Arrêt sur image

lunedì 7 marzo 2011

Lettera aperta a Mohammed VI

Il quotidiano francese Le Monde ha pubblicato nella sua edizione del 4 marzo 2011 una lettera aperta, indirizzata al sovrano alawita dallo scrittore Abdelhak Serhane. E’ una delle rare prese di posizione ufficiali da parte della “classe intellettuale marocchina” (oltre alle dichiarazioni del filosofo Ahmed Assid) a sostegno del Movimento 20 febbraio registrate fino ad ora. In questa lettera (di seguito il testo integrale tradotto in italiano) Serhane si schiera in favore del cambiamento democratico e denuncia senza mezzi termini la responsabilità della monarchia nella paralisi sociale, economica e politica che sta privando il popolo maghrebino della propria dignità e della propria libertà (come sostenuto dai giovani del Movimento).



La rivoluzione marocchina è in marcia

Maestà, avrei preferito non essere costretto a scriverle questa lettera. Ma la primavera araba che si sta espandendo nel mondo me lo impone. Avrei preferito fare l’apologia di un Marocco moderno e democratico invece di rimuginare sul male che lo consuma. Solo rimpianti, disillusione e collera di fronte agli sprechi prodotti da tanto potere e da tanta vanità! Il “re dei poveri” ha lasciato ben presto il posto all’uomo d’affari, attorniato da vili cortigiani. Avremmo voluto trovare in lei un capo di Stato che vegli all’applicazione della legge, con in testa un vero progetto di società, non un promotore turistico o un capocantiere.
Speravamo che lei fosse un uomo in grado di condividere i nostri sogni e il nostro pane quotidiano, invece di imbavagliare le nostre libertà, di uccidere la fiducia in lei riposta e di cacciare via gli animi probi per conservare i disonesti. La constatazione è semplice, la monarchia si duplica e si riproduce negli ingranaggi del Makhzen (il potente apparato che gestisce lo Stato marocchino, basato sulla sottomissione al sovrano).
Il re dei marocchini ha il dovere di ascoltare altre campane oltre all’Allah Ibarak fi Amar Sidi! ("Che Dio benedica la vita di nostro signore!") intonato dalla sua entourage come un falso ritornello. Il destino avrebbe potuto giocarle un brutto scherzo e farla nascere a Sidi Moumen, per esempio. Questi miliardi accumulati, queste migliaia di auto, barche, palazzi, residenze, queste spese e questo fasto dovrebbero avere meno importanza ai suoi occhi rispetto all’amore che le ha testimoniato il popolo al momento della sua ascesa al trono nel 1999.
In poco tempo Fouad Ali El Himma e Mounir El Majidi sono divenuti i proprietari del paese, grazie alla prossimità con il loro amico Mohammed VI. Hanno fagocitato tutti gli spazi - economia, finanza, cultura, sport, politica - come bambini prepotenti e viziati, sottomettendo il mondo alla lobby del guadagno rapido e degli affari facili, dilapidando il capitale di simpatia che il popolo nutriva per lei, e trasformando il Marocco in una gabbia di folli, dove i piedi stanno al posto della testa. Questi apprendisti stregoni hanno soffocato la dialettica politica, hanno rovinato la concorrenza economica, hanno sperperato il denaro pubblico nei loro investimenti ed hanno calpestato il contratto costituzionale che impone di difendere gli interessi del popolo. Agiscono in suo nome e, per questo, lei è di fatto il garante delle loro azioni. Queste persone devono andarsene, costituiscono un pericolo per lei e un grave ostacolo allo sviluppo del paese.
Allo stesso modo, il clan El Fassi fa sua quella specificità marocchina che genera arbitrarietà e disuguaglianza. Si è accaparrato i posti migliori e i salari più consistenti. Sostenendoli anche nell’errore, il Palazzo ha gratificato Abbas El Fassi con la carica di primo ministro mentre l’affaire Annajat (uno scandalo di proporzioni enormi di cui sono rimasti vittime oltre 30 mila giovani disoccupati, nel 2003, quando Abbas El Fassi era ministro del lavoro) era ancora al vaglio della giustizia. In uno stato di diritto, ognuno dovrebbe essere responsabile dei propri atti, pronto a renderne conto, persino il re.
Di fronte a questo desiderio di libertà sempre più irreversibile, come può lei rimanere in disparte, nascosto dietro alle tende scure di uno stato di non diritto ? La fuga dei presidenti tunisino ed egiziano, i signori Ben Ali e Mubarak, la caduta imminente del presidente yemenita Saleh, quella sicuramente tragica della guida libica Muammar Gheddafi, mostrano quale fine è riservata ai tiranni più penosi. La regina Elisabetta e Juan Carlos esistono come una realtà simbolica e storica. I loro popoli li rispettano, ma gli impongono restrizioni e ne controllano le azioni. Né la regina di Inghilterra né il sovrano di Spagna sono denigrati per aver consegnato il loro destino nelle mani della democrazia. Non è più tempo di divertimenti e di viaggi per raccogliere i consensi. Lei deve rimboccarsi le maniche e lavorare con altruismo, in trasparenza, per compiere la sua missione, altrimenti il Marocco cesserà di essere una concessione esclusiva degli Alawiti!
All’inizio, lei ha suscitato molte aspettative nella gente più umile. Ora il popolo l’ha chiamata a prendere coscienza del proprio dramma e del rifiuto della tirannia, dell’ingiustizia. La maturità del popolo deve essere riconosciuta, quella che le sta offrendo è un’opportunità, forse l’ultima, da cogliere al volo. Spetta a lei ora anticipare le riforme chieste e proporre elezioni trasparenti. Un governo di unione nazionale con un programma conforme ai cambiamenti auspicati, può servire a calmarne la rabbia.
La sua responsabilità di fronte alla storia è di rispondere favorevolmente all’appello del popolo, poiché il destino della sua monarchia costituzionale, garante dell’unità e della stabilità del Marocco, dipende da questo. Sia per questa gente la guida che ora si aspetta. Stremato dalle catene che ostacolano i suoi passi, alza la voce per ritrovare la sua dignità di popolo e rivendica lo stato di diritto.
La rivoluzione è in marcia. Si compierà con lei o contro di lei? Se si realizzerà con lei, allora dovrà dare l’esempio e guidare il popolo sulla via della libertà, della giustizia sociale e della democrazia. Se lo farà, ci mobiliteremo tutti dietro di lei in questo nobile cammino. Se invece vuole continuare ad essere una semplice comparsa, la rivoluzione le si ritorcerà contro. E in questo caso, l’ondata travolgerà tutto al momento del passaggio.
La collera dei diseredati non conosce molte sfumature. Gli atti terroristici del 2003 (cinque attentati suicida a Casablanca) hanno annunciato la fine delle illusioni. Un segnale che le è stato rivolto da una gioventù devastata dalla disperazione, priva di soluzioni alternative alla droga, alla fuga o alla morte. Inadatto a decodificare il messaggio e ad aggiustare il tiro, il suo sistema di potere ha ripreso le pratiche del passato, compresi i mezzi più iniqui e barbari, in nome della lotta al terrorismo. Ha preso provvedimenti severi contro di noi per ogni parola, ogni caricatura, ogni nokta (scherzo) indirizzato alla famiglia reale.
Per quanto le possa risultare doloroso questo discorso, resto della convinzione che lei rispetti gli uomini sinceri. Non ho mai avuto altro che il mio parlare schietto e la mia integrità da offrire a quel paese per cui tutti noi abbiamo sognato un futuro radioso fin dalla nostra giovinezza. Io sono pronto ad assumere il ruolo di intellettuale-contestatore fino in fondo, per essere a posto con la mia coscienza. Ora spetta a lei sentirsi a posto con la sua.
Abdelhak Serhane

