locali (&lt;em&gt;wali&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;caid&lt;/em&gt;, &lt;em&gt;pacha&lt;/em&gt;, etc..) che non rispondono delle loro funzioni alla popolazione e che controllano, su consegna del Palazzo, la dinamica economica e politica del territorio di competenza. Neanche il progetto di regionalizzazione avanzata, ripreso dalla nuova costituzione, apporta delle novità in questo senso. Il Marocco resta nel modello giacobino dello Stato centralizzato, rinuncia a valorizzare le specificità regionali e ad attribuire alle collettività territoriali una vera autonomia, specie per quel che riguarda la gestione delle proprie risorse (idriche, del sottosuolo, forestali, marittime). Per le regioni a maggioranza berberofone, marginalizzate e escluse dallo sviluppo, le prospettive non cambiano. E’ il momento di denunciare l’ennesima riforma di facciata e gli imazighen saranno in prima fila.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-4581660413215805375?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/4581660413215805375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=4581660413215805375&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/4581660413215805375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/4581660413215805375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/07/le-manifestazioni-restano-lunica.html' title='“L’amazigh non è solo una lingua, ma un sistema di valori laici e democratici”'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-lepQzCyNNKA/TiICdl33SmI/AAAAAAAAAl4/I3j4TMYI2UY/s72-c/280890_2270260240477_1367744161_32754653_1891552_o.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-5673559658154225480</id><published>2011-07-07T17:33:00.002+01:00</published><updated>2011-07-08T19:14:40.228+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Marocco: “plebiscito” per la nuova costituzione, ma le proteste non si fermano</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;RABAT - Domenica 3 luglio il &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/02/marocco-aspettando-il-20-febbraio2.html"&gt;Movimento 20 febbraio&lt;/a&gt; ha scandito ad alta voce il suo “no” ad una “costituzione illegale e illegittima” imposta dal Palazzo reale e all’ennesima “farsa elettorale”. Migliaia di persone si sono riversate nelle strade della capitale e in numerose altre città del paese per chiedere, come da quattro mesi a questa parte, un “vero cambiamento” ed un sovrano che “regna ma non governa”. Prerogative che non sono garantite dalla &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/06/marocco-la-rivoluzione-non-e-nella.html"&gt;nuova carta&lt;/a&gt;, approvata tramite referendum solo due giorni prima. Le proteste dei giovani dissidenti sembrano aver ripreso forza e vitalità dopo la violenta &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/06/la-stampa-internazionale-e-lue.html"&gt;repressione&lt;/a&gt; subita a fine maggio (un attivista è morto a Safi a causa dei colpi inferti dai poliziotti) e le &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/06/marocco-nuova-costituzione-vecchio.html"&gt;aggressioni&lt;/a&gt; perpetrate dai “supporters del re” (ribattezzati dalla piazza &lt;em&gt;baltajia&lt;/em&gt;, “delinquenti”) durante la campagna elettorale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-7c3IOJCkFsI/ThW4vTdtrgI/AAAAAAAAAlY/Z4ftJRtKqDk/s1600/dessin-constitution-2011-1024x745%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="290" m$="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-7c3IOJCkFsI/ThW4vTdtrgI/AAAAAAAAAlY/Z4ftJRtKqDk/s400/dessin-constitution-2011-1024x745%255B1%255D.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;La nuova costituzione vista da Khalid Gueddar&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Repubblica delle banane”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 1° luglio si è votata la proposta costituzionale voluta da Mohammed VI per arginare le contestazioni che dallo scorso febbraio animano il regno alawita. Allo sbocciare della “primavera marocchina”, il sovrano ha risposto con la nomina (9 marzo) di una commissione reale, incaricata della modifica della carta fondamentale. La commissione ha lavorato per tre mesi a porte chiuse, mentre alle formazioni politiche, ai sindacati ed alle associazioni (che hanno presentato i propri contributi alla riforma) è stato riservato un ruolo consultivo e non vincolante. Il nuovo testo, annunciato dal monarca il 17 giugno come una “svolta storica nel processo di consolidamento democratico e nell’affermazione dello Stato di diritto”, non sancisce tuttavia il passaggio ad una monarchia parlamentare né un’effettiva divisione dei poteri, lasciando l’intera architettura istituzionale sotto la tutela e il controllo del sovrano (che è anche vertice religioso).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In attesa che il voto dei marocchini all’estero venga ufficializzato, i risultati comunicati dal ministro dell’Interno Taib Cherkaoui segnalano una vittoria schiacciante del “sì” (oltre il 98%) ed una consistente affluenza alle urne (72%). Per il Movimento e le organizzazioni in suo sostegno*, che hanno chiamato al boicottaggio della consultazione, le cifre fornite dal ministero sarebbero state opportunamente riviste (come confermato in un’intervista al &lt;em&gt;Financial Times&lt;/em&gt; dal segretario del PJD Benkirane, formazione islamica vicino al regime). “Sono numeri da repubblica delle banane, non certo degni di uno stato democratico. In ogni caso, disconosciamo la legittimità di un referendum che vincola ancora il Marocco alla logica delle concessioni di Palazzo e delle riforme sultanesche”, è il commento di Ghassan Wali, attivista del “20 febbraio” a Casablanca. Anche Aziz Masudi, membro dell’ong Transparency Maroc, si chiede da dove provengano i risultati annunciati dal ministro Cherkaoui, dal momento che “le urne sono rimaste praticamente vuote per tutto l’arco della giornata”. Un dubbio confermato dai pochi giornalisti che hanno avuto accesso alle zone di voto (in molti casi la polizia ha allontanato i corrispondenti stranieri giunti sul posto).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In effetti, sebbene il dato relativo alla partecipazione (72,65%) costituisca una leggera novità rispetto alle ultime consultazioni referendarie (riforme costituzionali del 1992, 97,4%, e del 1996, 82,9%), la percentuale del 98,5% a favore del nuovo testo, dal sapore sovietico-benaliano, appare poco plausibile. Anche alla luce delle irregolarità rilevate nei seggi, dove per i votanti non c’era nemmeno l’obbligo di firma delle liste elettorali. Il sito Mamsawtinch (“non voteremo”), creato dai militanti del movimento per monitorare la regolarità della consultazione, ha riportato alcune testimonianze che parlano esplicitamente di pressioni esercitate dalle autorità, mancanza delle schede per il no, sedi elettorali sprovviste di cabine a garantire un voto realmente segreto e sostituzione delle schede all’interno delle urne. “Ho presentato la tessera elettorale ed ho chiesto se era necessario verificare la mia identità. No. Trovato il mio nome sulla lista, è stato barrato con una croce. Dopo aver votato, ho chiesto se dovevo firmare. No. Sono amareggiato, in questo modo si può far votare chiunque, basta mettere una X sull’elenco!”, ha riferito Ali Bouabid, responsabile dell’USFP (Unione socialista delle forze popolari), tra i sostenitori della nuova costituzione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per assicurare la validità delle operazioni, Rabat ha fatto appello al Consiglio nazionale per i diritti umani (organo governativo di nomina reale), che ha dispiegato 136 “osservatori” in tutto il territorio (oltre 40 mila seggi in Marocco, più 520 nelle rappresentanze consolari all’estero, dove si è votato anche nei porti e nelle moschee, in aperta violazione del codice elettorale). Nessuna anomalia, invece, è stata registrata dal CNDH. Quanto alla composizione degli scrutatori, l’incombenza elettorale è stata affidata agli iscritti ai partiti (schierati in maniera pressoché unitaria per il “sì”) ed ai funzionari delle autorità locali, &lt;em&gt;moqaddem&lt;/em&gt;-&lt;em&gt;caid&lt;/em&gt;-&lt;em&gt;shaykh&lt;/em&gt; (alle dirette dipendenze del Ministero dell’Interno), gli stessi che nei contesti rurali hanno partecipato alla “caccia al voto”, offrendo doni ad una popolazione in gran parte analfabeta o preoccupandosi personalmente di accompagnare intere famiglie alle urne.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo le analisi tempestive di alcuni “esperti” nazionali, il dato emerso lo scorso 1° luglio è “inequivocabile” e segna la fine delle contestazioni. “20 febbraio the game is over ”, ha scritto lunedì il quotidiano &lt;em&gt;L’opinion&lt;/em&gt;, spiegando che il Marocco ha rifiutato gli appelli dei destabilizzatori per seguire il re nella nuova era democratica. Tuttavia lo storico attivista Ali Fkir, responsabile dell’AMDH (Associazione marocchina per i diritti umani) a Mohammedia, invita a leggere i risultati del referendum sotto una luce diversa. “Anche tenendo conto delle cifre ufficiali, ci troviamo ben lontani dall’acclamazione unanime della nuova Carta che qualcuno vorrebbe farci credere. Il 98,5% dei “sì” fa riferimento agli iscritti nelle liste elettorali – 13 milioni di persone – mentre i marocchini che hanno compiuto il 18° anno di età sono all’incirca 21 milioni. Questo significa che il 56% della popolazione non ha approvato la costituzione imposta dal makhzen (potere centrale, ndr) e dunque la lotta del Movimento 20 febbraio resta assolutamente legittima e necessaria”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anche l’Alleanza della sinistra democratica (CNI, PSU e PADS, tre formazioni rappresentate in parlamento che sostengono il movimento) ha rilanciato la sfida al regime, chiedendo l’annullamento della consultazione per la violazione della normativa elettorale. “Gli articoli 109 e 44 del codice, conformemente all’articolo 66 della costituzione in vigore, prevedono la pubblicazione di un decreto emesso dal Consiglio dei ministri che fissi la data del referendum e la durata della campagna elettorale”, ricorda in un comunicato Abderrahman Benameur, portavoce della coalizione. “Nella gazzetta ufficiale del 17 giugno il decreto non c’è, il consiglio non l’ha votato, di conseguenza la consultazione è illegale”, conclude la nota diffusa dall’Alleanza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-7lRIoxpq4Ws/ThW5QNJeOmI/AAAAAAAAAlc/5JUeBgObKwc/s1600/si1.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="270" m$="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-7lRIoxpq4Ws/ThW5QNJeOmI/AAAAAAAAAlc/5JUeBgObKwc/s400/si1.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;"Comprati con pochi dirham dal regime" è l'accusa lanciata dal 20 febbraio ai &lt;em&gt;royalistes&lt;/em&gt; (Rabat, 30 giugno 2011)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Una campagna elettorale a senso unico&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Noi siamo marocchini veri e amiamo il nostro re. Non come loro, traditori pagati dal Polisario!”, spiegava Brahim, il 30 giugno scorso in piazza Bab El Had (Rabat). Brahim ha sedici anni e indossa una maglietta rossa con su scritto “sì alla nuova costituzione”. Lui il testo non l’ha letto e non può neanche votare, ma si è unito lo stesso agli altri “supporters” per bloccare la marcia del “20 febbraio” (poche centinaia in quell’occasione). Se sia stato pagato o semplicemente trasportato e “vestito” non si sa, un “adulto” se lo porta via prima che possa rispondere, intimando: “abbiamo di meglio da fare che perdere tempo con te”. Ed è vero. Le schiere dei &lt;em&gt;royalistes&lt;/em&gt; si ingrossano con il passare dei minuti, arrivano autobus e camioncini carichi di donne, bambini e ritratti di Mohammed VI. Davanti, facce poco raccomandabili aumentano la pressione su un debole cordone di polizia che, dovendo difendere gli stessi manifestanti repressi fino a ieri a calci e manganelli, appare visibilmente frastornato. Gli attivisti del movimento, spinti fuori dalla piazza, decidono di rientrare alle proprie case. In quel momento scatta l’agguato di alcuni baltajia, che colpiscono il corteo in ritirata lasciando a terra una ragazza dolorante. Quando le forze dell’ordine se ne accorgono, gli aggressori hanno già preso il largo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Così si è conclusa una campagna elettorale a senso unico, violenta non solo nei toni (le aggressioni ai membri del “20 febbraio” e dell’AMDH si contano a decine), dove la macchina di regime è riuscita astutamente a trasformare il referendum sulla proposta costituzionale in un sondaggio di gradimento della figura del sovrano. Del resto lo stesso Mohammed VI, durante il discorso alla nazione del 17 giugno, aveva impartito chiare consegne ad un popolo che fatica, specie le classi più umili ed emarginate, a scrollarsi di dosso lo status di “suddito” per acquisire quello di “cittadino”. “Voterò sì al progetto della nuova costituzione, adempiendo al mio dovere nazionale”, aveva dichiarato in quell’occasione il monarca, che ha chiuso il suo intervento con la citazione coranica “ecco la mia via, invito le genti di Allah a seguirla”, rinunciando così al ruolo di garante e arbitro imparziale attribuitogli dai suoi sostenitori. