Arrêt sur image

Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta storia. Mostra tutti i post

domenica 11 settembre 2016

Tunisia. I primi passi della rinascita amazigh

Nel Maghreb è la Tunisia ad avere il minor numero di berberofoni, ma il primato nella "folklorizzazione" del loro patrimonio. Dopo la rivoluzione, gli attivisti amazigh stanno cercando di restituire importanza a una cultura ridotta per decenni ad attrattiva turistica.



mercoledì 12 giugno 2013

Il fumetto in Marocco, tra storia ed esitazioni

Poco tempo fa moriva Abdelaziz Mouride, ex detenuto politico e pioniere del graphic novel marocchino. Le sue tavole hanno aperto la strada ad una generazione di disegnatori ma a Rabat la 9° arte fa ancora fatica ad affermarsi.

venerdì 27 maggio 2011

Gioventù ribelle e giochi di potere: quel 23 marzo a Casablanca…

La rivista Zamane (mensile di storia in lingua francese) ha dedicato il numero di maggio ai giovani marocchini “che hanno fatto la storia”. Tra i contributi proposti, merita particolare attenzione l’articolo scritto dal professor Maati Monjib (di seguito tradotto in italiano), già ospite di (r)umori dal Mediterraneo lo scorso febbraio (vai all’intervista). Mentre i giovani del “20 febbraio” rilanciano la sfida al regime (nuove manifestazioni pacifiche sono in programma per sabato 28 e domenica 29 maggio), Monjib si sofferma sulle rivolte scoppiate a Casablanca nel lontano marzo 1965, “il primo vero indizio storico che dimostra come il Marocco abbia mal negoziato il suo patto sociale post-indipendenza”. Oggi quel “patto sociale” che vede ancora una monarchia assoluta garante della stabilità nazionale, fulcro nevralgico della vita politica ed economica del paese assieme ad una corte fatta di “consiglieri particolari” e rappresentanti di partito, è di nuovo messo in discussione. Le formazioni politiche sembrano far quadrato attorno alle “aperture democratiche” promesse dal Palazzo, e rigettano le rivendicazioni della piazza, giudicate “estremiste e sovversive”. In attesa di un nuovo fine settimana ad alta tensione (le autorità hanno già comunicato il divieto ad ogni contestazione), riportiamo alla memoria il triste ricordo di quel 23 marzo a Casablanca…


venerdì 25 marzo 2011

Nadia Yassine e l’“unione sacra” per la democrazia

Dopo l’imponente mobilitazione che domenica scorsa ha portato in strada, nelle principali città del regno, decine di migliaia di marocchini per dire basta all’assolutismo monarchico, la protesta è continuata in settimana con scioperi e manifestazioni in tutte le università. Il Movimento 20 febbraio sembra aver risvegliato definitivamente la coscienza di un popolo stanco di essere suddito e desideroso di dignità, democrazia e uguaglianza. Per capire meglio la natura di questo movimento, dalle caratteristiche inedite nella storia della dissidenza nel paese, (r)umori dal Mediterraneo ha incontrato Nadia Yassine, uno dei volti più rappresentativi dell’associazione islamica Al Adl wal Ihssane (“Giustizia e Carità”). Assieme ai militanti amazigh, alla sinistra radicale e alle ong per i diritti umani, l’organizzazione fondata negli anni ottanta da shaykh Abdessalam Yassine (funzionario al Ministero dell’Educazione e discepolo sufi della confraternita Bushishiyya) è infatti una delle forze sociali che più si è implicata, fin dall’inizio, a sostenere le azioni e le rivendicazioni promosse dal “20 febbraio”.

Giustizia e Carità nella manifestazione del 20 marzo a Rabat

venerdì 18 marzo 2011

Breve saggio sulla storia del movimento amazigh in Marocco

Che cos’è il movimento amazigh? Meglio ancora, chi sono gli imazighen (plurale di amazigh)? Domande a cui è necessario fornire una risposta chiara e immediata, visto il peso e la visibilità che tale movimento ha assunto nella mobilitazione seguita al “20 febbraio” in tutto il territorio marocchino.


