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mercoledì 30 aprile 2014

Algeri, "una strana mistura di anarchia, follia e fascino"

Le parole del romanziere Waciny Larej e del suo "Don Chisciotte ad Algeri" ci guidano alla scoperta di una città imbevuta di storia, cultura e incroci mediterranei. Una città, tuttavia, che sembra aver smarrito memoria e amor proprio sotto i colpi di una classe politica corrotta e golosa, di una modernizzazione miope e dell'inurbamento selvaggio.
(Foto Jacopo Granci)

sabato 11 maggio 2013

Marocco-Francia. "Relazioni incestuose" sotto i palmeti di Marrakech

"Gli interessi e i legami in ballo sono molteplici, si tratta di una rete abilmente tessuta da entrambe le parti che si regge su una sorta di do ut des. Agevolazioni economiche, affari, in cambio di appoggio politico". Intervista al giornalista marocchino Ali Amar, che racconta la storia di una decolonizzazione mai realmente avvenuta, di "un'indipendenza nell'interdipendenza".


venerdì 25 maggio 2012

Scrivere, "un bisogno intimo e un atto politico". Intervista ad Abdellah Taia

Abdellah Taia, lo "scrittore di Hay Salam" come ama definirsi, è il primo marocchino ad aver rivelato apertamente la sua omosessualità. Lo ha raccontato nei suoi libri (gli ultimi tre sono tradotti in italiano dalla casa editrice ISBN), dove descrive il Marocco popolare - "ricco nella sua povertà" - che ha conosciuto tra le mura domestiche e per le strade di Salé. Lo ha poi dichiarato pubblicamente sulla stampa nazionale, destando scalpore. Da quel momento il giovane romanziere, oggi trentottenne, è diventato un simbolo di libertà ed emancipazione.


lunedì 7 marzo 2011

Lettera aperta a Mohammed VI

Il quotidiano francese Le Monde ha pubblicato nella sua edizione del 4 marzo 2011 una lettera aperta, indirizzata al sovrano alawita dallo scrittore Abdelhak Serhane. E’ una delle rare prese di posizione ufficiali da parte della “classe intellettuale marocchina” (oltre alle dichiarazioni del filosofo Ahmed Assid) a sostegno del Movimento 20 febbraio registrate fino ad ora. In questa lettera (di seguito il testo integrale tradotto in italiano) Serhane si schiera in favore del cambiamento democratico e denuncia senza mezzi termini la responsabilità della monarchia nella paralisi sociale, economica e politica che sta privando il popolo maghrebino della propria dignità e della propria libertà (come sostenuto dai giovani del Movimento).


sabato 5 dicembre 2009

L'esercito della salvezza

Secondo appuntamento con la rubrica Leggere il Mediterraneo.

Abdellah Taia, L’esercito della salvezza, ISBN Edizioni, 2009.

L’esercito della salvezza, più che un romanzo, è un viaggio di formazione in cui Taia si racconta senza pudori e censure, con uno stile semplice, diretto ed incisivo. L’infanzia dello scrittore marocchino è segnata dalla promiscuità vissuta all’interno delle mura domestiche. Nella piccola casa di Hay Salam, un quartiere popolare alla periferia di Salé, ci sono solo tre stanze: una per il padre, una per il fratello maggiore e una in cui lo stesso Abdellah dorme con la madre, il fratello più piccolo e le sei sorelle. Nulla sfugge dell’intimità familiare, né la vita amorosa dei genitori né i loro litigi, che spesso sfociano nella violenza.


giovedì 12 novembre 2009

Voci d'Algeria. Waciny Laredj (2)

(Torna all'inizio dell'intervista)

J. G. : Parliamo del contesto storico, politico e sociale in cui il suo Don Chisciotte si ritrova una volta approdato ad Algeri. La guardienne des ombres (Don Chisciotte ad Algeri nella traduzione italiana), come pure Le miroir de l’aveugle, è  un’opera ambientata nell’Algeria dei primi anni novanta, l’Algeria delle violenze e della crescita del fenomeno islamista. Per spiegare la difficoltà, la paura, la rabbia e la tensione vissuta in quegli anni lei ha parlato di “esilio psicologico” prima ancora che di “esilio fisico”. Mi corregga se queste affermazioni non sono esatte.


W. L. : Sono esatte.


J. G. : L’esilio. E’ questo il cammino intrapreso da molti intellettuali e letterati algerini finiti nelle liste nere degli islamisti. Ma cosa ha significato precisamente per lei vivere in una condizione di “esilio psicologico” e quale situazione si è trovato personalmente a fronteggiare, da letterato, intellettuale e da libero pensatore negli anni che hanno preceduto la sua partenza dall’Algeria?

Voci d'Algeria. Waciny Laredj (1)

Domenica 22 marzo, aeroporto Marco Polo, sono le 19:37 e il volo proveniente da Parigi sta atterrando, con un sorprendente anticipo di ben 13 minuti sull’orario previsto. L’attesa ormai è finita e ben presto conoscerò Waciny Laredj. Sono molto curioso ed anche un po’ emozionato. Ho appena finito di leggere l’unico tra i suoi romanzi fino ad ora tradotto in italiano, Don Chisciotte ad Algeri, una lettura che mi ha lasciato semplicemente senza parole, devo ammetterlo. Non conoscevo nulla di questo scrittore fino a pochi giorni fa, né le sue opere né la sua vita, nemmeno la sua esistenza, devo confessarlo, ma dopo essermi lasciato trasportare dalle sue parole, dai suoi racconti, per le strade di un’Algeri ancora fresca nella mia memoria, sento che una inesplicabile familiarità mi lega già a questo personaggio.


martedì 10 novembre 2009

Don Chisciotte ad Algeri

Con questa prima, breve, recensione si apre la rubrica "Leggere il Mediterraneo". L'intento è quello di punzecchiare la curiosità dei lettori del blog e della rivista L'Altrapagina (dove la rubrica verrà pubblicata con cadenza regolare).


venerdì 25 settembre 2009

"La Guardienne des ombres" o "Don Chisciotte ad Algeri", di Wacini Laredj, pubblicato da Mesogea (Messina, 1999)

Intervista allo scrittore algerino Wacini Laredj.
L’intervista è stata realizzata a Venezia il 23 marzo 2009, in occasione della conferenza “Algeria oggi, vincoli e cambiamenti”, organizzata dall’Università Ca’ Foscari di Venezia in collaborazione con Merifor (Centro mediterraneo di ricerca e formazione). Waciny Laredj era uno degli ospiti, chiamato ad esporre sulla genesi e le prospettive del romanzo algerino.


martedì 1 settembre 2009

Io vivo qui

"Io vivo qui" è l'ultimo capitolo del libro Je ne partirai pas, scritto dal giornalista e oppositore tunisino Taoufiq Ben Brik. Ecco la traduzione. 

Sono stanco della “prigione senza sbarre”. Voglio andare a vedere da vicino, voglio toccare con mano la vita di Hay El Akrad, il quartiere dei Curdi, il culo di Tunisi, l’antitesi di quell’immaginario pittoresco che il mio paese suscita nelle menti di migliaia di turisti. Ci siamo! E’ a soli trenta minuti da Bab El Bahar, la Porta del mare. Arriviamo in mezzo ad una baraonda infernale, motorini che provengono da ogni direzione e venditori ambulanti abusivi che urlano e schiamazzano…