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da allora, le strade e i quartieri delle città sono state tappezzate di striscioni inneggianti alla riforma del re, tutti i mezzi di trasporto (autobus, grand taxi, petit taxi e perfino il tram della capitale) hanno esposto la foto del sovrano affiancata dalla scritta &lt;em&gt;naam&lt;/em&gt; (“sì”), mentre i tipografi si sono visti recapitare il divieto di stampare manifesti e cartelli del movimento, pena l'arresto. Per quindici giorni i quotidiani nazionali, oltre alle radio ed alle televisioni, hanno diffuso appelli ininterrotti ed entusiastici a sostegno del plebiscito referendario. Nessuno spazio o quasi è stato lasciato alle ragioni del dissenso. Né sui media – una circolare emessa dall’Alta Autorità per le Comunicazioni e l’Audiovisivo (HACA) ha proibito la diffusione di trasmissioni o messaggi di sostegno al boicottaggio, ritenendo responsabili in caso di violazione, gli stessi mezzi d’informazione – né per le strade, dove i &lt;em&gt;baltajia&lt;/em&gt; hanno sostituito poliziotti e &lt;em&gt;forces auxiliaires&lt;/em&gt; come deterrente alle contestazioni, a discapito della libertà di espressione tanto decantata dal ministro delle Comunicazioni e portavoce del governo Khalid Naciri.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-mslmolM0wBM/ThW51v-OSAI/AAAAAAAAAlg/FvhUT23doVk/s1600/si.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="261" m$="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-mslmolM0wBM/ThW51v-OSAI/AAAAAAAAAlg/FvhUT23doVk/s400/si.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;I "supporters del re" sfilano davanti al movimento con la bara del "20 febbraio" (Rabat, 30 giugno 2011)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo il giurista Mohamed Larbi Ben Othmane, direttore dell’Ecole de Gouvernance et Economie di Rabat, le due settimane di tempo che hanno separato la presentazione del progetto dal voto referendario non sono state sufficienti per spiegare e far conoscere un testo “che nasconde molto più di quanto afferma, in apparenza innovatore invece garante dello status quo e dell’egemonia del Palazzo reale”. Tanto più che la quasi totalità dei partiti e delle organizzazioni sindacali (incluse le storiche formazioni di opposizione ora al governo, trasformate in orpello parlamentare e strumento di legittimazione del sistema) hanno avviato subito la campagna per un “sì” inappellabile, rifiutando un dibattito aperto e approfondito sulla nuova carta. I 70 milioni di dirham (circa 7 milioni di euro) incassati per l’occasione dalle forze politiche hanno di certo contribuito a rinsaldare la loro fedeltà al regime. “In queste condizioni, la sua approvazione era un dato già acquisito in partenza”, commentava a pochi giorni dal voto il professor Ben Othmane.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma la propaganda orchestrata dalle autorità non ha coinvolto solo gli scranni di governo o gli eletti all’assemblea nazionale. Ha varcato i confini del sacro (d’altronde il sovrano è Capo dei credenti e suprema guida religiosa) mettendo la fede al servizio della costituzione, facendo del referendum una vera e propria “crociata”. Domenica 26 giugno la confraternita sufi &lt;em&gt;Boutchichiyya&lt;/em&gt;, di cui alcuni membri occupano posti di riguardo nelle alte sfere del regno (ad esempio il ministro degli Affari Islamici Ahmed Toufiq), ha radunato adepti e simpatizzanti a Casablanca per sostenere il “sì” alla consultazione. La &lt;em&gt;tariqa&lt;/em&gt;, che è riuscita a promuovere la più imponente manifestazione pro-regime (circa 30 mila persone) di tutta la campagna elettorale, ha disconosciuto in questo modo la dimensione mistica e contemplativa propria del sufismo per vestire i panni della lobby politica. Un’ingerenza analoga a quella vissuta nelle moschee di tutto il paese venerdì 24 giugno, durante la preghiera collettiva, quando gli imam hanno letto un comunicato diffuso dal Ministero degli Habous e degli Affari Islamici (da cui sono stipendiati). “Votare sì è un dovere religioso e nazionale”, ribadiva il testo, facendo eco al discorso di Mohammed VI. Per chi si è rifiutato, è scattato il licenziamento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Comincia adesso”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A dispetto delle aspettative di corte, il Movimento 20 febbraio non ha perso tempo nel rispondere al plebiscito confezionato il 1° luglio. Quanti sostenevano che il referendum, chiara espressione della volontà popolare, avrebbe tolto forza e legittimità alle proteste di una minoranza facinorosa, hanno dovuto ricredersi in poche ore. Domenica 3 luglio migliaia di manifestanti hanno sfilato pacificamente in tutto il paese per denunciare la “farsa elettorale”. &lt;em&gt;Mamfakinch, mamfakinch!&lt;/em&gt; (“non molleremo”) ha scandito la folla da Tangeri (oltre 30 mila) a Marrakech, da Oujda a El Jadida. Mentre a Safi e Casablanca i cortei sono stati attaccati dai “supporters del re”, armati di pietre e coltelli, nonostante la presenza delle forze dell’ordine (una decina i feriti accertati).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-vGVQH7shqoU/ThW7QN6Jm_I/AAAAAAAAAlk/vcQETEZIibE/s1600/si.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="268" m$="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-vGVQH7shqoU/ThW7QN6Jm_I/AAAAAAAAAlk/vcQETEZIibE/s400/si.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Il corteo del "20 febbraio" percorre boulevard Mohammed V (Rabat, 3 luglio 2011)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nella capitale circa 5 mila attivisti hanno marciato lungo boulevard Mohammed V, arteria di riferimento della Rabat coloniale. &lt;em&gt;Karama, hurria, la makhzen la ra’ia&lt;/em&gt; (“Dignità, libertà, non più sudditi del &lt;em&gt;makhzen&lt;/em&gt;”), le parole d’ordine. Ad attenderli di fronte al parlamento l’inevitabile drappello di royalistes, che ha bruciato le bandiere e gli striscioni del “20 febbraio”, cercando di far montare la tensione. Sotto gli occhi della stampa straniera, accorsa in massa per seguire da vicino la consultazione, un cordone di polizia ha allontanato i provocatori – poco numerosi ma ben equipaggiati – evitando che la situazione degenerasse in nuovi episodi di violenza. Fatto curioso i baltajia, dopo aver tentato di monopolizzare le piazze durante tutta la campagna elettorale, non sono scesi in strada la sera del 1° luglio per festeggiare lo score delle urne. Nessuna celebrazione di piazza e nessuna parata è stata organizzata dai fedeli sostenitori del sovrano, come sarebbe lecito aspettarsi da un regime ancora in salute.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-F9izDVVeR7A/ThW7zxjiNaI/AAAAAAAAAlo/op71xw1gIBU/s1600/si1.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" m$="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-F9izDVVeR7A/ThW7zxjiNaI/AAAAAAAAAlo/op71xw1gIBU/s400/si1.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;I royalistes bruciano le bandiere del "20 febbraio" di fronte al parlamento (3 luglio 2011)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Non ci fermeremo fino a quando le nostre rivendicazioni non saranno soddisfatte. Vogliamo un vero cambiamento, non riforme di facciata o promesse democratiche che ci vengono propinate nei momenti di crisi da vent’anni a questa parte”, ha dichiarato l’economista Fouad Abdelmoumni, simpatizzante del movimento e membro della &lt;em&gt;Coalition pour une monarchie parlementaire maintenant&lt;/em&gt;**. “Il primo passo sarà la creazione un’assemblea costituente eletta dai cittadini, da cui uscirà un nuovo contratto sociale. Chi detiene il potere, qualunque esso sia, deve rispondere direttamente delle proprie azioni, non può rimanere al di sopra della legge”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I giovani dissidenti, promotori di una contestazione senza eguali nella storia del paese, non sono disposti a cedere alle manovre di Palazzo. Per la prima volta dal raggiungimento dell’indipendenza sono riusciti a compattare le principali forze sociali e politiche di opposizione (amazigh, islamica e di sinistra) sotto un unico denominatore: l’edificazione di uno Stato democratico, la lotta contro l’autoritarismo monarchico e la corruzione degli apparati di governo. La reazione del regime, che si iscrive in una logica di continuità e non rappresenta una rottura con le pratiche autocratiche del passato, non è sembrata in grado di disinnescare questo ordigno ad alto potenziale. “La battaglia vera comincia adesso”, hanno gridato i manifestanti domenica scorsa, mentre nuove mobilitazioni sono già in programma per il prossimo fine settimana. Resta da vedere se le autorità, una volta spenti i riflettori internazionali sul regno maghrebino, si limiteranno ad osservare la libera espressione del dissenso o se riprenderanno la strategia repressiva già sperimentata a fine maggio. Nella seconda ipotesi, l’ordigno potrebbe esplodere molto più velocemente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-5lY_Qc_DB9g/ThXfKCCGyfI/AAAAAAAAAls/ogZ9oj1ZUpc/s1600/si2.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" m$="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-5lY_Qc_DB9g/ThXfKCCGyfI/AAAAAAAAAls/ogZ9oj1ZUpc/s400/si2.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;* &lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;Organizzazioni per la difesa dei diritti umani, alcuni partiti di sinistra (PSU, PADS, CNI, Annahj Addimocrati), la Confederazione democratica del lavoro, l’associazione islamica Giustizia e Carità e parte del movimento amazigh.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;&lt;strong&gt;**&lt;/strong&gt; &lt;span style="font-family: &amp;quot;Calibri&amp;quot;, &amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 11pt; line-height: 115%; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-language: EN-US;"&gt;Formata da quattro partiti di sinistra (PSU, PADS, CNI, Annahj Addimocrati) e dalla Confederazione democratica del lavoro (CDT).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-5673559658154225480?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/5673559658154225480/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=5673559658154225480&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/5673559658154225480'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/5673559658154225480'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/07/marocco-plebiscito-per-la-nuova.html' title='Marocco: “plebiscito” per la nuova costituzione, ma le proteste non si fermano'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-7c3IOJCkFsI/ThW4vTdtrgI/AAAAAAAAAlY/Z4ftJRtKqDk/s72-c/dessin-constitution-2011-1024x745%255B1%255D.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-6328912430818650602</id><published>2011-06-28T20:16:00.008+01:00</published><updated>2011-06-30T00:01:46.881+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Marocco: la rivoluzione non è nella costituzione</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;A tre giorni dal referendum, un’analisi del nuovo progetto presentato dal regime di Rabat come “la grande svolta democratica” del paese maghrebino. Il giurista Mohamed Larbi Ben Othmane ci guida nella lettura del testo che, al di là della "pubblicità ingannevole", non comporta il passaggio ad una monarchia parlamentare e non assicura la piena acquisizione degli standard democratici.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;(di Jacopo Granci e Francesco La Pia. Una prima versione dell'articolo è disponibile sul sito &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.meridianionline.org/2011/06/29/marocco-rivoluzione-costituzione/"&gt;Meridiani&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-41yBFsHCIkw/Tgpj39xMCXI/AAAAAAAAAlU/sCeiQbwZDdQ/s1600/Rabat+26+giugno.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="266" i$="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-41yBFsHCIkw/Tgpj39xMCXI/AAAAAAAAAlU/sCeiQbwZDdQ/s400/Rabat+26+giugno.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Alcuni "supporters del re" bloccano (con l'aiuto delle forze di polizia) la marcia del "20 febbraio" (circa 2 mila persone). Rabat, 26 giugno 2011&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Venerdì 1° luglio si svolgerà, in Marocco, il referendum sulla proposta costituzionale presentata ufficialmente il 17 giugno scorso da Mohammed VI. L’intero arco politico presente in Parlamento (eccetto due partiti minori della sinistra radicale) ha prontamente appoggiato il progetto, mentre il &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/02/marocco-aspettando-il-20-febbraio2.html"&gt;Movimento 20 febbraio&lt;/a&gt; e le &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/03/unopportunita-storica-per-tutti-i.html"&gt;organizzazioni&lt;/a&gt; che lo sostengono hanno espresso il loro giudizio negativo, chiamando al boicottaggio della consultazione (per non legittimare il sistema in atto). I giovani dissidenti hanno detto no alla &lt;em&gt;nouvelle constitution octroyée&lt;/em&gt;. No al suo contenuto (“una riforma cosmetica e insufficiente”), no al processo di confezionamento “anti-democratico” che l’ha partorita. La commissione Mannouni – nominata dal sovrano in seguito al &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/03/le-aperture-di-mohammed-vi-e-la.html"&gt;discorso del 9 marzo&lt;/a&gt; e composta da tecnici e burocrati di comprovata fedeltà al regime – ha lavorato per tre mesi sostanzialmente a porte chiuse. Con essa si è voluta dare l'impressione di un ascolto degli attori politici e della società civile, inquadrato però in una logica di iniziativa reale, per cui la funzione degli interlocutori è stata meramente consultiva.