domenica 13 marzo 2011

Le aperture di Mohammed VI e la costituzione marocchina: alcune considerazioni…

Dopo il discorso pronunciato da Mohammed VI il 9 marzo, cha ha annunciato la formazione di una commissione (di nomina reale) per la riforma della costituzione, il Movimento 20 febbraio ha rilanciato le sue rivendicazioni, rifiutando in blocco le “aperture” proposte dal regime.


venerdì 4 marzo 2011

Lakome.com o il “Wikileaks marocchino”

Nel cuore della Rabat coloniale, quartiere Hassan, lungo i binari che tra poche settimane ospiteranno il primo tram in funzione nella capitale, si affacciano le finestre di Lakome.com. Ad attendermi nei locali della redazione c’è Ali Anouzla, icona del giornalismo indipendente marocchino e direttore del sito internet (creato nel novembre 2010) che in pochi mesi è diventato il punto di riferimento nel paese per l’informazione alternativa in lingua araba. Alcuni lo chiamano il “Julian Assange marocchino”, non solo per la sua attività di internauta e per la facilità di accesso alle fonti disponibili in rete. Nel 2008, infatti, Anouzla aveva pubblicato nel quotidiano Al Jarida al Oula alcune testimonianze sugli “anni di piombo” secretate dall’Istanza di Equità e Riconciliazione, che suscitarono l’ira del regime.


mercoledì 16 febbraio 2011

“In caso di rivolta l’obiettivo sarà la monarchia”

RABAT - Maati Monjib è professore di Storia e politica dei paesi del Maghreb all’Università di Rabat (Institut des Etudes Africaines, Université Mohammed V—Souissi) e Chairman dal 2008 al Saban Center for Middle East Policy (The Brookings Institution, Washington, D.C.). Oltre ad essere tra i fondatori del Centre Ibn Rochd d'Études et de Communication (Rabat), collabora attualmente con il mensile storico-divulgativo Zamane.
Nel 1992 il Professor Monjib ha pubblicato uno dei primi studi accademici sull’edificazione dell’assolutismo monarchico in Marocco. Il libro, La monarchie marocaine et la lutte pour le pouvoir: Hassan II face à l'opposition nationale, de l'indépendance à l'état d'exception (Paris, L'Harmattan), è tuttora vietato nel paese. Partendo dall’analisi della sua opera, Maati Monjib ricostruisce il quadro politico del Marocco post-indipendenza e l’evoluzione del sistema di potere nello Stato maghrebino fino ai giorni nostri. Descrive i rapporti di forza che legano la monarchia di Mohammed VI al panorama politico attuale, e parla del ruolo rivestito dalle forze islamiste e dalla società civile, in un paese che si prepara all’esplosione del dissenso (appuntamento fissato per il 20 febbraio).


martedì 15 febbraio 2011

Viaggio di sola andata per Tindouf

La censura continua a mietere vittime in Marocco. Se non è il regime ad incaricarsene direttamente (come nei casi di Akhbar al Youm, Al Jarida al Oula, Al Michaal, Tel Quel, Nichane e Le Journal Hebdomadaire), sono le stesse redazioni a stravolgere gli articoli che potrebbero non essere graditi al Palazzo. E’ il caso della giovane rivista Zamane, un mensile a carattere storico-divulgativo da poco in edicola. Un magazine indipendente che ha proposto fino ad ora un lavoro senz’altro meritevole. Tuttavia, quando il giornalista Aziz El Yaakoubi ha presentato un articolo sulle origini dell’esodo saharawi verso i campi di Tindouf (1975-’76), i vertici della redazione hanno censurato alcuni passaggi chiave del pezzo (come per esempio le testimonianze dei bombardamenti al napalm sulla popolazione civile in fuga effettuati dall’aviazione marocchina o le responsabilità della “marcia verde” sulla partenza dei rifugiati). Evidentemente, dopo la stretta repressiva esercitata negli ultimi due anni da Rabat sulla stampa indipendente, anche le pubblicazioni più serie e rispettabili come Zamane sentono il bisogno di “autoregolarsi” per non incorrere in sanzioni o ritorsioni giudiziarie. Un ulteriore conferma della morte della libertà di stampa in questo paese. Tanto più che la questione del Sahara resta una delle principali linee rosse espressamente elencate nel Code de la presse in vigore dal 2003.
L’articolo in questione, “Aller simple pour Tindouf”, è stato pubblicato nel mese di dicembre (Zamane, n. 2) con le opportune modifiche del caso. L’autore, Aziz El Yaakoubi, si è rifiutato di firmarlo. Di seguito la versione integrale tradotta in italiano.



