Oggi
(17 aprile, ndr) gli algerini sono chiamati alle urne per eleggere il nuovo Presidente della
Repubblica. Il risultato appare scontato, con Abdelaziz Bouteflika che
succederà a se stesso. Intanto si è chiusa una campagna sterile, segnata dallo
strapotere dello staff presidenziale, dalla retorica populista dei candidati e
dall'indifferenza di un elettorato che ha espresso ripetutamente il suo
dissenso nei confronti di quello che considera 'un gioco delle parti'. Sul
paese restano le ombre pesanti di un sistema politico chiuso e di un futuro
economico ancora interamente legato alla rendita petrolifera, destinata ad
estinguersi.
Che il Mediterraneo sia quella nave che va da sola tutta musica e tutta vela su quell'onda dove si vola tra la scienza e la leggenda del flamenco e della taranta e fra l'algebra e la magia nella scia di quei marinai e quell'onda che non smette mai che il Mediterraneo sia...
Visualizzazione post con etichetta elezioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta elezioni. Mostra tutti i post
mercoledì 30 aprile 2014
giovedì 3 aprile 2014
Algeria: Bouteflika Barakat!
Centinaia
di persone si sono unite nel movimento Barakat ("basta") per dire no
al quarto mandato consecutivo del presidente in carica. Il punto con Mehdi
Bsikri, giornalista a El Watan e
membro del collettivo di protesta.
L'Algeria verso il quarto mandato Bouteflika
Perché
tutto rimanga com'è bisogna che "niente" cambi. Non è una svista, ma
la riedizione dell'adagio gattopardesco in salsa algerina. Mentre il Presidente
in carica si avvia al trionfo elettorale, per le strade cresce il dissenso.
venerdì 7 febbraio 2014
Turchia. Una battaglia fratricida, aspettando le urne
Tra
scoop, purghe e processi, è finita l'alleanza tra Erdogan e "l'imam della
Pennsylvania". L'appoggio del movimento Gulen all'AKP aveva dato solidità
al partito di governo, che ora si confronterà con il biennio elettorale.
martedì 22 novembre 2011
Marocco, elezioni legislative: il Movimento 20 febbraio si mobilita per il boicottaggio
Domenica 20 novembre migliaia di attivisti democratici hanno risposto all'appello del Movimento 20 febbraio ed hanno manifestato pacificamente in numerose città del regno alawita, chiamando al boicottaggio delle elezioni legislative previste per venerdì prossimo e invocando la liberazione dei detenuti politici finiti in arresto dall'inizio della contestazione.
Marocco: campagna elettorale per le legislative (anticipate)
A due settimane dal voto per il rinnovo della Chambre des representants e la formazione del nuovo governo, sabato 12 novembre è iniziata in Marocco la campagna elettorale, che si protrarrà fino alla mezzanotte di giovedì 24, vigilia dell’appuntamento con le urne.
Circa 13 milioni di marocchini saranno chiamati ad esprimersi, venerdì 25 novembre, sulla composizione della camera bassa del Parlamento, mentre la votazione – non ancora stabilita – dei 120 membri della camera alta (Chambre des conseillers), sarà riservata agli eletti delle comunità locali, ai rappresentanti delle organizzazioni professionali e dei sindacati. Per le autorità di Rabat le elezioni legislative anticipate rappresentano il secondo passo, dopo l’approvazione della Costituzione (con il referendum del 1° luglio scorso) voluta dal sovrano Mohammed VI, nella “nuova era democratica” del regno alawita.