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A primo impatto la nuova carta sembra apportare alcuni innegabili avanzamenti. Vi si riconosce – dopo l’arabo – la lingua amazigh come idioma ufficiale del regno (art. 5); il diritto di voto ai marocchini all’estero (art. 17) e “la volontà di raggiungere la parità tra uomo e donna” (come recita l’art. 19). La dissoluzione dei partiti politici può ora avvenire solo per via giudiziaria (art. 9) e non più su iniziativa dell’esecutivo; il potere legislativo del sovrano, che lo esercita tramite &lt;em&gt;dahir&lt;/em&gt; (decreto reale), viene limitato ad alcuni ambiti espressamente definiti (art. 42). La persona del re non è più “sacra” ma resta inviolabile (art. 46) e viene vietata la transumanza politica dei parlamentari eletti (art. 61), un fenomeno&amp;nbsp;comune negli ultimi anni, quando parte dei deputati hanno abbandonato i propri schieramenti politici per passare tra le fila del PAM (Partito dell’autenticità e della modernità, l’ultima formazione di regime creata nel 2008). Tuttavia, nonostante gli apporti positivi, restano vasti i poteri attribuiti al sovrano e centrale il suo ruolo decisionale nell’impianto istituzionale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le due settimane concesse alla popolazione per comprendere il testo appaiono insufficienti e gli organi di stampa nazionali ed europei non ne hanno finora offerto degli studi approfonditi, fatta eccezione, forse, per il settimanale francofono &lt;em&gt;Tel Quel&lt;/em&gt;, che nell’introduzione all’articolo &lt;em&gt;“Plus roi que jamais”&lt;/em&gt; si chiede: “per alcuni uomini politici si tratta di una «costituzione di transizione». Dicevano la stessa cosa dopo la riforma del 1996, durante il governo di alternanza e perfino al momento dell’ascesa al trono di Mohammed VI […]. Gli appuntamenti mancati con la storia cominciano a farsi numerosi. Il Marocco è per caso condannato a vivere in uno stato di «eterna transizione»?”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per il costituzionalista &lt;strong&gt;Mohammed Larbi Ben Othmane&lt;/strong&gt;, direttore dell’Ecole de Gouvernance et Economie (EGE) di Rabat – con cui abbiamo cercato di analizzare nel dettaglio la nuova carta –, “la transizione politica, almeno quella fino ad oggi custodita nelle mani del Palazzo, può considerarsi conclusa. E il risultato non è il compimento della democrazia, ma la consacrazione costituzionale della «monarchia esecutiva», dove il sovrano regna e governa”. Secondo il professore, per un esame attento del progetto è necessario scindere il nuovo testo in due parti, a cui corrispondono due differenti valutazioni. La prima si focalizzata sui “Principi generali” (Titolo I) e sulle “Libertà e diritti fondamentali” (Titolo II, una novità rispetto al testo in vigore), mentre la seconda è incentrata sull’architettura istituzionale dello Stato e la ripartizione dei poteri (Titolo III – Titolo XIII).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“PROFESSIONE DI FEDE”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo Larbi Ben Othmane, la prima parte del testo può essere definita una “professione di fede”, una dichiarazione d’intenti che propone un elenco “esaustivo” di principi, diritti e libertà. Ma, come ricorda il professore, “nella storia del Marocco post-indipendenza la professione di fede è diretta e corrente espressione della volontà del monarca, un atto privo di garanzie sulla futura applicazione”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In effetti, gran parte delle libertà e dei diritti riconosciuti (tutela dei diritti fondamentali, libertà di espressione, riunione e di associazione, etc..) erano già presenti nel testo del 1996, ma nulla ne ha impedito la violazione nella generale impunità. Esempi recenti sono gli &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2009/11/marocco-cosa-succede-alla-stampa.html"&gt;attacchi&lt;/a&gt; ripetuti alla libertà d'espressione (la condanna dei giornalisti Ali Lmrabet, Toufiq Bouachrine e in ultimo Rachid Nini, la chiusura del settimanale &lt;em&gt;Le Journal Hebdomadaire&lt;/em&gt; e del quotidiano &lt;em&gt;Al Jarida Al Oula&lt;/em&gt;), la &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/05/temara-le-torture-della-nuova-era.html"&gt;repressione&lt;/a&gt; e i processi iniqui contro gli islamisti - o presunti tali -&amp;nbsp;sospettati di terrorismo, la negazione dell’accesso pluralistico ai media, specie alla luce dell'attuale campagna referendaria dove televisioni, radio e giornali non danno spazio a chi rifiuta le concessioni monarchiche, e gli &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/06/la-stampa-internazionale-e-lue.html"&gt;interventi violenti&lt;/a&gt; delle forze dell’ordine contro manifestazioni pacifiche (ben lontano dall’essere garantite).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sotto questo aspetto, lo sforzo necessario ed imprescindibile secondo Ben Othmane è la “&lt;em&gt;mise à niveau&lt;/em&gt; dell'ordinamento legislativo corrente”. Da una parte l'attuazione delle promesse, della “professione di fede”, attraverso l'approvazione di leggi organiche ad hoc per provvedere all’attuazione dei principi stabiliti (come il carattere ufficiale della lingua amazigh ed il funzionamento delle collettività locali), dall'altra la rielaborazione del corpus dei codici che non sono in linea con le libertà ed i diritti sanciti dalla carta costituzionale. Ad esempio il Codice penale ed il Codice della stampa. “Prendiamo il caso della sacralità del re. Il sovrano non è più riconosciuto come persona sacra (al contrario dell’art. 23 della costituzione in vigore), ma finora tutte le condanne per «attacco od offesa ad un membro della famiglia reale» non sono mai state emesse per inosservanza dell'articolo 23, bensì per le disposizioni contenute nei codici penale (artt. 163-180) e della stampa (art. 41). E’ lì che permane immutata la sacralità del monarca e, ancor più grave, di tutti i membri della famiglia reale”, afferma il giurista, ricordando quanto accaduto al caricaturista &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2010/02/khalid-la-matita-che-spaventa-il-regime.html"&gt;Khalid Gueddar&lt;/a&gt; nell’ottobre del 2009, condannato a quattro anni di carcere (con il beneficio della condizionale) per aver ritratto, in modo irriverente, il principe Moulay Ismail. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;LA “PRODEZZA”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come accennato in precedenza, in caso di approvazione della proposta costituzionale, l'architettura istituzionale del regno resterebbe intatta. “Presentare il testo come una svolta radicale rispetto al passato, quando in realtà il monarca non ha ceduto nulla delle sue prerogative, ma vede i suoi poteri rafforzati e meglio delineati, è quella che io definisco una «prodezza». In effetti la nuova carta dà l'impressione che l'organizzazione del potere sia mutata, ma a conti fatti il sovrano continua ad dirigere la vita politica, economica e religiosa del paese”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mohammed VI, “Capo dello Stato e suo Rappresentante supremo, Simbolo dell’unità della nazione, Garante della perennità e della continuità dello Stato, Arbitro supremo delle sue istituzioni” (art. 42), mantiene la presidenza del Consiglio dei ministri (art. 48), ha la facoltà di approvare le leggi (art. 50) e di emanare &lt;em&gt;dahir&lt;/em&gt;. Nomina i ministri e può mettere fine alle loro funzioni (art. 47). Allo stesso modo, può sciogliere entrambe le camere del parlamento (art. 51) e dichiarare lo stato d’emergenza (art. 59). Il monarca resta al vertice degli apparati militari (art. 53) e referente di tutte le forze di sicurezza – polizia, polizia politica e servizi segreti – che operano nel regno (in quanto Presidente del Consiglio Superiore di Sicurezza, come stabilisce l’art. 54).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La nuova carta costituzionale, inoltre, conserva intatto il ruolo di “suprema guida religiosa” attribuito al monarca alawita (riconosciuto come discendente del profeta Mohammed) su volere del vecchio re Hassan II. In base all’art. 41, il sovrano è &lt;em&gt;Amir Al Mouminine&lt;/em&gt; (Capo dei credenti) e presiede il Consiglio degli &lt;em&gt;Ulama&lt;/em&gt;. Sopravvive in questo modo il vecchio art. 19, nel mirino delle contestazioni cominciate a febbraio, di cui negli anni passati è stato fatto un uso prettamente politico per imporre il volere reale e mettere a tacere le opposizioni (per esempio con la minaccia dell’allontanamento dalla &lt;em&gt;Umma&lt;/em&gt; islamica). Del resto, la stessa Corte suprema (ora Corte costituzionale, di cui il re nomina la metà dei membri ed il presidente, art. 130) aveva stabilito in passato che “tutte le decisioni del re, in quanto &lt;em&gt;Amir Al Muminine&lt;/em&gt;, non possono essere oggetto di nessun ricorso”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il professor Larbi Ben Othmane puntualizza quello che ritiene uno dei passaggi fondamentali nell'analisi del progetto. “Dalla sua ascesa al trono Mohammed VI ha fatto un uso dell’art. 19 ancor più considerevole rispetto ad Hassan II, come nella creazione dell'HACA (L’Alta Autorità sulle Comunicazioni e l’Audiovisivo) – avvenuta tramite &lt;em&gt;dahir&lt;/em&gt; reale, senza alcun coinvolgimento del governo e del parlamento – e nella fase propositiva della &lt;em&gt;Mudawwana&lt;/em&gt; (la modifica del codice di famiglia, poi ratificata dall'assemblea eletta nel 2004). Con il nuovo testo, l’art. 19 è stato scorporato in due articoli: il 41, tramite il quale il sovrano esercita in maniera diretta ed esclusiva tutte le prerogative religiose, ed il 42 che lo definisce Capo dello Stato e gli conferisce esplicitamente facoltà legislative. Quello che prima era vago e interpretabile, con la nuova formulazione formalizzato in modo chiaro e definito”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;GOVERNO: “UN'AUTO SENZA MOTORE”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo l'interpretazione data dai principali mezzi d'informazione nazionali, nelle elezioni legislative – annunciate per il prossimo ottobre – sarà nominato Primo ministro il segretario del partito che uscirà vincitore dalle urne.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tuttavia, la lettura dell’articolo 47 (nomina del Primo ministro, che assumerà il titolo di Capo del governo) data dal giurista Ben Othmane sottolinea la presenza di non poche ambiguità. Il re può scegliere e nominare il Capo del governo all'interno del partito vincente, ma questi non sarà obbligatoriamente il suo segretario. Inoltre, il sovrano farà la sua scelta in funzione “del risultato globale delle elezioni”. Con ogni probabilità, spetterà ancora una volta a Mohammed VI mettere insieme una maggioranza parlamentare, a proprio uso e consumo, che potrebbe escludere il partito con più seggi alla camera bassa. La composizione del governo resta quindi nelle sue mani, lasciando immutata quella discrezionalità reale che il nuovo testo si propone di abolire.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Se ad esempio vincesse il PJD (Partito della giustizia e dello sviluppo), non è automatico che Benkirane (il segretario del partito) venga nominato a dirigere il governo, e se il PJD non può formare un'alleanza perché gli altri partiti rifiutano di partecipare ad una coalizione con a capo una forza islamista, il re può sceglierne una che lasci al margine il partito maggioritario proprio alla luce del risultato globale delle elezioni”, fa notare il costituzionalista. “Da qui si comprende l'importanza di questa piccola nota all’apparenza accessoria”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In base all’articolo 92, poi, il Primo ministro presiede il Consiglio di governo, ma non il Consiglio dei ministri (presieduto dal re, art. 48), a cui vengono assegnate le competenze esecutive preponderanti, ad esempio l’orientamento della strategia politica dello Stato (art. 49). “Chiamare il Primo ministro Capo del governo e poi privarlo delle funzioni esecutive, di cui resta, nel migliore dei casi, semplice delegatario del Palazzo, è una truffa. Anche a questo mi riferisco quando parlo di «prodezza»”, è il commento inappellabile del nostro esperto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ulteriore segno della debolezza governativa lo troviamo nel titolo XII della nuova carta, dedicato alla “Bonne gouvernance”. In questa parte vengono elencate alcune istituzioni, definite “indipendenti”, che dovrebbero contribuire ad assicurare lo standard democratico del paese. L'articolo 159 le suddivide in tre categorie: protezione dei diritti e delle libertà, come nel caso del CNDH (Consiglio nazionale dei diritti umani) e dell'HACA; sviluppo umano, per esempio il Consiglio consultivo per la famiglia e l'infanzia; democrazia partecipativa, come nel caso del Consiglio della gioventù e delle azioni associative. I vertici di tali istituzioni, di carattere consultivo, vengono nominati direttamente dal re tramite &lt;em&gt;dahir&lt;/em&gt;. Le loro competenze sfuggono all'esecutivo (comunicano i risultati delle loro azioni una volta all'anno in Parlamento) pur essendo a carico del budget governativo. Ben Othmane si chiede dunque “quali competenze abbia il governo ed in particolare il Primo ministro, dal momento che le funzioni nevralgiche, così come la supervisione delle istanze appena elencate, restano appannaggio del Capo dello Stato. Il Primo ministro potrà forse uscire dalle urne, ma è privato dei suoi pieni poteri, come un’auto sprovvista di motore”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;GIUSTIZIA: “POTERE INDIPENDENTE”?