sabato 12 febbraio 2011

Jilani Hamami, un sindacalista “dissidente” tunisino si racconta


TUNISI - Jilani Hamami, oltre ad aver ricoperto la carica di segretario generale dei funzionari PTT (federazione di categoria, posta e telecomunicazioni, che fa parte dell’Unione generale dei lavoratori tunisini - UGTT, ndr), è uno dei fondatori del Partito comunista dei lavoratori tunisini (PCOT). Sindacalista “dissidente” e oppositore politico durante il regime Ben Ali, Hamami parla delle connivenze tra l’UGTT e l’ex dittatore e racconta la sua lotta all’interno del sindacato di cui è membro ancora oggi.


martedì 1 febbraio 2011

“Per ventuno anni ho smesso di essere un uomo”

TUNISI – L’appuntamento è fissato per le 15:30 ad Ariana, un sobborgo a nord-est di Tunisi dall’aspetto popolare e leggermente decadente. La voce di Leila è inquieta, riattacca bruscamente il telefono appena capisce che sono arrivato a destinazione. Sceso dal taxi mi trovo la sua macchina di fronte, lei fa un gesto con la mano e mi invita a salire.
Leila è la sorella minore di Samir Ben Alaya, un militante di Annadha rimasto per ventuno anni nascosto in un rifugio sotterraneo nella regione di El Kef. Nonostante le aperture fatte dal governo provvisorio al partito islamico e a tutte le opposizioni non riconosciute dal vecchio regime, Laila non è tranquilla e preferisce non correre rischi. “Io non faccio parte del movimento – chiarisce subito la donna, sulla quarantina – rispetto mio fratello e i suoi compagni che hanno fatto la prigione e che hanno subito la repressione, ma mi considero assolutamente laica e lontana dalla loro ideologia”. Laila gira a vuoto per una ventina di minuti, prima di imbucare una stradina laterale. Il sentiero oltrepassa gli ultimi palazzi della città e va a morire in uno spiazzo isolato, nascosto dietro alcuni olivi che lo separano dai caseggiati grigi in vago stile sovietico. Samir ci sta aspettando. Seduto su una grossa pietra, assapora la sua sigaretta lentamente.


lunedì 15 marzo 2010

La lenta agonia di Sidi Ifni

Enclave spagnola fino agli anni sessanta, la piccola città di pescatori è stata teatro di duri scontri tra la popolazione locale e le forze di sicurezza marocchine nel giugno 2008. Alle rivendicazioni degli abitanti, che chiedevano la fine della marginalizzazione imposta al territorio, le autorità hanno risposto con la violenza della repressione. Dopo due anni gli ifnaouis si dicono pronti a riprendere la lotta.


giovedì 11 febbraio 2010

L’incredibile storia del Journal Hebdomadaire

(Articolo pubblicato da Tel Quel, n. 410, 6-12 febbraio 2010)

L’ultima conferenza stampa tenuta dall’equipe del Journal Hebdomadaire mercoledì 3 febbraio ha l’aria di una veglia funebre. La sala trabocca di gente, ma fa ugualmente freddo. La luce, capricciosa, scompare e poi ritorna, in una danza di macabre penombre e di lunghi silenzi. Con voce tremante Aboubakr Jamai racconta la storia del giornale che lui stesso ha fondato nel 1997. Ne ripercorre tutta la vita, fino al momento della morte sopraggiunta lo scorso 27 gennaio, quando cinque uscieri del tribunale hanno messo i sigilli ai locali della pubblicazione e ne hanno sequestrato tutti i beni. Secondo le voci che circolano, Le Journal ha contratto un debito di circa 15 milioni di dirham (1,3 milioni di euro circa) nei confronti del fisco e della cassa di previdenza sociale. Lo Stato reclama quanto dovuto, in special modo i 4,5 milioni di credito che spettano alla CNSS, per il periodo tra il 1997 e il 2003. Jamai non contesta gli insoluti accumulati dal Journal, ma lamenta i vizi di forma presenti nella procedura che ha decretato la morte del settimanale e la sorprendente celerità della giustizia. Il verdetto di primo grado, infatti, è stato messo in atto ad una velocità record, senza attendere il risultato del processo d’appello. Resta il fatto che la pubblicazione simbolo degli anni duemila è ormai morta e sepolta. Ecco qui la sua storia.


