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Visualizzazione post con etichetta Voci dalla Tunisia. Mostra tutti i post
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lunedì 17 ottobre 2016

Tunisia. Al cinema "la maledizione dei fosfati"

E' nella Tunisia profonda che la storia comincia. Una storia fatta di lotta, di repressione e di dignità. Una storia ancora attuale. Il documentario del regista Sami Tlili ripercorre gli eventi che sconvolsero il bacino minerario di Gafsa nel 2008 e ci racconta una "rivoluzione in marcia" che in pochi al tempo vollero o seppero vedere.

(Credit foto: Garboussi)

venerdì 7 febbraio 2014

I tre anni di Willis from Tunis

Nadia Khiari è una disegnatrice e pittrice tunisina, insegnante all'Istituto di Belle Arti di Tunisi e direttrice di una galleria artistica. Il suo personaggio, il gatto Willis from Tunis, è nato il 13 gennaio 2011, durante l'ultimo discorso tenuto dall'ex presidente Ben Ali poco prima della fuga. "Ci prometteva di concedere la libertà di espressione fino ad allora negata, ma sapevamo tutti che la sua fine era inevitabile".

giovedì 12 dicembre 2013

Tunisia. 4 mesi di carcere per il rapper Weld El 15

"Provo a trovare un senso, ma non c'è. Un ragazzo paga ancora le conseguenze di una polizia ancièn regime e di una giustizia incancrenita da personaggi mediocri, che serpeggiano verso l'esecutivo in cerca di un'assoluzione per il loro passato corrotto".


sabato 11 maggio 2013

La Tunisia delle radio libere, tra speranze e (dura) realtà

Nonostante i passi incoraggianti compiuti dal 2011 il futuro delle emittenti alternative, in gran parte a carattere locale e associativo, è a rischio. Complici i costi di equipaggiamento, le lacune della legislazione e l'attendismo - per nulla disinteressato - delle autorità che dovrebbero aggiornarla.

martedì 19 febbraio 2013

Le 'ambiguità' della transizione tunisina. Intervista a Eric Gobe

"Il 'peccato originale' della Troika è non aver delimitato in maniera precisa le competenze e la durata della Costituente e del governo provvisorio. La gestione del potere opaca e verticistica, che poco si addice ad una democrazia in gestazione, non ha fatto che aumentare sfiducia, sospetti e accuse nei suoi confronti".


martedì 17 gennaio 2012

Tunisia: "mai più come prima. Un anno di rivoluzione che resterà nella memoria collettiva"

E' passato un anno dalla fuga di Zine el-Abidine Ben Ali dal palazzo di Cartagine. Un anno di mobilitazioni, cambiamenti e conquiste, sebbene il cammino della transizione democratica e del rilancio economico sia ancora agli inizi. Ne parliamo con Eric Gobe, caporedattore della rivista L'Année du Maghreb e ricercatore al Centre Jacques Berque (CNRS) di Rabat. Il professor Gobe, autore di numerose pubblicazioni sul contesto politico e sociale tunisino [1], ripercorre la dinamica che ha portato alla caduta dell'ex presidente e di un sistema di governo "in crisi di legittimità".

Sidi Bouzid, fine gennaio 2011 (Foto Jacopo Granci)

martedì 10 gennaio 2012

Tunisia: un anno dalla rivoluzione con i blogger di Nawaat

Nei primi giorni del 2011 l'opinione pubblica internazionale scopre il risveglio del popolo tunisino. La rivolta scoppiata nelle regioni interne giunge nelle strade della capitale, incalzata dalla repressione del regime Ben Ali, mentre i media iniziano a diffondere le immagini delle manifestazioni e delle violenze della polizia, preludio alla fuga del dittatore. Incontro - ad un anno dagli eventi - con i cyber-dissidenti più attivi prima e durante la rivoluzione.


venerdì 28 ottobre 2011

Tunisia: “il vero pericolo non sono gli islamisti, ma il vecchio sistema che cerca di riprodursi”

A dieci mesi dalla caduta di Ben Ali e a poche ore dall’apertura dei seggi per l’elezione dell’assemblea costituente, la libertà di stampa e l’indipendenza dei media non sembrano ancora annoverate tra le conquiste della Tunisia post-rivoluzione. Un nuovo codice restrittivo è in corso di approvazione mentre le figure compromesse con il vecchio regime restano alla guida dei mezzi di informazione. Il punto di vista di Sihem Bensedrine.

Una vita trascorsa in prima linea, per la difesa della libertà di espressione e la denuncia delle violazioni perpetrate dal regime Ben Ali. La giornalista Sihem Bensedrine, militante della Ligue tunisienne des droits humains negli anni ottanta e fondatrice nel 1998 del Conseil National pour les libertés (subito nel mirino dall’ex dittatore), ha lanciato nel 2000 il giornale indipendente Kalima. La pubblicazione non ha mai ottenuto l’autorizzazione delle autorità e Sihem è finita in carcere pochi mesi dopo con l’accusa di “turbamento all’ordine pubblico”.
Nel 2004 Kalima rinasce come giornale on-line e poi, nel 2008, si trasforma in una radio web, ma in entrambi i casi viene censurata dal governo di Cartagine. Dopo il 14 gennaio Radio Kalima, divenuta un punto di riferimento per l’informazione alternativa nel paese, ha presentato domanda alle autorità provvisorie per ottenere l’assegnazione di una frequenza fm. L’emittente tuttavia aspetta ancora il passaggio in antenna…



Moncef Marzouki, ora una Tunisia moderna e rispettosa dell’identità islamica

Continua l’attesa per i risultati definitivi dell’elezione costituente. Intanto si conferma la larga affermazione del partito islamico Ennahda, che ha conquistato 68 dei 169 seggi all’assemblea assegnati fino a questo momento (su un totale di 217). Tuttavia, una delle maggiori sorprese riservate dalle urne tunisine è il successo ottenuto dal Congrès pour la republique (CPR) di Moncef Marzouki (secondo partito con 23 seggi provvisori).