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quanto all’amministrazione della giustizia, “l'autorità giudiziaria” sancita dal testo in vigore diventa a tutti gli effetti un “potere” (art. 56), definito “indipendente” (come del resto nella carta del ’96). Di conseguenza, l’attuale Consiglio superiore della magistratura si tramuta in Consiglio superiore del potere giudiziario. L’istanza, presieduta dal sovrano, oltre alla permanenza dei giudici eletti e dei supremi rappresentanti della magistratura, vede l'ingresso del presidente della CNDH, del Presidente della camera dei rappresentanti, e di cinque esperti scelti dal re.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Secondo Larbi Ben Othmane l'apertura del Consiglio segna un passo in avanti rispetto al passato, un passaggio positivo ma incapace di garantire l’indipendenza della giustizia. “Prima considerazione: la metà dei membri del Consiglio è nominata dal monarca, che per di più lo presiede. Lo stesso re designa poi i magistrati e ne determina le carriere. La seconda considerazione esula invece dall’analisi del testo. Nei tribunali del regno, infatti, colui che detiene la maggiore autorità è il procuratore, funzionario nominato direttamente dal ministro della Giustizia, come recita il codice penale. Occorre ora ricordare che il Ministero della Giustizia è uno dei cinque dicasteri detti «di sovranità», vale a dire alle dirette dipendenze del monarca”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La questione dei ministeri di sovranità, così come nei testi precedenti, viene omessa dal nuovo progetto costituzionale. Storicamente, nella prassi politica del regno alawita, il monarca ha sempre avuto il diritto di nomina (e di revoca), indipendentemente dal mandato governativo, dei cinque ministri chiave (Interno, Difesa, Esteri, Giustizia e Affari Islamici) del suo gabinetto. Ad esempio Mohammed VI, nei suoi dodici anni di regno – in cui si sono susseguite tre legislature – ha sostituito sei ministri dell’Interno (da uno zelante Driss Basri, fedele servitore di Hassan II durante gli “anni di piombo”, all’attuale Taieb Cherkaoui, considerato un tecnocrate), mentre Ahmed Toufiq, ministro degli &lt;em&gt;Habous&lt;/em&gt; e degli Affari Islamici, è in carica dal novembre 2002 (succeduto al ventennale Alaoui M’deghri). “Nemmeno in questo caso c’è da aspettarsi un vero cambiamento – rilancia il costituzionalista – del resto i ministri di sovranità, invenzione tipicamente marocchina, si possono leggere tra le righe del testo. Come dicevamo, l’articolo 41 assegna in maniera esclusiva il potere religioso al monarca. Dunque spetta a lui scegliere il ministro degli &lt;em&gt;Habous&lt;/em&gt; che più gli piace. Stessa considerazione per l’articolo 54, in base al quale il re presiede il Consiglio superiore di sicurezza, al quale partecipano, oltre ai vertici degli apparati di polizia e dei servizi, i ministri dell’Interno, degli Esteri, della Giustizia e della Difesa. Queste persone devono godere della massima fiducia del sovrano, e non del popolo, per poter accedere ad un organismo di fondamentale importanza strategica e di controllo”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“PUBBLICITA’ INGANNEVOLE”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il costituzionalista francese Bernard Cubertafond, esperto di politica e diritto marocchino, ricordava nel suo testo &lt;em&gt;La vie politique au Maroc&lt;/em&gt; (2001) come la carta fondamentale del regno, voluta da Hassan II e approvata nel 1996 con il 99,6% di consensi, abbia sancito la predominanza di una “sovra-costituzione, […] nocciolo duro su cui poggia la base autoritaria del regime, al fianco di una costituzione subordinata che regola il funzionamento delle istituzioni democratiche”. La “sovra-costituzione” di cui parla il giurista francese fa riferimento agli articoli 19 e 106 (“la forma monarchica dello Stato, così come le disposizioni relative alla religione musulmana, non possono essere fatte oggetto di una revisione costituzionale”) del testo in vigore, che assicurano il primato del sovrano, ponendolo al di sopra del dibattito politico e degli stessi organismi a carattere democratico (ad esempio la Camera dei Rappresentanti, eletta a suffragio universale, o in questo caso di un governo uscito dalle urne). &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Sono d’accordo con l’analisi di Cubertafond – asserisce il professor Ben Othmane – e sottolineo, sotto questo aspetto, la continuità tra il testo in vigore e quello presentato il 17 giugno, anche se più che di sovra-costituzione io parlerei di extra-costituzione. A margine della nuova carta c'è, ancora una volta, uno spazio decisionale e di controllo politico i cui attori – ovvero il sovrano – e le cui prerogative sfuggono alla costituzione per sua stessa ammissione, come dimostrano gli articoli 41/42 (ex art. 19) e 175 (ex art. 106). In altre parole, colui che detiene la sovranità e accentra su di sé tutti i poteri, compreso quello religioso, non deve rendere conto del suo operato né alle istanze elette né tantomeno al popolo”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La nuova carta, dunque, è sprovvista dei tratti “rivoluzionari” ampiamente annunciati. Il progetto presentato lo scorso 17 giugno non rappresenta, in sostanza, una novità nella storia costituzionale del paese e sembra iscriversi, piuttosto, in una logica di conservazione del sistema in atto. Pur definendo quella marocchina una “monarchia costituzionale, democratica, parlamentare e sociale, […] fondata sulla separazione, l’equilibrio e la collaborazione dei poteri” (art. 1), non garantisce il rispetto delle prerogative enunciate.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ciò nonostante, da dieci giorni a questa parte i giornali nazionali, oltre alle radio ed alle televisioni, diffondono appelli ininterrotti ed entusiastici a sostegno del plebiscito referendario (trasformato in un sondaggio di gradimento sulla figura del sovrano). Le copertine dei principali quotidiani lanciano ormai slogan (con titoli a caratteri cubitali) più adatti ad una tifoseria che a presunti organi di informazione: “Il progetto della nuova costituzione: la grande svolta democratica”, “Sì alla costituzione per consacrare l’indipendenza della giustizia”, “Sì alla costituzione per una monarchia parlamentare”, “Sì alla costituzione per costruire una società democratica”, “Sì, sì, sì…”. Perfino gli imam (che guarda caso fanno capo al Ministero degli Affari Islamici) durante la preghiera collettiva del venerdì hanno scandito a chiare lettere: “votare sì è un dovere religioso e nazionale”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per Mohammed Larbi Ben Othmane, “il modo in cui il nuovo testo è stato presentato dalla stampa nazionale (e straniera), ed enfatizzato dai partiti politici e dalla maggioranza delle organizzazioni sindacali&amp;nbsp;– che hanno aperto immediatamente la campagna referendaria per un “sì” cieco e ostinato, rinunciando ad un dibattito serio e approfondito sul progetto – è a tutti gli effetti una pubblicità ingannevole”. In queste condizioni, la sua approvazione è già un dato acquisito. Resta da verificare quale sarà la vera percentuale di coloro che, venerdì prossimo, decideranno di boicottare la consultazione. Per il momento, in ogni caso, il Marocco continuerà a reggersi su una monarchia costituzionale che, in base a quanto stabilito dalla stessa carta fondamentale, sembra gelosamente conservare i requisiti di una monarchia assoluta.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-6328912430818650602?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/6328912430818650602/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=6328912430818650602&amp;isPopup=true' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/6328912430818650602'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/6328912430818650602'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/06/marocco-la-rivoluzione-non-e-nella.html' title='Marocco: la rivoluzione non è nella costituzione'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-41yBFsHCIkw/Tgpj39xMCXI/AAAAAAAAAlU/sCeiQbwZDdQ/s72-c/Rabat+26+giugno.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-41141024035948512</id><published>2011-06-22T18:26:00.008+01:00</published><updated>2011-06-22T23:29:13.693+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>Marocco: nuova costituzione, vecchio regime?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una &lt;a href="http://24.mamfakinch.com/video-ahmed-benchemsi-on-al-jazeera-about-khi"&gt;riforma “cosmetica”&lt;/a&gt; l’ha definita l’ex direttore del settimanale marocchino &lt;em&gt;Tel Quel&lt;/em&gt; Ahmed Benchemsi. Per il sito di informazione Mamfakinch, la nuova costituzione voluta dal re Mohammed VI promette solo una &lt;a href="http://www.mamfakinch.com/la-constitution-de-la-commission-du-roi-une-democratie-en-trompe-l%e2%80%99oeil/"&gt;“democrazia ingannevole”&lt;/a&gt;. Queste alcune delle reazioni negative suscitate nell’opinione pubblica dal discorso del sovrano (17 giugno) a margine del quale è stato presentato il nuovo testo costituzionale che sarà sottoposto a referendum il 1° luglio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo l’inizio delle contestazioni nel paese, quattro mesi or sono, Mohammed VI aveva annunciato (il 9 marzo scorso) una riforma della carta marocchina in senso democratico. Nonostante il plauso e le felicitazioni delle principali cancellerie occidentali, il testo redatto dalla &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/03/le-aperture-di-mohammed-vi-e-la.html"&gt;commissione Mannouni&lt;/a&gt; delude quanti si attendevano un cambiamento profondo della struttura di regime e una concreta limitazione dei poteri del sovrano. Il progetto della nuova costituzione, pur definendo quella marocchina una “monarchia costituzionale, democratica, parlamentare e sociale, (…) fondata sulla separazione, l’equilibrio e la collaborazione dei poteri” (art. 1), non assicura, infatti, il rispetto delle prerogative enunciate.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nonostante alcuni innegabili avanzamenti, per esempio il riconoscimento della lingua amazigh come idioma ufficiale del regno (dopo l’arabo), il diritto di voto ai marocchini all’estero e “la volontà di raggiungere la parità tra uomo e donna” (come recita l’art. 19), restano vasti i poteri attribuiti al sovrano e centrale il suo ruolo decisionale nell’impianto istituzionale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mohammed VI, “Capo dello Stato e suo Rappresentante supremo, Simbolo dell’unità della nazione, Garante della perennità e della continuità dello Stato, Arbitro supremo delle sue istituzioni” (art. 42), mantiene la presidenza del Consiglio dei ministri (con la possibilità di delegare, a propria discrezione, alcune funzioni esecutive al primo ministro, che nel testo viene enfaticamente chiamato Capo del governo – art. 48), ha la facoltà di approvare le leggi (art. 50) e di emanare dahir (decreti reali, art. 42). Nomina i ministri (su proposta del Capo del governo, art. 47, anche se i cinque “ministeri di sovranità” – Interno, Esteri, Difesa, Giustizia e Affari islamici – resteranno sotto il suo diretto controllo) e può mettere fine alle loro funzioni (art. 47). Allo stesso modo, può sciogliere entrambe le camere del parlamento (art. 51) e dichiarare lo stato d’emergenza (art. 59). Mohammed VI resta vertice degli apparati militari (art. 53) e referente di tutte le forze di sicurezza – polizia, polizia politica e servizi segreti – che operano nel regno (in quanto Presidente del Consiglio Superiore di Sicurezza, come stabilisce l’art. 54).