Il Movimento 20 febbraio e gli altri protagonisti della contestazione, invece, lamentano l’inutilità della consultazione – “dal momento che la nuova carta non garantisce il passaggio dall’autoritarismo monarchico ad un effettivo regime parlamentare” – e la scarsa credibilità dei partiti politici, considerati nella maggior parte dei casi delle “elite prive di identità e di valori”. I giovani dissidenti hanno promosso un fronte del rifiuto, a cui si sono aggregate tre piccole formazioni della sinistra radicale (Parti socialiste unfié – PSU, Parti de l’avant-garde démocratique et socialiste – PADS, La voie démocratique – Annahj), l’associazione islamica al-‘Adl wa al-ihsan (“Giustizia e carità”) e parte delle organizzazioni del movimento amazigh (berbero), che hanno chiamato al boicottaggio delle urne.
lunedì 7 novembre 2011
Ennahda: le ragioni di un successo
La vittoria di Ennahda alle elezioni del 23 ottobre, quando i tunisini sono andati al voto per la formazione dell’Assemblea costituente, era considerata acquisita fin dalla vigilia della consultazione. Tuttavia, in pochi immaginavano un’affermazione così netta del partito islamico, che ha ottenuto il 40,5% dei suffragi e il 41,5% dei seggi a disposizione (90 su un totale di 217). Il dato è ancor più significativo se si considera che il secondo partito (il Congrès pour la republique) ne ha conquistati solo un terzo (30 seggi), mentre 23 sono quelli assegnati ai rappresentanti dello schieramento “laico e progressista”. Quali sono le ragioni di un simile successo?
sabato 29 ottobre 2011
Tunisia al voto, i risultati dell’assemblea costituente e le prime reazioni
Nella conferenza stampa tenuta la sera del 27 ottobre, l’Instance supérieure indépendante pour les élections (ISIE) ha comunicato i risultati globali (ancora provvisori) delle elezioni per l’assemblea costituente tunisina. I dati pubblicati dall’ISIE confermano il largo successo del partito islamico Ennahda, già anticipato dallo scrutinio delle prime circoscrizioni, e la sconfitta del blocco laico guidato dal PDP di Najib Chebbi e dal PDM. Intanto, sembra scongiurato il pericolo di un “sabotaggio” del partito al-Aridha (quarta forza per numero di seggi), dopo che il suo fondatore aveva annunciato la diserzione di tutti gli eletti in risposta all’annullamento di alcune liste per irregolarità.
| (Foto Jacopo Granci) |
venerdì 28 ottobre 2011
Tunisia: “il vero pericolo non sono gli islamisti, ma il vecchio sistema che cerca di riprodursi”
A dieci mesi dalla caduta di Ben Ali e a poche ore dall’apertura dei seggi per l’elezione dell’assemblea costituente, la libertà di stampa e l’indipendenza dei media non sembrano ancora annoverate tra le conquiste della Tunisia post-rivoluzione. Un nuovo codice restrittivo è in corso di approvazione mentre le figure compromesse con il vecchio regime restano alla guida dei mezzi di informazione. Il punto di vista di Sihem Bensedrine.
Una vita trascorsa in prima linea, per la difesa della libertà di espressione e la denuncia delle violazioni perpetrate dal regime Ben Ali. La giornalista Sihem Bensedrine, militante della Ligue tunisienne des droits humains negli anni ottanta e fondatrice nel 1998 del Conseil National pour les libertés (subito nel mirino dall’ex dittatore), ha lanciato nel 2000 il giornale indipendente Kalima. La pubblicazione non ha mai ottenuto l’autorizzazione delle autorità e Sihem è finita in carcere pochi mesi dopo con l’accusa di “turbamento all’ordine pubblico”.
Nel 2004 Kalima rinasce come giornale on-line e poi, nel 2008, si trasforma in una radio web, ma in entrambi i casi viene censurata dal governo di Cartagine. Dopo il 14 gennaio Radio Kalima, divenuta un punto di riferimento per l’informazione alternativa nel paese, ha presentato domanda alle autorità provvisorie per ottenere l’assegnazione di una frequenza fm. L’emittente tuttavia aspetta ancora il passaggio in antenna…
Moncef Marzouki, ora una Tunisia moderna e rispettosa dell’identità islamica
Continua l’attesa per i risultati definitivi dell’elezione costituente. Intanto si conferma la larga affermazione del partito islamico Ennahda, che ha conquistato 68 dei 169 seggi all’assemblea assegnati fino a questo momento (su un totale di 217). Tuttavia, una delle maggiori sorprese riservate dalle urne tunisine è il successo ottenuto dal Congrès pour la republique (CPR) di Moncef Marzouki (secondo partito con 23 seggi provvisori).