Abdelhak Serhane, scrittore marocchino in lingua francese, è stato professore di Letteratura moderna all'Université Ibn Tofaïl di Kénitra, prima di lasciare il paese e trasferirsi in Canada (ora insegna Letteratura francese alla University of Louisiana). Considerato un oppositore virulento al regime di Hassan II, Serhane non ha mai smesso di denunciare la violenza e la corruzione che caratterizzano il sistema politico marocchino. Di seguito una rapida bibliografia di riferimento.

Romanzi
Messaouda, Paris, Seuil, 1983
Les Enfants des rues étroites, Paris, Seuil, 1986
Le Soleil des obscurs, Paris, Seuil, 1992
Le Deuil des chiens, Paris, Seuil, 1998
Temps noirs, Paris, Seuil, 2002
L'homme qui descend des montagnes, Paris, Seuil, 2009

Poesie
L'Ivre poème, Rabat, Al Kalum, 1989
Chant d'ortie, Paris, L'Harmattan, 1993
La Nuit du secret, France, Atelier des Grames, 1992

Racconti
Les Prolétaires de la haine, (raccolta), Paris, Publisud, 1995
"Le Vélo Montréal", in Anthologie de la nouvelle maghrébine, Casablanca, Eddif, 1996
"J'écris pour le soleil", in Actes du Colloque de Montpellier, 1985
"Les mots de la douleur", in Oualili, Meknès, 1986
"La Femme : un destin périmé", in Lamalif, Casablanca, 1986
"L'Artisan du rêve", in Visions du Maghreb, Montpellier, Edisud, 1987
"Le Corpstexte", in Horizons maghrébins, Toulouse, 1987
"Un Pays aux couleurs de son temps", in Librement, Casablanca, 1988
"Le Destin des pierres", in Autrement, Paris, 1990
"L'artisan du rêve", in ClicNet, 1997

Saggi
L'Amour circoncis, Casablanca, Eddif, 1996
Le Massacre de la tribu, Casablanca, Eddif, 1997

1 commento:

bassou ha detto...

"ana emraha ma3rebia a3icho bi italia urido an a3icho fi baladi al habib ua atarajja musa3adatuca ia maliki nasaraka allah atamanna an tusa3iduni an achtaria beiton sa3ir kei a3icho fi3i ana ua auladi shokran jaziran"