Il
documentario racconta la storia di un'orchestra e di una città, tra vicoli
della casbah e melodie chaabi. Il "Buena vista social club
algerino".
Che il Mediterraneo sia quella nave che va da sola tutta musica e tutta vela su quell'onda dove si vola tra la scienza e la leggenda del flamenco e della taranta e fra l'algebra e la magia nella scia di quei marinai e quell'onda che non smette mai che il Mediterraneo sia...
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martedì 26 novembre 2013
"El Gusto". Viaggio nella memoria musicale di Algeri
domenica 6 gennaio 2013
Djamila Amzal, il cinema algerino tra identità amazigh e diritti delle donne
Non è facile
essere donna, attrice e berbera nell'Algeria di oggi. Ce lo racconta Djamila
Amzal, artista militante da qualche anno stabilitasi in Italia, in un'intervista
che ripercorre alcune fasi della sua carriera, consacrata alla lotta per la
parità di genere e la difesa dei diritti linguistici e culturali delle
popolazioni amazigh.
giovedì 10 maggio 2012
Elezioni Algeria: "verso un rinnovamento nella forma, ma non nella sostanza"
Il
10 maggio gli algerini si recheranno alle urne per eleggere la nuova assemblea
nazionale (camera bassa) e le formazioni islamiche, spinte dalle vittorie in
Tunisia, Marocco ed Egitto, sembrano le più accreditate per spezzare il
monopolio di governo del tandem FLN-RND. Quale cambiamento riuscirà ad
innescare l'appuntamento elettorale, presentato dalle autorità come la chiave
di volta di un "lungo processo di riforme", ma poco o nulla sentito
dalla popolazione? Ne parliamo con Karima Direche (CNRS), ricercatrice al
Centre Jacques Berque di Rabat e autrice di numerose pubblicazioni[1]
sui movimenti di contestazione in Algeria. L'intervista[2]
con la professoressa Direche è anche l'occasione per tornare sulle rivolte che
avevano infiammato Algeri ad inizio 2011 e per capire quali ripercussioni ha
avuto la "primavera araba" nel paese.
martedì 20 aprile 2010
"L’algerinità, un tessuto multicolore". Parola di Kateb Amazigh
Domenica 21 marzo era di scena a Casablanca il festival Tremplin, una competizione musicale dedicata ai giovani talenti marocchini, organizzata da un collettivo di artisti che risponde al nome di L’Boulevard. Il luogo scelto per l’evento gli ex-abbattoirs di Hay Mohammedi, i vecchi mattatoi dell’epoca coloniale situati nella periferia popolare della città. Il quartiere, sorto negli anni settanta in seguito all’inurbamento massiccio della popolazione rurale, è un immenso formicaio. Un mosaico di odori e colori in netto contrasto con il tetro complesso degli abbattoirs. La struttura, isolata dalle mura di recinzione, conserva il fascino malinconico del relitto solitario e imponente. Un perfetto esempio di archeologia industriale, dove colonne di cemento sostengono a fatica le pareti decrepite e un reticolo di ferraglia arrugginita appesa al soffitto. Gremito di gente, popolato di musicisti, artisti e casablancais venuti a far festa, sembra essere tornato in vita almeno per un giorno.
sabato 14 novembre 2009
Voci d'Algeria. Soumia Salhi
Intervista a Soumia Salhi, Presidente della Commissione Nazionale delle Donne Lavoratrici (CNFT) e membro del Consiglio Nazionale dell’Unione Generale dei Lavoratori Algerini (UGTA).
giovedì 12 novembre 2009
Voci d'Algeria. Waciny Laredj (2)
(Torna all'inizio dell'intervista)
J. G. : Parliamo del contesto storico, politico e sociale in cui il suo Don Chisciotte si ritrova una volta approdato ad Algeri. La guardienne des ombres (Don Chisciotte ad Algeri nella traduzione italiana), come pure Le miroir de l’aveugle, è un’opera ambientata nell’Algeria dei primi anni novanta, l’Algeria delle violenze e della crescita del fenomeno islamista. Per spiegare la difficoltà, la paura, la rabbia e la tensione vissuta in quegli anni lei ha parlato di “esilio psicologico” prima ancora che di “esilio fisico”. Mi corregga se queste affermazioni non sono esatte.
W. L. : Sono esatte.
J. G. : L’esilio. E’ questo il cammino intrapreso da molti intellettuali e letterati algerini finiti nelle liste nere degli islamisti. Ma cosa ha significato precisamente per lei vivere in una condizione di “esilio psicologico” e quale situazione si è trovato personalmente a fronteggiare, da letterato, intellettuale e da libero pensatore negli anni che hanno preceduto la sua partenza dall’Algeria?
Voci d'Algeria. Waciny Laredj (1)
Domenica 22 marzo, aeroporto Marco Polo, sono le 19:37 e il volo proveniente da Parigi sta atterrando, con un sorprendente anticipo di ben 13 minuti sull’orario previsto. L’attesa ormai è finita e ben presto conoscerò Waciny Laredj. Sono molto curioso ed anche un po’ emozionato. Ho appena finito di leggere l’unico tra i suoi romanzi fino ad ora tradotto in italiano, Don Chisciotte ad Algeri, una lettura che mi ha lasciato semplicemente senza parole, devo ammetterlo. Non conoscevo nulla di questo scrittore fino a pochi giorni fa, né le sue opere né la sua vita, nemmeno la sua esistenza, devo confessarlo, ma dopo essermi lasciato trasportare dalle sue parole, dai suoi racconti, per le strade di un’Algeri ancora fresca nella mia memoria, sento che una inesplicabile familiarità mi lega già a questo personaggio.
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venerdì 25 settembre 2009
"La Guardienne des ombres" o "Don Chisciotte ad Algeri", di Wacini Laredj, pubblicato da Mesogea (Messina, 1999)
Intervista allo scrittore algerino Wacini Laredj.
L’intervista è stata realizzata a Venezia il 23 marzo 2009, in occasione della conferenza “Algeria oggi, vincoli e cambiamenti”, organizzata dall’Università Ca’ Foscari di Venezia in collaborazione con Merifor (Centro mediterraneo di ricerca e formazione). Waciny Laredj era uno degli ospiti, chiamato ad esporre sulla genesi e le prospettive del romanzo algerino.
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martedì 1 settembre 2009
Voci d'Algeria. Waciny Laredj
Un estratto dell'intervista allo scrittore algerino Wacini Laredj (Venezia, marzo 2009).
La memoria è molto importante, ma non si tratta di un blocco monolitico fossilizzato, in cui è possibile trovare tutte le risposte a portata di mano. No, si tratta di uno spazio formidabile, ma che bisogna prima cercare di conoscere, scavando il più possibile. La memoria è costituita da più strati sedimentati, l’uno sopra l’altro, e all’apparenza solo l’ultimo stato sembra visibile, ma, come nel caso dell’iceberg, quello che resta nascosto al di sotto è ben più vasto e profondo. Bisogna sforzarsi per arrivare fino ai primi strati, quelli che si trovano più in basso, bisogna essere pronti a scavare per recuperare la nostra memoria nella sua interezza e per far valere la ricchezza e la profondità della nostra cultura. Io ho cercato di farlo, per esempio attraverso al mio incontro con Cervantes, recuperando tutto quello spazio di condivisione storicamente esistito tra il contesto algerino e la cultura spagnola. E’ un esempio, uno spunto che credo e spero possa essere seguito e ripreso.
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