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venerdì 7 febbraio 2014

Egitto: esercito vs eletti

L'Egitto soffre di una eterna crisi relazionale tra civili e militari. Nel paese, l'esercito costituisce un impero economico indipendente e conserva prerogative importanti. Il colpo di Stato del luglio scorso è servito a ricordarcelo.

(Immagine Francesco La Pia)

venerdì 15 novembre 2013

Il fattore curdo nel conflitto siriano

La minoranza curda sta vivendo un momento storico con l'amministrazione del proprio territorio dopo il ritiro delle forze di regime. L'evolversi della situazione dipenderà dalle relazioni con le opposizioni ad Assad e dal processo di pace in Turchia.


lunedì 4 novembre 2013

"L'Egitto non è un paese povero, è un paese corrotto"

A parlare è Gamal Eid, avvocato e presidente dell'Arab Network for Human Rights Information (Anhri), ex-detenuto politico e membro del movimento di opposizione al passato regime Kifaya. L'abbiamo incontrato a Ferrara, dove era ospite del Festival di Internazionale.

mercoledì 2 ottobre 2013

Algeria, il cambiamento impossibile?

Il paese si ritrova con un'equazione senza risposta: il cambiamento sembra far paura agli algerini, anche a quelli che lo domandano, e spaventa un regime che tuttavia ne avrebbe bisogno per sopravvivere.

giovedì 15 agosto 2013

L'Egitto e lo "scenario algerino"

Succede spesso, in questi ultimi giorni, di parlare di una "riedizione dello scenario algerino" in Egitto, dove il processo rivoluzionario lanciato nel gennaio 2011 sta attraversando una fase critica con il ritorno dell'esercito sul davanti della scena e il suo hold-up sulla formidabile mobilitazione anti-Morsi iniziata dal movimento Tamarud.

"La fine della primavera araba" secondo Khalid Gueddar

lunedì 27 maggio 2013

Algeria: la 'malattia' di Bouteflika sintomo dell'impermeabilità del regime

Le voci su un grave deterioramento della salute del Presidente si rincorrono ormai da settimane, dentro e fuori i confini algerini. Mentre la stampa locale cerca di far luce sul futuro della massima autorità del paese, il governo si vuole rassicurante e censura gli allarmismi. La popolazione invece, in preda al malessere sociale, rimane distante dalla politica e dai suoi retroscena.

giovedì 10 maggio 2012

Elezioni Algeria: "verso un rinnovamento nella forma, ma non nella sostanza"

Il 10 maggio gli algerini si recheranno alle urne per eleggere la nuova assemblea nazionale (camera bassa) e le formazioni islamiche, spinte dalle vittorie in Tunisia, Marocco ed Egitto, sembrano le più accreditate per spezzare il monopolio di governo del tandem FLN-RND. Quale cambiamento riuscirà ad innescare l'appuntamento elettorale, presentato dalle autorità come la chiave di volta di un "lungo processo di riforme", ma poco o nulla sentito dalla popolazione? Ne parliamo con Karima Direche (CNRS), ricercatrice al Centre Jacques Berque di Rabat e autrice di numerose pubblicazioni[1] sui movimenti di contestazione in Algeria. L'intervista[2] con la professoressa Direche è anche l'occasione per tornare sulle rivolte che avevano infiammato Algeri ad inizio 2011 e per capire quali ripercussioni ha avuto la "primavera araba" nel paese.