Marzouki, presidente della Ligue tunisienne des droits humains dal 1989 al 1992 (anno della dissoluzione temporanea imposta da Ben Ali), ha fondato il CPR nel 2001. Il partito, non riconosciuto dalle autorità, ha accolto tra le sue fila storici oppositori alle dittature di Bourghiba e di Ben Ali di diverso orientamento politico e numerosi attivisti per i diritti umani. Presidente del Congrès pour la republique, Moncef Marzouki è rimasto in esilio fino al 14 gennaio 2011.
lunedì 24 ottobre 2011
Tunisia: la speranza del voto e le ferite del passato
Tunisi, le dieci del mattino di un giorno storico. Il giorno delle prime elezioni libere dopo cinquantaquattro anni di dittatura e di plebisciti dall’esito scontato. Nella avenue Habib Bourghiba il via vai è frenetico. Alcune auto espongono la bandiera del paese e suonano il clacson per celebrare quella che si annuncia come una giornata di festa nazionale.
Per la maggior parte dei tunisini, infatti, il 23 ottobre 2011 rappresenta la seconda vittoria, dopo il 14 gennaio, di un popolo pronto a difendere con coraggio e determinazione le prerogative della rivoluzione. Una rivoluzione che attendere di raccogliere i suoi frutti dopo la designazione dei 217 membri dell’assemblea costituente, a cui competono oltre cento partiti politici e circa settecento liste indipendenti. Spetterà all’assemblea, legittima espressione della volontà popolare, nominare il nuovo governo, gettare le fondamenta della Tunisia democratica e scardinare gli ingranaggi di un regime autoritario, che i vari governi provvisori hanno preferito (o forse dovuto?) ignorare.
Superata l’imponente porte de France, i vicoli della medina sono insolitamente silenziosi e deserti. Chiusi i negozi del suq, i muri bianchi e azzurri del centro storico restituiscono agli occhi del passante i manifesti elettorali e le foto dei candidati, rimasti nascosti dalle merci ammassate in ogni angolo durante la settimana lavorativa. Le botteghe non apriranno fino al tardo pomeriggio, quando le code ai seggi saranno smaltite e gli abitanti della città vecchia torneranno alle proprie attività, in attesa dei primi risultati resi noti, forse, durante la notte.
Etichette:
dal basso,
elezioni,
Reportages,
società,
Tunisia
mercoledì 20 luglio 2011
Khalid al referendum
Continua la collaborazione tra il caricaturista Khalid Gueddar e (r)umori dal Mediterraneo. Khalid "le mediavore", bandito dai media marocchini “ufficiali” dopo il processo ad Akhbar Al Youm e la chiusura del Journal Hebdomadaire, resta in prima linea nella battaglia per la libertà di espressione (secondo la graduatoria stilata da Reporters sans frontieres il Marocco è al 127° posto). Oltre al blog khalidcartoons, negli ultimi mesi alcuni suoi disegni sono apparsi nei giornali on-line Lakome e Demain.
Un oppositore entra nel seggio per votare “no” (la, in arabo) alla nuova costituzione, ma nell’urna elettorale – da cui una mano fa capolino per deriderlo – possono essere inseriti solamente i “sì” (naam).
