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giovedì 3 aprile 2014

Migranti. Nuove violazioni alla frontiera tra Spagna e Marocco

Le fotografie di Mikel Oibar e un video dell'ong Prodein documentano l'intervento della polizia marocchina in territorio spagnolo, venerdì scorso a Melilla, per "recuperare" i sub-sahariani rimasti intrappolati nel doppio reticolato che segna il confine tra il continente africano e la Fortezza Europa.

(Melilla, frontiera. Foto Mikel Oibar)

venerdì 28 febbraio 2014

Spagna-Marocco. I migranti nella morsa

La tragedia di Ceuta, il 6 febbraio scorso, ha acceso i riflettori sulle violazioni commesse dai due Stati frontalieri a danno dei cittadini sub-sahariani che cercano di raggiungere la Fortezza Europa. "Politiche di esternalizzazione, espulsioni sommarie, rastrellamenti e pestaggi", l'oscuro bilancio stilato dalle ong per i diritti umani.
(Foto Sara Creta)

Tunisia, rifugiati: dopo Choucha l'esilio?

Una settimana di protesta di fronte alla sede della delegazione UE a Tunisi, per chiedere il riconoscimento. Poi l'arresto, con la prospettiva dell'espulsione.

(Foto Jacopo Granci)

venerdì 7 febbraio 2014

Migranti. "Messaggeri di un'epoca senza più dignità"

In anteprima a Rabat, il film "Les Messagers" riporta le voci e le storie di chi ha lasciato la propria terra e si è messo in cammino. Di chi viene privato di umanità e in molti casi anche della vita. E' nella memoria dei sopravvissuti che rimane traccia della loro esistenza.
(Foto Laetitia Tura)

mercoledì 30 ottobre 2013

Ceuta, prigione a cielo aperto

Ogni anno migliaia di persone si incamminano lungo le rotte migratorie che dall'Africa puntano verso l'Europa. Tra loro sono molti quelli che finiscono intrappolati a Ceuta, minuscola enclave spagnola lungo le coste del Marocco settentrionale, a pochi chilometri dal "vecchio continente".

sabato 6 luglio 2013

Algeria, rifugiati. "Quello che accade in Europa scandalizza, ma a volte qui succede di peggio"

A Dély Brahim nei sobborghi della capitale, migranti e richiedenti asilo, in maggioranza sub-sahariani fuggiti da zone di conflitto, vivono in situazione precaria e spesso sono confrontati ad episodi di razzismo. Reportage.

(Foto by TSA)

giovedì 20 giugno 2013

Tunisia. Due anni dopo, cosa resta dei rifugiati di Choucha?

Il campo di accoglienza situato nel sud del paese chiuderà i battenti il 30 giugno prossimo. Allestita ad inizio 2011 per i profughi del conflitto libico, la struttura ospita ancora diverse centinaia di sfollati che attendono di conoscere quale sarà il loro destino. Ritorno su una vicenda in cui lo slancio di generosa solidarietà degli inizi sembra aver lasciato il posto alle fredde logiche di esternalizzazione del controllo dei flussi migratori.
Il campo di Choucha

sabato 1 giugno 2013

Marocco. Cronache di ordinaria repressione

La monarchia e il suo sistema di governo sembrano aver superato indenni le turbolenze delle 'primavere'. Almeno fino ad ora. Ma la contestazione politica e (soprattutto) il malcontento sociale non sono estinti e la ricetta delle autorità non cambia: intervento della polizia e condanne. Con qualche variazione sul tema.

(Foto by Jacopo Granci)

sabato 25 maggio 2013

Melilla. Nel limbo dei migranti

Accampati nella foresta del Gurugù, lungo le pendici che si affacciano sull'enclave spagnola, i sub-sahariani in transito in Marocco restano nascosti e aspettano il momento adatto per scavalcare la rete di confine. L'ultimo tentativo ad inizio settimana scorsa a seguito del quale la polizia alawita ha stretto la morsa repressiva.