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La nuova carta costituzionale, inoltre, conserva intatto il ruolo di “suprema guida religiosa” attribuito al monarca alawita (riconosciuto come discendente del profeta Mohammed) su volere del vecchio re Hassan II. In base all’art. 41, il sovrano è &lt;em&gt;Amir Al Mouminine&lt;/em&gt; (Capo dei credenti), presiede il Consiglio degli ulama ed esercita in maniera diretta ed esclusiva tutte le prerogative religiose del caso. Sopravvive in questo modo il vecchio art. 19, nel mirino delle contestazioni, di cui negli anni passati è stato fatto un uso prettamente politico per imporre il volere reale e mettere a tacere le opposizioni (per esempio con la minaccia dell’allontanamento dalla &lt;em&gt;Umma&lt;/em&gt; islamica). Del resto, la stessa Corte suprema (ora Corte costituzionale, di cui il re nomina la metà dei membri e il presidente, art. 130) aveva stabilito in passato che “tutte le decisioni del re, in quanto &lt;em&gt;Amir Al Muminine&lt;/em&gt;, non possono essere oggetto di nessun ricorso”. Quando poi all’articolo 41 si affiancano gli articoli 56 e 57 – “il re presiede il Consiglio superiore del potere giuridico” e nomina i magistrati – il quadro si completa. La costituzione voluta da Mohammed VI accentra (come in passato) tutti i poteri (salvo alcune deleghe concesse al primo ministro, scelto all’interno del partito uscito vincitore dalle elezioni politiche) nelle mani di una sola figura, il sovrano. Perfino la giustizia, presentata sulla carta come un “potere indipendente”, rimarrà sotto il suo controllo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le rivendicazioni del Movimento 20 febbraio, che durante quattro mesi ha continuato a chiedere “un re che regna ma non governa”, e il riconoscimento della piena sovranità popolare non sono state prese in considerazione (nel testo la sovranità "appartiene alla nazione"). Il Marocco continuerà a reggersi, dunque, su una “monarchia costituzionale”, che per implicita ammissione della stessa costituzione sembra avere tutti i requisiti di una “monarchia assoluta”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;“Per me è chiaro – afferma Larbi, blogger dissidente marocchino, voce emblematica della dissidenza nel paese – eravamo sotto un regime dove la monarchia godeva di vasti poteri e il re guidava l’esecutivo, e resteremo sotto lo stesso regime, con qualche ritocco di facciata”. Lo stesso Larbi, nell’articolo &lt;em&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.larbi.org/post/2011/06/Pourquoi-je-rejette-la-Constitution-Mohammed-VI"&gt;Pourquoi je rejette la constitution de Mohammed VI&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, ricorda: “La commissione ad hoc incaricata di preparare la revisione è stata partorita interamente dal monarca, composta essenzialmente da uomini e donne di comprovata fedeltà al re. Il Palazzo, cieco e sordo, ha scelto di ignorare le proteste di coloro che l’avevano spinto alla riforma e ha deciso di appoggiarsi su una classe politica atrofizzata e infeudata, che per di più era ben lontana dal domandare una nuova carta. Si è rivolto con disprezzo alle contestazioni del Movimento 20 febbraio, che ha subito rifiutato questo modello imposto. Fin dall’inizio, non erano presenti le condizioni necessarie all’elaborazione di una costituzione democratica”.&lt;br /&gt;﻿ &lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-rFhbEz94Sh0/TgIxsJ9sFeI/AAAAAAAAAlQ/S0-syrFciTI/s1600/Tangeri+19+giugno.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="300" i$="true" src="http://3.bp.blogspot.com/-rFhbEz94Sh0/TgIxsJ9sFeI/AAAAAAAAAlQ/S0-syrFciTI/s400/Tangeri+19+giugno.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Il popolo manifesta contro il progetto della nuova costituzione. Tangeri, domenica 19 giugno. &lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;I giovani del “20 febbraio” hanno convocato domenica 19 giugno manifestazioni di protesta in tutto il paese. La risposta della popolazione è stata notevole (soprattutto a Tangeri e a Casablanca, dove hanno sfilato circa 25 mila persone). Il movimento ha respinto in modo categorico il nuovo progetto costituzionale, considerato niente più che “una riforma sultanesca”, lontana dalle aspirazioni democratiche di cui si è fatto portavoce. La strategia dei dissidenti è chiara: continuare le mobilitazioni e promuovere una campagna di sensibilizzazione per il boicottaggio del referendum (a cui hanno già aderito alcune organizzazioni politiche, sindacali e associative che sostengono il “20 febbraio”). Resta da vedere con quali mezzi &lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, &amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 12pt; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA; mso-fareast-font-family: &amp;quot;Arial Unicode MS&amp;quot;; mso-fareast-language: #00FF; mso-font-kerning: .5pt;"&gt;i sostenitori del cambiamento radicale attueranno la loro campagna di sensibilizzazione, dato che la macchina mediatica (ed economica) del regime, appoggiata da/su i principali partiti dell’arco parlamentare, ha già dispiegato le sue forze &lt;/span&gt;per consacrare “la rivoluzione del re” con il plebiscito delle urne (va considerato inoltre che i marocchini avranno a malapena il tempo di leggere - o ascoltare, visto che il 50% della popolazione è analfabeta -&amp;nbsp;il nuovo testo prima di sottoporlo al voto, dato che solo tredici giorni separano la presentazione della carta dal referendum).&lt;br /&gt;In più, dopo il discorso pronunciato dal sovrano, nelle piazze marocchine sono comparse, per la prima volta dall'inizio delle contestazioni,&amp;nbsp;centinaia di “supporters del monarca” (sudditi fedeli o &lt;a href="http://24.mamfakinch.com/khitab-soutien-populaire-au-discours-royal-mo"&gt;figuranti addestrati e pagati&lt;/a&gt; dalle autorità?) che, tra venerdì 17 e domenica 19 giugno, non hanno esitato ad &lt;a href="http://24.mamfakinch.com/samira-kinani-militante-de-lamdh-molestee-par"&gt;attaccare&lt;/a&gt; (non solo verbalmente, ma anche fisicamente) i dissidenti scesi in strada. Risultato: bandiere e striscioni del movimento bruciati, lancio di uova e sassi contro i manifestanti, mentre sono spuntati i primi gruppi di &lt;em&gt;baltajia&lt;/em&gt; (termine traducibile con “delinquenti”) che oltre alle foto del re brandiscono bastoni ed armi bianche (vedi foto in basso).&lt;br /&gt;Domenica scorsa a Rabat quasi duemila &lt;em&gt;royalistes&lt;/em&gt; – per lo più ragazzi tra i dieci e i vent’anni – hanno sfiorato il linciaggio degli attivisti dell’AMDH (Associazione marocchina per i diritti umani) e dei pochi membri del “20 febbraio” giunti in anticipo al quartiere Takadum, luogo in cui si sarebbe dovuta svolgere la marcia degli oppositori. Nella cittadina di Safi, dove il 2 giugno l’attivista Kamal Omari è morto in seguito alle violenze inflittegli dalla polizia durante una manifestazione, un “raduno spontaneo” di fedeli del sovrano intonava il coro: “il popolo vuole hashish e pasticche allucinogene”. Lo stesso giorno, a Casablanca, un individuo attorniato dai ritratti di Mohammed VI e da una decina di compagni esultanti dichiarava fiero: “abbiamo fatto quindici prigionieri del 20 febbraio e gli abbiamo sfilato i cellulari”. A pochi passi qualcun altro arringava i passanti al grido di “viva il re”, mostrando mazzette di banconote da 200 dirhams (circa 20 euro, il taglio massimo disponibile).&lt;br /&gt;Per il giornalista Khalid Jamai, “gli strateghi del regime sembrano aver dimenticato che facendo appello a queste «orde di depravati» come strumento repressivo, oltre ad attentare alla stessa immagine e credibilità di Mohammed VI, stanno trasformando pericolosamente il referendum sulla costituzione in un referendum sulla persona del monarca”. In effetti sembra che qualcuno, come già accaduto in Tunisia e in Egitto prima della caduta dei rispettivi despoti, stia cercando di mettere il popolo contro il popolo in nome di presunti valori supremi (quale per esempio l’intangibilità del sovrano alawita), anche a costo della spirale di violenza che potrebbe innescare un simile confronto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-3q0v-rrqOzE/TgIwIR8aF9I/AAAAAAAAAlI/4qz88Q-tdyI/s1600/251173_180770828646698_100001413459737_457508_3831766_n%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="317" i$="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-3q0v-rrqOzE/TgIwIR8aF9I/AAAAAAAAAlI/4qz88Q-tdyI/s400/251173_180770828646698_100001413459737_457508_3831766_n%255B1%255D.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;A questo proposito, propongo la lettura dell’articolo scritto da &lt;strong&gt;Francesco la Pia&lt;/strong&gt; – testimone domenica scorsa a Rabat del tentativo di linciaggio operato dai &lt;em&gt;royalistes&lt;/em&gt; a danno dei militanti del “20 febbraio” – pubblicato sul sito &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.meridianionline.org/"&gt;meridianionline&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Marocco: attacco ai manifestanti a pochi giorni dal referendum&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Domenica 19 giugno a Rabat, nel quartiere popolare di Takadoum, i supporters del sovrano Mohammed VI hanno lanciato la sfida al Movimento 20 febbraio. I giovani attivisti della capitale avevano infatti convocato un corteo per esprimere il proprio dissenso rispetto alla proposta del nuovo testo costituzionale voluto dal monarca dopo l’inizio delle contestazioni nel paese (testo che dovrà essere approvato tramite referendum il 1° luglio). Il Movimento, ritenendo che la nuova costituzione non cambierà la struttura di potere del Marocco e piuttosto, sotto una facciata liberale, manterrà il controllo del re sulla vita politica ed economica, ha chiamato a manifestare in tutto il territorio nazionale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Mentre le marce di Casablanca, Tangeri, Fez e delle principali città si sono svolte regolamente - sfidando il divieto imposto dal regime -, ed in alcune vi sia stata la repressione da parte degli agenti di polizia (ad Oujda per esempio), nella capitale ad attendere i sostenitori del 20-F, con pietre ed uova, vi era una contromanifestazione dei supporters del re. All'incirca duemila persone, in gran parte giovani e ragazzini, con l'oramai usuale corredo di bandiere e ritratti reali hanno quindi impedito ai sostenitori del no (o meglio del boicottaggio) al referendum di sfilare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L'atmosfera era festante, anche se – a giudizio di chi scrive – lievemente artificiosa. I dimostranti a più riprese si sono affrettati a dirmi che il loro gesto era spontaneo – difatti circola la voce che queste manifestazioni, così come il presidio permanente dei royalistes situato da quasi un mese dinanzi al Parlamento (l'unico che non abbia subito il divieto) vengano finanziate dal regime.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-4K44eKzXHMs/TgIw6pFeLHI/AAAAAAAAAlM/WBKrGoKEFgM/s1600/DSC_0268.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="268" i$="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-4K44eKzXHMs/TgIw6pFeLHI/AAAAAAAAAlM/WBKrGoKEFgM/s400/DSC_0268.JPG" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Domenica 19 giugno, Rabat (Foto Francesco La Pia)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;﻿Tuttavia, quando nel quartiere sono stati avvistati alcuni attivisti del 20-F, è iniziata una caccia all'uomo che solo l'intervento della polizia ha potuto contenere. Gli sventurati membri del 20-F si sono dovuti rifugiare nel primo locale disponibile, finché le forze dell'ordine, dopo più di un'ora schierate per proteggerle, non li hanno scortati sulle loro camionette per evitare che la folla li aggredisse.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Già dalla giornata di sabato, in diversi dibattiti radiofonici, vi sono stati diverbi infuocati tra i sostenitori della riforma di Mohammed VI e chi criticava i metodi seguiti dalla commissione ad hoc – istituita dal sovrano – ed il risultato da questa prodotto. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La commissione Manouni – nominata in seguito al discorso reale del 9 marzo e composta da esperti e tecnocrati – ha lavorato per 3 mesi a porte chiuse, senza che trapelassero indiscrezioni. In questo periodo sono filtrati alcuni segnali positivi – offerti all’opinione pubblica – funzionali all’accettazione di questo metodo di elaborazione della carta che, all’interno dell’attuale contesto arabo, non trova eguali. Gli stessi partiti politici hanno avuto accesso alla proposta costituzionale solamente poche ore prima dell’apparizione televisiva del sovrano, senza alcuna possibilità di discutere il progetto o di presentare degli emendamenti. Nel frattempo, in Tunisia il governo provvisorio ha scelto di posporre l’elezione dell’assemblea costituente al 23 ottobre, per garantire un maggior standard democratico, mentre in Islanda i cittadini si esprimono e dibattono sulla futura costituzione via facebook. Sono situazioni ben distinte da quella del regno alawita, nel quale il re non ha neppure preso in considerazione l’idea di una costituente democraticamente eletta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E' importante segnalare come il sovrano, concludendo il discorso alla nazione pronunciato la sera del 17 giugno, abbia dichiarato esplicitamente il suo voto favorevole nel referendum dell'1 luglio. Ciò pone dinanzi alla questione di un eventuale voto negativo. Verrebbe questo inteso come un gesto contro il sovrano? La questione non è di poco conto se si considerano le percentuali plebiscitarie del si (98,8% nel 1970; 98,8% nel 1972; 99,98% nel 1992; 99,6% nel 1996) delle consultazioni indette da suo padre Hassan II.