venerdì 4 febbraio 2011

Le speranze (tradite?) di una rivoluzione

TUNISI - Sono passate tre settimane dalla fuga del dittatore Zine el Abidine Ben Ali e dalla caduta del clan dei Trabelsi. I popoli vicini, i media occidentali, perfino il presidente degli Stati Uniti Barak Obama hanno salutato con entusiasmo la rivoluzione tunisina l’indomani del 14 gennaio. Ma, per le strade della capitale, sta lentamente scomparendo quel profumo di gelsomino che in pochi giorni era riuscito a risvegliare la speranza dell’intero mondo arabo, diffondendo coraggio in tutta la regione, dall’Egitto fino allo Yemen. Quell’aroma dolce e delicato sembra aver lasciato il posto alle vampate aspre e irritanti del gas lacrimogeno. La polizia è tornata a reprimere, con violenza, i manifestanti che continuano a chiedere la dissoluzione dell’RCD (il partito dell’ex presidente) e l’epurazione dagli apparati istituzionali e amministrativi degli uomini chiave del vecchio regime. Durante il blitz alla casbah effettuato venerdì 28 gennaio i reparti speciali, intervenuti per disperdere una protesta pacifica di fronte alla sede del primo ministro Ghannouchi, si sono lasciati dietro i primi morti della Tunisia post-rivoluzionaria. Nonostante le testimonianze di alcuni avvocati presenti al momento del massacro, i media nazionali hanno taciuto, già proni ai nuovi equilibri e alle oscure manovre che reggono un “governo di unità nazionale” autoproclamato e privo di legittimità.



martedì 18 gennaio 2011

La Tunisia in marcia


Lunedì 17 gennaio, appena tre giorni dopo la fuga precipitosa del dittatore Ben Ali dalla Tunisia ed il successo della “rivoluzione del pane” (in seguito ribattezzata “rivoluzione del gelsomino”), il primo ministro ad interim Mohamed Ghannouchi ha annunciato la composizione del governo provvisorio che guiderà il paese verso le elezioni legislative e presidenziali previste entro giugno 2011. Per la prima volta nella storia del paese tre dirigenti storici dell’opposizione, due dei quali non hanno mai avuto rappresentanza in parlamento, sono entrati a far parte dell’esecutivo.


giovedì 12 novembre 2009

Voci d'Algeria. Waciny Laredj (2)

(Torna all'inizio dell'intervista)

J. G. : Parliamo del contesto storico, politico e sociale in cui il suo Don Chisciotte si ritrova una volta approdato ad Algeri. La guardienne des ombres (Don Chisciotte ad Algeri nella traduzione italiana), come pure Le miroir de l’aveugle, è  un’opera ambientata nell’Algeria dei primi anni novanta, l’Algeria delle violenze e della crescita del fenomeno islamista. Per spiegare la difficoltà, la paura, la rabbia e la tensione vissuta in quegli anni lei ha parlato di “esilio psicologico” prima ancora che di “esilio fisico”. Mi corregga se queste affermazioni non sono esatte.


W. L. : Sono esatte.


J. G. : L’esilio. E’ questo il cammino intrapreso da molti intellettuali e letterati algerini finiti nelle liste nere degli islamisti. Ma cosa ha significato precisamente per lei vivere in una condizione di “esilio psicologico” e quale situazione si è trovato personalmente a fronteggiare, da letterato, intellettuale e da libero pensatore negli anni che hanno preceduto la sua partenza dall’Algeria?

Voci d'Algeria. Waciny Laredj (1)

Domenica 22 marzo, aeroporto Marco Polo, sono le 19:37 e il volo proveniente da Parigi sta atterrando, con un sorprendente anticipo di ben 13 minuti sull’orario previsto. L’attesa ormai è finita e ben presto conoscerò Waciny Laredj. Sono molto curioso ed anche un po’ emozionato. Ho appena finito di leggere l’unico tra i suoi romanzi fino ad ora tradotto in italiano, Don Chisciotte ad Algeri, una lettura che mi ha lasciato semplicemente senza parole, devo ammetterlo. Non conoscevo nulla di questo scrittore fino a pochi giorni fa, né le sue opere né la sua vita, nemmeno la sua esistenza, devo confessarlo, ma dopo essermi lasciato trasportare dalle sue parole, dai suoi racconti, per le strade di un’Algeri ancora fresca nella mia memoria, sento che una inesplicabile familiarità mi lega già a questo personaggio.