Marzouki, presidente della Ligue tunisienne des droits humains dal 1989 al 1992 (anno della dissoluzione temporanea imposta da Ben Ali), ha fondato il CPR nel 2001. Il partito, non riconosciuto dalle autorità, ha accolto tra le sue fila storici oppositori alle dittature di Bourghiba e di Ben Ali di diverso orientamento politico e numerosi attivisti per i diritti umani. Presidente del Congrès pour la republique, Moncef Marzouki è rimasto in esilio fino al 14 gennaio 2011.

sabato 12 febbraio 2011

Jilani Hamami, un sindacalista “dissidente” tunisino si racconta


TUNISI - Jilani Hamami, oltre ad aver ricoperto la carica di segretario generale dei funzionari PTT (federazione di categoria, posta e telecomunicazioni, che fa parte dell’Unione generale dei lavoratori tunisini - UGTT, ndr), è uno dei fondatori del Partito comunista dei lavoratori tunisini (PCOT). Sindacalista “dissidente” e oppositore politico durante il regime Ben Ali, Hamami parla delle connivenze tra l’UGTT e l’ex dittatore e racconta la sua lotta all’interno del sindacato di cui è membro ancora oggi.


giovedì 3 febbraio 2011

Ben Brik: “La rivoluzione deve portare a un cambiamento radicale”

TUNISI – Al decimo piano di un enorme palazzo bianco, abbarbicato nella lontana periferia della città, il “Don Chisciotte di Tunisi” racconta la sua rivoluzione e non fa mistero della preoccupazione per il possibile rigurgito autoritario che sembra già minacciare la “rivoluzione del gelsomino”.
Taoufik Ben Brik, poeta e romanziere di fama internazionale, non ha mai nascosto la sua attività di oppositore al regime di Ben Ali. “Nell’aprile del 2000, per protestare contro le violazioni dei diritti umani nel paese, rimasi per quarantadue giorni in sciopero della fame, fino a quando il ministro dell’Interno, sotto la pressione delle autorità francesi, non acconsentì al mio ricovero in un ospedale di Parigi restituendomi il passaporto”, ricorda lo stesso Ben Brik, da anni affetto dal morbo di Cushing (una malattia che lo priva delle difese immunitarie). I suoi libri sono stati banditi dal territorio nazionale. Nei suoi articoli, pubblicati in gran parte dalla stampa francese (Le Nouvel Observateur, Le Courrier International), ha denunciato per anni la feroce dittatura instaurata dall’ex presidente. “Non ho mai avuto la libertà ma ho sempre trovato i mezzi per esprimermi – confida con orgoglio l’oppositore – non ho mai smesso di scrivere, nemmeno dopo le intimidazioni e gli avvertimenti degli sgherri di Ben Ali, nemmeno dopo la prigione”. In occasione delle ultime elezioni presidenziali (ottobre 2009) Ben Brik ha pagato la sua insubordinazione con sei mesi di carcere, colpevole di aver criticato sui media internazionali “la mascherata elettorale che ha accompagnato la quinta incoronazione del despota di Cartagine”.



martedì 1 febbraio 2011

“Per ventuno anni ho smesso di essere un uomo”

TUNISI – L’appuntamento è fissato per le 15:30 ad Ariana, un sobborgo a nord-est di Tunisi dall’aspetto popolare e leggermente decadente. La voce di Leila è inquieta, riattacca bruscamente il telefono appena capisce che sono arrivato a destinazione. Sceso dal taxi mi trovo la sua macchina di fronte, lei fa un gesto con la mano e mi invita a salire.
Leila è la sorella minore di Samir Ben Alaya, un militante di Annadha rimasto per ventuno anni nascosto in un rifugio sotterraneo nella regione di El Kef. Nonostante le aperture fatte dal governo provvisorio al partito islamico e a tutte le opposizioni non riconosciute dal vecchio regime, Laila non è tranquilla e preferisce non correre rischi. “Io non faccio parte del movimento – chiarisce subito la donna, sulla quarantina – rispetto mio fratello e i suoi compagni che hanno fatto la prigione e che hanno subito la repressione, ma mi considero assolutamente laica e lontana dalla loro ideologia”. Laila gira a vuoto per una ventina di minuti, prima di imbucare una stradina laterale. Il sentiero oltrepassa gli ultimi palazzi della città e va a morire in uno spiazzo isolato, nascosto dietro alcuni olivi che lo separano dai caseggiati grigi in vago stile sovietico. Samir ci sta aspettando. Seduto su una grossa pietra, assapora la sua sigaretta lentamente.