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Uno degli aspetti più interessanti da seguire in questi dieci giorni che rimangono al referendum sarà lo spazio concesso alle ragioni del dissenso. L’Alta Autorità sulle Comunicazioni e l’Audiovisuale (HACA) ha diramato il 17 giugno una circolare che proibisce ogni appello al boicottaggio del referendum - secondo l’art. 90 del Codice elettorale - ritenendo responsabili i mezzi d’informazione che tollerino questo tipo di messaggio nelle proprie trasmissioni. La stampa ufficiale – in buona parte – non concede voce al 20 Février ed è della settimana scorsa il divieto – posto dal Makhzen – ai tipografi di stampare volantini e striscioni del Movimento, pena l'arresto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La strategia adottata dal regime ricorda quella antecedente alla cacciata di Mubarak in Egitto: infiltrazioni nelle manifestazioni dell’opposizione ed induzione di situazioni di violenza che permettano al sistema repressivo di agire impunemente. La stampa ufficiale opera un totale discredito nei confronti del Movimento, nell’intento di delegittimarlo agli occhi dell’opinione pubblica che non ha accesso alla rete informatica. Una situazione che può sfuggire di mano allo stesso Makhzen, nel momento in cui orde di ragazzini vengono lanciate contro degli attivisti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ciò nonostante il 20-F ha sfidato ufficialmente il regime, chiamando al boicottaggio. Ma non è solo. Al suo fianco si sono schierati alcune delle organizzazioni che l’hanno sostenuto fin dal principio delle contestazioni, come l’AMDH (Associazione marocchina per i diritti umani), il PSU (Partito Socialista Unitario), il PADS (Partito dell’avanguardia democratica e sociale), il CNI (Consiglio nazionale Ittihadi), la CDT (Confederazione democratica del lavoro), Annhj Addimocrati (partito erede della tradizione marxista-leninista) e Giustizia e Carità (associazione islamista, non riconosciuta ma tollerata dal regime).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il movimento Amazigh è diviso al suo interno tra i sostenitori del sì (che nella nuova costituzione vedono l’opportunità di un agognato riconoscimento del proprio idioma come lingua ufficiale del regno al fianco dell’arabo) e chi – in linea con l’appoggio dato finora al 20-F – spinge per l’astensione. A giorni è prevista una riunione per cercare una posizione comune, anche se appare difficile che questa possa essere raggiunta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutti i partiti rappresentati in Parlamento (ad eccezione del PSU e del PADS) e la principale centrale sindacale, l’UMT (Unione marocchina dei lavoratori), si sono invece espressi per il sì. (Nel caso dell’UMT è in atto una campagna interna al sindacato per promuovere il boicottaggio del referendum nonostante la linea ufficiale espressa dai suoi rappresentanti, ndr).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli schieramenti, oramai, sembrano pressoché definiti; ciò che è accaduto negli ultimi giorni, invece, fa temere una radicalizzazione dello scontro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 20 Febbraio, sebbene questa domenica sia riuscito a mobilitare diverse migliaia di persone nei grandi centri, deve studiare una nuova strategia, per non rimanere confinato nell'universo telematico. Considerando che resta solamente un altro fine settimana prima del referendum, se vuole diffondere tra la popolazione le motivazioni del suo rifiuto alla proposta costituzionale, è necessario che riesca ad introdursi nello spazio mediatico che normalmente lo oscura. La prima prova di un'effettiva svolta democratica per il Marocco consiste in un aperto dibattito sul proprio futuro. Ciò che occorre chiarire è dove questo potrà svolgersi e quali voci potranno ricevere ascolto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-41141024035948512?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/41141024035948512/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=41141024035948512&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/41141024035948512'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/41141024035948512'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/06/marocco-nuova-costituzione-vecchio.html' title='Marocco: nuova costituzione, vecchio regime?'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-rFhbEz94Sh0/TgIxsJ9sFeI/AAAAAAAAAlQ/S0-syrFciTI/s72-c/Tangeri+19+giugno.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-4843988158116484899</id><published>2011-06-17T18:52:00.000+01:00</published><updated>2011-06-17T18:52:38.759+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Articoli'/><title type='text'>In attesa della nuova costituzione, ancora le vecchie abitudini</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;RABAT – Mancano solo poche ore al discorso di Mohammed VI e alla presentazione del nuovo testo costituzionale, voluto dallo stesso sovrano dopo l’inizio delle contestazioni nel paese. Intanto il Movimento 20 febbraio ha già fissato una nuova giornata di mobilitazione per domenica 19 giugno. Indipendentemente dagli avanzamenti più o meno “democratici” che stabilirà la carta, le manifestazioni per il cambiamento non si arresteranno. Tuttavia, secondo le prime indiscrezioni filtrate in rete, la tanto annunciata divisione dei poteri, l’indipendenza della giustizia e la cancellazione dell’art. 19 (che sancisce il potere religioso del monarca, base per il suo controllo assoluto) non saranno contemplate dal testo partorito dalla &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/03/le-aperture-di-mohammed-vi-e-la.html"&gt;commissione Mannouni&lt;/a&gt; (nominata dal sovrano e non scelta dal popolo, come invece chiedeva il movimento).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se l’impianto politico e istituzionale del “Marocco della nuova era” – celebrato dal Palazzo e dagli alleati occidentali (in primis Francia e USA) – non sembra quindi avviato verso il cambiamento promesso, le pratiche repressive di un regime autocratico e autoritario restano concretamente immutate. Ce lo ricordano gli attacchi brutali contro i manifestanti pacifici, &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/05/la-domenica-nera-del-marocco.html"&gt;un’escalation di violenza&lt;/a&gt; cominciata il 15 maggio e terminata il &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/06/la-stampa-internazionale-e-lue.html"&gt;2 giugno&lt;/a&gt; con la morte dell’attivista Kamal Omari. Oppure gli arresti dei manifestanti a Fes e i &lt;a href="http://www.mamfakinch.com/nouvelle-constitution-et-pratiques-d%e2%80%99un-autre-age/"&gt;maltrattamenti dei prigionieri&lt;/a&gt; durante gli interrogatori. Infine, la condanna dei dieci attivisti della regione di Bouarfa, vittime di un processo politico denunciato a gran voce dall’Associazione marocchina per i diritti dell’uomo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ proprio su quest’ultimo episodio che si concentra l’articolo scritto per &lt;strong&gt;(r)umori dal Mediterraneo&lt;/strong&gt; dalla ricercatrice &lt;strong&gt;Montse Emperador&lt;/strong&gt;, professoressa all’Università di Lione e studiosa dei movimenti sociali in Marocco. Di seguito la traduzione in lingua italiana.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-tc_g6J_LCQU/TfuS6ldTudI/AAAAAAAAAk4/OCHP2HlDyp8/s1600/untitled.bmp" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="386" i$="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-tc_g6J_LCQU/TfuS6ldTudI/AAAAAAAAAk4/OCHP2HlDyp8/s400/untitled.bmp" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’altra faccia della revisione costituzionale marocchina. Dieci attivisti associativi e sindacali condannati a tre anni di prigione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Dopo un processo durato quasi dodici ore, la notte scorsa (alba del 17 giugno) dieci attivisti associativi e sindacali sono stati condannati dai due ai tre anni di carcere nella cittadina di Bouarfa (situata nella regione dell’Orientale, a settanta chilometri dalla frontiera algerina). I capi d’accusa mossi contro i militanti sono “manifestazione illegale” e “utilizzo o incitazione all’uso della violenza contro le forze dell’ordine”. Tuttavia, per raccontare questa storia, è necessario fare un passo indietro. Il 18 maggio scorso, nove ragazzi erano finiti in arresto a seguito di un intervento della polizia contro il sit-in dei &lt;em&gt;diplomés-chomeurs&lt;/em&gt; (laureati-disoccupati), che da alcuni giorni bloccava le strade della città. I nove sono stati rilasciati il giorno stesso, ma in meno di una settimana è partita una nuova ondata di arresti: il 24 maggio altre nove persone sono state condotte, manette ai polsi, nella prigione di Bouarfa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il 26 maggio, durante il processo per direttissima contro i nove fermati due giorni prima, la sezione locale dell’AMDH (Associazione marocchina per i diritti dell’uomo) ha organizzato un raduno di solidarietà di fronte al tribunale di prima istanza di Bouarfa. Nel corso della manifestazione, due membri dell’AMDH e allo stesso tempo sindacalisti presso la CDT (Confederation democratique du travail) sono stati arrestati con l’accusa di “incitamento all’uso della violenza contro le forze dell’ordine” dispiegate in massa per l’occasione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Uno dei due attivisti incarcerati il 26 maggio è Saddik Kabbouri, segretario generale della sezione cittadina della CDT, membro dell’organizzazione per la tutela dei diritti umani e coordinatore, dal 2006, di una rete associativa locale promotrice di una campagna di mobilitazione contro il degrado dei servizi pubblici e l’aumento del prezzo dei prodotti di base. La coordinazione di Kabbouri aveva ottenuto, dal maggio 2006, la distribuzione gratuita dell’acqua potabile, dopo una serie di manifestazioni di massa che avevano visto la partecipazione di oltre 10 mila persone (la metà della popolazione cittadina). Il boicottaggio contro l’ONEP (Office National de l’eau publique) ha permesso a tutti gli abitanti del territorio di poter ignorare le fatture dell’acqua ed ha promosso la rete guidata da Kabbouri al rango di interlocutore sociale privilegiato nel dialogo con il potere in carica. La coordinazione, infatti, non si è fermata alla gestione dell’acqua pubblica, ma ha continuato la sua azione di denuncia, mettendo in primo piano il problema della qualità della sanità pubblica, la riduzione del tasso di disoccupazione e la corruzione dilagante in seno al consiglio municipale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tale movimento, dal carattere prettamente sociale, si è sviluppato a ridosso di una congiuntura geo-climatica segnata dalla siccità, che ha seriamente penalizzato l’economia della regione. Situata in una zona prettamente arida, la vitalità mineraria (rame e manganese) della città durante l’epoca del Protettorato è rimasta un vago ricordo. Con l’esaurimento dei prodotti del sottosuolo e la chiusura delle miniere, la popolazione attiva di Bouarfa è attualmente ripartita tra pubblico impiego, allevamento e la raccolta dei tartufi. Quest’ultima è senz’altro l’attività più lucrativa, dal momento che il prodotto è quasi interamente esportato sul mercato internazionale. Tuttavia si tratta di una risorsa instabile, sottomessa ai capricci meteorologici. Nel 2005, l’accumulo di diverse annate di siccità aveva fatto scomparire questa possibilità di impiego. In un contesto di crescente tensione sociale, alcuni giovani e disoccupati avevano organizzato quattro tentativi di “emigrazione collettiva” verso la vicina Algeria. A colpire è la forte carica simbolica del gesto: la frontiera tra Marocco e Algeria, all’altezza di Bouarfa, resta ancora contesa, parzialmente minata e integralmente militarizzata. Gli abitanti disposti a compiere, oltrepassando il confine, un simile atto di trasgressione ribadivano “la necessità di cercare una soluzione altrove”, lontano da un paese che li condanna alla &lt;em&gt;hogra&lt;/em&gt; (termine traducibile con “miseria, disperazione e mancanza di prospettive”).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Bouarfa non è rimasta insensibile alle proteste animate in tutto il territorio nazionale dal Movimento 20 febbraio. Questa piattaforma politica, le cui origini risalgono agli appelli diffusi dai giovani marocchini attraverso internet fin dal mese di gennaio, ha già indetto e realizzato cinque giornate di manifestazioni nazionali per esigere, tra le altre cose, la democratizzazione delle istituzioni politiche. L’obiettivo finale implica la limitazione del ruolo esecutivo esercitato dal re, costituzionalmente garantito, l’indipendenza della giustizia e la fine della logica oligarchica con cui viene gestita ogni attività economico-finanziaria nel paese. Nella regione dell’Orientale, la coordinazione guidata da Kabbouri ha fatto proprie le rivendicazioni del “20 febbraio”, integrandole con alcune problematiche locali: l’alto tasso di disoccupazione, la precarizzazione dei servizi pubblici e la marginalizzazione politica ed economica della ex cittadina di minatori.