(Foto by Blasco de Avellaneda, Periodismo Humano)

venerdì 29 luglio 2011

Melilla, la speranza oltre la “valla”

Storica enclave spagnola situata in territorio marocchino, Melilla può essere considerata – assieme alla gemella Ceuta – una delle principali vie di accesso all’Europa per i flussi migratori provenienti dall’Africa nera. La città autonoma (che a differenza delle altre autonomie iberiche non ha il potere di legiferare né un proprio tribunale) sorge lungo la costa mediterranea del regno, non troppo distante dal confine con l’Algeria. Ammassati nei boschi di Gourougou, sul promontorio che sovrasta il porto e la vecchia fortezza, o nascosti nella vicina Nador, decine di maliani, nigeriani, congolesi ma anche pakistani e bengalesi aspettano l’occasione giusta per varcare le temibili frontiere dello spazio Shengen. La crisi economica che sta mettendo in ginocchio parte dell’eldorado europeo non scoraggia gli animi di chi è in cerca di un futuro. Come non li scoraggiano le retate notturne della polizia spagnola o di quella marocchina.
Tuttavia, l’ingresso nell’enclave non garantisce ai migranti la realizzazione del piano e il passaggio ad una nuova vita. Con i suoi 70 mila abitanti e i circa 30 mila lavoratori transfrontalieri che ogni giorno varcano il confine del territorio maghrebino, Melilla si è infatti trasformata in una barriera di contenimento più che in uno spazio di accoglienza o meglio ancora di transito verso la penisola. Solo una minima parte delle centinaia di sin papeles (oltretutto senza diritti né la possibilità di un impiego) che popolano la città riesce ad imbarcarsi nelle navi dirette ad Algeciras, le regolarizzazioni avvengono con il contagocce, mentre chi sfugge all’espulsione o al rimpatrio forzoso resta nel limbo di Cañada fatto di cartoni, baracche di fortuna e lavoretti saltuari (lavavetri, parcheggiatori..) o nel perimetro del CETI (Centro de Estancia Temporal de Inmigrantes).
Costruito nel 1998, il centro di permanenza temporanea voleva essere una risposta, oltre al rafforzamento del reticolato di frontiera, la valla, alla prima grande emergenza immigrazione vissuta nell’enclave ad inizio degli anni novanta, quando arrivarono a Melilla centinaia di profughi subsahariani. Da allora il controllo dei nove chilometri di recinzione, che “custodiscono” una superficie di appena 12 chilometri quadrati, si è fatto sempre più serrato, sia da parte della Guardia Civil che della Gendarmerie.

(Credit foto: Jacopo Granci)


domenica 20 dicembre 2009

UE-Marocco. Uno statuto, quali progressi?

(Articolo pubblicato da Le Journal Hebdomadaire, n. 421, 12-18 dicembre 2009)

Agli impegni non mantenuti in materia di good governance, agli attacchi alla libertà di stampa e al diritto di libera espressione, si è aggiunta la vicenda Aminatou Haidar: l’Europa nutre forti timori sulla strada intrapresa dal Marocco e ci tiene a farlo presente. Le buone intenzioni non sono più sufficienti a far sì che lo “status di partner privilegiato” concesso dall’Europa, finora niente più di una semplice dichiarazione, si trasformi in un accordo concreto. Il Marocco deve passare dalle parole ai fatti.


lunedì 19 ottobre 2009

Se non avete paura del mare...

Dal libro Clandestin en Méditerranée, ecco la traduzione del secondo capitolo. (Vai al primo capitolo)

Dormire? Lì, in quella specie di zattera! Nessuno ci pensa. Anzi, capiamo subito che è necessario lottare contro il sonno per stare ben all’erta. Non possiamo fare gran ché in caso di pericolo, ma è meglio comunque restare svegli, in guardia, essere pronti nel caso in cui…


martedì 13 ottobre 2009

La folle pazienza dei cercatori d'oro

Vi propongo la traduzione del primo capitolo di Clandestin en Mediterranée, scritto dal giornalista tunisino Fawzi Mellah e pubblicato dalla casa editrice Le Cherche Midi nel 2000. L'autore ha deciso di sperimentare in prima persona il passaggio clandestino dalle sponde tunisine alle coste europee, riportando sotto la forma di un libro-reportage la sua esperienza diretta.