lunedì 18 gennaio 2010

Marocco: islam e sufismo

(Dopo aver accennato al sufismo e alle confraternite nel reportage da Salé, ho deciso di rimettere mano ad un capitolo della mia vecchia tesi di laurea per approfondire un po' l'argomento. Purtroppo il linguaggio del pezzo è rimasto oltremodo accademico, ma l'argomento trattato credo possa suscitare ugualmente interesse)


sabato 16 gennaio 2010

Inseguendo Taia e Pasolini (appunti di viaggio da Salé)

Il treno ha appena superato la stazione Rabat-ville. Mi affaccio al finestrino e vedo la torre di Hassan spuntare fiera sui tetti delle case circostanti. Poco più in là c’è la casbah des Oudayas, che domina dall’alto del suo promontorio l’incontro silenzioso tra il mare dell’Atlantico e il fiume Bou Regreg. Questo piccolo corso d’acqua, poco più di un rigagnolo, nasce nelle lontane montagne dell’Atlas. Percorre centinaia di chilometri, scavando il suo letto tra le rocce aride dell’interno, prima di gettarsi sull’oceano proprio in questo punto, separando così Rabat da Salé. Due città vicine, “gemelle” a detta di alcuni, ma in realtà distanti secoli e secoli l’una dall’altra. La prima governa la vita amministrativa e politica del Paese, ed è rivestita di bei palazzi in stile coloniale e luci scintillanti. La seconda sembra aver fatto capolino nel ventesimo secolo soltanto da qualche decennio.

giovedì 14 gennaio 2010

La repressione nella vecchia e nella nuova era

(Articolo pubblicato da Le Journal Hebdomadaire, n. 424, 9-15 gennaio 2010)

Testimonianze. Le epoche cambiano ma le pratiche restano le stesse. Khadija Menebhi, sorella della leggendaria Saida Menebhi, e Rachida Baroudi, madre di Rida Benothmane, un detenuto islamico tuttora in carcere a Salé, raccontano il calvario a cui lo Stato marocchino le ha costrette. Un incontro edificante.


mercoledì 13 gennaio 2010

Mohamed Sebbar e il Forum Verità e Giustizia

Mohamed Sebbar è stato Presidente del Forum Verità e Giustizia dal 2003 al 2009. In seguito al III Congresso dell’organizzazione, tenutosi a metà del dicembre scorso (pochi giorni dopo il nostro incontro), ha lasciato l’incarico a Mustapha Manouzi. Sebbar è anche l’avvocato del detenuto italiano Kassim Britel.
L’intervista all’inizio si concentra sulle specificità e sugli obiettivi che muovono il lavoro dell’associazione e sul contesto politico in cui è avvenuta la sua creazione. Poi prende in esame il lavoro svolto dall’Istanza di Equità e Riconciliazione e le prospettive del Forum negli anni a venire.


giovedì 7 gennaio 2010

Alla scoperta di Abdelilah Benabdesslam, militante da una vita

Intervista ad Abdelilah Benabdesslam, vice-presidente dell’AMDH (Associazione marocchina per i diritti dell’uomo) dal 2007. Uno sguardo illuminante e privo di reticenze su alcuni tra i passaggi più cupi della storia passata e presente di questo paese. L’intervista è divisa in due parti.


Benabdesslam, una vita al servizio dei diritti dell’uomo

(Articolo pubblicato da Le Journal Hebdomadaire, n. 412, 10-16 ottobre 2009)

Abdelilah Benabdesslam è uno dei protagonisti principali nella lotta per la difesa dei diritti umani in Marocco. Semplice, discreto e efficace, il vice-presidente dell’Associazione marocchina per i diritti dell’uomo (AMDH) sta portando avanti una battaglia profondamente legata alla sua storia personale.


sabato 14 novembre 2009

Voci d'Algeria. Soumia Salhi

Intervista a Soumia Salhi, Presidente della Commissione Nazionale delle Donne Lavoratrici (CNFT) e membro del Consiglio Nazionale dell’Unione Generale dei Lavoratori Algerini (UGTA).