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-HGeVpT6bo2c/TfuTKnpHxoI/AAAAAAAAAk8/SeenZaWp1pQ/s1600/imagesCAVKLMSE.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" i$="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-HGeVpT6bo2c/TfuTKnpHxoI/AAAAAAAAAk8/SeenZaWp1pQ/s200/imagesCAVKLMSE.jpg" width="120" /&gt;&lt;/a&gt;Stando a quanto riferito da una delegazione dell’AMDH giunta a Bouarfa per seguire il processo, il verdetto emesso qualche ora fa dalla corte di primo grado sarebbe viziato dalle condizioni criticabili in cui si è svolta l’udienza: agli accusati non è stato nemmeno permesso di sedersi in aula, mentre il giudice non ha lasciato la possibilità all’avvocato di esporre la propria linea difensiva né tantomeno le sue critiche relative ai vizi di procedura emersi dopo gli arresti. Gli attivisti per i diritti umani presenti in tribunale denunciano il “processo politico” montato ad arte contro i membri più attivi di un movimento sociale che ha tenuto testa alle autorità locali per più di cinque anni.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le accuse concernenti la natura politica del processo e della condanna emessa contro i militanti di Bouarfa arriva appena due giorni dopo che la commissione consultiva per la revisione della costituzione (nominata dal sovrano nel marzo scorso) ha rimesso la sua proposta ai partiti e alle associazioni implicate nei lavori della “commissione Mannouni”. Mohammed VI pronuncerà questa sera (17 giugno) un discorso alla nazione durante il quale presenterà i punti salienti del nuovo testo costituzionale (che sarà sottoposto a referendum entro 15 giorni). Le indiscrezioni filtrate attraverso la stampa parlano dell’ampliamento delle competenze riconosciute al primo ministro, al governo e al parlamento. Ciò nonostante, il susseguirsi di fenomeni repressivi, come quelli di Bouarfa o le violenze sui manifestanti registrate il 29 maggio, o ancora la condanna ad un anno di carcere (emessa l’8 giugno) all’indirizzo di Rachid Nini, caporedattore del quotidiano Al Massae, il giornale più venduto in Marocco, sembrano suggerire che gli apparati di sicurezza continueranno a rimanere al di sopra del controllo delle urne.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/2949833873259140639-4843988158116484899?l=rumoridalmediterraneo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/feeds/4843988158116484899/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=2949833873259140639&amp;postID=4843988158116484899&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/4843988158116484899'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/2949833873259140639/posts/default/4843988158116484899'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/06/in-attesa-della-nuova-costituzione.html' title='In attesa della nuova costituzione, ancora le vecchie abitudini'/><author><name>Jacopo G.</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08554205704205486632</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_Hqcldo_jBXI/S9x-JUHfbII/AAAAAAAAASE/0hbThHoS9MA/S220/IMG_0806.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-tc_g6J_LCQU/TfuS6ldTudI/AAAAAAAAAk4/OCHP2HlDyp8/s72-c/untitled.bmp' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-2949833873259140639.post-2931257539351348287</id><published>2011-06-16T15:36:00.005+01:00</published><updated>2011-06-16T20:11:44.420+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Voci dal Marocco'/><title type='text'>Rida, “salafita” marocchino, racconta e si racconta…</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Rida Benotmane, ex detenuto islamico trentaquattrenne, è uscito di prigione lo scorso gennaio, dopo aver scontato una condanna a quattro anni. Rida era per caso un pericoloso terrorista pronto a commettere attentati e ad uccidere civili innocenti? No. Il suo crimine, secondo la polizia politica, era quello di “diffondere informazioni su internet atte a compromettere l’immagine del regime marocchino”. La sua colpa, l’aver criticato la politica anti-terrorista del regno alawita su alcuni forum di discussione in rete.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Quello di Rida non è un caso isolato, in un paese che dall’11 settembre 2001 (e in particolar modo dopo gli attentati di Casablanca del 16 maggio 2003) ha fatto della “caccia all’islamista” il perno della sua strategia di sicurezza. Sono oltre duemila i detenuti islamici condannati in Marocco dopo l’approvazione della legge anti-terrorismo. Ma chi sono veramente queste persone? Fondamentalisti intransigenti, potenziali jihaddisti pronti a combattere la loro “guerra santa”? Bersagli di una strategia mirata ad eradicare il dissenso religioso nel regno? Oppure vittime delle violazioni e degli abusi operati dai servizi segreti e dalla polizia politica marocchina, desiderosa di fomentare una “minaccia terrorista” nel paese?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il dossier “detenuti islamici” o “salfiyya jihadiyya”, come è stato etichettato dal governo di Rabat, è tornato in primo piano nelle ultime settimane. Dopo il &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/04/marocco-grazia-reale-per-i-detenuti.html"&gt;provvedimento di grazia&lt;/a&gt; concesso da Mohammed VI lo scorso 14 aprile, infatti, le provocazioni all’interno delle prigioni – dove restano rinchiusi ancora circa ottocento “salafiti” – sono riprese. La punta dell’iceberg è stata la rivolta scoppiata nel carcere di Salé il 16 e 17 maggio. In quell’occasione i media nazionali avevano parlato di “ammutinamento e violenze” operate dagli stessi detenuti all’indirizzo delle guardie carcerarie. Rida Benotmane, ormai portavoce della Coordination des Anciens Detenus Islamistes (CADI), racconta invece una storia diversa, una storia fatta di accordi tra i prigionieri islamici, la Delegazione delle carceri e il Ministero della Giustizia. Accordi che “qualcuno in seno all’amministrazione penitenziaria o al governo stesso ha cercato in ogni modo di far saltare”. E così è stato. Dopo la repressione del 16-17 maggio alla prigione Zaki, “dove per poco si è sfiorato il massacro”, si sono perse le tracce dei detenuti “ribelli”. C’è chi parla di trasferimento, chi di isolamento, chi di torture e ritorsione da parte dei carcerieri. Le informazioni sulla sorte toccata a questi prigionieri sono negate perfino alle ong per i diritti umani che presentano regolare richiesta al Ministero. Le famiglie, che si sono viste vietare le visite per 40 giorni, dal 6 giugno scorso sono entrate in sciopero della fame, per chiedere l’applicazione dei diritti detentivi sui loro cari e per chiedere il rispetto degli “accordi del 25 marzo”. Tra loro c’è anche una giovane ragazza italiana, Jessica Zanchi, moglie di &lt;a href="http://younesszarli.wordpress.com/"&gt;Youness Zarli&lt;/a&gt;, scomparso dalla sua abitazione di Casablanca nell’aprile 2010 e riapparso “misteriosamente” nelle celle del regno con un’accusa di affiliazione terrorista.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel corso dell’intervista rilasciata a &lt;strong&gt;(r)umori dal Mediterraneo&lt;/strong&gt;, Rida Benotmane ripercorre la sua vicenda personale, ritorna sul sequestro e le violenze che hanno preceduto la sua condanna in tribunale. Descrive i vecchi metodi che sopravvivono ancora oggi nel nuovo regno di Mohammed VI. Parla poi degli “accordi del 25 marzo”, ossia dell’illusione data dal regime – e ben presto smentita – di voler giungere ad una soluzione equa e definitiva del “dossier detenuti islamici”. Infine Rida, licenziato durante i primi mesi di reclusione per “abbandono del posto di lavoro”, si sofferma sul legame che unisce la “sfera salafita marocchina” di cui ormai fa parte alle iniziative proposte dal &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/02/marocco-aspettando-il-20-febbraio2.html"&gt;Movimento 20 febbraio&lt;/a&gt;. “Abbiamo deciso di appoggiare il movimento poiché nei discorsi di questi giovani viene ribadita la necessità di giungere ad una vera sovranità popolare, che lasci a tutte le componenti della società marocchina la possibilità di esprimersi. A me è sembrata la sintesi perfetta e l’obiettivo giusto. Una buona strada per contrastare il regime attuale, lontano anni luce dal rispetto dei diritti e delle libertà. (…)Tutto quello che chiediamo è di poter vivere in uno Stato che non ci perseguiti. Che non ci metta in prigione per le nostre idee. Ma che rispetti la nostra particolarità e ci accetti al suo interno”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ROgHPKoWQ0w/TfoSF07HMNI/AAAAAAAAAkw/6MjaebBUFEg/s1600/221768_165710650157589_100001559661430_428469_352107_n%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/-ROgHPKoWQ0w/TfoSF07HMNI/AAAAAAAAAkw/6MjaebBUFEg/s400/221768_165710650157589_100001559661430_428469_352107_n%255B1%255D.jpg" t8="true" width="225" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rida Benotmane manifesta a Rabat, l'8 maggio 2011, contro l'attentato al Café Argana&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Intervista a Rida Benotmane&lt;/strong&gt; (Rabat, 28 maggio 2011)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Come è iniziata la storia dell’ex detenuto islamico Rida Benotmane?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto è cominciato la notte del 19 gennaio 2007. Fino a quel momento ero un funzionario di un ente pubblico (Office du developpement de la cooperation), dove lavoravo da quattro anni. Ero allo stesso tempo un attivista, privo di alcuna affiliazione, anche se partecipavo alle manifestazioni e alle iniziative proposte dall’AMDH (Associazione marocchina per i diritti umani). L’interesse della polizia e dei servizi marocchini nei miei confronti è iniziato il giorno in cui Rumsfeld è venuto in visita a Rabat (2007), accompagnato da una delegazione israeliana. In quell’occasione, vista la situazione in cui si trovavano e si trovano tuttora i nostri fratelli palestinesi, il popolo era sceso in strada per protestare contro l’accoglienza riservata a questo personaggio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al tempo avevo una barba folta e lunga. Le autorità mi hanno etichettato subito come estremista islamico. A volte scrivevo in alcuni forum di discussione, esprimendo il mio parere sulla politica adottata dal Marocco nella lotta contro il terrorismo, il mio disappunto sull’utilizzo del centro di detenzione segreta di &lt;a href="http://rumoridalmediterraneo.blogspot.com/2011/05/temara-le-torture-della-nuova-era.html"&gt;Temara&lt;/a&gt;, la mia avversità alla politica estera promossa dal governo, totalmente allineata alla posizione americana sulla strategia di intervento nell’area arabo-islamica. Controllavano i miei accessi internet: per loro ero un pericoloso islamista e, in virtù della strategia di prevenzione al terrorismo, sono stato arrestato e condannato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;In che condizioni si è svolto il suo “arresto”, se possiamo definirlo così?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Erano le dieci di sera, mi ricordo bene, quando una ventina di persone hanno fatto irruzione nel mio appartamento (situato guarda caso a Temara, poco distante dalla sede della DST). Mi hanno subito ammanettato e bendato, prima di caricarmi su una macchina. Alcuni di questi agenti sono rimasti nell’abitazione e l’hanno perquisita tutta, sequestrando poi computer, telefono, libri ed altri effetti personali. Mia moglie era in cinta di sette mesi, quella sera ha avuto una crisi violenta ed ha rischiato di perdere il bambino.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una volta in macchina, il viaggio è durato appena una decina di minuti. Sentivo il rumore degli alberi che sbattevano sul veicolo, stavamo passando in mezzo ad una foresta. Capivo che mi stavano portando all’interno del centro di Temara, poiché tutto coincideva con le testimonianze dei malcapitati che mi avevano preceduto e che avevo letto nei rapporti di denuncia pubblicati dalle ong per i diritti umani. Cominciati gli interrogatori, gli agenti hanno dato subito il via alle minacce e alle intimidazioni. “Mettetelo nella fossa dei serpenti”, sono state le prime parole che ho udito. Volevano spaventarmi, stavano testando la mia reazione. Io rimanevo seduto, bendato e ammanettato per tutto il tempo dell’interrogatorio. Quando si stancavano, venivo rinchiuso in un’altra stanza, completamente spoglia, con solo un buco per i bisogni e una specie di lavandino lurido. In questi casi, mi toglievano la benda. Sulle pareti della cella c’erano numerose tracce di sangue. Non so dire se avessero appena sgozzato un montone o se si trattasse effettivamente di sangue umano, ma gli schizzi erano ben visibili su tutto il muro. E’ andata avanti così per tre giorni, senza mai dormire…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Mi parli un po’ di questi tre giorni di interrogatorio a Temara.