TUNISI – Al decimo piano di un enorme palazzo bianco, abbarbicato nella lontana periferia della città, il “Don Chisciotte di Tunisi” racconta la sua rivoluzione e non fa mistero della preoccupazione per il possibile rigurgito autoritario che sembra già minacciare la “rivoluzione del gelsomino”.
Taoufik Ben Brik, poeta e romanziere di fama internazionale, non ha mai nascosto la sua attività di oppositore al regime di Ben Ali. “Nell’aprile del 2000, per protestare contro le violazioni dei diritti umani nel paese, rimasi per quarantadue giorni in sciopero della fame, fino a quando il ministro dell’Interno, sotto la pressione delle autorità francesi, non acconsentì al mio ricovero in un ospedale di Parigi restituendomi il passaporto”, ricorda lo stesso Ben Brik, da anni affetto dal morbo di Cushing (una malattia che lo priva delle difese immunitarie). I suoi libri sono stati banditi dal territorio nazionale. Nei suoi articoli, pubblicati in gran parte dalla stampa francese (Le Nouvel Observateur, Le Courrier International), ha denunciato per anni la feroce dittatura instaurata dall’ex presidente. “Non ho mai avuto la libertà ma ho sempre trovato i mezzi per esprimermi – confida con orgoglio l’oppositore – non ho mai smesso di scrivere, nemmeno dopo le intimidazioni e gli avvertimenti degli sgherri di Ben Ali, nemmeno dopo la prigione”. In occasione delle ultime elezioni presidenziali (ottobre 2009) Ben Brik ha pagato la sua insubordinazione con sei mesi di carcere, colpevole di aver criticato sui media internazionali “la mascherata elettorale che ha accompagnato la quinta incoronazione del despota di Cartagine”.