[Risultato: plebiscito in salsa marocchina al 98,5%]
giovedì 7 luglio 2011
Marocco: “plebiscito” per la nuova costituzione, ma le proteste non si fermano
RABAT - Domenica 3 luglio il Movimento 20 febbraio ha scandito ad alta voce il suo “no” ad una “costituzione illegale e illegittima” imposta dal Palazzo reale e all’ennesima “farsa elettorale”. Migliaia di persone si sono riversate nelle strade della capitale e in numerose altre città del paese per chiedere, come da quattro mesi a questa parte, un “vero cambiamento” ed un sovrano che “regna ma non governa”. Prerogative che non sono garantite dalla nuova carta, approvata tramite referendum solo due giorni prima. Le proteste dei giovani dissidenti sembrano aver ripreso forza e vitalità dopo la violenta repressione subita a fine maggio (un attivista è morto a Safi a causa dei colpi inferti dai poliziotti) e le aggressioni perpetrate dai “supporters del re” (ribattezzati dalla piazza baltajia, “delinquenti”) durante la campagna elettorale.
![]() |
| La nuova costituzione vista da Khalid Gueddar |
martedì 28 giugno 2011
Marocco: la rivoluzione non è nella costituzione
A tre giorni dal referendum, un’analisi del nuovo progetto presentato dal regime di Rabat come “la grande svolta democratica” del paese maghrebino. Il giurista Mohamed Larbi Ben Othmane ci guida nella lettura del testo che, al di là della "pubblicità ingannevole", non comporta il passaggio ad una monarchia parlamentare e non assicura la piena acquisizione degli standard democratici.
(di Jacopo Granci e Francesco La Pia. Una prima versione dell'articolo è disponibile sul sito Meridiani)
mercoledì 22 giugno 2011
Marocco: nuova costituzione, vecchio regime?
Una riforma “cosmetica” l’ha definita l’ex direttore del settimanale marocchino Tel Quel Ahmed Benchemsi. Per il sito di informazione Mamfakinch, la nuova costituzione voluta dal re Mohammed VI promette solo una “democrazia ingannevole”. Queste alcune delle reazioni negative suscitate nell’opinione pubblica dal discorso del sovrano (17 giugno) a margine del quale è stato presentato il nuovo testo costituzionale che sarà sottoposto a referendum il 1° luglio.
venerdì 17 giugno 2011
In attesa della nuova costituzione, ancora le vecchie abitudini
RABAT – Mancano solo poche ore al discorso di Mohammed VI e alla presentazione del nuovo testo costituzionale, voluto dallo stesso sovrano dopo l’inizio delle contestazioni nel paese. Intanto il Movimento 20 febbraio ha già fissato una nuova giornata di mobilitazione per domenica 19 giugno. Indipendentemente dagli avanzamenti più o meno “democratici” che stabilirà la carta, le manifestazioni per il cambiamento non si arresteranno. Tuttavia, secondo le prime indiscrezioni filtrate in rete, la tanto annunciata divisione dei poteri, l’indipendenza della giustizia e la cancellazione dell’art. 19 (che sancisce il potere religioso del monarca, base per il suo controllo assoluto) non saranno contemplate dal testo partorito dalla commissione Mannouni (nominata dal sovrano e non scelta dal popolo, come invece chiedeva il movimento).
Se l’impianto politico e istituzionale del “Marocco della nuova era” – celebrato dal Palazzo e dagli alleati occidentali (in primis Francia e USA) – non sembra quindi avviato verso il cambiamento promesso, le pratiche repressive di un regime autocratico e autoritario restano concretamente immutate. Ce lo ricordano gli attacchi brutali contro i manifestanti pacifici, un’escalation di violenza cominciata il 15 maggio e terminata il 2 giugno con la morte dell’attivista Kamal Omari. Oppure gli arresti dei manifestanti a Fes e i maltrattamenti dei prigionieri durante gli interrogatori. Infine, la condanna dei dieci attivisti della regione di Bouarfa, vittime di un processo politico denunciato a gran voce dall’Associazione marocchina per i diritti dell’uomo.
E’ proprio su quest’ultimo episodio che si concentra l’articolo scritto per (r)umori dal Mediterraneo dalla ricercatrice Montse Emperador, professoressa all’Università di Lione e studiosa dei movimenti sociali in Marocco. Di seguito la traduzione in lingua italiana.
Etichette:
Articoli,
elezioni,
Marocco,
movimenti,
repressione
Iscriviti a:
Post (Atom)