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Con i miei interventi sui forum di discussione, con le mie critiche alla lotta la terrorismo e alla politica del governo, stavo gettando fango sul Marocco. Questo era il problema principale per le autorità. “Non faccio che esprimere le mie opinioni, se non siete d’accordo con me cercate di convincermi del contrario”, era la mia risposta. Ai servizi marocchini non piace che qualcuno gli tenga testa con argomentazioni solide e concrete. Così hanno iniziato ad intimorirmi: “in questo modo ti prenderai trent’anni di prigione, vediamo se hai il coraggio di continuare su questo tono”. Allora hanno provato a collegarmi a presunte cellule e gruppi terroristi. Volevano che confessassi di avere relazioni con gli islamisti algerini e di aver fatto parte del GSPC (Groupe Salafiste pour la Predication et le Combat, attivo tra gli anni novanta e i primi anni duemila, ndt). Stavo vivendo una situazione surreale. Non avevo alcun tipo di relazione con nessuno, ero un semplice funzionario che aveva espresso la sua posizione riguardo alla politica del proprio paese. Il peggio è arrivato quando hanno minacciato di coinvolgere mia moglie per costringermi a confessare il falso. Mi hanno mostrato un pezzo di carta dove c’erano scritti degli insulti nei confronti della monarchia e della dinastia alawita. Non era la mia calligrafia. In più, in tutti i miei interventi, sono sempre stato attento a non scadere nell’insulto o negli attacchi personali. La mia era una critica ragionata sul piano politico e ideologico. Dunque, si trattava di una “prova” fabbricata ad hoc. Quando ho risposto che non ero stato io a scrivere quella frase, i poliziotti hanno detto che il colpevole, allora, era mia moglie e che sarebbero andati subito a prenderla, dal momento che il pezzo di carta era stato ritrovato dentro alla mia agenda. La mia fu una reazione spontanea e, credo, naturale. Pur di non vederla immischiata in una situazione simile, mi sono assunto tutte le responsabilità.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Quali sono i capi di imputazione per cui è stato condannato?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Alla fine, sono stato condannato a due anni di carcere (diventati quattro al processo in appello) sulla base di due capi di imputazione. Il primo, “apologia del terrorismo”. Quando durante gli interrogatori mi hanno chiesto cosa pensassi della resistenza in Iraq, Palestina e Afghanistan io ho risposto onestamente che ogni popolo colonizzato ha il diritto di difendersi. Per loro, dunque, resistenza è solo sinonimo di Al Qaida e Zarkawi. Il secondo è l’“offesa alla persona del re”, secondo l’articolo 169 del Codice penale. Un’imputazione direttamente legata all’ammissione di colpevolezza strappatami sotto ricatto. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;In merito alla sua vicenda si è parlato anche di alcune foto satellitari scattate sopra il noto centro di Temara, ma nulla in proposito è stato detto al processo. Perché?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Perché di Temara è vietato parlare. Comunque non ero stato io a scattare le fotografie satellitari sul centro di detenzione. L’immagine è stata diffusa attraverso un account utilizzato da più persone e, tra i vari nickname elencati sotto le immagini, c’era anche il mio. E’ stata la polizia, durante gli interrogatori dei primi giorni, ad attribuirmi la responsabilità. Per loro, io avevo scattato quelle foto e dunque io volevo far esplodere il centro. Era la conferma delle mie intenzioni terroriste. Sinceramente, credevo di esser diventato il protagonista di un film di fantascienza o di uno squallido romanzo poliziesco. Di fatto ero impotente di fronte alle loro calunnie e alle loro insinuazioni ridicole e inconsistenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Dopo i tre giorni trascorsi a Temara, è stato trasferito nel commissariato di Maarif (Casablanca), dove è rimasto per nove giorni nelle stesse condizioni di isolamento. Durante queste due settimane lei era un desaparecido sottoposto ad interrogatori estenuanti e a violenze psicologiche. Cosa mi dice invece della sua esperienza in carcere?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una volta che il mio arresto è stato legalizzato, sono stato rinchiuso nella prigione di Salé, dove sono rimasto per sette mesi. Dopo la sentenza in appello, ho chiesto e ottenuto il trasferimento alla prigione di Ain Borja (Casablanca). Lì, grazie ad anni di lotta da parte dei detenuti, c’era la possibilità di scontare la pena in un ambiente senza tensioni, dove i prigionieri venivano trattati con rispetto dall’amministrazione penitenziaria e le visite dei familiari potevano svolgersi in un clima tranquillo. Purtroppo ci sono rimasto solo tre mesi, perché la Delegazione delle carceri aveva ricevuto l’ordine di separare i prigionieri islamici e di impedire la concentrazioni di gruppi troppo numerosi. Così sono passato a Oukacha (Casablanca). Dopo un anno e mezzo ho chiesto di ritornare alla prigione di Salé. A Oukacha il direttore era in aperto conflitto con i detenuti islamici, provava in ogni modo a mettere zizzania tra noi e i secondini, insomma era un inferno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E’ durante i quattro anni trascorsi in carcere che ho avuto l’occasione di conoscere più da vicino la storia dei detenuti islamici e il motivo per cui si sono ritrovati in carcere con accuse decennali dall’oggi al domani. La mia conclusione è che lo Stato marocchino, attraverso l’appoggio dei servizi segreti, ha costruito dei dossier ad hoc, trasformando sospetti o timori preventivi in condanne per terrorismo. Decine e decine di miei compagni mi hanno raccontato le violenze e le torture subite sia a Temara sia al commissariato di Maarif. Era come rivivere la mia stessa storia decine e decine di volte. Pur di mettere fine ai colpi e alle umiliazioni, queste persone hanno accettato di firmare false confessioni. Ecco da dove vengono le cellule terroriste smantellate negli ultimi anni in Marocco. Ci hanno provato anche con me, ma poi si sono limitati alle due condanne che le ho esposto in precedenza. Al resto del lavoro ci pensa la stampa al servizio del regime. Pubblica le confessioni estorte sotto tortura, veicola la paura, ed ecco creato il “fenomeno terrorismo”. Altro che Al Qaida o fondamentalisti islamici.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;﻿ &lt;/div&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-AucJH9kXXds/TfoSkbZ8dbI/AAAAAAAAAk0/UQCZXFzqgUk/s1600/168686_142788109116510_100001559661430_269972_601681_n%255B1%255D.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://4.bp.blogspot.com/-AucJH9kXXds/TfoSkbZ8dbI/AAAAAAAAAk0/UQCZXFzqgUk/s400/168686_142788109116510_100001559661430_269972_601681_n%255B1%255D.jpg" t8="true" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Rida, appena uscito dal carcere di Salé, con la mamma Rachida e la figlioletta&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;﻿ &lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Lei è uno dei fondatori, oltre che portavoce, della Coordination des ex detenus islamistes (CADI). Qual è lo scopo di questa coordinazione?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Appena tornato in libertà mi sono incontrato con altri ex-detenuti islamici. Non ci lasciavano in pace nemmeno fuori, eravamo continuamente seguiti e infastiditi. Così abbiamo deciso di creare una piccola coordinazione (CADI), per solidarizzare tra noi ex prigionieri e per divenire un punto di riferimento per i compagni ancora in carcere. La CADI, formalmente costituitasi il 12 maggio scorso, si è prefissa cinque obiettivi: il primo è fare in modo che i detenuti islamici ancora in carcere escano di prigione, poiché dalle discussioni avute con i compagni di cella e gli altri prigionieri è emerso che la maggior parte dei detenuti della cosiddetta salafiyya jihadiyya sono stati condannati per le loro idee e le loro opinioni, e non per aver effettivamente compiuto crimini o reati (come confermato da numerosi rapporti delle ong internazionali, ndr). Anche ai piani alti del regime si sono accorti della strategia miope – sequestri, torture e arresti di massa – intrapresa dopo l’11 settembre e ancor più dopo gli attentati del 16 maggio 2003 a Casablanca. Sanno che numerose ingiustizie sono state compiute e la grazia reale decisa lo scorso 14 aprile è un segno evidente di questa presa di coscienza. Il secondo obiettivo è battersi affinché venga abolita la legge anti-terrorismo, votata in gran fretta l’indomani degli attentati di Casablanca. Su questo punto riceviamo il sostegno di numerose altre organizzazioni della società civile, che ritengono il provvedimento contrario al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Terzo, ottenere un indennizzo per le centinaia di persone condannate e incarcerate ingiustamente, che come me hanno perduto il lavoro in seguito all’arresto e si trovano a dover ricostruire una vita da zero, oltre a mantenere intere famiglie. Quarto obiettivo, stiamo cercando di raccogliere e mettere insieme tutte le informazioni riguardo alle violazioni e ai soprusi subiti da quella parte di popolazione etichettata come salafiyya jihadiyya, in gran parte formata da giovani e gente con scarsa esperienza di attivismo militante, non in grado quindi di auto-tutelarsi o di diffondere le informazioni. Non esistono associazioni, lobby, media o partiti politici che difendano i nostri interessi e che facciano eco alle nostre vicende. Ultimo punto, esigere che i responsabili delle violazioni commesse contro di noi, ad ogni livello, vengano puniti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;La CADI può contare sull’appoggio di qualche altra organizzazione o associazione, oltre al sostegno degli ex detenuti islamici e delle loro famiglie?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per prima cosa, la CADI non è un’associazione ma una coordinazione nata per il raggiungimento di alcuni obiettivi precisi, cinque come le ho appena elencato. Perciò non ha bisogno del riconoscimento legale delle autorità. Una volta raggiunti questi obiettivi potremo discutere se trasformarci in associazione, con uno statuto e una nuova strutturazione da sottomettere alla legislazione nazionale, oppure dissolverci semplicemente. Alla creazione della CADI hanno contribuito organizzazioni già esistenti e sensibili al problema dei prigionieri islamici, alle loro condizioni di detenzione e al dramma vissuto dalle loro famiglie: il Forum marocchino per la dignità (Al Karama) e l’Associazione marocchina per i diritti dell’uomo (AMDH). La riunione fondatrice della CADI, per esempio, l’abbiamo tenuta nei locali dell’AMDH a Rabat ed era presente il vice-segretario Abdelilah Benabdesslam. E’ un appoggio morale e allo stesso tempo pratico, dal momento che possiamo inviare le nostre relazioni e i nostri comunicati attraverso le loro reti diffuse su tutto il territorio nazionale e anche all’estero.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per quanto concerne il sostegno finanziario, invece, la CADI si regge esclusivamente sulle donazioni degli stessi membri. Non accettiamo donazioni che provengano dall’esterno del nostro circuito o addirittura dall’estero, per non offrire l’occasione ai servizi di sicurezza di attaccarci anche su questo piano. Sarebbe facile sentirsi dire da un momento all’altro “la CADI è finanziata dalle reti del terrorismo internazionale o dalle lobby pro-Polisario”. E questo non possiamo permettercelo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;In che modo siete in contatto con i “confratelli” ancora in prigione?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I contatti tra la CADI e i detenuti ancora in carcere sono essenzialmente le famiglie stesse, che fino agli ultimi episodi di Salé avevano il diritto a visite regolari. Le mogli e i figli degli islamisti in prigione si sono costituiti anche loro in una coordinazione, Al Haqiqa (La Verità). Attraverso i loro racconti e le loro testimonianze riusciamo a seguire la situazione dei confratelli in carcere. Il tutto viene riportato nei nostri comunicati e diffuso attraverso conferenze stampa. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Cosa è successo all’interno della prigione di Salé il 16 e il 17 maggio scorso? La stampa ha parlato di “ammutinamento” dei detenuti islamici, di “rivolta” e “sequestro dei secondini”. Qual è l’opinione della CADI in proposito?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Abbiamo ricevuto le prime telefonate verso mezzogiorno di lunedì 16 maggio. I detenuti erano già sul tetto della prigione Zaki di Salé. In mattinata erano successi degli episodi strani, che hanno allarmato i prigionieri e li hanno spinti a salire sul tetto del penitenziario. Alcuni detenuti, tra cui Bouchta Charraf (noto per essere riuscito a diffondere una testimonianza video sulle torture subite a Temara, riportata dal sito di informazione Lakome.com) erano stati prelevati dalle rispettive celle e portati via da guardie armate senza alcuna spiegazione. Le porte della sezione riservata agli islamisti (M1 e M
